La Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato prova a chiarire alcune regole delle convenzioni adottate nell’ambito della stessa conferenza. Così, in questa direzione, ha adottato una guida, frutto di cinque anni di lavoro, dal 2020 al 2025, (Trust HCCH) sull’applicazione e l’interpretazione dell’articolo 2 della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985 sulla legge applicabile ai trust e al loro riconoscimento, entrata in vigore il 1° gennaio 1992.
Si tratta di una norma cruciale perché serve per chiarire quali istituti giuridici, anche in ordinamenti che non includono il trust nel proprio sistema, possono comunque rientrare nell’ambito di applicazione della Convenzione. Come sottolineato nel documento, la Convenzione ha giocato un ruolo fondamentale nel costruire un ponte tra le differenti tradizioni giuridiche, soprattutto perché ha individuato norme armonizzate di diritto internazionale privato applicabili ai trust. Un passo fondamentale per assicurare certezza e prevedibilità nelle situazioni transfrontaliere che riguardano i trust, favorendo il dialogo tra sistemi giuridici che hanno approcci differenti rispetto al trust che si è sviluppato soprattutto nella tradizione anglosassone. La Convenzione, come è noto, rafforza l’autonomia delle parti dando priorità alla legge scelta dal disponente.
La prima parte del documento è dedicata all’interpretazione dell’articolo 2 che non definisce il trust solo sulla base della denominazione formale, ma procede a stabilire le caratteristiche strutturali per qualificare un istituto come trust. Nella parte finale del documento è approfondita la normativa e la giurisprudenza che sono fondamentali per individuare le modalità applicative da parte degli Stati, anche con riferimento alla trattazione dei trust stranieri.
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