Un intervento difficile a causa della necessità di trovare un giusto equilibrio tra i diversi diritti in gioco, ma necessario per evitare le evidenti e ormai provate conseguenze negative dell’uso indiscriminato dei social media da parte di minori. Sarà pure accusata di sovra-regolamentazione e di porre freni alla tecnologia, ma l’Unione europea prende sul serio gli effetti dannosi sui minori e i ritardi negli interventi delle big tech che, anzi, in diverse occasioni, hanno messo in primo piano il successo e il ritorno economico a discapito del benessere dei minori. È così intervenuta la Commissione europea con la presentazione, il 17 settembre, di una proposta di legge europea sui minori (EU Kids Act – “EU keeping Internet Digital Spaces Accountable and Trustworthy”) per limitare l’accesso dei minori ai social media (COM(2026) 681, EU Kids). Il testo della proposta è accompagnato da un documento di lavoro (SWD(2026) 681, Working Document).
L’iter è ancora lungo, ma intanto la Commissione mette sul tavolo il divieto per le piattaforme di social media di consentire l’accesso ai minori di 13 anni e prevede un’età minima di 15 anni per aprire un account autonomo.
Accanto alla regola generale, la Commissione introduce un meccanismo che pone l’onere della prova sui fornitori di servizi, imponendo tra l’altro di dimostrare che i contenuti diffusi “sono adeguati all’età degli utenti e sicuri sin dalla progettazione”. La proposta è fondata su quattro pilastri: il primo è incentrato sulla determinazione dell’età per l’accesso e la creazione di un autonomo account, con un divieto di accesso fissato da 3 a 13 anni. Il secondo pilastro è basato sulla “Safety-by-design”, anche garantendo che il profilo dei minori sia privato by default; il terzo pilastro è fondato sulle misure per l’accertamento dell’età, con un’app che non deve conservare documenti d’identità e dati biometrici; il quarto è rivolto alle misure di enforcement con un’inversione dell’onere della prova che impone ai gestori di piattaforme online di grandi dimensioni la responsabilità di dimostrare che i servizi forniti sono sicuri sin dalla fase di progettazione. La proposta della Commissione prevede altresì che le piattaforme siano tenute a presentare a Bruxelles e a un revisore indipendente un piano di conformità.
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