La corruzione transnazionale e, in particolare, quella che coinvolge i pubblici ufficiali stranieri interessa una pluralità di giurisdizioni rendendo necessario, per assicurare indagini effettive e punibilità, un coordinamento tra i diversi Stati. Per accertare punti di forza e criticità del sistema, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCDE), partendo dalla Convenzione del 21 novembre 1997 sulla lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali, ratificata dall’Italia con legge 29 settembre 2000 n. 300 e con il Dlgs 8 giugno 2001 n. 231, ha pubblicato uno studio intitolato “Sanctioning foreign bribery through multijurisdictional resolutions” (corruzione OECD), a cui ha collaborato anche il Global Law Enforcement Network (GLEN). L’obiettivo è di fare il punto sull’attuazione dell’articolo 4, par. 3 della Convenzione il quale dispone che “Quando più Parti hanno giurisdizione su un presunto reato di cui alla presente Convenzione, tali Parti, su richiesta di una di esse, si consultano per stabilire quale di esse sia meglio in grado di esercitare l’azione penale”, nel rispetto dell’articolo 9 che impone la cooperazione reciproca tra Stati, nonché quello di agevolare l’attuazione della raccomandazione dell’OCDE del 2021 volta a rafforzare la lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali stranieri nelle transazioni economiche internazionali e di verificare con quale frequenza e con quali modalità sono stati utilizzati strumenti di risoluzione alternativa rispetto a quelli processuali. Nello studio sono stati approfonditi 31 casi multigiurisdizionali, con il coinvolgimento di 74 società. Si tratta di fenomeni sempre più diffusi. Basti pensare – si legge nello studio – che i casi di corruzione che hanno riguardato più giurisdizioni sono passati da un solo caso nel 2008 a 113 situazioni nel 2026 nelle quali sono stati usati strumenti di natura non processuale, con gli Stati Uniti che hanno concluso il numero più alto di casi con l’indicata modalità (tra i Paesi analizzati non c’è l’Italia). Nel terzo capitolo sono esaminati i diversi strumenti non processuali nonché il ruolo di Eurojust e delle squadre investigative comuni. Il capitolo sesto è volto ad approfondire le caratteristiche delle diverse tipologie di risoluzione alternativa rispetto a quelle processuali nel caso in cui siano coinvolte più giurisdizioni. Dall’analisi svolta risulta che, con alcuni strumenti, gli Stati riescono a indagare e risolvere casi contemporaneamente o in modo consecutivo, garantendo che l’importo totale delle sanzioni, delle confische e dei risarcimenti e restituzioni sia proporzionato alla condotta illecita ed equamente distribuito tra i Paesi interessati, grazie a meccanismi formali o di coordinamento informale tra i pubblici ministeri. Tuttavia, non mancano zone d’ombra perché in alcuni Paesi non sono presenti meccanismi di risoluzione extragiudiziale.
Si veda anche il post https://www.marinacastellaneta.it/blog/corruzione-locde-fa-il-punto-sullattuazione-della-convenzione.html
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