Una prima volta in assoluto: in 24 anni di attività della Corte penale internazionale non era mai accaduto che fosse adottato, dall’Assemblea degli Stati parte (organo politico e non giudiziario), un provvedimento di rimozione del procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan, il cui procedimento è disciplinato dall’articolo 46 dello Statuto della Corte e dal Regolamento di procedura e prova (articoli 23 e seguenti). Una votazione chiara con risultati netti con la quale l’Assemblea degli Stati parte, il 24 luglio, nella sessione speciale tenutasi a New York, ha deciso la rimozione, per condotte inappropriate e molestie sessuali nei confronti di una dipendente, collaboratrice del Procuratore Karim Khan (ICC-ASP/S-2/SC/Dec.1, Assemblea Stati parte). Con 82 voti favorevoli, quindi ben oltre i 63 richiesti per la maggioranza assoluta necessaria secondo l’articolo 42 dello Statuto della Corte penale internazionale, 13 contrari e 15 astenuti, l’Assemblea degli Stati parte ha seguito le indicazioni arrivate a seguito dell’inchiesta interna e deciso la destituzione del Procuratore. Non si tratta – conviene precisarlo – di un accertamento giudiziario definitivo che ancora manca, ma per il momento la Corte ha agito con trasparenza e con una misura che sembrava l’unica possibile anche tenendo conto delle dichiarazioni circostanziate della vittima, rese anche pubblicamente nel corso di un’intervista alla CNN (https://edition.cnn.com/2026/07/16/europe/icc-prosecutor-allegations-interview-un-investigation-amanpour-intl). Il Procuratore, dal canto suo, ha contestato l’iter e il risultato, dichiarando la sua innocenza e ritenendo che non sia stato garantito il suo diritto di difesa, preannunciando la contestazione del provvedimento in ogni sede.
L’attività della Procura prosegue con i Procuratori vicari che, d’altra parte, erano già in attività dopo la decisione dello stesso Khan di sospendersi dall’incarico e del provvedimento di sospensione deciso dall’Aja a seguito del rapporto presentato da organi di controllo interni ed esterni. Intanto, per la nuova nomina, si dovrà procedere secondo quanto previsto dall’articolo 42 dello Statuto in base al quale l’Assemblea deve votare a scrutinio segreto e decidere la nuova nomina a maggioranza assoluta dei suoi membri. Certo, non è un procedimento semplice o breve, soprattutto tenendo conto del clima in cui la Corte si trova ad operare: basti pensare che per nominare il britannico Khan ci sono volute numerosi votazioni che hanno portato via almeno 18 mesi.
Aggiungi un commento