La sicurezza online dei minori va rafforzata perché le conseguenze negative sull’utilizzo dei social media sono ormai dimostrate. Da un rapporto di Eurobarometro sul decennio digitale presentato nel 2026 risulta che il 92% degli europei considera necessaria l’adozione di strumenti per la protezione dei minori nel mondo digitale. In questa direzione, la Commissione europea ha presentato, il 17 settembre, la proposta sulla protezione dei minori sulle piattaforme social e online “EU KIDS ACT – L’UE per spazi digitali responsabili e affidabili in internet” (COM(2026)681, proposta di regolamento) che mira a vietare l’accesso ai social media ai minori di età inferiore ai 13 anni e stabilisce l’età di 15 anni come età minima per l’apertura di un proprio account. Il testo è accompagnato dal documento di lavoro SWD(2026) 681 (commission staff working document).
Nella prospettiva di rendere effettive le norme la Commissione dispone che i fornitori di servizi saranno tenuti a dimostrare che i propri servizi siano “adatti all’età e sicuri fin dalla progettazione”. Così, l’Unione continua nel suo percorso di non lasciare il mondo digitale alle uniche scelte delle big tech, ma interviene in un’ottica di protezione di coloro che utilizzano questi servizi. Come chiarito dalla Commissione la proposta si basa su quattro pilastri: limiti all’accesso sui social media, disponendo altresì un controllo parentale per i minori di età compresa tra i 13 e i 15 anni, permettendo ai genitori di creare dei cosiddetti miniaccount attraverso i quali i minori potranno accedere ai social media e a piattaforme di condivisione di video; sicurezza sin dalla fase di progettazione che dispone, tra gli altri, il divieto di inserire strumenti in grado di creare dipendenza nei minori o di creare feed di raccomandazione basati sulla profilazione in grado “di trascinare i minori in vortici di contenuti nocivi”; accertamento dell’età da parte dei servizi online e degli app store, con il divieto di conservare documenti d’identità e dati biometrici; applicazione effettiva attraverso l’inversione dell’onere della prova in modo da attribuire ai fornitori di piattaforme online di dimensioni molto grandi la responsabilità di dimostrare che i servizi forniti sono sicuri sin dalla fase di progettazione, fornendo alla Commissione europea un piano di conformità che sarà valutato da Bruxelles, con la possibilità di chiedere l’adozione di misure correttive.
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