Seppellita la solidarietà con le recenti prove di egoismo sull’immigrazione, malgrado il comune patrimonio culturale e sociale sbandierato a più riprese, l’Unione europea prova a seppellire, in occasione del primo caso di default effettivo nella zona euro e, forse dell’intera Unione, anche la democrazia in Europa. E lo fa con dichiarazioni dei suoi vertici e dei Capi di Stato e di Governo responsabili di aver disegnato un’Unione europea che da sogno si è trasformata in incubo, provando così a condizionare e/o a bloccare il referendum in Grecia. Finanche due esperti indipendenti dell’ONU sono intervenuti a supporto della decisione del Governo greco guidato da Tsipras di chiamare in causa i cittadini per decidere il futuro dello Stato e, in particolare della popolazione ridotta in miseria. Proprio ieri, l’esperto sulla promozione di un ordine internazionale democratico ed equo, Alfred de Zayas, e quello sui diritti umani e la solidarietà internazionale, Virginia Dandan, hanno sottolineato, in un documento congiunto (UN human rights experts), che tutte le istituzioni internazionali, in specie quelle impegnate nella tutela dei diritti umani, dovrebbero accogliere con favore la decisione del referendum che è una mnifestazione del diritto di autodeterminazione previsto dall’articolo 1 del Patto sui diritti civili e politici. I due esperti hanno richiamato l’obbligo di affrontare la crisi economica nel segno della solidarità e dei diritti umani. D’altra parte – scrivono i due esperti – nessun trattato o accordo sul debito può costringere un Paese a violare i diritti politici, sociali, civili, culturali ed economici della popolazione nonché la sovranità dello Stato. Ogni accordo in questa direzione sarebbe contrario alla Carta Onu e nullo in base all’articolo 53 della Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati. I due esperti hanno condiviso la posizione del responsabile ONU  sul debito esterno e i diritti umani, Juan Pablo Bohoslavsky che, in un documento del 2 giugno, aveva accusato Fondo monetario internazionale, Commissione europea e Banca centrale europea di aver spinto la Grecia verso la recessione (Greek crisis_ Human rights should not stop at doors of international institutions, says UN expert). Intanto le istituzioni Ue, Commissione europea in testa, intervengono sul referendum in Grecia, con mosse che costituiscono una lesione del popolo sovrano greco e del principio di non ingerenza in una scelta che è espressione della democrazia. D’altra parte la preoccupazione dell’Unione europea per il referendum è dovuta anche alle sconfitte subite tutte le volte che è stata data la parola al popolo. Basti ricordare il no alla Costituzione europea pronunciata dai cittadini francesi e olandesi.

Sul referendum in Grecia si veda la dura dichiarazione del Presidente della Commissione Juncker (http://ec.europa.eu/news/2015/06/20150628_en.htm) e l’elenco delle azioni prioritarie per la Grecia (List of prior actions –)

Sulla grave situazione di povertà in cui versa la Grecia si rinvia al post http://www.marinacastellaneta.it/blog/poverta-nel-cuore-delleuropa-iniziativa-della-open-society.html.

Scritto in: democrazia | in data: 1 luglio 2015 |
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Un esame approfondito per verificare il funzionamento del sistema proporzionale nei 60 Stati che aderiscono alla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, nota come Commissione Venezia del Consiglio d’Europa. E’ quello condotto nello studio “Sistemi elettorali proporzionali: l’attribuzione dei seggi all’interno delle liste (aperte o bloccate)” presentato il 23 marzo 2015 (CDL-AD(2015)001), studio n. 764, proporzionale), utile per verificare pregi e difetti dei diversi sistemi e sondare il livello di scelta degli elettori. Pochi i Paesi che seguono il maggioritario (5), con 43 Stati imagesche utilizzano il proporzionale, seppure con differenze in ordine alle preferenze e 13 un sistema misto (l’Italia è collocata nel secondo gruppo e anche nel terzo in ragione del premio di maggioranza). Ben 25 Paesi non utilizzano il sistema delle preferenze. Proprio l’impossibilità di indicare le preferenze, aveva condotto un cittadino italiano a fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo che, però, nella decisione Saccomanno contro Italia del 13 marzo 2012 ha dichiarato irricevibile il ricorso affermando l’ampio margine di discrezionalità concesso agli Stati nella scelta dei sistemi elettorali. Lo studio analizza anche le modifiche introdotte in numerosi Paesi per assicurare le quote di genere.

imagesQui un quadro comparativo dettagliato (default).

Scritto in: democrazia | in data: 1 giugno 2015 |
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