L’immunità concessa alla Nato per controversie di lavoro è compatibile con l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo con decisione del 5 marzo con la quale è stato dichiarato irricevibile il ricorso di un dipendente della Nato contro il Belgio (Chapman contro Belgio, ricorso n. 39619/06, CHAPMAN c. BELGIQUE). Alla Corte europea si era rivolto un cittadino americano impiegato nel quartier generale della Nato in Belgio con contratti di lavoro a tempo determinato il quale aveva chiesto ai tribunali belgi la riqualificazione del contratto. I giudici di primo grado avevano accolto il ricorso. Non così la Corte di appello che aveva escluso la giurisdizione in forza dell’immunità della Nato. Di qui il ricorso alla Corte europea che ha però dichiarato irricevibile il ricorso. Prima di tutto, la Corte parte dalla premessa che nel caso di protezione dei diritti fondamentali che possono essere limitati dall’immunità, malgrado il trasferimento di competenza a un’organizzazione internazionale, gli Stati non sono esonerati dal rispetto della Convenzione. Tuttavia, per la Corte, è vero che l’articolo 6 della Convenzione europea assicura il diritto alla tutela giurisdizionale effettiva, ma talune limitazioni sono ammissibili se proporzionali rispetto all’obiettivo legittimo conseguito. L’immunità concessa alla Nato serve a garantire e a facilitare l’attività di un’organizzazione internazionale e la restrizione è poi ammissibile tenendo conto che all’interno dell’organizzazione sono stati predisposti rimedi perché i dipendenti possono rivolgersi alla Nato Appeals Board. Di conseguenza, per la Corte europea , la restrizione al diritto di accesso a un tribunale è compatibile con l’articolo 6 della Convenzione in quanto proporzionale.

Scritto in: immunità organizzazioni internazionali, NATO | in data: 29 marzo 2013 |

I capi di Stato e di Governo che contribuiscono all’International Security Assistance Force (ISAF) hanno deciso, con l’adozione della Dichiarazione del 21 maggio, nel vertice Nato di Chicago (21 May), il ritiro delle truppe (130mila uomini, di cui 4mila italiani) entro la fine del 2014. Il passaggio del controllo delle operazioni alle truppe afgane sarà progressivo, con una prima fase avviata entro metà 2013.

Molto è stato fatto e molto c’è da fare in termini di sicurezza, governance, sviluppo sociale ed economico, ruolo delle donne. Ma cambiano le modalità di intervento con un ritiro delle truppe e un passaggio di consegna alle forze di sicurezza afgane. Questo non vuol dire – si precisa nel documento approvato a Chicago – che le forze dei Paesi Nato abbandoneranno l’Afghanistan. E’ prevista, infatti, la stipulazione di accordi bilaterali e un sostegno economico al Presidente Karzai per addestrare l’esercito afgano. Un elemento essenziale di questa nuova fase, in gran parte dovuta alla crisi economica che spinge gli Stati a tagliare i costi provocati dal dispiegamento di forze all’estero, sarà l’avvio di un meccanismo di conciliazione. Nessun cenno alle modalità con le quali verrà gestita la presenza dei talebani sul territorio.

Scritto in: NATO | in data: 21 maggio 2012 |
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