Con decreto n. 5/2015 del Presidente del Consiglio dei Ministri, intitolato “Disposizioni per la tutela amministrativa del segreto di Stato e delle informazioni classificate e a diffusione esclusiva” (informazioni classificate), è stato predisposto un rafforzamento della tutela delle informazioni classificate, con precise limitazioni all’accesso alle informazioni, in taluni casi anche da organi esteri. Il decreto, come chiarito dall’articolo 2, si applica alle  informazioni coperte da segreto di Stato secondo parametri propri di segretezza nazionale ovvero da classifica attribuita “nel quadro del  Trattato  del  Nord  Atlantico, dell’Unione europea o di qualunque altro accordo o organizzazione internazionale di cui l’Italia è parte, o a diffusione esclusiva, che soggetti pubblici e privati abbiano necessità di  trattare per motivi istituzionali, d’impresa o contrattuali”. Con il decreto, che rimanda alla nozione di segreto di Stato fissata dall’articolo 39 della legge n. 124 del 3 agosto 2007, si rafforza la tutela delle informazioni classificate che sono distinte in diversi livelli di segretezza ai sensi dell’articolo 19 (segretissimo, segreto, riservatissimo e riservato). E’ anche predisposta la costituzione di una catena di gestione che innova il sistema precedente e che vede al vertice l’autorità nazionale per la sicurezza al cui interno opera l’organizzazione nazionale per la sicurezza con centrali nazionali e locali.

Per il sistema di classificazione Ue si veda http://www.consilium.europa.eu/it/general-secretariat/corporate-policies/classified-information/

Scritto in: accesso ai documenti | in data: 12 gennaio 2016 |
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Una modifica di prospettiva importante che cambia l’approccio del passato. Con la direttiva  2013/37/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che modifica la direttiva 2003/98/ CE relativa al riutilizzo dell’informazione del settore pubblico (idirettiva), il legislatore dell’Unione prescrive agli Stati l’obbligo di consentire l’accesso ai documenti e l’obbligo di consentirne il riutilizzo, cambiando rotta rispetto al passato che attribuiva la scelta agli Stati. Con alcune limitazioni non solo nei casi di sicurezza dello Stato o di sanità pubblica ma anche con riguardo ai documenti su cui terzi hanno diritti di proprietà intellettuale. La direttiva fissa anche norme minime sul riutilizzo di materiale culturale pubblico (ad esempio quello dei libri delle biblioteche universitarie) e chiede una completa digitalizzazione dei documenti. Gli Stati hanno tempo fino al 18 luglio 2015 per recepire la direttiva che rafforzerà l’accesso alle informazioni degli enti pubblici anche con l’utilizzo di nuove applicazioni.

L’Italia ha recepito la direttiva 2003/98 con il Decreto legislativo 24 gennaio 2006 n. 36.

 

Scritto in: accesso ai documenti, Unione europea | in data: 28 giugno 2013 |

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha adottato la decisione relativa all’accesso al pubblico ai documenti da essa detenuti nell’esercizio delle sue funzioni amministrative (c_03820130209it00020004). La decisione entrerà in vigore a partire dal 10 febbraio 2013. La regola generale è quella del diritto di accesso concesso alle persone fisiche e giuridiche residenti o con sede sociale in uno Stato membro con la possibilità, per la Corte, di opporre un rifiuto nel caso di un interesse pubblico connesso alla pubblica sicurezza, alla difesa, alle questioni militari, alle relazioni internazionali, alla politica finanziaria, monetaria ed economica dell’Unione o di uno Stato membro, nel caso in cui l’accesso comprometta la vita privata di un individuo in linea con la legislazione Ue in materia di trattamento di dati personali, gli interessi commerciali o le procedure giurisdizionali di persone fisiche o giuridiche. La Corte può consentire l’accesso anche a soggetti non residenti in uno Stato membro. La domanda di accesso deve essere inviata in forma elettronica utilizzando i modelli disponibili nel sito della Corte Ue. L’accesso ai documenti è gratuito se l’atto richiesto non ecceda venti pagine. Il diniego di accesso va comunicato entro un mese. Scatta, quindi, il diritto di ricorso in giudizio e/o la presentazione di una denuncia al Mediatore europeo.

Scritto in: accesso ai documenti, Unione europea | in data: 9 febbraio 2013 |