Via libera agli indennizzi individuali e collettivi a favore delle vittime di crimini commessi da Katanga nel 2003 durante l’assalto nel villaggio di Bogoco, in Congo. La Corte penale internazionale, con ordinanza depositata il 24 marzo (ICC-01/04-01/07, CR2017_01525), ha dato il via libera alla liquidazione degli indennizzi, concedendo a 297 vittime su 341, 250 dollari. Pur trattandosi di una somma dal valore meramente simbolico, si tratta di un’importante applicazione dell’articolo 75 dello Statuto della Corte penale internazionale dedicato alla riparazione a favore delle vittime e un monito per coloro che commettono crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Katanga era stato condannato a 12 anni di carcere nel 2012 e la pena era stata ridotta nel 2016. La Corte, nel decidere gli indennizzi, ha applicato il principio di proporzionalità predisponendo una riparazione a titolo individuale e forme di riparazione di natura collettiva, funzionali alla realizzazione di alcuni progetti. Va segnalato, tuttavia, che a causa dello stato di indingenza di Katanga, l’effettivo pagamento potrebbe avvenire attraverso il Trust Fund for Victims.

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 26 marzo 2017 |
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150px-international_criminal_court_logoIl Sudafrica e il Burundi dicono addio alla Corte penale internazionale. I due Stati hanno concluso l’iter interno per recedere dallo Statuto della Corte penale internazionale. In particolare, il Sudafrica ha già notificato l’atto di recesso al Segretario generale dell’Onu (minister-michael-masutha_-media-briefing-on-international-criminal-court-and-sudanese-president-omar-al-bashir-south-african-government), come previsto dall’articolo 127 del Trattato in base al quale uno Stato parte può notificare, con forma scritta, indirizzata al Segretario generale Onu, di recedere dallo Statuto, con effetti un anno dopo la data del ricevimento della notifica a meno che non sia indicata una data successiva. E’ la prima volta che accade da quando la Corte è operativa (1° luglio 2002). Per il Sudafrica ha pesato la diatriba interna tra le autorità governative che, trincerandosi dietro il principio dell’immunità dei Capi di Stato esteri dalla giurisdizione, avevano consentito la presenza e soprattutto l’uscita del Presidente del Sudan Al-Bashir, primo capo di Stato per il quale la Camera del Tribunale penale internazionale ha emesso un mandato di arresto (si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/mandato-di-arresto-per-genocidio-per-il-presidente-del-sudan.html) e i giudici nazionali che avevano chiesto la consegna alla Corte penale internazionale. La scelta del Burundi, che non ha ancora effettuato la notifica, è dovuta alla “politica” della Corte accusata di focalizzare le indagini su crimini commessi unicamente in Africa o da cittadini di quel continente (burundi).

Qui la dichiarazione del Presidente dell’Assemblea degli Stati parti (presidente-assemblea) e dell’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini (declaration-by-the-high-representative).

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 24 ottobre 2016 |
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150px-international_criminal_court_logoNel segno della trasparenza, il Procuratore della Corte penale internazionale Fatou Bensouda, ha reso noto, il 15 settembre, un documento sulla selezione e la gerarchia dei casi dei quali l’ufficio istruttorio è chiamato ad occuparsi (20160915_otp). Chiarito il potere discrezionale della Procura, Bensouda ha illustrato i parametri, ricavati dalla stessa giurisprudenza della Corte penale e da consultazioni esterne ed interne, che guidano la Procura nella scelta dei casi sui quali indagare, mettendo in primo piano i principi di indipendenza, imparzialità e obiettività alla base dell’attività della Corte. In via generale, tra i criteri quello fondato sulla gravità dei crimini, sul grado di responsabilità del presunto colpevole e sui capi di imputazione. Inoltre, pur sottolineando il proprio potere di selezione dei casi, il Procuratore ha evidenziato l’importanza di effettuare una valutazione sulla base dell’interesse della giustizia e delle vittime

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 21 settembre 2016 |
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CPI

La Palestina, dal 1° aprile 2015, è il 123esimo Stato parte allo Statuto della Corte penale internazionale. La Palestina ha depositato lo strumento di adesione il 2 gennaio 2015, naturalmente con contestazioni da parte di Israele e degli Stati Uniti. Come sottolineato dal vicepresidente della Corte, Kuniko Ozaki (01-04-15-Pres-speech), d’ora in poi la Palestina ha ogni diritto e ogni obbligo derivante dalla partecipazione allo Statuto. Nella cerimonia di ingresso della Palestina, il Presidente dell’Assemblea degli Stati parti, Sidiki Kaba, ha rilevato l’effetto positivo che potrebbe avere l’adesione della Palestina anche sul futuro ingresso di altri Paesi del Medio Oriente (01-04-15-ASP-speech).

Qui la dichiarazione di accettazione della competenza della Corte riformulata il 1° gennaio 2015 in base all’articolo 12, par. 3 dello Statuto (Palestine_A_12-3). Da quel momento sono state inviate 400 comunicazioni alla cancelleria su presunti casi di crimini. Il Procuratore Bensouda, il 16 gennaio 2015, ha avviato l’esame preliminare sulla commissione di crimini di guerra nei territori occupati e a Gerusalemme est (prosecutor).

Per approfondimenti si rinvia al symposium curato dal sito Justice in Conflict http://justiceinconflict.org/2015/03/31/palestine-and-the-international-criminal-court-a-symposium/

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/palestina-dal-consiglio-di-sicurezza-no-al-progetto-di-risoluzione-della-giordania.html

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 10 aprile 2015 |
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Il Procuratore della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, ha pubblicato uno studio sui crimini sessuali e di genere (OTP-Policy-Paper-on-Sexual-and-Gender-Based-Crimes–June-2014) funzionale non solo a raccogliere la prassi che si è sviluppata su questi crimini sul piano internazionale, ma anche a fornire un supporto alle vittime.

CPILo studio è frutto di consultazioni con altre organizzazioni internazionali ed esperti e si propone di favorire la lotta all’impunità per questo genere di crimini che, come dimostra la prassi internazionale, è stata per lungo tempo radicata nella società. Grazie ai tribunali penali internazionali, il fenomeno dell’impunità si è sensibilmente ridotto, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Tra gli obiettivi, proprio in virtù della complementarità che regola i rapporti tra Corte penale internazionale e tribunali nazionali, vi è la diffusione, anche sul piano interno, dei criteri per perseguire gli autori di questi crimini e degli standard di protezione da assicurare alle vittime e ai testimoni.

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 14 giugno 2014 |
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La Libia non può giudicare il figlio di Gheddafi. Lo ha deciso la Pre-Trial Chamber della Corte penale internazionale con decisione del 31 maggio 2013 n. ICC-01/11-01/11 (doc1599307). La Corte ha così respinto il ricorso del Governo libico che rivendicava la giurisdizione nei confronti di Saif Al-Islam Gheddafi e che aveva sollevato un’eccezione di irricevibilità. Per la Corte penale, invece, non è stato dimostrato che i fatti per i quali Saif Al-Islam Gheddafi è perseguito dai giudici internazionali (ossia crimini contro l’umanità come omicidio e persecuzione dal 15 al 28 febbraio 2011) siano analoghi a quelli per i quali la Libia intende procedere. La Corte ha constatato che nell’ordinamento libico mancano norme ad hoc volte a punire i crimini contro l’umanità ma non è quest’aspetto a far concludere alla Corte nel senso della giurisdizione dell’Aja piuttosto che della Libia, quanto la circostanza che non si tratta di stessi fatti. A ciò si aggiunga che, malgrado gli sforzi fatti dal Governo libico dopo la caduta del regime di Gheddafi non c’è certezza sulla capacità di svolgere il processo in patria. In pratica, per la Corte penale lo Stato è “effettivamente incapace di svolgere correttamente l’indagine o iniziare il processo”. L’Aja ha anche chiarito che nei casi in cui uno Stato eccepisca una questione di ricevibilità ai sensi dell’articolo 17 dello Statuto tocca allo Stato fornire la prova dell’assenza delle condizioni per l’esercizio della giurisdizione da parte della stessa Corte. Resta da vedere se, qualora la decisione fosse appellata e confermata in secondo grado, l’imputato sarà consegnato all’Aja. In caso contrario, si configurerebbe anche una violazione della risoluzione 1970 del Consiglio di sicurezza.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/le-nazioni-unite-dicono-si-alla-no-fly-zone-ma-leuropa-si-divide-ancora.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/la-corte-penale-internazionale-deve-indagare-sui-crimini-commessi-in-libia.html

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 3 giugno 2013 |
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Il fascicolo sul Mali e sulla commissione di crimini è stato portato all’attenzione della Corte penale internazionale già a luglio, dallo stesso Governo di Mali che ha ratificato lo Statuto della Corte (ReferralLetterMali130712). Solo due giorni fa, però, il Procuratore ha sciolto ogni nodo e deciso che la situazione nello Stato giustifica le indagini e la competenza della Corte. Negli scontri tra ribelli e autorità governative sono stati commessi atti che potrebbero essere qualificati come crimini di guerra e quindi la Procura ha deciso, il 16 gennaio, l’apertura delle indagini (SASMaliArticle53_1PublicReportENG16Jan2013). Sorprende la tempistica dell’intervento della Corte penale che ha deciso la formale apertura delle indagini in base all’articolo 53 dello Statuto solo all’indomani dell’azione militare francese. Così come stupiscono i tempi troppo lunghi non compatibili con la commissione di crimini efferati. Tempi che confermano i dubbi sul funzionamento della Corte penale internazionale.

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 19 gennaio 2013 |
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Cinquantasei Stati hanno chiesto al Consiglio di sicurezza di deferire la questione siriana alla Corte penale internazionale affinché sia accertata la commissione di crimini contro l’umanità e siano puniti i responsabili dei massacri senza fine in Siria. La lettera è stata inviata il 14 gennaio ed è stata firmata da numerosi Stati, capeggiati dalla Svizzera. Tutti i Paesi dell’Unione europea hanno aderito all’iniziativa ad esclusione della Svezia (ICC-Brief def). Numerosi rapporti hanno accertato che in Siria sono stati commessi e sono ancora perpetrati crimini contro l’umanità, esecuzioni sommarie, tortura, violenza sessuale, a partire da marzo 2011. La Siria non ha ratificato lo Statuto della Corte penale internazionale e, quindi, perché la Corte possa esercitare la propria giurisdizione è indispensabile un deferimento da parte del Consiglio di sicurezza. Poche le speranze che ciò avvenga considerando il muro della Russia, non intenzionata a cedere e attenuare il proprio incondizionato appoggio a Bashar al-Assad. Non va dimenticato che i precedenti deferimenti relativi al Sudan e alla Libia non hanno raggiunto alcun risultato.

Si veda il post del 22 maggio 2012 http://www.marinacastellaneta.it/ancora-sangue-in-siria.html e quello sul deferimento della situazione libica del 1° marzo 2011 http://www.marinacastellaneta.it/la-corte-penale-internazionale-deve-indagare-sui-crimini-commessi-in-libia.html

 

 

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 16 gennaio 2013 |
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Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 8 gennaio 2013 n. 6 la legge 20 dicembre 2012 n. 237 “norme per l’adeguamento alle disposizioni dello Statuto istitutivo della Corte penale internazionale (http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2012;237).

Per un breve commento si veda il sito dell’istituto affari internazionali  http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=2216, nonché il post del 9 dicembre http://www.marinacastellaneta.it/a-dodici-anni-dalla-ratifica-dello-statuto-della-corte-penale-internazionale-litalia-adotta-la-legge-per-rendere-effettiva-la-cooperazione-con-la-corte.html

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 10 gennaio 2013 |
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Approvate le norme per l’adeguamento alle disposizioni dello Statuto istitutivo della Corte penale internazionale del 17 luglio 1998, seppure non con riguardo agli aspetti di diritto penale sostanziale (CPI). Tra pochi giorni il testo, ormai definitivo, sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ci sono voluti oltre dodici anni per adottare una legge che renda operativo e applicabile sul piano interno l’obbligo di cooperazione previsto nello Statuto ratificato con legge 12 luglio 1999 n. 232. I rapporti di cooperazione tra Italia e Corte penale sono affidati in via esclusiva al Ministro della giustizia, competente a ricevere le istanze di cooperazione. Per gli aspetti legati alla consegna, alla cooperazione e all’esecuzione delle pene si applicano le norme del libro undicesimo del codice di procedura penale, titoli secondo (estradizione), III (rogatorie internazionali) e IV (effetti delle sentenze penali straniere). Nel caso di richieste concorrenti provenienti dalla Corte penale internazionale e da Stati esteri l’ordine di priorità è fissato dall’articolo 90 e 91 dello Statuto della Corte.

Per quanto riguarda la consegna di una persona verso la quale è stato emesso un mandato di arresto ai fini della custodia cautelare o per scontare la pena, spetterà al Procuratore generale presso la Corte di appello di Roma chiedere alla Corte di appello l’applicazione della misura. Avverso l’ordinanza è ammesso il ricorso in cassazione che non sospende, però, l’esecuzione del provvedimento. Per l’esecuzione delle pene detentive in Italia è prevista una procedura di riconoscimento della sentenza della Corte penale internazionale dinanzi alla Corte di appello di Roma. Tre le condizioni ostative al riconoscimento della sentenza: il carattere non definitivo della pronuncia in base allo Statuto, la presenza di disposizioni contrarie ai principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano, la circostanza che per lo stesso fatto e nei confronti della stessa persona sia stata già pronunciata dallo Stato un sentenza irrevocabile. La legge disciplina anche gli aspetti legati all’esecuzione delle pene pecuniarie e degli ordini di riparazione, inclusa la confisca di profitti, beni o averi disposta dalla Corte penale internazionale.

Nel codice penale, sono introdotte modifiche all’articolo 322-bis che si occupa dei reati di peculato, concussione, corruzione e istigazione di membri degli organi dell’Unione europea e di Stati esteri: la previsione penale è estesa anche ai reati di tal genere nei confronti di giudici, procuratore e funzionari della Corte penale internazionale.

C’è da sperare che non debbano passare altri dodici anni per introdurre le modifiche alle norme di diritto penale sostanziale con riguardo ai crimini previsti nello Statuto.

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 9 dicembre 2012 |