Le misure previste dal 41bis sono compatibili con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Lo dice la Corte di Strasburgo con decisione depositata il 24 settembre 2015 con la quale i giudici internazionali hanno dichiarato irricevibile il ricorso presentato contro l’Italia da un detenuto condannato per associazione di stampo mafioso e sottoposto al regime speciale di detenzione (PAOLELLO c. ITALIE).

Per la Corte, il regime penitenziario differenziato del 41bis non può essere considerato tortura o trattamento disumano o degradante e quindi non è di per sé incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e, in particolare, con l’articolo 3 che vieta la tortura. Poco importa – scrive la Corte – l’applicazione prolungata del regime differenziato di detenzione perché va verificato caso per caso se il rinnovo del regime è dovuto alla persistenza delle condizioni. Così come non si configura una violazione dell’articolo 8, che assicura il diritto al rispetto della vita privata e personale, per i controlli sulla corrispondenza e per il sistema di videosorveglianza perché entrambi servono a minimizzare i contatti del detenuto con strutture dell’organizzazione criminale, soprattutto tenendo conto della natura particolare del fenomeno mafioso. Nel momento in cui le misure sono proporzionali e limitate nel tempo, con un continuo controllo delle autorità giurisdizionali, come risulta dalle modifiche introdotte con la legge 8 aprile 2004 n. 95, non si configura alcuna violazione della Convenzione. Di qui l’irricevibilità del ricorso.

Scritto in: diritti dei detenuti | in data: 30 ottobre 2015 |
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La Commissione delle Nazioni Unite sulla prevenzione del crimine e la giustizia penale ha adottato, il 22 maggio, la risoluzione sui nuovi Standard minimi per il trattamento penitenziario dei detenuti (Mandela rules). Un percorso difficile per arrivare a questo risultato considerando che i negoziati sono stati avviati nel 2010 e che le precedenti regole minime risalivano al 1955. Le 122 regole sono tutte finalizzate a garantire la dignità dei detenuti che non solo non devono essere sottoposti a tortura o a trattamenti disumani e degradanti ma devono vivere in dignità, con adeguati standard di vita e sanitari. Le autorità nazionali sono così tenute ad assicurare diritti come quello alla salute, al cibo, ad adeguate condizioni di detenzione, nonché, tra gli altri diritti, alla protezione dei gruppi vulnerabili. Per quanto riguarda le unità di detenzione, le celle devono essere occupate dal numero di persone per le quali sono state previste, nel pieno rispetto delle regole di igiene, assicurando adeguate condizioni climatiche. Tra le altre regole, poi, standard per il corretto utilizzo di misure di carattere disciplinare e uso limitato dell’isolamento. Il testo sarà votato dall’Assemblea generale dell’Onu entro fine anno.

Scritto in: diritti dei detenuti | in data: 25 maggio 2015 |
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L’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione ha diffuso, il 13 aprile, uno studio su “I nuovi rimedi risarcitori previsti dall’articolo 35 ter dell’ordinamento penitenziario nelle prime applicazioni della giurisprudenza di merito” (RelIII115). La Relazione, curata da Luigi Barone e Giorgio Fidelbo, è di particolare utilità perché tiene conto degli obblighi imposti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, dalla sentenza Torreggiani alla decisione Stella e altri, nell’applicazione delle riforme più recenti, con particolare riguardo al decreto legge n. 146/2013 (cosiddetto “svuota carceri”) convertito con legge n. 10 del 2014. Lo studio si sofferma sui problemi derivanti dalla nozione di “necessaria attualità del pregiudizio” che ha prodotto due diversi orientamenti in ordine alla necessità o meno del requisito dell’attualità. In linea con la giurisprudenza della Corte dovrebbe essere favorita l’ampia applicazione dello strumento risarcitorio della riduzione della pena, in ragione della circostanza che nell’ottica della CEDU va favorito il rimedio in forma specifica piuttosto che quello compensativo. Lo studio analizza anche la delicata questione del diritto intertemporale.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/carceri-le-misure-italiane-convincono-strasburgo.html

Scritto in: diritti dei detenuti | in data: 5 maggio 2015 |
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L’Italia prova a dare piena attuazione al Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, fatto a New York il 18 dicembre 2002, ratificato con legge 9 novembre 2012 n. 195 (protocollo). E lo fa con Decreto dell’11 marzo 2015 n. 36 (detenuti) con il quale è stato adottato il Regolamento recante la struttura e la composizione dell’ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, in vigore dal 15 aprile 2015. Il Regolamento dà così attuazione al decreto legge 21 dicembre 2013 n. 146 convertito con modificazioni nella legge 21 febbraio 2014 n. 10 (articolo 7). Tra gli altri compiti, il Garante dovrà redigere una relazione annuale da trasmettere ai Presidenti della Camera e del Senato nonché ai Ministri della Giustizia e dell’Interno. Va segnalato che mancano norme di coordinamento tra il Garante nazionale e quelli regionali già operativi da tempo, malgrado in Italia mancasse, a differenza degli altri Paesi Ue, quello nazionale. resta fermo, però, che in base all’articolo 7 della legge n. 10/2014 il Garante nazionale deve favorire i rapporti di collaborazione con quelli territoriali.


 

Scritto in: diritti dei detenuti | in data: 6 aprile 2015 |
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