L’Agenzia europea dei diritti fondamentali ha diffuso, il 19 maggio, uno studio sull’accesso dei richiedenti asilo e dei rifugiati all’educazione e alla formazione  (fra-may-2017). Nello studio, condotto valutando la situazione in alcune regioni di 14 Stati membri (per l’Italia, l’Emilia Romagna), si evidenziano, in via generale, i forti ritardi in questo settore malgrado l’esistenza di un quadro normativo Ue chiaro e i diversi interventi sia della Corte di giustizia dell’unione europea sia della Corte europea dei diritti dell’uomo. Dal rapporto risulta che in ben 9 su 14 Stati i minori che si trovano nei centri di detenzione amministrativa non hanno alcuna forma di accesso all’educazione. Lacune evidenti sono state riscontrate nell’accesso alle informazioni, nella mancanza di fondi sufficienti e nell’assenza di sostegni adeguati per i minori vittime di traumi. Non mancano i problemi anche per gli adulti che incontrano grandi difficoltà sul fronte del riconoscimento dei titoli.

Scritto in: Unione europea | in data: 23 maggio 2017 |
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“L’Europa dei popoli o degli Stati? L’integrazione spiegata attraverso il diritto dell’Unione europea”: è il titolo del volume, da pochi giorni in libreria (Pellegrini Editore, Cosenza), di Massimo Fragola, professore di diritto dell’Unione europea presso l’Università della Calabria. Un testo utile per comprendere l’incidenza effettiva dell’Unione e diffondere la conoscenza tra i cittadini  dell’Unione europea. Scrive l’autore nella prefazione al volume che parlare di “Europa dei Popoli ai nostri giorni con riguardo all’Unione europea può sembrare a dir poco utopistico”, ma il libro “ha l’ambizione di spiegare in modo semplificato l’Unione europea (UE) attraverso il suo ordinamento giuridico e l’attuale sistema istituzionale. Non è un lavoro scientifico; bensì un “navigatore” nei meandri delle istituzioni UE troppo spesso sconosciuti al grande pubblico, anche a causa (e forse soprattutto) della complessità del sistema”.

Scritto in: Unione europea | in data: 7 maggio 2017 |
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Le norme ci sono: dal Trattato Ue alla Carta dei diritti fondamentali. Ma è evidente che gli Stati fanno ancora poco e, di conseguenza, in linea con quanto stabilito dai leader dei 27 Stati membri, dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea nel programma di Roma di marzo 2017, la Commissione europea ha presentato la raccomandazione n. 2017/761 del 26 aprile 2017 sul pilastro europeo dei diritti sociali (diritti sociali) per arrivare a costruire un’Europa che combatta l’insicurezza economica e sociale. Questo anche per “costruire un futuro promettente per tutti” nel quale “vengano stabilite garanzie volte a tutelare il nostro modo di vivere”, con opportunità migliori per i giovani. Per Bruxelles, il pilastro europeo dei diritti sociali esprime principi e diritti fondamentali per assicurare l’equità e il buon funzionamento del mercato del lavoro e dei sistemi di protezione sociale nell’Europa del 21° secolo. Nella raccomandazione, la Commissione ribadisce alcuni dei diritti già presenti nell’acquis dell’Unione e “aggiunge nuovi principi per affrontare le sfide derivanti dai cambiamenti sociali, tecnologici ed economici”. Il pilastro europeo dei diritti sociali proposto dalla Commissione è così articolato: Capo I “Pari opportunità e accesso al mercato del lavoro”, Capo II “Condizioni di lavoro eque”, Capo III “Protezione sociale e inclusione”. In quest’ultima parte è sottolineata la necessità del reddito minimo ed è previsto che “Chiunque non disponga di risorse sufficienti ha diritto a un adeguato reddito minimo che garantisca una vita dignitosa in tutte le fasi della vita e l’accesso a beni e servizi. Per chi può lavorare, il reddito minimo dovrebbe essere combinato con incentivi alla (re)integrazione nel mercato del lavoro”. Attuazione effettiva tutta da verificare.

Scritto in: Unione europea | in data: 1 maggio 2017 |
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E’ in libreria il volume della professoressa Susanna Cafaro, docente di diritto dell’Unione europea dell’Università del Salento dal titolo “L’Unione Economica e Monetaria dopo la crisi. Cosa abbiamo imparato?”, Edizioni Scientifiche Italiane, 2017. Il volume approfondisce un tema di scottante attualità ossia le risposte o le mancate risposte dell’Unione europea negli ultimi anni di crisi, che hanno assunto diverse tipologie, dalla crisi dei debiti sovrani, alla crisi di liquidità e di identità. L’autrice analizza con rigore e grande attenzione l’evoluzione normativa degli ultimi anni, mostrando le criticità emerse che vanno dall’Unione monetaria incompiuta all’assenza di dimensione esterna dell’Unione monetaria, fino all’analisi delle soluzioni emergenziali, che hanno portato a un’evoluzione della Banca centrale europea.

Il volume è corredato da un’appendice con una proposta circa l’istituzione di un’Agenzia europea per la crescita sostenibile.

Scritto in: Unione europea | in data: 1 maggio 2017 |
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I festeggiamenti per il 60esimo anniversario del Trattato di Roma che ha portato all’istituzione della Comunità economica europea, oggi Unione europea, si sono conclusi con la Dichiarazione del 25 marzo 2017 adottata dai leader dei 27 Stati membri, del Consiglio europeo, del Parlamento e della Commissione (25-rome-declaration) La Dichiarazione sottolinea la necessità di un’Unione europea più forte e più resiliente con al centro la solidarietà. Che vorrebbe dire un cambiamento di rotta rispetto all’attuale situazione.

Tra gli obiettivi principali, la costruzione effettiva di un’Europa sociale con al centro la solidarietà e più forte sulla scena mondiale. La Dichiarazione si basa sul Libro bianco sul futuro dell’Europa adottato il 1° marzo dalla Commissione che contiene riflessioni e scenari per l’Unione europea a 27 verso il 2025 (libro_bianco). Cinque gli scenari possibili, tra i quali la possibilità di seguire unicamente la direzione del mercato interno o fare di più. Tenendo conto – scrive la Commissione – che l’Europa ospita le società più eque del mondo e che però sussistono minacce gravissime per la sicurezza. Di qui la volontà di perseguire lo sviluppo della dimensione sociale e la gestione della globalizzazione, nonché di puntare a un rafforzamento della difesa europea. Ma intanto, malgrado i richiami all’unità, si addensano le nubi della Brexit.

Scritto in: Unione europea | in data: 27 marzo 2017 |
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Il principio di non discriminazione in base all’età e al sesso non è violato se uno Stato Ue condiziona la concessione della pensione di reversibilità ai partner di unioni dello stesso sesso al fatto che l’unione sia stata registrata prima del compimento di sessant’anni. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza del 24 novembre (C-443/15, C-443:15) a seguito del rinvio pregiudiziale del Tribunale del lavoro di Dublino alle prese con una causa avviata da un lettore del Trinity College di Dublino contro l’Università. Quest’ultima si era rifiutata di riconoscere il diritto del partner registrato a ottenere, in caso di morte del dipendente, la pensione di reversibilità a causa del fatto che l’uomo era andato in pensione prima del riconoscimento della sua unione civile da parte dell’Irlanda, possibile solo con la legge in vigore dal 2011. A ciò si aggiunga che in base alle regole del Trinity College la pensione di reversibilità è esclusa per gli affiliati che si sposano o contraggono un’unione civile dopo i 60 anni. Il Tribunale per le pari opportunità irlandese aveva respinto il ricorso del lettore che aveva impugnato la decisione dinanzi al Tribunale del lavoro. La Corte di giustizia dell’Unione europea, chiarito che la pensione di reversibilità prevista da un regime previdenziale professionale rientra nell’ambito di applicazione dell’articolo 157 del Trattato di Lisbona che tutela il diritto alla parità di retribuzione, anche se non è erogata al lavoratore ma al suo superstite, ha stabilito che, in linea con la direttiva 2000/78 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (recepita in Italia con Dlgs 216/2003), non si configura alcuna violazione del principio di non discriminazione in base all’orientamento sessuale perché l’Irlanda ha una legge sulle unioni civili che ha garantito il diritto alla pensione di reversibilità anche ai partner registrati superstiti, prevedendo il limite di età per tutti. E’ vero che questo limite, in via di fatto, va più a svantaggio dei lavoratori omosessuali che hanno potuto stabilizzare l’unione solo dopo l’entrata in vigore della legge, ma in base alla direttiva 2000/78 gli Stati hanno autonomia nella scelta delle legislazioni nazionali in materia di stato civile e nelle prestazioni da concedere. Questo vuol dire che gli Stati membri sono anche liberi di non prevedere effetti retroattivi per i diritti garantiti dalla legge sulle unioni civili. La Corte Ue ha anche escluso la discriminazione basata sull’età malgrado il regime previdenziale professionale subordini la pensione al fatto di aver contratto l’unione prima dei 60 anni.

Scritto in: Unione europea | in data: 9 gennaio 2017 |
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E’ stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale di ieri la legge n. 214 del 3 novembre 2016 di ratifica ed esecuzione, da parte dell’Italia, dell’Accordo su un tribunale unificato dei brevetti (tribunale-brevetti). L’Accordo è l’ultimo e indispensabile tassello del mosaico che costituisce la tutela brevettuale unitaria voluta dall’Unione europea, di fondamentale importanza visto che i regolamenti 1257/2012 sulla cooperazione rafforzata nel settore dell’istituzione di una tutela brevettuale unitaria (GU L 361 del 31.12.2012, pag. 1) e 1260/2012 sul regime di traduzione applicabile (GU L 361 del 31.12.2012, pag. 89) possono essere attuati solo a partire dalla data di entrata in vigore dell’Accordo. Del sistema non fanno parte Spagna e Croazia e dall’Accordo sul tribunale anche la Polonia.

L’Accordo istituisce altesì un centro di mediazione e arbitrato nelle controversie in materia di brevetti che rientrano nell’ambito di applicazione dell’atto, con sedi a Lubiana e Lisbona. Va poi ricordato che, a seguito del parere 1/09 dell’8 marzo 2011, sono state inserite specifiche norme volte a ribadire il principio della primazia del diritto dell’Unione sull’Accordo istitutivo del Tribunale e la responsabilità degli Stati parti per violazioni del diritto dell’Unione da parte del Tribunale. La legge n. 214, intanto, modifica l’articolo 3 del Dlgs 168/2003 istitutivo delle sezioni specializzate in materia d’impresa, con un passaggio di competenze al Tribunale e l’articolo 4 del Dlgs n. 30/2015 sul codice della proprietà industriale.

Qui lo stato delle ratifiche dell’accordo, non ancora aggiornato con la novità italiana (agreement-consilium). All’appello continua però a mancare la ratifica del Regno Unito, essenziale per l’applicazione dell’Accordo.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/tribunale-unificato-dei-brevetti-modificato-il-regolamento-n-12152012.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/si-alla-partecipazione-dellitalia-al-brevetto-ue-al-via-anche-al-protocollo-sul-tribunale-unificato.html

 

Scritto in: Unione europea | in data: 25 novembre 2016 |
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In vigore dal 1° settembre le nuove regole sul procedimento dinanzi al Mediatore europeo. E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Ue C 321 del 1° settembre la decisione del Mediatore europeo che adotta disposizioni di attuazione (mediatore). Le modifiche principali riguardano la ricezione delle denunce, il trattamento iniziale e l’attività di indagine, con particolare riguardo all’azione di raccolta delle informazioni. Spazio a modifiche sulle questioni procedurali e all’applicazione delle regole in caso di denunce anche alle azioni avviate dal Mediatore di propria iniziativa. La denuncia può essere inviata in una delle lingue dell’Unione europea e il Mediatore “può cooperare con difensori civici e analoghi organismi negli Stati membri, anche attraverso la Rete europea dei difensori civici” (articolo 12). Le nuove disposizioni si applicano a tutte le indagini in corso e alle nuove denunce

Qui il sito del mediatore http://www.ombudsman.europa.eu/it/home.faces

Scritto in: Unione europea | in data: 18 settembre 2016 |
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E’ stato pubblicato, il 13 settembre 2016, il rapporto dell’House of Lords Select Committee on the Costitution dal titolo “The invoking of Article 50” (44) che si propone di indicare criticità e soluzioni per attivare il meccanismo di recesso previsto dal Trattato sull’Unione europea (TUE). Se, infatti, il risultato del referendum del 23 giugno sull’uscita dall’Unione europea parla chiaro, ancora tutte da verificare le modalità con le quali dovranno essere svolte le negoziazioni che porteranno al divorzio. L’House of Lords ha così diffuso uno studio sull’applicazione dell’articolo 50 TUE che attribuisce a ogni Stato membro il potere di recedere dall’Unione in modo conforme alle proprie norme costituzionali e con notificazione al Consiglio europeo. Lo studio dà spazio alle spaccature evidenti sulle modalità con le quali procedere al recesso dopo il referedum che ha condotto alla Brexit. Prima di tutto è chiarito che l’unico modo per recedere dall’Unione è quello di attivare l’articolo 50. Bocciata, quindi, come aveva già fatto il Governo nel documento “The process for withdrawing from the European Union“, la possibilità di risolvere tutto semplicemente con l’abrogazione dello European Communities Act del 1972. Nello stesso senso si era espressa l’House of Lords European Union Committee“. Altro nodo è se un’eventuale notificazione ex articolo 50 TUE possa poi essere ritirata senza il consenso degli altri Stati membri. Il Comitato propone, viste le incertezze sulla corretta interpretazione dell’articolo 50, di considerare che, una volta effettuata, la notificazione non possa più essere ritirata unilateralmente.

Resta poi aperta una questione più interna e cioè se il Governo possa attivare l’articolo 50 senza essere obbligato a consultare il Parlamento. Diverse le posizioni ma il Comitato, al di là degli aspetti giuridici, ritiene che sul piano politico e, in considerazione del fatto che in una democrazia rappresentativa il Parlamento ha un ruolo centrale, sia opportuno che il Governo proceda d’intesa con il Parlamento. Sarebbe, infatti, costituzionalmente inappropriato e un precedente pericoloso agire senza l’approvazione del Parlamento all’esito di un referendum che porta a conseguenze di lunga durata sullo Stato.

Per alcune valutazioni, a prima battuta, sulle conseguenze pratiche della brexit si veda brexit-professionistibrexit-lavoratoribrexit-viaggibrexit-erasmus

Si vedano alcuni commenti sul sidiblog http://www.sidiblog.org/2016/06/15/i-brexit-should-they-stay/, su eurojus http://rivista.eurojus.it/il-dopo-brexit-molte-incognite-poche-certezze/http://rivista.eurojus.it/brexit-il-dibattito-nella-comunita-scientifica/, su affari internazionali http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=3517

Scritto in: Unione europea | in data: 15 settembre 2016 |
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Rinnovato il quadro procedurale e normativo applicato dalla Banca Centrale Europea (BCE) alle comunicazioni di informazioni riservate detenute dall’istituzione Ue e richieste dalle autorità nazionali. E’ stata infatti adottata la decisione 2016/1162 (BCE) sulla comunicazione di informazioni riservate nell’ambito di indagini penali (BCE/2016/19), pubblicata sulla GUUE L192 del 16 luglio 2016 e già in vigore dal 5 agosto, che predispone le regole per evadere le richieste di autorità nazionali inviate al meccanismo di vigilanza unica e alla BCE da parte degli organi nazionali che agiscono nell’ambito di inchieste penali. La decisione fissa talune condizioni funzionali ad assicurare un’adeguata protezione contro la divulgazione di informazioni. Di conseguenza, nel caso di istanze di un’autorità nazionale competente per indagini penali la Banca centrale chiede alla ANC (autorità nazionale competente) o alla BCN in questione, di impegnarsi “ad operare per conto della BCE” o alternativamente fornisce le informazioni se “sussiste un obbligo espresso di comunicare tali informazioni a un’autorità nazionale competente per le indagini penali imposto dal diritto dell’Unione o da quello nazionale” o se la comunicazione di tali informazioni riservate “è consentita dalla normativa applicabile e non sussistono ragioni preminenti per rifiutare la comunicazione di tali informazioni dettate dalla necessità di tutelare gli interessi dell’Unione o di evitare interferenze con il funzionamento e l’indipendenza della BCE, in particolare compromettendo l’assolvimento dei suoi compiti”.

Scritto in: Unione europea | in data: 4 settembre 2016 |
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