150115_logo_edps-seul_FINAL_VECTO_CS5La lotta alla corruzione e ad altre forme di criminalità passa oggi attraverso i whistleblowers. Di conseguenza, anche l’Unione europea deve predisporre meccanismi per assicurare la protezione di chi svolge un ruolo strategico nel far venire alla luce fenomeni criminali in particolare svelando casi di corruzione e frode. Per dare un maggiore supporto e assicurare l’utilizzo di canali adeguati da parte degli organi competenti, l’Autorità europea sulla protezione dei dati ha diffuso, il 18 luglio, le linee guida per indicare come usare canali sicuri per lo staff che denuncia, senza voler rivelare la propria identità, frodi, casi di corruzione etc. (16-07-18_Whistleblowing_Guidelines_EN). Nel documento sono indicate le procedure da attuare per rispettare il regolamento n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati. Le linee guida – scrive il Garante – sono state adottate dopo aver raccolto prassi  ed esperienze nel corso degli anni e sono applicabili prima che parta un’indagine dell’Ufficio antifrode (Olaf). Tra l’altro, se certo le “gole profonde” servono a far luce su casi di corruzione, è necessario evitare usi distorti, ad esempio per raccogliere notizie riservate sui dipendenti.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/per-i-whistleblowers-piu-garanzie-e-concessione-dellasilo-lo-chiede-il-consiglio-deuropa.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/whistleblowers-pubblicate-le-linee-guida-dellautorita-anticorruzione.html

Scritto in: protezione dati | in data: 28 luglio 2016 |
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La riforma per la protezione dati sbarca sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Sono stati pubblicati i tre tasselli che costituiscono il nuovo quadro sulla protezione dei dati che tiene conto delle più significative pronunce della Corte di giustizia dell’Unione europea, assicurando, almeno nelle intenzioni, un maggiore controllo dei dati, modificando la direttiva 95/46. Si tratta, in particolare, del regolamento 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (2016:679), applicabile dal 25 maggio 2018; della direttiva 2016/680 relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio (2016:680), da attuare, sul piano interno, entro il 6 maggio 2018 e della direttiva 2016/681 sull’uso dei dati del codice di prenotazione (PNR) a fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi (2016:681), da recepire entro il 25 maggio 2018.

infographicPer quanto riguarda il regolamento, l’Unione si prefigge di garantire, a ogni individuo, un accesso facilitato ai propri dati, un iter più semplice per la portabilità dei dati, la cancellazione, la rettifica e l’esercizio del diritto all’oblio, codificato all’articolo 17. Vantaggi anche per le aziende che potranno avvalersi di uno sportello unico: in pratica, una società con controllate in diversi Stati membri dovrà interagire solo con l’autorità preposta alla protezione dati nello Stato membro in cui ha lo stabilimento principale.

 

 

Scritto in: protezione dati | in data: 23 maggio 2016 |
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Edward Snowden deve essere protetto e gli Stati membri devono ritirare ogni imputazione nei suoi confronti, negando anche l’estradizione verso Paesi terzi. Il Parlamento europeo, con la risoluzione approvata il 29 ottobre sul seguito dato alla risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2014 sulla sorveglianza elettronica di massa di cittadini Ue (snowden), fa un passo avanti nel livello di tutela dei cittadini contro i casi di sorveglianza di massa, evidentemente non destinati a diminuire malgrado le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea. D’altra parte – scrivono gli eurodeputati che hanno adottato la risoluzione con 342 sì, 274 no e 29 astensioni – alcuni Stati, come la Francia,il Regno Unito e i Paesi Bassi, hanno adottato nuove leggi sull’intelligence che destano preoccupazioni. La sorveglianza elettronica di massa compromette i diritti individuali e va limitata. Grande attenzione, poi, al trattamento dei dati personali, diritto sul quale vigila la Corte di giustizia dell’Unione europea che, sia con la sentenza dell’8 apprile 2014 (C-293/14), che ha dichiarato invalida la direttiva 2006/24, sia con la sentenza C-362/14 del 6 ottobre 2015 (Schrems, C-362), con la quale ha bocciato la decisione 200/520 che attesta che gli Stati Uniti garantiscono un adeguato livello di protezione dei dati personali, fa ogni sforzo per salvaguardare i diritti fondamentali dei cittadini. L’ultima sentenza, d’altra parte, costituisce una sonora bociatura dell’operato della Commissione Ue che ha avallato il sistema “Safe Harbor”.

Il Parlamento Ue ha anche chiesto agli Stati l’adozione di una nozione comune di sicurezza nazionale.

Scritto in: protezione dati | in data: 9 novembre 2015 |
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Procedimenti di sorveglianza di massa nelle comunicazioni digitali. Assenza di rimedi giurisdizionali effettivi a tutela dei cittadini. Costanti e massicce violazioni della privacy. Lancia l’allarme su questi fenomeni in rapida espansione l’Alto Commissario per i diritti umani Navi Pillay nel rapporto del 30 giugno sul diritto alla privacy nell’età digitale (A.HRC.27.37_en), chiedendo agli Stati di rispettare gli standard internazionali e, in particolare, l’articolo 17 del Patto dei diritti civili e politici del 1966 che assicura il diritto al rispetto alla vita privata e familiare, vietando interferenze arbitrarie e illegittime. Le autorità governative, spesso nascondendosi dietro la lotta al terrorismo, procedono a controlli non debitamente autorizzati, obbligando talvolta le società private di comunicazione a consegnare dati senza il preventivo consenso degli utenti. Necessario, quindi, intervenire per rafforzare le regole sulla privacy ed evitare ingerenze arbitrarie e illegittime, attuate con piani di sorveglianza segreti. Indispensabile il rafforzamento del ruolo delle autorità nazionali indipendenti competenti in materia di privacy con un obbligo di valutazione caso per caso. Per colmare i gap esistenti necessario un sistema effettivo di controllo giurisdizionale.

Sempre in materia di protezione dati, l’Agenzia dell’Unione europea dei diritti fondamentali ha pubblicato uno studio sul trattamento dei dati (fra-2014-handbook-data-protection-law-2nd-ed_it). Un’opera completa che tiene conto degli sviluppi giurisprudenziali sia nell’ambito della Corte di giustizia dell’Unione europea sia della Corte europea dei diritti dell’uomo, con particolare attenzione all’obbligo di rispettare i diritti fondamentali in materia e l’azionabilità dei diritti in esame.

Scritto in: protezione dati | in data: 2 agosto 2014 |
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La raccolta di dati su larga scala serve alla lotta al terrorismo internazionale? E’ utile sacrificare i diritti dei cittadini europei violando la privacy in nome della sicurezza? A queste e altre domande hanno risposto studiosi e magistrati nell’ambito del Convegno, organizzato dalla cattedra Jean Monnet dell’Università degli studi di Camerino, dal titolo “La rete, i cittadini e i diritti. I diritti fondamentali alla protezione dei dati personali nel tempo di PRISM”. L’intero evento, che si è svolto il 12 novembre, può essere seguito sul sito http://www.radioradicale.it/scheda/395927/la-rete-i-cittadini-e-i-diritti-il-diritto-fondamentale-alla-protezione-dei-dati-personali-nel-tempo-di-pr. Tra gli altri interventi quello del dott. Armando Spataro, procuratore aggiunto a Milano (“Datagate, sicurezza e antiterrorismo: la raccolta indiscriminata di dati non serve”), del prof. Sandro Di Minco, docente Jean Monnet dell’Università di Camerino (“Datagate e privacy dei cittadini europei. Verso un nuovo regolamento europeo per una più efficace protezione dei diritti fondamentali”), del dott. Bruno Gencarelli, vice capo Unità Protezione dei dati personali della Commissione europea, che si è occupato di “Datagate, privacy dei cittadini europei. Aspetti giuridici e tecnologici”, del dott. Antonio Soro, Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali (“Privacy e sicurezza: un equilibrio possibile?”) e della Prof.ssa Maria Concetta De Vivo, docente di Nuove tecnologie dell’Università di Camerino, che ha tenuto una relazione dal titolo “Il diritto smarrito”.

Scritto in: protezione dati | in data: 18 novembre 2013 |
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Il Parlamento europeo s’interroga sulla protezione dei dati nell’ambito dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia. E lo fa con uno studio diffuso nei giorni scorsi (PE n. 453.216, EST54351). Obiettivo: applicare i principi contenuti nella direttiva 95/46/Ce del 24 ottobre 1995 relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati (affiancata dalla 97/66/Ce del 15 dicembre 1997 sul trattamento dei dati personali e sulla tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni, nonché dalla direttiva 2002/58 del 12 luglio 2002 sul trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche) anche in materia di cooperazione giudiziaria penale e di polizia. Un fronte aperto per trovare una strada che contemperi le esigenze di lotta alla criminalità e privacy. Ultimo caso quello dell’utilizzo di body scanner considerati la nuova frontiera per la lotta al terrorismo che però non può calpestare il diritto alla protezione dei dati garantito anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Senza dimendicare che, come affermato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo,  la protezione dei dati rientra nell’ambito della tutela del diritto al rispetto della vita privata.

Scritto in: protezione dati | in data: 13 novembre 2011 |
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