La lotta alla povertà voluta da Papa Francesco contribuisce a eliminare le forme di discriminazione razziale, ma lo Stato del Vaticano deve introdurre alcune modifiche nel proprio ordinamento per realizzare in modo effettivo alcune disposizioni della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale adottata il 21 dicembre 1965. Lo scrive il Comitato Onu sul  monitoraggio della Convenzione nelle osservazioni conclusive presentate l’11 dicembre 2015 (CERD_C_VAT_CO_16-23_22502_E). Il Comitato valuta positivamente le modifiche al codice penale introdotte con la legge n. VIII del 2013 e il motu proprio del Pontefice sulla giurisdizione penale, ma chiede una piena applicazione dell’articolo 4 della Convenzione che vieta ogni forma di propaganda basata sulla superiorità di una razza perché nel sistema del Vaticano non è punito l’incitamento alla discriminazione razziale. Tra i dati positivi, il riconoscimento del coinvolgimento di alcuni membri del clero nel genocidio in Ruanda. Il Comitato, però, chiede al Vaticano, considerando l’indivisibilità dei diritti umani, la ratifica di altri strumenti internazionali a tutela dei diritti dell’uomo come, tra gli altri, il Patto sui diritti civili e politici, quello sui diritti economici, sociali e culturali e la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne.

Scritto in: discriminazione razziale | in data: 12 dicembre 2015 |
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