Nessuna contrarietà all’ordine pubblico dell’esecuzione di un provvedimento cautelare straniero (l’astrainte belga). La Corte di Cassazione, prima sezione civile, con sentenza n. 7613/15 del 15 aprile 2015 ha confermato la delibazione e l’esecuzione, in base al regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale, sostituito, dal 10 gennaio, dal n. 1215/2012, di un provvedimento emesso in Belgio (7613). Al centro del ricorso in Cassazione, la pronuncia della Corte di appello di Palermo del 26 settembre 2012 con la quale era stata respinta l’opposizione al decreto di esecutività in Italia dell’ordinanza adottata dal Giudice del sequestro di prima istanza di Bruxelles che aveva disposto la liquidazione di un importo per il ritardo nella consegna al sequestratario. Per la Cassazione, non si è verificata una violazione dell’articolo 42 del regolamento n. 44/2001 che impone  l’immediata comunicazione alla parte contro la quale è richiesta l’esecuzione perché, malgrado il ritardo nella notifica del provvedimento ai ricorrenti, questi ultimi non avevano subito alcun pregiudizio del diritto di difesa come dimostrato dalle memorie presentate. Così non si è verificata alcuna contrarietà all’ordine pubblico individuato come motivo di esclusione all’esecuzione sia dall’articolo 34 del regolamento n. 44/2001 sia dall’articolo 45 del regolamento n. 1215/2012. E’ vero che nel nostro ordinamento la responsabilità civile ha una funzione di reintegrazione e non punitiva, ma con l’articolo 614 bis del codice di procedura civile è stato introdotto un istituto simile all’astrainte belga, ossia una misura coercitiva indiretta, sanzionatoria ma non punitiva. Non basta, per sostenere la contrarietà all’ordine pubblico, la diversità della disciplina tra due ordinamenti poiché è necessario verificare gli effetti del provvedimento da eseguire e procedere a una valutazione complessiva. La Corte, poi, precisato che non si trattava di danni punitivi ma di un provvedimento emesso per assicurare la consegna con l’obbligo di pagare una somma per ogni giorno di mancata esecuzione, afferma che anche nell’ordinamento italiano vi sono misure generali e speciali per fronteggiare l’inadempimento di obblighi non coercibili in forma specifica. La misura funzionale  a costringere l’adempimento e, in caso di inadempimento, la condanna al pagamento di una somma che si accresce con il decorrere del tempo, non è così contraria all’ordine pubblico italiano proprio perché non si può considerare “in contrasto con un principio fondamentale, desumibile dalla Costituzione o da fonti equiparate”.

Scritto in: regolamento 1215/2012, regolamento 44/2001 | in data: 17 aprile 2015 |
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Dal 10 gennaio è applicabile il regolamento n. 1215/2012 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale (Bruxelles I bis, regolamento), che ha proceduto alla rifusione del regolamento n. 44/2001. Al sistema Bruxelles I bis partecipa anche la Danimarca che ha concluso un accordo per l’applicazione del regolamento (accordo). Tra le novità più significative, l’eliminazione dell’exequatur anche con riguardo all’esecuzione delle sentenze che, secondo la Commissione Ue, dovrebbe portare a un risparmio annuo fino a 48 milioni di euro, a tutto vantaggio di imprese e consumatori. Secondo le stime della Commissione, in via generale e tenendo conto anche dei costi degli avvocati, una procedura di exequatur può arrivare a costare fino a 13mila euro. Di conseguenza, l’eliminazione va a tutto vantaggio dell’economia nello spazio Ue. Con il nuovo sistema, una decisione emessa dal giudice di uno Stato membro potrà essere eseguita in un altro Paese Ue come se si trattasse di una decisione resa dai giudici interni. Senza dimenticare che un creditore potrà anche chiedere provvedimenti cautelari previsti dalla legge dello Stato richiesto. Resta ferma la possibilità, per la parte interessata, di opporsi al riconoscimento e all’esecuzione sulla base dei motivi indicati all’articolo 45. Spetta a ogni Stato indicare le autorità giurisdizionali competenti a cui deve essere presentata l’istanza. L’Italia ha affidato il compito per le domande di diniego dell’esecuzione ai tribunali ordinari (qui le comunicazioni effettuate dal Ministro della giustizia alla Commissione Ue http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_1_2_5.wp?previsiousPage=mg_14_7). Libera circolazione assicurata anche per gli atti pubblici che hanno efficacia senza necessità di una dichiarazione di esecutività. Nell’ottica di rafforzare la creazione di uno spazio comune, il regolamento Bruxelles Ibis ha introdotto alcune novità in materia di litispendenza con la possibilità per il giudice di uno Stato membro di tenere conto dell’esistenza di procedimenti tra le stesse persone e gli stessi fatti dinanzi a giudici di Stati terzi. Con l’obiettivo di evitare la pendenza di procedimenti paralleli e la successiva adozione di due decisioni incompatibili.

Sul fronte della giurisdizione, novità, ma di minore portata. Resta fermo il titolo generale di giurisdizione costituito dal domicilio del convenuto, a cui si affiancano fori alternativi in alcuni settori come, ad esempio, in materia contrattuale. Mantenuto l’impianto, ma rafforzato il sistema funzionale ad assicurare la tutela delle parti deboli nei contratti di assicurazione, di consumo e di lavoro, con norme in materia di competenza più favorevoli anche nei casi di contenzioso in cui sono coinvolti Paesi terzi. Tra le competenze speciali, è stata inserita una norma specifica per il recupero di beni culturali.

Restano ferme le ipotesi di giurisdizione esclusiva nel caso, tra gli altri, di diritti reali immobiliari e di contratti di locazione di immobili, con l’affidamento all’autorità giurisdizionale dello Stato membro in cui l’immobile è situato. Ampio spazio agli accordi di scelta del foro che prescindono dal domicilio delle parti e che hanno priorità in caso di procedimenti paralleli.

Il testo è integrato dal regolamento n. 542/2014 sulle norme da applicare con riferimento al Tribunale unificato dei brevetti (542:2014).

Qui le comunicazioni effettuate dagli Stati ai sensi del regolamento (informazioni).

Si veda lo studio della Commissione giuridica del Parlamento europeo sulle possibilità e le condizioni di applicazione del regolamento n. 1215/2012 a controversie extra-Ue: http://www.marinacastellaneta.it/blog/da-bruxelles-uno-studio-sul-regolamento-bruxelles-i-bis.html

Scritto in: regolamento 1215/2012 | in data: 11 gennaio 2015 |
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Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 29 maggio 2014, L 163, il regolamento n. 524/2014 che modifica il n. 1215/2012 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, per quanto riguarda le norme da applicare con riferimento al Tribunale unificato dei brevetti e alla Corte di giustizia del Benelux (542:2014). Una modifica che segue l’entrata in vigore, il 1° gennaio 2014, dell’accordo sul tribunale unificato dei brevetti. Il nuovo testo chiarisce la nozione di autorità giurisdizionale di uno Stato membro precisando che è considerata tale anche un’autorità giurisdizionale comune a più Stati membri e, in particolare, il tribunale unificato dei brevetti e la Corte di giustizia del Benelux frutto della convenzione del 1965. In base al regolamento n. 524 la competenza delle indicate autorità è attribuita anche se il convenuto non ha il domicilio in uno degli Stati contraenti. Dette autorità giurisdizionali saranno competenti anche in materia di danni provocati dalla violazione di un brevetto europeo a condizione che vi siano beni appartenenti al convenuto e vi sia un collegamento sufficiente con uno Stato membro parte dello strumento che ha istituito l’indicata autorità giurisdizionale. In parallelo, analoghe norme sono state poste nel campo del riconoscimento e dell’esecuzione delle sentenze.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/regolamento-bruxelles-i-il-pe-approva-le-modifiche-al-testo.html.

Scritto in: brevetto, regolamento 1215/2012 | in data: 2 giugno 2014 |
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Il Parlamento europeo, nell’ultima plenaria prima delle elezioni di maggio, ha approvato, il 15 aprile, la risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1215/2012 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (P7). Questa modifica si è resa necessaria in ragione dell’entrata in vigore, il 1° gennaio 2014, con la ratifica di 13 Stati membri, dell’accordo sul tribunale unificato dei brevetti. La Commissione europea, nella proposta del 26 luglio 2013, aveva già evidenziato la necessità di alcuni cambiamenti soprattutto per chiarire l’applicazione delle disposizioni del regolamento anche nelle relazioni tra gli Stati membri che sono parti contraenti dell’accordo sul tribunale unificato dei brevetti e gli Stati membri che non lo sono, nonché nell’ipotesi di convenuti domiciliati in Stati terzi. Gli eurodeputati, nella risoluzione adottata, hanno apportato alcuni emendamenti richiedendo che nelle controversie che riguardano convenuti di Stati terzi sia affidata una competenza sussidiaria “qualora la controversia in questione abbia un collegamento sufficiente con tale Stato membro [parte all’accordo], ad esempio perché il ricorrente è ivi domiciliato o le prove relative alla controversia sono ivi disponibili. Al momento di stabilire la sua competenza, è opportuno che l’autorità giurisdizionale comune consideri il valore dei beni in questione, che non dovrebbe essere trascurabili e dovrebbe essere tale da rendere possibile l’esecuzione della sentenza, almeno in parte, negli Stati membri parti dello strumento che istituisce l’autorità giurisdizionale comune”.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/per-attivare-il-tribunale-unificato-dei-brevetti-necessarie-modifiche-al-regolamento-bruxelles-i-bis.html

Scritto in: regolamento 1215/2012 | in data: 20 aprile 2014 |
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La Commissione giuridica del Parlamento europeo ha diffuso uno studio sulle possibilità e le condizioni di applicazione del regolamento n. 1215/2012 del 12 dicembre, che entrerà in vigore il 10 gennaio 2015, a controversie extra-Ue  (studio n- 493.024, IPOL-JURI_ET(2014)493024_EN). Lo studio è stato curato, tra gli altri da Ilaria PRETELLI, Lukas HECKENDORN URSCHELER, Andrea BONOMI,  Luigi MARI e Gian Paolo ROMANO.

Il regolamento Bruxelles I bis, che contiene la rifusione del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale, ha introdotto importanti novità come l’eliminazione dell’exequatur, ma mantiene diversi limiti applicativi sotto il profilo territoriale tranne nei casi di giurisdizione esclusiva. Dopo un confronto con gli altri atti, incluso il regolamento n. 650/2012 relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo, che ha invece una portata universale, lo studio individua le prospettive e i vantaggi dell’estensione dell’ambito di applicazione del regolamento anche analizzando le regole esistenti nei diversi Stati membri. Nello studio, gli autori suggeriscono due diverse strade: l’introduzione di norme interne che comportino l’estensione delle regole del regolamento anche ai casi in cui il convenuto sia domiciliato in uno Stato terzo o l’adozione di convenzioni internazionali con Paesi extra-Ue.

Scritto in: regolamento 1215/2012, regolamento 44/2001 | in data: 21 marzo 2014 |