Il Servizio studi del Senato ha pubblicato un breve studio sul Disegno di legge A.S. n. 1552-bis “Norme di adeguamento dell’ordinamento interno alla Convenzione sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, fatta all’Aja il 19 ottobre 1996” (disegno di legge) e, in particolare sulla scelta di stralciare dal disegno di legge di ratifica dell’indicata Convenzione, approvato l’11 giugno 2015 e in via di pubblicazione, le norme di adeguamento dell’ordinamento interno con riguardo alla c.d. kafala, istituto presente in numerosi Paesi islamici. Lo stralcio è dedicato alle procedure da seguire per il collocamento del minore straniero che non si trova in una situazione di abbandono. In particolare, lo studio parte dalla constatazione che nei Paesi che seguono “i precetti coranici non esiste rapporto di filiazione diverso dal legame biologico di discendenza che derivi da un rapporto sessuale lecito” e non è ammessa l’adozione. In tali Paesi, per evitare che figli senza genitori restino privi di tutela, è stata introdotta la kafala, “un istituto tramite il quale è garantita la protezione ai minori orfani, abbandonati o, comunque, privi di un ambiente familiare idoneo alla loro crescita”.  Simile all’affidamento, la kafala non ha istituti analoghi nell’ordinamento italiano, con la conseguenza che, per disciplinarne gli effetti è intervenuta, in diverse occasioni, la Corte di Cassazione, i cui orientamenti sono riportati nel testo.

Nello studio si pone attenzione all’articolo 3 del disegno di legge in base al quale al minore cittadino extra Ue, entrato in Italia in base agli articoli 1 e 2, “si applicano le disposizioni sulla conversione del permesso di soggiorno al raggiungimento della maggiore età (art. 32 TU)”, escludendo invece l’applicazione delle disposizioni sul ricongiungimento familiare. Una scelta – osserva il Servizio studi –  che si discosta “dai più recenti approdi giurisprudenziali (vedi infra), che hanno riconosciuto il ricongiungimento familiare anche utilizzando come presupposto un rapporto di kafalah”.

Con il disegno di legge è anche prevista una modifica dell’articolo 42 della legge n. 218/1995.

Scritto in: kafala | in data: 3 luglio 2015 |
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Le autorità nazionali sono tenute a consentire il ricongiungimento familiare di un minore, cittadino marocchino, affidato a un cittadino italiano con provvedimento di kafalah pronunciata da un giudice straniero. Lo ha deciso la Corte di Cassazione, sezioni unite civili che, con sentenza n.21108 depositata il 16 settembre mette fine ai contrasti giurisprudenziali sugli effetti della kafalah ai fini del ricongiumento (kafala). E lo fa con una sentenza il cui filo conduttore è l’interesse superiore del minore assicurato dal diritto internazionale e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che qui ha trovato applicazione anche perché si poneva una questione relativa alla direttiva 2004/38 sul diritto di circolazione e di soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, recepita in Italia con il Dlgs 6 febbraio 2007 n. 30, modificato dal Dlgs 32/2008 (che ha abrogato il Testo unico sulle disposizioni in materia di circolazione e soggiorno dei cittadini degli Stati membri, contenuto nel Dpr 52/2002), poi modificato dal Dlgs 28 febbraio 2008 n. 32.

Questi i fatti. Il consolato italiano di Casablanca aveva rigettato il rilascio di un visto di ingresso per ricongiungimento familiare richiesto da due coniugi, cittadini italiani residenti in Marocco, per un minore affidato alla coppia con kafalah emessa dal Tribunale di Tangeri. Il Tribunale di Tivoli aveva accolto il ricorso della coppia, ma la Corte di appello di Roma, su ricorso del Ministero degli esteri e del consolato d’Italia in Marocco aveva riformato il provvedimento di primo grado. Per i giudici di appello, infatti, il minore non poteva essere considerato familiare ai sensi della direttiva 2004/38. La vicenda è così arrivata in Cassazione. Per le Sezioni Unite, non si può escludere in via assoluta  che un cittadino italiano possa ricongiungersi con un minore extracomunitario affidato con provvedimento di kafalah. Una simile preclusione assoluta sarebbe contraria al principio di eguaglianza e determinerebbe una disparità di trattamento “nei confronti di minori bisognosi di protezione cittadini di paesi islamici”. Non solo. Per la Cassazione si correrebbe anche il rischio di una discriminazione a rovescio perché i cittadini stranieri potrebbero ricongiungersi con i minori affidati con kafalah ma non così i cittadini italiani. Inoltre, il giudice nazionale deve procedere a una lettura delle norme interne costituzionalmente orientata tenendo della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 in base alla quale ogni decisione interna deve essere adottata nell’interesse superiore del minore e dell’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che afferma analogo principio.

 

Si veda, tra gli altri, il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/sui-rapporti-tra-kafalah-e-ricongiungimento-familiare-la-parola-alle-sezioni-unite.html

Scritto in: kafala | in data: 28 settembre 2013 |
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Lo Stato può rifiutare l’adozione di un minore a una donna che, in Algeria, ha ottenuto un provvedimento di affido del bambino algerino (kafala). Con sentenza depositata oggi (Harroudj contro Francia, ricorso n. 43631/09, AFFAIRE HARROUDJ c. FRANCE), la Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto il ricorso di una donna, cittadina francese, che aveva ottenuto da un tribunale algerino il diritto alla tutela legale di un minore (cosiddetta kafala). Tornata in patria la donna aveva presentato una domanda di adozione del minore che era stata respinta. Questo perché la legge francese stabilisce che non può essere adottato un minore il cui Paese di origine vieta l’adozione. Così accade in numerosi Paesi islamici inclusa l’Algeria. Un diniego confermato in diversi gradi di giudizio che hanno spinto la donna a incamminarsi a Strasburgo. Che però le ha dato torto. La Corte riconosce che non potendo ottenere l’adozione il minore non può rivendicare diritti successori e non può ottenere la cittadinanza ma, considerando che gli Stati hanno un ampio margine di discrezionalità nell’ambito di applicazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 della Convenzione), si può concludere che la Francia ha rispettato la Convenzione. Tanto più che la legislazione francese garantisce un giusto equilibrio tra diritto all’adozione e tutela del legame con il proprio Paese e con le proprie origini culturali, assicurando il pieno rispetto del pluralismo culturale. La legge francese, inoltre, permette a coloro che risiedono in Francia di richiedere la nazionalità. A ciò si aggiunga – prosegue la Corte – che non esiste in base alla Convenzione europea un obbligo per gli Stati di equiparare la kafala all’adozione. Di particolare rilievo, poi, la circostanza che la decisione francese non è stata basata unicamente sul codice civile, ma anche sulla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 che fa riferimento alla kafala come un provvedimento di tutela alternativo all’adozione (articolo 20).

Si veda il post del 17 febbraio 2012 http://www.marinacastellaneta.it/sui-rapporti-tra-kafalah-e-ricongiungimento-familiare-la-parola-alle-sezioni-unite.html

 

Scritto in: adozione internazionale, kafala | in data: 4 ottobre 2012 |

Con ordinanza interlocutoria n. 996 del 24 gennaio 2012, la sesta sezione della Cassazione ha deciso di rimettere una questione sull’applicazione al minore, affidato secondo la kafalah islamica a due genitori italiani, al primo presidente della Cassazione al fine di assegnare la decisione del ricorso alle Sezioni Unite (996_01_12). Il Consolato italiano di Casablanca aveva rigettato il rilascio di un visto di ingresso per ricongiungimento familiare ai due coniugi, cittadini italiani residente in Marocco per un minore affidato alla coppia con kafalah emessa dal Tribunale di Tangeri. Ne era nata una lunga controversia in sede giurisdizionale che ha spinto la sesta sezione a rimettere la questione alle Sezioni Unite affinché decida sull’istanza dei coniugi secondo i quali al minore affidato in kafalah dovevano essere applicate le norme più favorevoli in materia di ricongiungimento. Una questione di massima importanza – precisa la Corte nell’ordinanza – anche perché impone una soluzione sul “delicato rapporto tra discipline dettate per i comunitari e per gli extracomunitari”.

Scritto in: kafala | in data: 17 febbraio 2012 |
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