Tutela ad ampio raggio del diritto d’autore anche via web. La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza depositata il 14 giugno nella causa C-610/15 (Stichting Brein, C-610:15) ha stabilito che i fornitori di accesso a internet sono tenuti a garantire il pieno rispetto del diritto d’autore in ogni caso di comunicazione al pubblico. Di conseguenza, chi fornisce l’accesso alla rete è tenuto a bloccare l’utilizzo di piattaforme di condivisione online che portano a opere protette attraverso l’indicizzazione di metadati. E’ stata la Corte suprema dei Paesi Bassi a chiedere alcuni chiarimenti sulla direttiva 2001/29 sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, recepita in Italia con Dlgs n. 68/2003, per risolvere una controversia tra una fondazione che protegge gli interessi dei titolari dei diritti d’autore e alcune società che forniscono l’accesso a internet. Attraverso una piattaforma di condivisione online, “The Pirate Bay”, alcuni abbonati condividevano file utilizzando un software. Inoltre, attraverso un “file torrent”, indicizzato con la piattaforma, gli utenti arrivavano a scaricare opere protette, senza che i titolari dei diritto avessero dato il consenso agli amministratori delle società dei servizi o agli utenti della piattaforma. La fondazione aveva chiesto di bloccare i nomi di dominio e gli indirizzi IP della piattaforma. La Corte di giustizia, prima di tutto, ha qualificato l’attività degli amministratori attraverso la piattaforma “The Pirate Bay” e l’indicizzazione di metadati relativi ad opere protette, consentendo così la condivisione tra una rete di utenti (peer-to-peer), come una “comunicazione al pubblico”, effettuata a un gruppo di persone che non è stato già considerato dai titolari del diritto d’autore, i quali non hanno reso alcuna autorizzazione. Di conseguenza, – osserva la Corte – il fornitore di accesso va ritenuto responsabile anche se le opere tutelate non sono state messe a disposizione dagli amministratori della piattaforma ma da alcuni utenti. Gli amministratori, inoltre, hanno diffuso attraverso i blog la possibilità di accedere a opere protette e hanno tratto un profitto, tramite gli introiti pubblicitari, da piattaforme come “The Pirate Bay”. Di qui la responsabilità dei fornitori di accesso a internet.

Scritto in: diritto d'autore | in data: 28 giugno 2017 |
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Il clic collocato su un sito che riporta a un indirizzo web il quale riproduce fotografie coperte dal diritto d’autore comporta una violazione del diritto Ue in materia di tutela del diritto d’autore se sussiste un fine di lucro perché, in questo caso, si presume la conoscenza della violazione delle regole sulla protezione della proprietà intellettuale. E’ la Corte di giustizia dell’Unione europea a stabilirlo con la sentenza depositata l’8 settembre nella causa C-160/15 (c-16015) a seguito di un rinvio pregiudiziale della Corte suprema olandese che ha chiesto chiarimenti sulla direttiva 2001/29/Ce sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società di informazione, recepita in Italia con Dlgs n. 68/2003. Questi i fatti. Un sito internet olandese, che si occupa di notizie “rosa”, attraverso un messaggio anonimo che richiamava un collegamento ipertestuale, aveva permesso la diffusione di un link a un sito con alcune fotografie coperte dal diritto d’autore, da pubblicare su Playboy. L’editore sosteneva che era stato violato il diritto d’autore del fotografo e, in effetti, in primo grado aveva avuto ragione, ma la vicenda è arrivata alla Corte suprema e poi a Lussemburgo. La Corte di giustizia, in primo luogo, ha stabilito che il collocamento su un sito internet di un collegamento ipertestuale verso opere protette, senza l’autorizzazione del titolare del diritto, può essere qualificata come una comunicazione al pubblico. La direttiva 2001/29 – osservano gli eurogiudici – non precisa la nozione di “comunicazione al pubblico” ed è così necessario procedere a un’interpretazione che tenga conto dell’obiettivo dell’atto dell’Unione che è quello di assicurare un livello elevato di protezione a favore degli autori, considerando, però, anche il diritto alla libertà di espressione. E’ vero che in passato la stessa Corte ha stabilito che la messa a disposizione su un sito internet di collegamenti ipertestuali verso opere liberamente disponibili su un altro sito non è una comunicazione al pubblico, ma questo solo nei casi in cui le opere sono accessibili con il consenso del titolare. Nel caso in esame, invece, la Corte arriva a un’altra conclusione perché manca il consenso del titolare del diritto d’autore, il pubblico di riferimento è nuovo rispetto ai destinatari della rivista e l’attività è a fini di lucro. Proprio quest’elemento è la chiave di volta. Se manca – scrive la Corte – si può presumere che il collocamento di un collegamento ipertestuale verso un’opera disponibile in un altro sito non è una comunicazione al pubblico e non sussiste una violazione del diritto d’autore, soprattutto nei casi in cui l’opera è già disponibile senza restrizioni di accesso sul sito internet al quale è effettuato il rinvio. Se invece, la persona che procede al collegamento è consapevole che un’opera è pubblicata illegittimamente su internet, ipotesi che generalmente si realizza se c’è il fine di lucro, si configura una comunicazione al pubblico. Necessario, in ogni caso, un esame individualizzato.

 

Scritto in: Corte di giustizia Ue, diritto d'autore | in data: 28 settembre 2016 |
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I titolari del diritto d’autore possono impedire la parodia della propria opera se contiene messaggi discriminatori. Lo ha chiarito la Corte di giustizia Ue nella sentenza deposita il 3 settembre (C-201/13, diritto d’autore). Tra diritto alla libertà di espressione e tutela del diritto d’autore la Corte di giustizia ha fatto pendere l’ago della bilancia a vantaggio della protezione delle opere originali nei casi in cui vengano diffusi messaggi discriminatori. Questo perché – osserva la Corte – l’autore di un’opera ha diritto a non essere abbinato a un messaggio discriminatorio contenuto in una parodia. E’ stata la Corte di appello di Bruxelles a rivolgersi a Lussemburgo chiamata a chiarire l’eccezione contenuta nella direttiva 2001/29 sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore (recepita con Dlgs n. 68/2003). La direttiva, pur salvaguardando il diritto d’autore, dispone, all’articolo 5, che un’opera può essere utilizzata senza il consenso del titolare del diritto se chi la usa lo fa con una finalità di caricatura, parodia o pastiche.

Nella vicenda approdata a Lussemburgo un politico aveva distribuito calendari riproducendo un disegno pubblicato su un album di fumetti con persone di colore o vestite con velo che raccoglievano monete. Gli eredi dei titolari delle opere originarie avevano rivendicato la tutela del proprio diritto ma i membri del partito sostenevano che il disegno era una caricatura politica e, quindi, coperto dall’eccezione prevista dalla direttiva.

In primo luogo, la Corte Ue ha fissato i parametri per qualificare la parodia che non è affidata agli Stati membri ma è una nozione autonoma del diritto dell’Unione. La parodia – osservano gli eurogiudici – deve consistere in una riproduzione che evoca un’opera esistente, “pur presentando percettibili differenze” e deve avere un carattere umoristico o canzonatorio. Non è richiesto invece che abbia una sua originalità. Se, quindi, nel caso in esame, la fattispecie poteva rientrare nell’eccezione, con un arretramento del diritto d’autore, tuttavia, la Corte ne restringe l’ambito di applicazione in presenza di un messaggio discriminatorio. In questi casi, è evidente che il titolare del diritto d’autore può richiedere che l’opera protetta non sia ricondotta alla parodia ed essere tutelato laddove intende prendere le distanze dalla riproduzione in chiave umoristica.

Scritto in: diritto d'autore | in data: 5 settembre 2014 |
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La tutela del diritto d’autore copre anche i ritratti fotografici, ma i mass media possono pubblicare alcune fotografie se questo serve alle autorità inquirenti per ritrovare una persona scomparsa. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue, nella sentenza del 1° dicembre 2011 (causa C-145/10, http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=115785&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=1846349), chiamata a sciogliere alcuni quesiti interpretativi dal Tribunale commerciale di Vienna, alle prese con una controversia tra una fotografa che aveva realizzato diverse istantanee di Natascha K. sequestrata all’età di 10 anni a Vienna e alcuni giornali tedeschi e austriaci che avevano pubblicato un identikit rielaborando, con un programma informatico, la fotografia. Che – ha precisato la Corte Ue – è protetta, in via generale, dal diritto d’autore. Il fotografo, infatti, non si limita a riprodurre un soggetto, ma interviene con scelte proprie, preferendo un’inquadratura, uno sfondo, etc. Di conseguenza, in un ritratto c’è un “tocco personale” dell’autore che consente di attribuire una protezione identica ad altre opere. Detto questo, però, i giudici Ue riconoscono che la direttiva 2001/29 sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione ammette un’attenuazione del diritto d’autore per motivi di pubblica sicurezza, che rientra nella responsabilità dello Stato. Se, però, le autorità nazionali richiedono un supporto dei mass media per diffondere un ritratto fotografico di una persona scomparsa è possibile ammettere un deroga al diritto d’autore.

La Corte Ue si è poi pronunciata anche sull’operatività dell’articolo 6 del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale e il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale in base al quale, nei casi di una pluralità di convenuti, per evitare decisioni incompatibili, l’attore può rivolgersi al giudice del luogo in cui uno qualsiasi dei convenuti  è domiciliato, in presenza, però, di un nesso stretto tra i procedimenti. Proprio per evitare decisioni incompatibili, la Corte ha chiarito che è legittimo adire un unico giudice di uno Stato membro nei casi di pluralità di convenuti se la diversità di fori comporta un rischio di soluzioni incompatibili, precisando, altresì, che non costituisce un ostacolo alla connessione di cause la circostanza che le domande proposte nei confronti dei convenuti  siano basate su fondamenti giuridici nazionali differenti.

Scritto in: diritto d'autore, regolamento 44/2001 | in data: 3 dicembre 2011 |
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