Un meccanismo d’inchiesta congiunto tra Nazioni Unite e Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Lo prevede la risoluzione n. 2235 del Consiglio di sicurezza adottata all’unanimità il 7 agosto 2015 (N1524888). L’obiettivo è identificare individui, gruppi, Governi o entità che organizzano e sponsorizzano l’uso delle armi chimiche in Siria. La risoluzione prevede l’adozione di misure in base al capitolo VII della Carta secondo la risoluzione n. 2118. Gli attacchi in Siria e l’utilizzo delle armi chimiche, infatti, malgrado i controlli e i deboli interventi Onu, sono continuati e appare necessario individuare i responsabili. Di qui la decisione di istituire, entro 20 giorni, con la negoziazione tra il Direttore generale dell’Organizzazione per le armi chimiche, già impegnata nell’attività di eliminazione delle armi chimiche (https://www.opcw.org/special-sections/syria/) e il Segretario generale dell’Onu, un Comitato di inchiesta il cui mandato durerà un anno, con possibilità di proroga. Tutto si ferma qui perché la risoluzione non prevede alcun meccanismo per l’accertamento della responsabilità penale individuale. Intanto, i crimini contro la popolazione continuano (Press Release)

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/dopo-una-paralisi-di-due-anni-il-consiglio-di-sicurezza-interviene-sulla-siria.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/siria-fallimento-della-comunita-internazionale-lonu-non-trova-strade-per-la-soluzione-della-crisi.html

Scritto in: Armi | in data: 19 agosto 2015 |
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E’ entrato in vigore, dal 24 dicembre 2014, il Trattato sul commercio delle armi adottato dalle Nazioni Unite il 2 aprile 2013, che dovrebbe assicurare responsabilità e trasparenza nel commercio di armi, con l’obiettivo di impedire genocidi e 132361Disarmamentcrimini (http://www.un.org/disarmament/ATT/). Il Trattato, il primo sulla compravendita di armi convenzionali, dispone standard internazionali per la vendita e fissa il divieto per gli Stati parti di esportare armi convenzionali nei casi in cui lo Stato sia a conoscenza che le armi saranno utilizzate per compiere atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Come segnalato dall’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, Zeid, il commercio non regolato contribuisce alle gravi violazioni dei diritti umani (zeid). In questa direzione, il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha adottato la risoluzione 24/35 sull’impatto del trasferimento di armi nei conflitti armati sui diritti umani adottata l’8 ottobre 2013 (rapporto).

L’Italia ha proceduto alla ratifica con legge 4 ottobre 2013  n. 118 (ratifica), al pari dei Paesi membri dell’Unione europea. Mancano, tra gli altri,  i tre Paesi principali esportatori di armi ossia gli Stati Uniti, che hanno solo firmato l’accordo, ma che difficilmente potranno ratificarlo vista l’opposizione del Senato (https://www.congress.gov/bill/113th-congress/senate-concurrent-resolution/7/text?q=%7B%22search%22%3A%5B%22%5C%22Arms+Trade+Treaty%5C%22%22%5D%7D), la Cina e la Russia che non hanno proceduto neanche alla firma.

Intanto, lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha diffuso uno studio che raccoglie i dati sulla vendita delle armi indicando le aziende e i Paesi di origine. Il rapporto, relativo ai dati 2013, non fornisce informazioni sulle aziende cinesi perché la Cina non partecipa all’iniziativa (SIPRIFS1405).

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/approvata-la-risoluzione-onu-sul-commercio-di-armi-convenzionali.html.

Per approfondimenti si veda il sito delle Nazioni Unite sul disarmo http://www.un.org/disarmament/ATT/.

Scritto in: Armi | in data: 29 dicembre 2014 |
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Gli attentati a Madrid, Londra, Mosca e Boston mostrano che i terroristi riescono, con sempre maggiore facilità, a mettere le mani su sostanze chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari nonché sugli esplosivi (CBRN-E). Per arginare questo fenomeno, la Commissione europea ha presentato una comunicazione sul nuovo approccio dell’Unione europea nell’individuazione e nella minimizzazione dei danni provocati da CBRN-E (20140505_detection_and_mitigation_of_cbrn-e_risks_at_eu_level_en). L’Unione europea già da tempo è impegnata in quest’attività, come dimostra il rapporto sull’attuazione del piano d’azione in questo settore, ma ci sono ancora troppe falle nella lotta a questo fenomeno che ha carattere transfrontaliero perché il materiale viene acquistato, di frequente, in uno Stato membro e condotto in un altro Stato per la realizzazione di attentati. Nel segno della prevenzione, la Commissione ha adottato così la nuova comunicazione per favorire la cooperazione e un’adeguata azione collettiva anche nell’individuazione di nuove sostanze pericolose.

Scritto in: Armi | in data: 8 maggio 2014 |
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Dopo due anni e mezzo di conflitto e oltre 100.000 morti, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riesce ad intervenire sulla questione siriana. E, dopo tanti dibattiti e contrasti, lo fa con la risoluzione n. 2118 del 27 settembre 2013 che sposta in avanti o elimina del tutto lo scontro con Bashar al-Assad (N1348923). L’utilizzo delle armi chimiche in Siria è stato confermato nel rapporto relativo all’inchiesta voluta dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, diffusa agli Stati membri dell’Onu il 13 settembre (SG_Report_of_CW_Investigation). Grazie all’accordo concluso tra Stati Uniti e Russia del 14 settembre sull’eliminazione dell’arsenale di armi chimiche e la volontà di Assad di procedere in questa direzione, il Consiglio di sicurezza è intervenuto con una risoluzione adottata non nell’ambito del capitolo VII della Carta, ma con un generale richiamo all’art. 25 della Carta. In base alla risoluzione la Siria ha l’obbligo di non usare, produrre o arricchire l’arsenale di armi chimiche e di cooperare con il team delle Nazioni Unite istituito per supportare le attività dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, impegnata nello smantellamento dell’arsenale (OPCW, http://www.opcw.org/).

Una sorta di monitoraggio continuo, dagli esiti incerti. La Russia è riuscita ad ottenere che non si facesse alcun riferimento ai colpevoli dell’uso di armi chimiche in Siria e a richiedere un ulteriore passaggio al Consiglio di sicurezza per l’adozione di misure non implicanti o implicanti l’uso della forza nel caso di mancato rispetto della risoluzione (par. 21). Con il veto pronto in tasca.

Scritto in: Armi | in data: 2 ottobre 2013 |
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Fallito il tentativo di adottare un accordo nella conferenza sul commercio di armi svoltasi a New York dal 18 al 28 marzo (http://www.un.org/disarmament/ATT/), l’Assemblea generale ha provato a non seppellire ogni speranza di una regolamentazione nella materia approvando, il 2 aprile, la risoluzione che contiene il Trattato sul commercio delle armi dopo quasi dieci anni di negoziati sulle questioni legate alle vendite di armi sul piano internazionale (GADraft_ATT_text_27_Mar_2013-E).Peacekeeping - UNAMA

La risoluzione ha ottenuto ben 154 sì (inclusi gli Stati Uniti), 24 astensioni, tra le quali Russia, Cina, Cuba e India e tre no da Corea del Nord, Iran e Siria. Il Trattato, il primo sulla compravendita di armi convenzionali, fissa standard internazionali per la vendita. E’ vietato, in base all’articolo 6 par. 3, il trasferimento di armi se lo Stato è a conoscenza della circostanza che tali armi potrebbero essere usate per la commissione di crimini di guerra, contro l’umanità, genocidio e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra. E’ altresì vietato il trasferimento di armi se comporta una violazione degli obblighi imposti dal capitolo VII della Carta Onu e, in particolare, misure di embargo. Il Trattato non si occupa del commercio interno a uno Stato e delle regole sull’utilizzo di armi a livello nazionale. Dal 3 giugno il via alle ratifiche. Ne occorrono 50 per l’entrata in vigore del Trattato. E si prospetta una strada tutta in salita perché certo sia le astensioni di Paesi produttori di armi (Russia e Cina) sia compratori (India) sono destinate a pesare.
Scritto in: Armi | in data: 2 aprile 2013 |
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E’ stata approvato dalla Camera, in via definitifiva, il disegno di legge sulla ratifica ed esecuzione della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo, fatta a Dublino il 30 maggio 2008, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno (C. 4193http://nuovo.camera.it/126?leg=16&pdl=4193). L’Italia, rispetto agli altri Paesi Ue, come, per ricordarne alcuni, Austria, Belgio, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, è in forte ritardo nel procedimento di ratifica della Convenzione adottata a Dublino il 30 maggio 2010 e in vigore dal 1° agosto 2010 (http://www.clusterconvention.org/). Il Trattato stabilisce il divieto assoluto di impiego, sviluppo, fabbricazione, acquisto, deposito, conservazione e trasferimento di questo tipo di bombe che sono state utilizzate di recente anche nel conflitto in Libia, da Gheddafi, a Misurata (http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/15/libya-cluster-bomb-misrata).

 

Scritto in: Armi | in data: 21 maggio 2011 |
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Dal 1° agosto è entrata in vigore la Convenzione internazionale adottata a Dublino il 30 maggio 2008 che stabilisce il divieto di produzione, uso e possesso delle bombe a grappolo http://www.clusterconvention.org/pages/pages_ii/iia_textenglish.html, usate sempre più di frequente nei recenti conflitti, con gravi danni sulla popolazione civile. Sono 38 gli Stati che hanno ratificato la Convenzione che mette al bando le cluster bombs: tra gli altri, diversi Stati Ue come Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Slovenia, Spagna e Regno Unito.  L’Italia ha solo firmato il trattato, ma non l’ha ancora ratificato. Mancano anche Stati Uniti, Russia, Cina e Israele.

Scritto in: Armi | in data: 2 agosto 2010 |
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