La Casa Bianca ha pubblicato, il 5 dicembre, il rapporto dal titolo “Report on the Legal and Policy Frameworks Guiding the United States’ Use of Military Force and Related National Security Operations” con il quale l’amministrazione fa il punto sulle regole esistenti nel diritto internazionale e nel diritto interno, anche nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale (Legal_Policy_Report). Dal Lieber Code – si legge nell’introduzione – gli Stati Uniti puntano a sviluppare le regole necessarie ad assicurare il rispetto dei diritti fondamentali anche nei casi di uso della forza. Il testo parte dall’analisi dell’ordinamento internazionale, anche con riferimento alla legittima difesa, e spazia dalle modalità di condotta delle ostilità al trattamento dei prigionieri, passando per l’impiego delle nuove tecnologie e dei droni. Nel testo, che è anche un lascito alla nuova amministrazione, si richiama, pur con alcuni distinguo relativamente al regime speciale applicabile in caso di conflitti, il rispetto dei diritti umani nel caso di ostilità, con la ferma necessità di mettere al bando, in ogni circostanza, la tortura. E questo in tutti i luoghi sotto il controllo dell’amministrazione Usa. In primo piano, la situazione nei teatri principali di guerra come Afghanistam, Iraq, Siria, Somalia, Libia e Yemen. Uno spazio – molto breve – è dedicato a Guantanamo e alla pratica del targeting. Il Presidente Obama ha anche diffuso, nello stesso giorno, il Supplement 6-month War Powers Letter, presentato allo Speaker della Camera e al Presidente pro tempore del Senato (Letter from the President –).

Scritto in: diritto internazionale umanitario | in data: 23 dicembre 2016 |
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Quasi sessanta milioni di civili costretti a lasciare le proprie abitazioni, la propria vita, i familiari a causa di conflitti di diverso genere. E’ questo l’allarmante dato messo in luce nel 12esimo rapporto annuale sulla protezione dei civili nei conflitti armati diffuso dal Segretario generale delle Nazioni Unite il 13 maggio (S/2016/447 s_2016_447) e trasmesso al Consiglio di sicurezza. Nodo principale l’impunità diffusa nei confronti degli autori di crimini contro i civili in particolare in Afghanistan, in Siria e nello Yemen, luoghi nei quali si verificano le più gravi violazioni del diritto internazionale umanitario sia da parte di attori statali sia non statali. Nel 2015 – si legge nel rapporto – in Afghanistan sono stati colpiti ben 11.002 civili, con 3.545 morti e 7.457 feriti, molti dei quali bambini. I giornalisti uccisi, nel complesso, sono stati 52. Pochi i dati positivi riguardo alle misure per la protezione dei civili e, soprattutto, alla punizione degli autori di crimini. Tra questi, l’azione avviata nei confronti dell’ex Presidente del Ciad Hissène Habré, primo caso di esercizio della giurisdizione universale in Africa.

Scritto in: diritto internazionale umanitario | in data: 1 agosto 2016 |
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logoDodici volumi che mettono nero su bianco ciò che a tutti era noto e cioè che l’invasione dell’Iraq sferrata da Regno Unito e Stati Uniti nel 2003 non solo è stata illegittima ma anche inutile. Con gravi ripercussioni sulla popolazione civile colpita duramente dal conflitto ma anche sulla sicurezza mondiale perché anche da lì è proliferato il terrorismo internazionale. Dopo sette anni di lavoro lo scrive Sir John Chilcot, nominato dall’ex Primo Ministro Gordon Brown che nel 2009 aveva voluto istituire una commissione di inchiesta, nel rapporto pubblicato il 6 luglio che punta chiaramente il dito contro la scellerata scelta dell’allora Primo Ministro Tony Blair di affiancare l’ex Presidente degli Stati Uniti George W. Bush nell’attacco all’Iraq (qui il rapporto completo http://www.iraqinquiry.org.uk/the-report/, con varie sezioni dedicate alle prove e alle testimonianze). Un’invasione – il primo caso che ha coinvolto il Regno Unito dal termine della Seconda Guerra Mondiale – in aperto contrasto con il diritto internazionale tanto più che, come risulta dalla parte del rapporto dedicata all’adozione della risoluzione n. 1441 dell’8 novembre 2002, era chiaro che il mancato rispetto dell’atto approvato dal Consiglio di sicurezza non comportava in alcun modo l’automatico ricorso all’uso della forza. Malgrado il Relatore Chilcot sottolinei che il rapporto non si pronuncia sulla legalità dell’invasione chiedendo che la parola passi a un tribunale, è evidente il giudizio sull’illegittimità dell’intervento.

L’ex Premier – si legge nel rapporto – non ha provato a trovare una soluzione pacifica e il ricorso all’azione militare non era l’ultima risorsa. Non solo. Le prove circa l’esistenza di armi di distruzione di massa erano deboli. Tra le conseguenze, la morte di molti civili, come indicato nel volume VII del rapporto e come già denunciato da Wikileaks che ha segnalato, da tempo, all’opinione pubblica, gli alti costi in termini di vite umane di un conflitto inutile. Un verdetto duro e chiaro che non lascia margini a Tony Blair adesso conferenziere di successo. Con buona pace delle vittime civili e militari e dei loro familiari. E anche del mondo, sconvolto dal terrorismo internazionale partito forse proprio da lì. Intanto, l’Ufficio del Procuratore della Corte Penale internazionale è intervenuto, il 4 luglio, per smentire un articolo del Telegraph precisando che la Procura sta svolgendo unicamente un esame preliminare e non un’indagine sui presunti crimini di guerra commessi da cittadini britannici in Iraq dal 2003 al 2008 (dichiarazione). Qui sono disponibili i documenti relativi all’esame preliminare della Procura: https://www.icc-cpi.int/iraq.

Scritto in: diritto internazionale umanitario | in data: 7 luglio 2016 |
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Il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha pubblicato il volume “Law of War Manual” (Law-of-War-Manual-June-2015) che mira a disegnare il quadro normativo esistente sul piano internazionale e le regole dell’ordinamento Usa. Tuttavia, malgrado si tratti di una pubblicazione del Dipartimento della Difesa, nella premessa è precisato che il volume non riflette necessariamente  le posizioni del Governo degli Stati Uniti nel suo complesso. Il Manuale, costituito da 19 capitoli, affrontate le questioni di carattere generale e i principi alla base del diritto bellico, si sofferma sulle regole esistenti in materia di condotta delle ostilità, di armi, di feriti, di naufraghi e di malati, del personale medico, della detenzione, dei prigionieri di guerra, dei civili nelle mani di una parte al conflitto, dei private contractors, dell’occupazione militare, delle reazioni tra i belligeranti, della guerra navale, aerea e spaziale. Si passa poi all’esame delle problematiche legate alla neutralità e alla cyberwar. Spazio anche ai conflitti non internazionali. Per quanto riguarda i combattenti illegittimi o combattenti non privilegiati, che non godono di tutele come quelle accordate ai prigionieri di guerra è utilizzata la classificazione fornita dalla Corte suprema e, pur constatando che manca una definizione nei trattati, si ritiene che la categoria sia un’implicita conseguenza della creazione delle categorie dei combattenti legittimi e dei civili. Non poche perplessità suscita la parte riservata ai giornalisti che, se in via generale sono considerati come civili, in alcuni casi, quando divulgano informazioni utili al nemico, sono definiti come combattenti illegittimi.

La parte finale è dedicata all’attuazione effettiva del diritto bellico e alla punizione di coloro che commettono violazioni dello ius in bello sia dinanzi ai tribunali nazionali sia dinanzi a quelli internazionali o ibridi. Il capitolo conclusivo raccoglie la documentazione rilevante.

Scritto in: diritto internazionale umanitario | in data: 4 settembre 2015 |
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Il Consiglio d’Europa lancia l’allarme sulle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario provocate dall’impiego sempre più diffuso dei droni. In particolare, l’Assemblea parlamentare ha approvato, il 23 aprile, una risoluzione (Doc. n. 2051, risoluzione), con 53 voti a favore, 1 no e 2 astensioni e una raccomandazione (Doc. n. 2069, 55 sì, 1 no e una astensione, raccomandazione). USdroneI due testi fanno seguito al rapporto su “Drones and Targeted Killings: the Need to Uphold Human Rights and International Law”, redatto da Díaz Tejera Arcadio (Doc. n. 13731 del 16 marzo 2015, droni) e approvato dal Comitato affari giuridici. Dal rapporto emerge un quadro allarmante in cui aumentano, in particolare da parte degli Stati Uniti e di Israele, in zone come il Pakistan, lo Yemen, il Sudan e l’Afghanistan, i bombardamenti e le targeted killings con i droni che, ormai, sono usati su larga scala anche perché non mettono a rischio le vite dei piloti. Ma certo quelle dei civili sì, come dimostrato dai numerosi errori e dai cosiddetti danni collaterali verso non combattenti. Nella risoluzione si auspica un sistema di autorizzazione più rigoroso e la costituzione di organismi indipendenti per fare luce sull’utilizzo e sul rispetto del diritto internazionale.

Intanto anche l’Onu, con una dichiarazione di un gruppo di esperti (Onu), ha accolto con favore la dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti Obama in ordine all’accertamento sui danni provocati dai droni nelle azioni per combattere il terrorismo (da ultimo l’uccisione del cooperante italiano Giovanni Lo Porto, ucciso da un drone mentre era ostaggio dei talebani), ma ha richiamato l’attenzione sulla necessità che l’approccio non sia ex post ma ex ante, con regole in grado di impedire danni e violazioni del diritto internazionale.

Scritto in: diritti umani, diritto internazionale umanitario | in data: 8 maggio 2015 |
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La Commissione affari esteri del Parlamento europeo ha reso noto uno studio sulle violazioni degli obblighi internazionali da parte di Israele nel trattamento dei detenuti palestinesi (PE 491.484, prigionieri). Nello studio, redatto da due studiosi e divulgato a marzo, si sottolinea che da molti anni Israele nega i diritti riconosciuti nella IV Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra ai detenuti palestinesi privati della libertà per questioni connesse all’occupazione israeliana in Palestina. Definiti come combattenti illegittimi, in base alle norme interne, possono essere detenuti senza che venga formulata una specifica accusa. Non solo. Le autorità israeliane, che negano il riconoscimento dello status di prigionieri di guerra, possono impedire visite dall’esterno, incluse quelle degli avvocati, senza rispettare l’articolo 76 della IV Convenzione di Ginevra che fissa obblighi sulle Potenze occupanti per il trattamento dei detenuti. Ad avviso degli autori dello studio sarebbe necessario che l’Unione europea avvii al più presto un’inchiesta e agisca concretamente.

Si veda anche lo studio delle Nazioni Unite http://unispal.un.org/pdfs/12-45320.pdf.

Scritto in: diritto internazionale umanitario | in data: 26 marzo 2013 |

Obiettivo scuole e ospedali. Con i bambini principali vittime di attacchi commessi in violazione del diritto internazionale. Il Rappresentante speciale per i bambini e i conflitti armati, Coomaraswamy, lo ha sottolineato nel rapporto annuale “Bambini e conflitti armati” del 23 aprile 2011 (N1127533) nel quale ha preso in esame 22 situazioni di conflitto (Afghanistan, Burundi, Repubblica Centro Africana, Ciad, Colombia, Costa d’avorio, Repubblica democratica del Congo, Haiti, India, Iraq, Libano, Myanmar, Nepal, Palestina, Israele, Pakistan, Filippine, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Thailandia del sud, Uganda e Yemen). “Molte infrastrutture scolastiche, nel 2010,- ha precisato Coomaraswamy –  sono state distrutte da individui armati e sia studenti sia educatori sono stati attaccati, minacciati e intimiditi”. Continua poi il fenomeno del reclutamento dei bambini soldati, utilizzati anche  in Iraq e Yemen. Se alcuni progressi sono stati compiuti in Sudan e Somalia, il 2010 resta comunque un anno tragico.

Il rappresentante speciale ha richiamato tutte le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale umanitario.

Scritto in: diritti dei bambini, diritto internazionale umanitario | in data: 30 maggio 2011 |

Un rapporto shock, con la descrizione di migliaia di morti, stupri e mutilazioni, che non hanno risparmiato neanche bambini. Le Nazioni Unite, il 1° ottobre, hanno divulgato il rapporto sulle atrocità commesse in Congo tra il 1993 e il 2003, già anticipate da Le monde (http://www.ohchr.org/Documents/Countries/ZR/DRC_MAPPING_REPORT_FINAL_EN.pdf). In 10 anni sono racchiuse le più gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, soprattutto contro la popolazione civile, in un clima – scrive il rapporto – di quasi totale impunità. L’Alto commissario dei diritti umani, Navi Pillay, ha precisato che il rapporto vuole essere anche un contributo per favorire un processo che porti al rafforzamento della giustizia transitoria nella zona. In un database segreto sono poi contenuti elementi utili per individuare gli autori di alcuni crimini che potrebbero essere utilizzati per stabilire la responsabilità penale individuale.

Scritto in: diritto internazionale umanitario | in data: 2 ottobre 2010 |
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