Ascolto del minore indispensabile per i procedimenti relativi alla sottrazione internazionale di minori. La Corte di cassazione, prima sezione civile, con la sentenza n. 3319/17 dell’8 febbraio (3319), ha accolto il ricorso del pubblico ministero che chiedeva l’annullamento del provvvedimento del Tribunale per i minorenni di Catanzaro con il quale era stato disposto il ritorno in Irlanda di una bambina. La madre aveva sottratto la minore conducendola in Italia. I giudici avevano ordinato il rientro in Irlanda anche perché non sussistevano condizioni ostative ai sensi dell’articolo 13 della Convenzione dell’Aja del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, ossia il fondato rischio per il minore di essere esposto, al rientro, a pericoli fisici o psichici. Per la Suprema Corte, i giudici avevano l’obbligo di sentire il minore anche alla luce della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo. Ed invero, poiché il Tribunale per i minorenni non ha neanche indicato le ragioni che l’hanno spinto a non sentire il minore, la Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio.

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 25 aprile 2017 |
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Se la pena accessoria, in un caso di sottrazione internazionale di minori, è sospesa non è possibile sollevare una questione di legittimità costituzionale con riguardo all’assenza di un mancato riesame del provvedimento che impedisce l’esercizio della responsabilità genitoriale alla persona condannata per sottrazione. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sesta sezione penale, con la sentenza n. 17679/16 depositata il 28 aprile (17679). La Suprema Corte ha respinto il ricorso di una donna, cittadina tedesca, condannata dal Tribunale di Trento per sottrazione internazionale di minore. La donna era rientrata in Germania con la figlia, con conseguente lesione dei diritti del padre. La Cassazione ha confermato il giudizio dei giudici di merito che avevano escluso un pericolo per la minore idoneo a giustificare un allontanamento della bimba. La Cassazione, inoltre, ha ritenuto inammissibile la questione di legittimità costituzionale, pur considerandola di particolare interesse, relativa alla pena accessoria della sospensione della potestà genitoriale, ritenuta dalla ricorrente in contrasto con la Convenzione di New York del 20 novembre 1989 sulla tutela del fanciullo e con l’articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea nella parte in cui gli articoli 574-bis e 34 del codice penale consentono una pena accessoria per una durata predeterminata. La Cassazione ha escluso la questione perché la donna gode del beneficio della sospensione della pena accessoria e, quindi, la questione di legittimità costituzionale si potrebbe porre solo se, in futuro, venisse revocata la sospensione.

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 22 maggio 2016 |
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Il Ministero della giustizia ha diffuso ieri le statistiche riguardanti l’applicazione della Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale del minore, ratificata dall’Italia con legge 15 gennaio 1994 n. 64 (si veda la pagina del ministero della giustizia dedicata alla sottrazione internazionale di minori e al diritto di visita https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_5_10.wp). I dati riguardano l’attività dell’Autorità centrale italiana (autoritacentrali.dgm@giustizia.it) aggiornati sin al 2015. Con riferimento all’anno passato, il totale dei casi ammonta a 211 (a fronte dei 215 del 2014), 156 casi attivi, ossia situazioni in cui l’Autorità centrale italiana ha chiesto la collaborazione dell’Autorità centrale dello Stato estero in cui il minore è stato condotto e 55 casi passivi (istanze). Trentadue le istanze per il diritto di visita (25 nel 2014).

Qui i file con l’ulteriore documentazione ritorni , parte IVV

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/sottrazione-internazionale-dei-minori-uno-studio-dellunione-europea.html

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 24 marzo 2016 |
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Giusta la condanna per sottrazione internazionale di minore se la donna che impedisce il diritto di visita del padre, portando le figlie all’estero, accusa in modo generico l’ex marito di abusi sessuali verso le figlie, malgrado la sua assoluzione. Lo ha precisato la Corte di cassazione, sesta sezione penale, con la sentenza n. 51050/15 depositata il 29 dicembre (51050:15). A rivolgersi alla Suprema Corte una cittadina rumena che era stata condannata dalla Corte di appello di Milano per sottrazione internazionale di minori, avendo condotto le figlie in Romania e impedito al padre di vederle, malgrado il diritto di visita a lui assicurato. La Suprema Corte non solo ha rigettato il ricorso in ragione dell’assoluzione del padre dalla generica accusa di abusi sessuali, ma ha anche precisato che non è possibile chiedere alla Corte di appello o alla Cassazione la sospensione del procedimento con la messa alla prova di cui all’articolo 168-bis del codice penale tanto più che il procedimento era pendente alla data dell’entrata in vigore delle modifiche dell’istituto. Per la Suprema Corte, in questo caso, non si configura alcuna violazione del principio di retroattività della lex mitior, come confermato dalla pronuncia della Corte costituzionale n. 240/2015 con la quale la Consulta ha precisato che l’assenza nella legge 28 aprile 2014 n. 67 di una disciplina transitoria “che consenta di superare il principio tempus regit actum non è censurabile in forza dell’articolo 7 della CEDU”.

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 13 gennaio 2016 |
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No al rientro dei minori nel Paese della residenza abituale se ci sono rischi per il loro benessere psichico e fisico. Lo ha precisato la Corte di cassazione, prima sezione civile, con la sentenza del 19 agosto 2015 n. 16904/15 (16904) con la quale la Suprema Corte ha ritenuto motivato e legittimo il provvedimento del Tribunale per i minorenni che aveva respinto la richiesta di un padre il quale chiedeva che i tre figli minorenni, tornati in Italia con la madre, rientrassero negli Stati Uniti, luogo della residenza abituale. Da un lato, la Corte ha ritenuto fondato il motivo di doglianza del padre che contestava la decisione del Tribunale secondo il quale non era stato dimostrato che i tre minori avessero la residenza abituale negli Stati Uniti. E’ evidente – precisa la Cassazione – che nel caso di bambini il fatto che risiedessero e frequentassero la scuola materna negli Stati Uniti è un chiaro indizio della sussistenza della residenza abituale dei minori negli Usa, senza che sia necessario dimostrare che lì era il centro dei riferimenti affettivi, culturali e sociali. Trattandosi di bambini molto piccoli, infatti, era sufficiente che vivessero negli Stati Uniti. La Corte di Cassazione ha invece condiviso la scelta del Tribunale per i minorenni che ha deciso per il mancato rientro dei minori in ragione del rischio per i bambini di essere esposti a pericoli fisici o psichici, situazione che era stata accertata dai giudici del Tribunale per i minorenni, in linea con quanto previsto dall’articolo 13 della Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale del minore. Giustificato così il no al rientro e il rigetto del ricorso del padre.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/sottrazione-internazionale-dei-minori-uno-studio-dellunione-europea.html

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 2 settembre 2015 |
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Non è un’imposizione o una limitazione della libertà di stabilimento l’obbligo per il coniuge affidatario di risiedere in un luogo che consenta al padre di vedere il figlio. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sesta sezione penale, con la sentenza n. 33983/15 depositata il 3 agosto, chiamata ad occuparsi di un caso di sottrazione internazionale di minore (33983). Alla Suprema Corte si era rivolta una donna alla quale, accertato che il reato di sottrazione internazionale dei minori era prescritto, era stato imposto di non allontanarsi dall’Italia, in violazione, secondo la donna, della Convenzione dell’Aja sulla sottrazione internazionale dei minori del 1980 che consente al coniuge affidatario di decidere liberamente la propria residenza. Una posizione respinta dalla Cassazione che, preso atto della prescrizione, ha tenuto a chiarire che il coniuge non può allontanarsi all’insaputa dell’altro genitore, impedendo così contatti tra padre e figlio. Non si tratta, in  questi casi, di un’imposizione coatta che limita diritti, ma di un provvedimento idoneo a tutelare i diritti dei componenti della famiglia e consentire il diritto di visita. “Lungi dal creare un’imposizione coatta di una residenza alla madre – scrive la Cassazione – nel caso concreto si versa nella ben diversa prospettiva dell’utile perseguimento dell’interesse dei minori”, che deve prevalere su tutto.

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 30 agosto 2015 |
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La Corte di Cassazione, sesta sezione penale, con sentenza n. 33989/15 ha respinto il ricorso di una donna condannata per sottrazione internazionale di minori (33989). La donna aveva impugnato la pronuncia della Corte di appello di Venezia che l’aveva condannata anche per non aver eseguito il provvedimento del giudice italiano. Per la Cassazione il delitto di sottrazione internazionale di minori non può essere giustificato per i presunti illeciti commessi dal padre, così come poco importa che il padre fosse a conoscenza che la bambina si trovava in Austria. La donna poi rivendicava il rispetto delle pronunce delle autorità giudiziarie austriache che avevano deciso per il non rientro in Italia della minore. Una pronuncia irrilevante considerando che si trattava di provvedimenti relativi solo ad attività successiva rispetto alla mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice italiano e alla sottrazione di minore incapace.

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 18 agosto 2015 |

Sottrazione internazionale di minori e residenza abituale. La Corte suprema inglese è intervenuta, con la sentenza depositata il 22 maggio (AR v RN, [2015] UKSC 35, uksc-2015-0048-judgment) a fornire taluni chiarimenti in particolare sui parametri da applicare per determinare la residenza abituale del minore, ponendo in primo piano la stabilità della residenza e considerando priva di rilievo l’intenzione dei genitori di assumere una specifica residenza in modo permanente. Alla Suprema Corte si era rivolto il padre di due bambine che erano nate e cresciute in Francia. La madre, con il consenso del padre, che era rimasto in Francia, si era recata in Scozia. Dopo qualche mese la relazione era finita e la donna aveva deciso di rimanere in Scozia, impedendo all’ex partner (la coppia non era sposata) di portare i bambini in Francia. L’uomo aveva così iniziato un procedimento per sottrazione internazionale di minori sulla base della circostanza che i bambini avevano la residenza abituale in Francia. I giudici di primo grado gli avevano dato ragione. Non così i giudici di secondo grado i quali avevano constatato che la residenza abituale dei minori era in Scozia e giudicato irrilevante la circostanza che i genitori avessero o meno l’intenzione di spostare la residenza dalla Francia alla Scozia. Una conclusione condivisa dalla Corte Suprema la quale è partita dalla constatazione che la residenza abituale va verificata sulla base di elementi di fatto e che l’intenzione dei genitori è solo uno degli elementi da prendere in considerazione. Ciò che conta – osserva la Corte – è il grado di integrazione nell’ambiente sociale e familiare del Paese in questione. Tanto più che nessuna norma vieta unilateralmente il cambio della residenza abituale del minore. La Suprema Corte ha raggiunto detta conclusione tenendo conto della Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale del minore e del regolamento 2201/2003 relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, nonché della sentenza Mercredi (C-497/10) della Corte di giustizia dell’Unione europea del 22 dicembre 2010. In quell’occasione, i giudici di Lussemburgo hanno precisato che, ai fini dell’accertamento della residenza abituale, è necessario verificare che la presenza in un Paese non abbia un mero carattere temporaneo e che il minore sia integrato nell’ambiente sociale e familiare considerando la durata, la regolarità, le condizioni e le ragioni del soggiorno in uno Stato membro. Nel caso all’attenzione della Corte suprema inglese, le minori erano vissute in Scozia per un anno, in modo stabile, e si erano integrate nel contesto sociale e familiare. Di conseguenza, nel caso di specie, i minori erano residenti in modo abituale in Scozia, poiché non rileva l’intenzione dei genitori o la volontà iniziale di trasferirsi per un periodo determinato piuttosto che per sempre. Essenziale, invece, la stabilità dei minori in un Paese, tenendo conto che il trascorrere del tempo è indice di detta stabilità, mentre non ha importanza il carattere permanente. Di qui la conseguenza che non vi è stata alcuna sottrazione internazionale.

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 5 giugno 2015 |
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E’ conforme al regolamento Ue n. 2201/2003 sulla competenza, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e di responsabilità genitoriale, lo sdoppiamento della giurisdizione sul rientro e sull’affidamento. Con la conseguenza che la decisione sul rientro deve essere presa dal giudice del luogo in cui il minore ha acquisito la nuova residenza in base al principio di prossimità e quella sull’affidamento dal giudice del luogo in cui il minore risiedeva in modo abituale prima del trasferimento illecito. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, prima sezione civile, con la sentenza n. 9632/15 depositata il 12 maggio 2015 (9632). La Suprema Corte ha anche precisato che se il minore si è del tutto ambientato nel Paese nel quale l’ha condotto la madre e il padre mostra elementi di inadeguatezza è corretto non ordinare il ritorno della bambina. Questi i fatti. Una donna si era allontanata dall’Italia, luogo della residenza abituale, con la figlia, recandosi in Polonia e impedendo al padre di vedere la bambina. Quest’ultimo aveva così chiesto all’Autorità centrale il rientro in Italia della minore in base alla Convenzione dell’Aja sulla sottrazione internazionale dei minori del 1980. La domanda era stata trasmessa ai giudici polacchi secondo i quali, però, pur in presenza dell’illegittimo trasferimento, sussistevano gravi motivi ostativi al rientro in Italia. Il Tribunale di Firenze si era dichiarato competente in base al regolamento n. 2201/2003 per decidere sulla richiesta del padre in ordine all’affidamento esclusivo, considerando che la minore, sino al momento della decisione della madre di partire per la Polonia, era residente in Italia. Nel merito, però, il Tribunale aveva respinto il ricorso del padre ritenendo che fosse meglio per la minore rimanere in Polonia con la madre e la nonna. Una conclusione condivisa dalla Corte di appello che ha dato rilievo preminente all’interesse superiore del minore che si trovava in Polonia in condizioni abitative ed economiche adeguate. L’uomo si è così rivolto alla Cassazione che, però, gli ha dato torto. In particolare, secondo la Suprema Corte,  la minore si era del tutto ambientata in Polonia raggiungendo un equilibrio adeguato alla sua crescita. La scelta dell’affidamento esclusivo alla madre, quindi, malgrado il suo comportamento illegittimo, aveva un solido fondamento nell’interesse superiore della minore a fronte, invece, di evidenti elementi di inadeguatezza del padre. La Cassazione, poi, con riguardo alla presunta violazione del regolamento n. 2201/2003 e, in particolare, degli articoli 10 e 11, in ragione del fatto che, secondo il ricorrente, il Tribunale di Firenze avrebbe dovuto provvedere sull’istanza di rientro, ha chiarito che detto regolamento non deroga al criterio di competenza della Convenzione sulla sottrazione internazionale del 1980 attribuendo la competenza al giudice del luogo in cui il minore aveva la residenza abituale prima del trasferimento o del mancato rientro fino a che il minore non abbia acquisito la residenza in un altro Stato Ue.

In ogni caso, poi, a tutela del minore, in materia di affidamento e responsabilità genitoriale la competenza è attribuita “al giudice dello Stato membro dell’Unione europea nel quale il minore aveva la residenza abituale prima del trasferimento”. Si tratta – precisa la Cassazione – di una conservazione della competenza che porta a una temporanea fase di sdoppiamento della giurisdizione sul rientro e sull’affidamento, funzionale a impedire che venga rescissa la competenza del giudice del luogo in cui il minore aveva la residenza abituale prima dell’illecito trasferimento.

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 29 maggio 2015 |
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Se manca il presupposto dell’effettivo esercizio del diritto di affidamento deve essere escluso il rientro del minore nei casi di sottrazione internazionale. Non basta, quindi, il regime astratto dell’affidamento legale per giustificare il ritorno. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, prima sezione civile, con sentenza n. 6139/15 del 26 marzo 2015 (sottrazione), chiamata ad applicare la Convenzione dell’Aja sulla sottrazione internazionale dei minori del 25 ottobre 1980, ratificata dall’Italia con legge 15 gennaio 1994 n. 64. A rivolgersi alla Cassazione è stata la madre di una bambina, che aveva impugnato il decreto del Tribunale di Catania il quale aveva disposto il ritorno della minore in Belgio, dal padre che si era rivolto all’Autorità centrale belga. La coppia si era separata e la donna aveva lasciato il Belgio, dove prima viveva con il marito, tornando in Italia. La Cassazione ha chiarito che presupposto per il ritorno del minore è che, al momento del trasferimento, il diritto di affidamento sia effettivamente esercitato dal richiedente senza che rilevino le cause e le ragioni del mancato esercizio. Così non era nel caso di specie senza che fossero indicate le cause e le ragioni del mancato esercizio, malgrado l’onere probatorio “riguardante l’effettivo esercizio del diritto di custodia” sia a carico del genitore non convivente. Non basta – osserva la Cassazione – basarsi sul regime astratto dell’affidamento legale o invocare un viaggio a Disneyland poiché il concreto esercizio di un potere genitoriale non deve avere carattere episodico. Va poi aggiunto che il padre aveva visto la bambina pochissime volte limitandosi ad esercitare il diritto di visita e non quello di custodia. La bambina, poi, era andata poche volte a scuola anche per difficoltà legate alla lingua del luogo. Di conseguenza è stato accolto il ricorso della madre, con annullamento, con rinvio, del provvedimento di ritorno del minore.

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 2 aprile 2015 |
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