Basta un clic per dire sì all’attribuzione di competenza a un giudice negli acquisti via web se la clausola attributiva è accessibile ed è possibile salvarla o stamparla. E’ la Corte di giustizia Ue a stabilirlo nella sentenza del 21 maggio (causa C-322/14, C-322:14), destinata a far alzare la soglia di attenzione nel caso di acquisti online proprio perché, quando si accede alle condizioni generali di vendita e si apre una finestra che include l’indicazione del giudice competente in caso di controversie, questo implica il via libera all’attribuzione della giurisdizione al giudice indicato nel testo. A chiamare in aiuto Lussemburgo sono stati i giudici tedeschi prima di risolvere una controversia tra un acquirente, residente in Germania, che aveva acquistato sul web un autoveicolo elettrico, e la società sussidiaria tedesca con casa madre belga, che aveva annullato la vendita. L’acquirente aveva chiesto al giudice tedesco, ritenuto competente, di ordinare il trasferimento della proprietà del veicolo, contestando l’utilizzo della clausola attributiva di competenza a favore del giudice belga, inclusa nelle condizioni generali di vendita per le transazioni effettuate online. A suo dire, infatti, mancava la forma scritta richiesta, per l’attribuzione di competenza a un giudice, dall’articolo 23 del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale (sostituito dal n. 1215/2012).

Nodo della questione è se la procedura di accettazione delle condizioni generali di vendita, che include la clausola attributiva di competenza tramite clic, soddisfi i criteri del regolamento. E questo anche se la finestra non si apre automaticamente nel momento di registrazione sul sito o durante la transazione. La Corte osserva che l’articolo 23 stabilisce che la clausola attributiva di competenza deve essere conclusa per iscritto, oralmente con conferma scritta o secondo una forma conforme alla pratica stabilita tra i contraenti o propria del commercio internazionale. Inoltre, per favorire l’utilizzo della volontà delle parti nella scelta del giudice, è ammessa ogni comunicazione elettronica “che permetta una registrazione durevole della clausola”. E questo anche se il testo delle condizioni generali non è effettivamente “registrato durevolmente dal compratore prima o dopo che egli abbia contrassegnato la casella che indica l’accettazione delle suddette condizioni”. La validità dipende così dall’accessibilità attraverso lo schermo e dalla possibilità di salvare e stampare la clausola prima della conclusione del contratto. Nessun rilievo, invece, al fatto che la pagina web non si apra automaticamente quando il cliente si registra sul sito web o in ogni operazione di acquisto.

Scritto in: regolamento 44/2001 | in data: 31 maggio 2015 |
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Nessuna contrarietà all’ordine pubblico dell’esecuzione di un provvedimento cautelare straniero (l’astrainte belga). La Corte di Cassazione, prima sezione civile, con sentenza n. 7613/15 del 15 aprile 2015 ha confermato la delibazione e l’esecuzione, in base al regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale, sostituito, dal 10 gennaio, dal n. 1215/2012, di un provvedimento emesso in Belgio (7613). Al centro del ricorso in Cassazione, la pronuncia della Corte di appello di Palermo del 26 settembre 2012 con la quale era stata respinta l’opposizione al decreto di esecutività in Italia dell’ordinanza adottata dal Giudice del sequestro di prima istanza di Bruxelles che aveva disposto la liquidazione di un importo per il ritardo nella consegna al sequestratario. Per la Cassazione, non si è verificata una violazione dell’articolo 42 del regolamento n. 44/2001 che impone  l’immediata comunicazione alla parte contro la quale è richiesta l’esecuzione perché, malgrado il ritardo nella notifica del provvedimento ai ricorrenti, questi ultimi non avevano subito alcun pregiudizio del diritto di difesa come dimostrato dalle memorie presentate. Così non si è verificata alcuna contrarietà all’ordine pubblico individuato come motivo di esclusione all’esecuzione sia dall’articolo 34 del regolamento n. 44/2001 sia dall’articolo 45 del regolamento n. 1215/2012. E’ vero che nel nostro ordinamento la responsabilità civile ha una funzione di reintegrazione e non punitiva, ma con l’articolo 614 bis del codice di procedura civile è stato introdotto un istituto simile all’astrainte belga, ossia una misura coercitiva indiretta, sanzionatoria ma non punitiva. Non basta, per sostenere la contrarietà all’ordine pubblico, la diversità della disciplina tra due ordinamenti poiché è necessario verificare gli effetti del provvedimento da eseguire e procedere a una valutazione complessiva. La Corte, poi, precisato che non si trattava di danni punitivi ma di un provvedimento emesso per assicurare la consegna con l’obbligo di pagare una somma per ogni giorno di mancata esecuzione, afferma che anche nell’ordinamento italiano vi sono misure generali e speciali per fronteggiare l’inadempimento di obblighi non coercibili in forma specifica. La misura funzionale  a costringere l’adempimento e, in caso di inadempimento, la condanna al pagamento di una somma che si accresce con il decorrere del tempo, non è così contraria all’ordine pubblico italiano proprio perché non si può considerare “in contrasto con un principio fondamentale, desumibile dalla Costituzione o da fonti equiparate”.

Scritto in: regolamento 1215/2012, regolamento 44/2001 | in data: 17 aprile 2015 |
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Azioni di risarcimento per lesione del diritto d’autore via internet dinanzi al giudice del luogo in cui le immagini sono accessibili, ma unicamente per i danni provocati sul territorio dello Stato membro del giudice. Lo ha chiarito la Corte di giustizia dell’Unione europea nella sentenza Hejduk, depositata il 22 gennaio (C-441/13, Hejduk). Al centro del rinvio pregiudiziale sottoposto a Lussemburgo dai giudici austriaci, l’interpretazione dell’articolo 5 del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale sostituito, dal 10 gennaio, dal n. 1215/2012.

Oggetto della controversia nazionale, il ricorso giurisdizionale presentato da una fotografa professionista che aveva autorizzato una società ad utilizzare alcune sue riproduzioni nel corso di un convegno. Tuttavia, la società aveva poi diffuso le immagini anche sul proprio sito internet consentendo agli utenti di scaricarle. Di qui l’azione della professionista dinanzi al Tribunale di primo grado di Vienna. Prima di accertare l’entità del risarcimento, i giudici austriaci hanno voluto avere chiarimenti dagli eurogiudici sulla propria competenza in base all’articolo 5, comma 3 del regolamento 44/2001, tanto più che, secondo la società convenuta, il sito internet non era destinato all’Austria, con la conseguenza che la mera facoltà di consultarlo non consentiva – a suo avviso – di attribuire la competenza al giudice austriaco. Di segno opposto la posizione della Corte Ue. L’articolo 5, che stabilisce competenze speciali aggiuntive rispetto alla regola generale dell’attribuzione della giurisdizione al giudice del domicilio del convenuto, individua la competenza anche in capo al giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire, in linea con l’obiettivo di buona amministrazione della giustizia e per ragioni di economia processuale. Spetta così al ricorrente scegliere di quale titolo di giurisdizione avvalersi. Chiarito che nei casi di violazione del diritto d’autore via internet non è rilevante l’evento causale, ossia “l’avviamento del processo tecnico finalizzato alla visualizzazione delle fotografie sul sito internet”, la Corte dà rilievo al comportamento del proprietario del sito che ha preso le sue decisioni nella sede della società, ossia fuori dall’Austria. Tuttavia, osserva la Corte, questo non vuol dire che il danno si sia verificato unicamente nello Stato membro in cui la società ha preso la decisione di mettere in rete le fotografie. E’ evidente che il danno può realizzarsi anche in un altro Stato in cui il diritto d’autore è tutelato. Così è avvenuto in questo caso: la fotografa, infatti, rivendica la lesione del diritto in Austria, Stato in cui il diritto d’autore è protetto. Poco importa – scrive la Corte – che il sito sul quale sono state pubblicate le fotografie ha un dominio nazionale di primo livello tedesco. L’articolo 5, comma 3, infatti, non richiede che il sito sia diretto verso lo Stato membro del giudice adito. Ciò che conta è l’accessibilità. Di conseguenza, considerando che il sito è accessibile in Austria e che qui il diritto d’autore è tutelato, il titolare del diritto d’autore può agire dinanzi al giudice austriaco che è però competente a conoscere solo dei danni causati sul proprio territorio. Una delimitazione che, quindi, fa sì che i giudici di altri Stati membri restino competenti per i danni provocati al diritto d’autore sul proprio territorio.

Scritto in: regolamento 44/2001 | in data: 2 febbraio 2015 |
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La Corte di cassazione, sezioni unite civili, interviene nella controversa questione relativa alla determinazione del giudice competente nelle controversie sulle compravendite internazionali. E lo fa con la sentenza n. 24279/14, depositata il 14 novembre (Cassazione_24279_2014), che fa anche il punto sugli orientamenti della Corte di giustizia dell’Unione europea e sul rapporto tra regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale e il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (che dal 10 gennaio 2015 sarà sostituito dal regolamento n. 1215/2012) e gli usi della Camera di commercio internazionale (Incoterms). Nel caso all’attenzione della Cassazione, che ha escluso la giurisdizione del giudice italiano, una società italiana aveva adito il giudice nazionale chiedendo e ottenendo un’ingiunzione nei confronti di una società slovena che non aveva corrisposto il pagamento per i pezzi di ricambio forniti. La società slovena aveva eccepito il difetto di giurisdizione in base al regolamento n. 44/2001. Una tesi condivisa dalla Suprema Corte secondo la quale, in linea con l’articolo 5 punto 1, lett. b, del regolamento n. 44/2001, l’individuazione del giudice competente nel caso di vendita internazionale di cose mobili deve essere determinato tenendo conto del luogo di consegna materiale dei beni che, nel caso in esame, era la Slovenia. E’ vero che, come affermato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella sentenza Car Trim del 25 febbraio 2010 (causa C-381/08), il luogo di consegna deve essere determinato in base al contratto, ma – precisa la Cassazione – dall’esame della documentazione non risulta alcuna deroga al cosiddetto criterio fattuale, tale da consentire di individuare nel territorio italiano il luogo di consegna della merce. E’ evidente – osserva la Cassazione – che la pattuizione del luogo di consegna non può essere determinato secondo una “generica prova per via orale di un termine tratto dagli Incoterms”. Su una simile conclusione non incide la sentenza di Lussemburgo nel caso Electrosteel nella quale è stata data notevole importanza agli Incoterms quali elementi rivelatori del luogo di consegna, ma tale valorizzazione “non può essere intesa come fattore destabilizzante del principio dalla sentenza Car Trim”. Nel caso di specie non risultava una chiara pattuizione sull’individuazione della giurisdizione del giudice italiano, mentre per poter prevalere sul titolo di giurisdizione di cui all’articolo 5 del regolamento ossia sul criterio del luogo di esecuzione della prestazione di consegna, la deroga “deve essere chiara ed esplicita, intendendosi così dire che deve nitidamente risultare dal contratto”. Così non era nel caso di specie, con la conseguenza che deve essere applicato l’art. 5 del regolamento n. 44/2001.

Si ringrazia Guida al diritto per il testo della sentenza.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/compravendita-internazionale-cosi-va-individuato-il-giudice-competente.html

Scritto in: regolamento 44/2001 | in data: 22 novembre 2014 |
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La sentenza straniera che dispone il pagamento di determinate somme a un creditore deve essere eseguita in Italia. Nessun ostacolo costituito dall’ordine pubblico nei casi in cui la pronuncia straniera non tenga conto, almeno apparentemente, della par condicio creditorum. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sezione prima civile, con sentenza n. 18602 depositata il 3 settembre (esecuzione). Era stata la Corte di appello di Roma, con sentenza del 2012, a dichiarare esecutiva, in linea con gli articoli 54 e 55 del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale e il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (che dal 10 gennaio 2015 sarà sostituito dal regolamento n. 1215/2012), una pronuncia della Corte di appello di Versailles con la quale una società italiana era stata condannata a pagare una determinata somma a favore di un creditore. Ad avviso della società, che aveva fatto ricorso in Cassazione, la pronuncia non poteva essere delibata in quanto non rispettava il principio della parità dei creditori e, quindi, risultava in contrasto con l’ordine pubblico interno. Una tesi respinta dalla Cassazione che esclude la possibilità, in base ai regolamenti Ue, di procedere a una revisione del decisum del Tribunale di Versailles. La Cassazione ha confermato l’applicabilità del regolamento Bruxelles I che configura il contrasto con l’ordine pubblico solo in ipotesi eccezionali, ossia nei casi in cui la pronuncia straniera “contrasti in modo inaccettabile con l’ordinamento giuridico dello Stato richiesto in quanto lesiva di un principio fondamentale”. Così non era nel caso di specie. Di qui il via libera all’esecuzione della sentenza francese.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile, regolamento 44/2001 | in data: 15 settembre 2014 |
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Giurisdizione italiana per le azioni di risarcimento del danno avviate da società di intermediazione contro alcune banche accusate di aver finanziato il gruppo industriale Parmalat al solo fine di trarne profitto, malgrado fossero a conoscenza dell’imminente dissesto del gruppo. E’ il principio stabilito dalla Corte di cassazione, sezioni unite civili, con l’ordinanza n. 16065/14 del 14 luglio 2014 con la quale è stato respinto il ricorso della Deutsche Bank e altri enti che avevano chiesto alla Suprema Corte di pronunciarsi con un regolamento preventivo di giurisdizione (16065) a seguito delle azioni per risarcimento danno avviate presso il Tribunale di Milano. Per la Deutsche Bank doveva essere applicato, per individuare il giudice competente, il regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale e il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (che dal 10 gennaio 2015 sarà sostituito dal regolamento n. 1215/2012), con la conseguenza che il giudice competente doveva essere quello della sede della società convenuta. Di diverso avviso la  Suprema Corte secondo la quale è giusto attribuire la giurisdizione al giudice italiano. Per diversi motivi. In primo luogo per quanto stabilito dall’articolo 6 del regolamento n. 44/2001, in base al quale, in caso di pluralità di convenuti, l’azione va esercitata “davanti al giudice del luogo in cui uno qualsiasi di essi è domiciliato, sempre che tra le domande esista un nesso così stretto da rendere opportuna una trattazione unica ed una decisione unica onde evitare il rischio, sussistente in caso di trattazione separata, di giungere a decisioni incompatibili”.  Nel caso di specie, oltre alla Deutsche Bank, erano state citate altre società ed enti italiani e certo le azioni si caratterizzavano per la loro unicità. Inoltre, anche se si dovesse far ricorso all’articolo 5, par. 3 del regolamento secondo il quale “in materia di illeciti civili dolosi o colposi, davanti al giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire”, la giurisdizione italiana sembra altrettanto correttamente radicata anche alla luce di numerose pronunce della Corte di giustizia Ue.

Per la Suprema Corte, va anche tenuto conto del nesso tra le azioni esercitate dalle società attrici e il giudice italiano in particolare perché il Gruppo Parmalat era italiano, del fatto che in Italia era stata aperta la procedura di amministrazione straordinaria, in Italia era stata iniziata l’azione penale per il dissesto del gruppo e sempre in Italia vi è un collegamento probatorio e funzionale tra la causa petendi dell’azione esercitata dalle attrici e i fatti dedotti in giudizio. Alla luce di tali elementi la Cassazione ha confermato la giurisdizione italiana.

Scritto in: giurisdizione civile, regolamento 44/2001 | in data: 2 agosto 2014 |
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La Corte di cassazione, sezioni unite civili, con la sentenza depositata il 19 giugno (13941), ha precisato i criteri per la ripartizione di giurisdizione in caso di obbligazione contrattuale relativa alla consegna di beni mobili. E’ stato un rivenditore d’auto a rivolgersi alla Cassazione dopo che i giudici di primo e secondo grado avevano escluso la giurisdizione del giudice italiano. Il rivenditore italiano aveva comprato alcune automobili da un’azienda tedesca che aveva consegnato i beni. All’ordine, erano poi state aggiunte due autovetture che erano state consegnate senza i documenti. La ditta tedesca aveva eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano sostenendo che in base al regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale e il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (che dal 10 gennaio 201 sarà sostituito dal regolamento n. 1215/2012) la giurisdizione doveva essere attribuita ai giudici tedeschi con riguardo all’obbligazione di consegna dei documenti. La tesi era stata accolta. Ma la Cassazione ha annullato le pronunce accogliendo il ricorso del rivenditore italiano. Prima di tutto, la Cassazione ha chiarito la prevalenza del regolamento n. 44/2001 sulla Convenzione di Vienna sulla vendita internazionale di beni dell’11 aprile 1980 che non si occupa di giurisdizione ma della disciplina dei rapporti obbligatori tra le parti. Ora, poiché nel caso di contratto che ha ad oggetto merci da trasportare il luogo di consegna è quello in cui la prestazione caratteristica deve essere eseguita e che l’articolo 5, par. 1, lett.b), dispone che nel caso della compravendita di beni, il titolo di giurisdizione è costituito dal luogo,”situato in uno Stato membro, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto”, è quest’ultimo foro a guidare nell’individuazione del giudice competente in caso di obbligazione relativa alla consegna di documenti. In questo senso, osserva la Cassazione, si è già espressa la stessa Corte di giustizia Ue nella sentenza Car Trim che, nel caso di vendita internazionale di cose mobili, ha stabilito che è il luogo di esecuzione della prestazione della consegna a dover essere preso in considerazione. Se sorgono dubbi, inoltre, – prosegue la Cassazione – la giurisdizione va individuata “non in base al diritto sostanziale applicabile al contratto, ma al luogo di consegna materiale (e non soltanto giuridico) dei beni”. Adesso, annullate le pronunce di primo e secondo grado che avevano escluso la giurisdizione italiana, la parola torna al Tribunale di Pescara.

 

Scritto in: regolamento 44/2001 | in data: 24 giugno 2014 |
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La Commissione giuridica del Parlamento europeo ha diffuso uno studio sulle possibilità e le condizioni di applicazione del regolamento n. 1215/2012 del 12 dicembre, che entrerà in vigore il 10 gennaio 2015, a controversie extra-Ue  (studio n- 493.024, IPOL-JURI_ET(2014)493024_EN). Lo studio è stato curato, tra gli altri da Ilaria PRETELLI, Lukas HECKENDORN URSCHELER, Andrea BONOMI,  Luigi MARI e Gian Paolo ROMANO.

Il regolamento Bruxelles I bis, che contiene la rifusione del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale, ha introdotto importanti novità come l’eliminazione dell’exequatur, ma mantiene diversi limiti applicativi sotto il profilo territoriale tranne nei casi di giurisdizione esclusiva. Dopo un confronto con gli altri atti, incluso il regolamento n. 650/2012 relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo, che ha invece una portata universale, lo studio individua le prospettive e i vantaggi dell’estensione dell’ambito di applicazione del regolamento anche analizzando le regole esistenti nei diversi Stati membri. Nello studio, gli autori suggeriscono due diverse strade: l’introduzione di norme interne che comportino l’estensione delle regole del regolamento anche ai casi in cui il convenuto sia domiciliato in uno Stato terzo o l’adozione di convenzioni internazionali con Paesi extra-Ue.

Scritto in: regolamento 1215/2012, regolamento 44/2001 | in data: 21 marzo 2014 |

La Corte suprema inglese, con sentenza depositata il 6 novembre nel caso “The Alexandros T” ha, a talune condizioni, disposto il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea sull’interpretazione dell’articolo 27 del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale relativo alla litispendenza (UKSC_2013_0023_Judgment). La vicenda aveva preso il via dall’affondamento della nave Alexandros T, che aveva portato a una controversia tra la società proprietaria della nave e le compagnie di assicurazione. L’armatore aveva avviato un procedimento in Inghilterra e altri in Grecia. Le compagnie di assicurazione chiedevano di far rispettare un accordo che era stato già raggiunto con l’armatore nel corso del procedimento inglese. La vicenda, poi, con ricorsi incrociati, era arrivata dinanzi alla Suprema Corte. Quest’ultima ha analizzato, in particolare, l’art. 27 del regolamento n. 44/2001 e ha verificato l’oggetto delle cause presentate in Grecia e in Inghilterra, rilevando che manca un’identità di titolo e oggetto poiché l’azione in Grecia riguarda il risarcimento a seguito di illecito, mentre quella in Inghilterra è incentrata sugli obblighi contrattuali. Tuttavia, la Corte ritiene di dover ammettere il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia in presenza di talune condizioni.

Scritto in: regolamento 44/2001 | in data: 7 novembre 2013 |
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La Corte di giustizia dell’Unione europea, con sentenza del 17 ottobre (causa C-218/12, emrek), è intervenuta su un rinvio pregiudiziale che le ha consentito di ampliare la possibilità per il consumatore di rivolgersi al giudice del luogo in cui ha il domicilio quando acquista un bene da una società con sede in altro Stato membro, senza bisogno di dimostrare l’esistenza di un nesso causale tra commercializzazione del prodotto via internet e conclusione del contratto. Un cittadino domiciliato in Germania aveva acquistato un’automobile da un’azienda con sede in Francia che aveva un punto vendita proprio al confine con la Germania. La ditta aveva anche un sito internet che riportava il numero telefonico francese con il prefisso internazionale e quello per le chiamate dalla Germania. L’acquirente non aveva acquistato il mezzo via internet, ma si era recato in Francia concludendo lì il contratto. Individuati alcuni difetti, aveva citato in giudizio l’impresa dinanzi ai giudici tedeschi. Secondo il ricorrente, in base agli articoli 15 e 16 del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, era possibile rivolgersi al giudice del luogo in cui il consumatore ha il domicilio, facoltà concessa quando l’attività commerciale del venditore è diretta verso lo Stato in cui ha il domicilio il consumatore. I giudici tedeschi si erano dichiarati incompetenti perché l’attività non era diretta in Germania. Di diverso avviso la Corte di giustizia, secondo la quale il consumatore può rivolgersi al tribunale del luogo in cui ha il domicilio senza bisogno di dimostrare il nesso di causalità tra il mezzo utilizzato (internet) e la conclusione del contratto. Un alleggerimento sul consumatore che può così avvalersi del titolo speciale di giurisdizione previsto nel regolamento che gli consente di rivolgersi, in pratica, ai tribunali del luogo in cui vive senza doversi imbarcare in una causa dinanzi ai giudici del domicilio del convenuto come previsto in via generale dal regolamento. D’altra parte, chiedere la prova che il sito internet è rivolto in modo specifico al territorio di un determinato Stato membro significherebbe privare di un’adeguata tutela il consumatore e indebolirne la posizione, con una limitazione della possibilità di ricorrere in sede giurisdizionale. E questo soprattutto nei casi in cui il contratto non è concluso a distanza. Per la Corte è un indizio rilevante che nel sito vi sia un numero di telefono con prefisso dello Stato in cui ha il domicilio il consumatore per dimostrare che l’impresa intendeva rivolgersi a potenziali clienti domiciliati in uno specifico Stato.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile, regolamento 44/2001 | in data: 18 ottobre 2013 |
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