Le extraordinary renditions perpetrate in segreto dalla Cia sono rimaste impunite. Non solo. Solo un limitatissimo numero di casi è stato sottoposto a indagini penali e in ogni caso queste ultime hanno riguardato unicamente “pesci” piccoli. Gli Stati Uniti, poi, non hanno inserito nel proprio ordinamento la dottrina della responsabilità di comando e non hanno reso pubblici i rapporti sulle detenzioni segrete. Senza dimenticare la diffusione nell’utilizzo dei droni nei targeted killing, con missioni svolte in un quadro di totale opacità e senza alcuna giustificazione. E’ quanto risulta dal rapporto del Comitato dei diritti dell’uomo sull’attuazione del Patto sui diritti civili e politici del 1966 negli Stati Uniti. Il rapporto del 23 aprile segnala un quadro migliorato rispetto al passato ma con troppi gravi elementi di difformità e violazioni del Patto (CCPR_C_USA_CO_4_16838_E). Su un punto gli Stati Uniti mantengono una posizione di netta contrarietà rispetto alle regole perché escludono l’applicazione dei diritti al di fuori del territorio statunitense, malgrado Washington abbia il controllo giurisdizionale in spazi esterni. Manca anche una precisa tabella di marcia e una deadline sulla chiusura di Guantanamo.

Il Comitato ha poi bacchettato gli Stati Uniti che procedono all’espulsione di individui richiedenti asilo basandosi solo sulle rassicurazioni diplomatiche degli Stati di origine esponendo gli individui a gravi rischi. Da eliminare poi la criminalizzazione nei confronti degli homeless che si va diffondendo in molti Stati e il sistema delle punizioni corporali verso i minori. Grave preoccupazione, prosegue il Comitato, anche per il sistema di sorveglianza a strascico messo in campo dalla National Security Agency (NSA) in aperta violazione dell’articolo 17 e del principio di legalità e di proporzionalità.

Scritto in: Patto sui diritti civili e politici | in data: 24 aprile 2014 |
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Un freno alla riparazione per ingiusta detenzione. Con la sentenza depositata il 30 agosto la Corte di cassazione, sezioni unite, n. 32383 (32383_08_10) ha precisato che il limite all’equa riparazione per ingiusta detenzione nei casi di colpa grave o dolo del richiedente, che determina con il proprio comportamento la misura della custodia cautelare, si applica anche in assenza delle condizioni di attuazione previste dagli articoli 273 e 280 c.p.p.

Per la Corte, che ha fondato il proprio ragionamento anche sull’analisi delle fonti internazionali e, in particolare, sull’articolo 5, comma 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo  e dell’articolo 9, comma 5 del Patto sui diritti civili e politici, le suddette fonti «legittimano comunque una disciplina interna che preveda l’esclusione dal beneficio di chi, avendo contribuito con la sua condotta a causare la restrizione, non possa esserne considerato propriamente vittima»