ARRIVEDERCI AL 2017

Scritto in: Senza categoria | in data: 23 dicembre 2016 |

Gli aggiornamenti sul blog riprenderanno dopo la pausa estiva il 29 agosto. Buone vacanze a tutti

Scritto in: Senza categoria | in data: 5 agosto 2016 |

Va applicato il regolamento Ue n. 2001/2003 relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e di responsabilità genitoriale per individuare il giudice competente a pronunciarsi nel caso di annullamento di matrimonio, che parte dall’azione di un terzo e che ha al centro una situazione di bigamia. E’ l’Avvocato generale Wathelet ad affermarlo nelle conclusioni depositate il 26 maggio nella causa C-294/15 (C-294). Al centro della vicenda nazionale l’istanza di una donna, erede testamentaria della prima moglie di un uomo che si era poi risposato. Ad avviso della ricorrente, il secondo matrimonio era nullo perché il primo vincolo matrimoniale non era stato mai sciolto. Di qui l’azione giudiziaria per non vedersi privata dell’eredità. La Corte di appello di Varsavia, prima di pronunciarsi nel merito, ha chiamato in aiuto la Corte di giustizia dell’Unione europea per alcuni chiarimenti sul regolamento n. 2201/2003 e, in particolare, sull’estensione dell’ambito di applicazione anche ai casi di annullamento di matrimonio emersi successivamente al decesso di uno dei coniugi. Nessun dubbio per l’Avvocato generale secondo il quale le istanze di annullamento di matrimonio successive al decesso di uno dei coniugi rientrano nel perimetro di applicazione del regolamento Ue perché il regolamento, a differenza di quanto sostenuto dal Governo italiano e da quello polacco, intervenuti nel procedimento, si applica a ogni istanza di annullamento del matrimonio. Poco importa, quindi, che uno dei coniugi sia morto e che la domanda sia legata a una controversia successoria. D’altra parte, è vero che, in via di fatto, il matrimonio era già sciolto per la morte di uno dei coniugi, ma l’istanza di annullamento del matrimonio ha effetti ex tunc e non ex nunc come invece nel caso di morte di uno degli sposi. E’ così evidente – prosegue Wathelet – che “può sussistere un interesse a ottenere l’annullamento di un matrimonio anche dopo il suo scioglimento per decesso di uno dei coniugi”. Tra l’altro, tra le materie esplicitamente escluse dal regolamento non è indicata l’ipotesi dell’istanza di annullamento nel caso di morte del coniuge. Di qui l’obbligo di applicare il regolamento anche per garantire un livello elevato di prevedibilità e di chiarezza del diritto nell’individuazione del giudice competente nello spazio Ue. Non solo. Il regolamento va applicato anche se l’istanza di annullamento del matrimonio è presentata da una persona diversa dai coniugi. Gli articoli 1 e 3, infatti, non subordinano l’applicazione dell’atto Ue a condizioni legate all’identità della parte ricorrente e, quindi, è possibile che si tratti di un terzo rispetto alla coppia. E’ vero che le cause matrimoniali hanno carattere personale, ma non può escludersi che anche un terzo abbia un interesse. Detto questo, però, l’Avvocato generale chiarisce che il regolamento non può invece essere chiamato in causa per le questioni legate alla successione tanto più che è stato adottato il regolamento Ue n. 650/2012 sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni e degli atti pubblici in materia di successioni.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile, Senza categoria | in data: 8 luglio 2016 |
Parole Chiave: //

La Corte di cassazione, sesta sezione civile -1, con la sentenza n. 4522/2015 depositata il 5 marzo ha chiarito il perimetro per il riesame delle domande di protezione internazionale nei casi in cui il richiedente non abbia potuto invocare la propria omosessualità al momento della prima istanza, poi ripetuta (4522:15). A rivolgersi alla Cassazione era stato un cittadino liberiano al quale era stata respinta, dalla Commissione territoriale di Caserta, la domanda di riconoscimento della protezione internazionale. L’uomo aveva impugnato il provvedimento ma la Corte di appello lo aveva rigettato anche in ragione del fatto che l’omosessualità non era stata invocata come elemento idoneo a giustificare il rischio di persecuzioni nel Paese di origine nel corso della prima domanda. Di conseguenza, in base all’art. 29 del Dlgs 25/2008 di attuazione della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, la domanda non poteva essere accolta.

Di diverso avviso la Cassazione la quale ha chiarito che l’art. 29 lett. b) del Dlgs 25/2008 in base al quale la Commissione territoriale deve dichiarare inammissibile la domanda se il richiedente “ha reiterato identica domanda dopo che sia stata presa una decisione da parte della Commissione stessa senza addurre nuovi elementi in merito alle sue condizioni personali o alla situazione del suo Paese di origine” deve essere interpretato nel senso che è possibile un nuovo esame della domanda se vengono prospettati nuovi elementi anche se già esistenti al momento della precedente richiesta che l’istante non ha potuto presentare non per sua colpa. Nel caso di specie, la Corte di Cassazione, che ha annullato la pronuncia e rimesso la questione alla Corte di appello, ritiene necessario che sia consideratala la condizione personale e sociale del richiedente, che in ragione della sua religione non aveva divulgato la sua omosessualità, oltre al fatto che nel Paese di origine l’omosessualità è un reato costituendo così non solo un’ingerenza nella vita priva e una lesione della libertà personale, ma anche una certa situazione oggettiva di persecuzione.

Scritto in: Senza categoria | in data: 9 marzo 2015 |

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Marina Castellaneta - Feed Settimanale

Gentile Marina, ecco le ultime notizie da Marina Castellaneta.

E’ contrario all’ordine pubblico internazionale il divieto di matrimonio tra coppie dello stesso sesso. Lo dice la Cassazione francese

Il divieto disposto da una legge straniera, che blocca la possibilità del matrimonio tra coppie dello stesso sesso, non può trovare applicazione in Francia perché la norma richiamata è contraria all’ordine pubblico internazionale. E questo anche quando il richiamo della norma straniera avviene tramite una convenzione internazionale. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, prima […]

Sanzioni penali nei casi in cui è in gioco la libertà di stampa contrarie alla CEDU

I limiti alle critiche ammissibili devono essere più ampi nei casi in cui un articolo di stampa riguardi un’istituzione pubblica o un politico e questo soprattutto quando si tratta di rappresentanti del potere esecutivo. In un sistema democratico, infatti, le azioni e le omissioni del potere politico devono essere sottoposte a un attento controllo non […]

Omofobia da parte della pubblica amministrazione: obbligo di un indennizzo adeguato

In caso di comportamenti omofobi, la pubblica amministrazione, in ragione della gravità del fatto e della contrarietà di detti comportamenti alla Costituzione e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, deve corrispondere alla parte lesa un indennizzo adeguato. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, sezione terza civile, nella sentenza n. 1126/2015 depositata il 22 gennaio (1126). […]

Nei casi di maternità surrogata no al limite dell’ordine pubblico se contrasta con l’interesse superiore del minore

La misura dell’allontanamento del minore da una coppia che ha fatto ricorso alla maternità surrogata all’estero è contraria alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E’ quanto stabilito dalla Corte di Strasburgo nella sentenza depositata oggi, adottata a maggioranza con il voto contrario di due giudici, con la quale l’Italia è stata condannata per violazione dell’articolo […]

No alla class action contro l’Onu per l’epidemia di colera ad Haiti

Strada sbarrata per migliaia di cittadini haitiani che hanno provato a citare in giudizio le Nazioni Unite dinanzi alla Corte distrettuale di New York. Con decisione del 9 gennaio, i giudici statunitensi hanno respinto l’azione in ragione dell’immunità concessa alle Nazioni Unite in base alla Convenzione del 1946 (Dkt62_Opinion_and_Order_01_09_15, il testo è nel sito Institute […]

Carta sociale europea: adottato il rapporto annuale

Sono state 252 le violazioni della Carta sociale europea accertate dal Comitato europeo per i diritti sociali nel 2014 e 725 le conclusioni depositate, con casi di violazioni della Carta certo dovute anche alla crisi economica. E’ quanto risulta dal rapporto annuale adottato dal Comitato il 22 gennaio (GeneralIntro2014_fr). Un anno importante il 2014 – […]

“I giudici e il biodiritto”: pubblicata la seconda edizione del volume di Roberto Conti

“I giudici e il biodiritto”: pubblicata la seconda edizione del volume di Roberto ContiE’ stata pubblicata, nella collana “Quaderni di biodiritto”, la nuova edizione del volume di Roberto Conti “I giudici e il biodiritto” (seconda edizione, Aracne editore). Il volume, dal sottotitolo “un esame concreto dei casi difficili e del ruolo del giudice di merito, della Cassazione e delle Corti europee”, analizza l’attività e il contributo dei giudici […]

No a intimidazioni per chi denuncia situazioni di maltrattamento: monito del Consiglio d’Europa

No a intimidazioni per chi denuncia situazioni di maltrattamento: monito del Consiglio d’EuropaIl Comitato per la prevenzione della tortura e di trattamenti disumani e degradanti del Consiglio d’Europa ha divulgato il rapporto annuale relativo al periodo 1° agosto 2013 – 31 dicembre 2014 (CPT-Report-2013-2014). Tra le preoccupazioni principali emerse nel 24esimo rapporto, le intimidazioni ai detenuti che acconsentono a parlare con i componenti del Comitato e che […]

Peacebuilding indispensabile per una pace duratura

Peacebuilding indispensabile per una pace duraturaIl peacebuilding è essenziale nella fase di consolidamento della pace e, quindi, va rafforzato e ripensato. Lo scrive l’attuale Presidente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, Herald Munoz, nella Dichiarazione adottata il 14 gennaio (S/PRST/2015/2, N1501244). Per costruire la pace è necessario assicurare un approccio integrato nella fase post-conflitto, sul piano politico, della sicurezza e dello […]

Mandato di arresto e traduzione degli atti: chiarimenti dalla Cassazione

Per ottenere la traduzione degli atti del procedimento e della sentenza è necessario che l’imputato ne faccia esplicita richiesta. E questo anche quando si tratta di un provvedimento di esecuzione del mandato di arresto europeo. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, sesta sezione penale, nella sentenza n. 1190 depositata il 13 gennaio 2015 (1199_01_15). […]

 

Buona lettura, Marina Castellaneta.

 

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Scritto in: Senza categoria | in data: 1 febbraio 2015 |

Giurisdizione italiana nel caso di traffico di migranti anche se l’imbarcazione che li trasporta si trova in alto mare. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, I sezione penale, con sentenza depositata il 27 marzo (n.14510/14) con la quale la Suprema Corte ha annullato la decisione del Tribunale di Catania. Quest’ultimo aveva a sua volta annullato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per un cittadino tunisino accusato di aver organizzato il trasporto di migranti siriani in fuga dalla guerra, escludendo la giurisdizione italiana perché i migranti erano stati abbandonati in alto mare. Una tesi non condivisa dalla Suprema Corte tenendo conto che all’indagato era contestato un reato associativo, un frammento del quale si era svolto in Italia. La nave madre era salpata dalle coste libiche ma la condotta finale si era svolta in Italia. A ciò si aggiunga che la Suprema Corte constata che l’azione di abbandono in alto mare era del tutto pianificata proprio per evitare l’individuazione della giurisdizione dei giudici italiani. A tal proposito – precisa la Cassazione – i migranti, secondo un programma già consolidato, hanno abbandonato i migranti in alto mare su natanti del tutto inadeguati “onde provocare l’intervento del soccorso in mare e far sì che i trasporti siano accompagnati nel tratto di acque territoriali delle navi dei soccorritori, operanti sotto la copertura della scriminante dello stato di necessità, poiché l’azione di messa in grave pericolo per le persone, integrante lo stato di necessità, è direttamente riconducibile ai trafficanti per averlo provocato e si lega, senza soluzione di continuità, al primo segmento della condotta commessa in acque extraterritoriali, venendo così a ricadere nella previsione dell’art. 6 cod. pen.”. Non solo. Per la Cassazione sussiste la giurisdizione italiana anche con riguardo al reato di associazione a delinquere dei trafficanti di migranti clandestini, operanti in territorio libico e italiano. In questo caso, infatti, si tratta di associazione criminale transnazionale prevista dall’art. 5 delle Convenzione delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata transnazionale del 15 dicembre 2000, ratificata dall’Italia con legge n. 146 del 2006.

Scritto in: diritto del mare, Senza categoria | in data: 30 marzo 2014 |
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Nuova sentenza di condanna all’Italia per le vicende del personale ATA. Con la pronuncia depositata oggi nel caso Montalto e altri contro Italia (AFFAIRE MONTALTO ET AUTRES c-1. ITALIE) Strasburgo ha accolto il ricorso di numerose vittime ravvisando una violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che assicura il diritto all’equo processo. Anche in questo caso il ricorso è stato presentato da alcuni dipendenti della provincia di Milano, passati sotto il Ministero dell’istruzione. A causa della finanziaria del 2006 che aveva  introdotto un’interpretazione autentica dell’articolo 8 della legge n. 124 del 1999 i dipendenti erano stati di fatto privati dell’anzianità di servizio. Per la Corte europea, l’intervento legislativo  ha regolato in maniera retroattiva la situazione dei dipendenti, di fatto impedendo la realizzazione di un equo processo. Strasburgo riconosce che il potere legislativo può intervenire nell’ambito dei diritti in materia civile con nuove disposizioni, anche con portata retroattiva, ma senza intaccare il principio della preminenza del diritto e il diritto al processo equo. Principi violati, invece, dall’Italia. Di qui la condanna.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/personale-ata-condanna-allitalia-da-strasburgo.html.

Scritto in: Senza categoria | in data: 14 gennaio 2014 |

Ai tirocini formativi e di orientamento non curriculari svolti all’estero si applica la normativa del Paese sul cui territorio si svolge il tirocinio. Lo ha chiarito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con interpello n. 20/2013 del 14 giugno 2013 (202013). Al Ministero aveva presentato un’istanza di chiarimento l’Università di Modena per ottenere delucidazioni sulle regole da applicare ai tirocini svolti all’estero. Per questi ultimi – ha precisato il Ministero – si applica la legge dello Stato in cui è svolto il tirocinio salvi i casi in cui sussista una specifica convenzione tra i due Paesi. Diverso il caso per i tirocini in ambasciate italiane all’estero per i quali è certa l’applicazione della legge italiana.

Scritto in: Senza categoria | in data: 21 giugno 2013 |
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La Società italiana di diritto internazionale (SIDI) ha attivato un blog che punta a costituire “uno spazio aperto di confronto e discussione su temi di attualità riguardanti il diritto internazionale (pubblico e privato) e il diritto dell’Unione europea”. Il blog – questo l’indirizzo http://www.sidi-isil.org/sidiblog/ – è curato da Giacomo Biagioni, Giorgio Buono, Francesco Costamagna, Pasquale De Sena, Daniele Gallo, Irini Papanicolopulu, Cesare Pitea, Andrea Spagnolo. Il primo post è della docente Annalisa Ciampi sulla vicenda dei militari italiani in India.

I post possono essere inviati all’indirizzo sidiblog2013@gmail.com.

Buon lavoro ai colleghi

Scritto in: Senza categoria | in data: 25 marzo 2013 |
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La tutela delle fonti dei giornalisti è fondamentale per la libertà di stampa e non può essere messa sotto scacco da misure invasive delle autorità inquirenti. Se sul piano nazionale i giornalisti incontrano sempre maggiori ostacoli nell’esercizio del diritto/dovere di informare con una consequenziale lesione del diritto dei cittadini di ricevere informazioni, la Corte europea dei diritti dell’uomo rafforza la tutela dei giornalisti. Con la sentenza depositata oggi nel caso Telegraaf Media Nederland LandelijkeMedia B.V. e altri contro Paesi Bassi (ricorso n. 39315/06, CASE OF TELEGRAAF MEDIA NEDERLAND LANDELIJKE MEDIA B.v. AND OTHERS v. THE NETHERLANDS), Strasburgo ha condannato i Paesi Bassi per violazione del diritto alla libertà di espressione garantito dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questo perché le autorità inquirenti olandesi, a seguito della pubblicazione di alcuni articoli da parte di due giornalisti sui servizi segreti, avevano ordinato ai giornalisti la consegna di documenti e disposto intercettazioni telefoniche e pedinamenti nei loro confronti. I giornalisti, però, si erano rifiutati di dare seguito all’ordine del giudice di consegnare documenti secretati che dimostravano che alcuni atti dei servizi segreti erano caduti nelle mani di organizzazioni criminali. L’obiettivo delle autorità inquirenti era, anche con l’utilizzo del prelievo delle impronte digitali, arrivare a individuare colui che dall’interno dei servizi segreti aveva fornito notizie ai giornalisti. Un’evidente violazione della Convenzione che tutela la protezione delle fonti dei giornalisti indispensabile alla libertà di stampa. Irrilevante, per la Corte europea, il comportamento della fonte che può anche aver agito commettendo reati per consegnare i documenti ai giornalisti. La tutela delle fonti, infatti, per Strasburgo, prescinde dalla liceità o meno del comportamento della fonte e deve essere assicurata per garantire l’effettiva realizzazione della Convenzione. Accertata la violazione degli articoli 8 e 10, la Corte ha anche condannato lo Stato in causa a versare 60.000 ai ricorrenti per le spese processuali sostenute.

Scritto in: Senza categoria | in data: 22 novembre 2012 |