L’organizzazione “University Women of Europe” ha depositato un reclamo collettivo contro 15 Stati accusati di aver violato la Carta sociale europea e, in particolare, il diritto all’uguaglianza effettiva tra uomo e donna con riguardo alle retribuzioni. L’azione, avviata grazie alla procedura di reclamo collettivo stabilita dal Protocollo alla Carta sociale europea è rivolta contro Italia (ecsr), Svezia, Slovenia, Portogallo, Norvegia, Paesi Bassi, Irlanda, Grecia, Francia, Finlandia, Repubblica Ceca, Cipro, Croazia, Bulgaria e Belgio. L’organizzazione ritiene che sia stato violato l’articolo 1 sul diritto al lavoro, l’articolo 4, par. 3 sull’equo compenso, l’articolo 20 sulle pari opportunità. Primo passo, il superamento della ricevibilità del reclamo che sarà giudicato dal Comitato di esperti indipendenti.

Qui la raccolta di testi ufficiali (testi).

Scritto in: Carta sociale europea | in data: 6 novembre 2016 |
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Sono state 252 le violazioni della Carta sociale europea accertate dal Comitato europeo per i diritti sociali nel 2014 e 725 le conclusioni depositate, con casi di violazioni della Carta certo dovute anche alla crisi economica. E’ quanto risulta dal rapporto annuale adottato dal Comitato il 22 gennaio (GeneralIntro2014_fr). Un anno importante il 2014 – scrive il Comitato – anche perché con la conferenza di Torino si è aperta una fase di rivisitazione del sistema noto come “processo di Torino”.

Per quanto riguarda l’Italia (Italy2014_en), il Comitato in 12 casi si è pronunciato nel senso della conformità alla Carta, in 7 ha ritenuto violata la Carta e in 4 casi, invece, non ha potuto raggiungere alcuna conclusione a causa della mancata trasmissione di informazioni da parte del Governo. Tra i casi trattati, questioni legate alle ferie non pagate, all’equa e decente remunerazione, alle condizioni di lavoro e ai diritti sindacali.

Il 20 gennaio è stato anche nominato il nuovo Presidente del Comitato che, per il prossimo biennio, sarà il professore di diritto internazionale Giuseppe Palmisano.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/carta-sociale-europea-al-via-un-meccanismo-di-monitoraggio-semplificato.html

Scritto in: Carta sociale europea | in data: 26 gennaio 2015 |
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Il Comitato europeo per i diritti sociali ha reso pubbliche due decisioni relative all’applicazione dei diritti della Carta sociale europea ai migranti che si trovano in una situazione di irregolarità. Nella prima decisione, la n. 90/2013, divenuta pubblica il 10 novembre 2014, il Comitato ha sancito la violazione, da parte dei Paesi Bassi, dell’articolo 13 della Carta che assicura una serie di diritti a coloro che non hanno risorse sufficienti, incluso il diritto all’assistenza sociale e medica (CC90Merits_en). Al Comitato si era rivolta la Conferenza delle chiese europee lamentando l’insufficienza dell’assistenza offerta dalle autorità nazionali olandesi ai migranti irregolari che non avevano ottenuto assistenza sociale, cibo, acqua e vestiti. Il Comitato ha respinto l’eccezione del Governo olandese secondo il quale le disposizioni della Carta non dovevano essere applicate ai migranti irregolari in ragione del fatto che l’allegato alla Carta sociale europea specifica che essa si applica, salvo alcuni articoli tra i quali l’articolo 13, par. 4, solo agli stranieri regolari. Una tesi respinta dal Comitato secondo il quale è vero che c’è un limite applicativo ratione personae, ma questo non vuol dire che gli Stati sono autorizzati a privare gli stranieri irregolari della protezione dei diritti più elementari garantiti dalla Carta. Questo vuol dire che il diritto all’integrità fisica e quello alla dignità umana devono essere assicurati tanto più che sussiste l’obbligo di interpretare la Carta in armonia con gli altri atti internazionali. Nella seconda decisione, la n. 86/2012 (CC86Merits_en), il Comitato ha accertato la violazione soprattutto con riguardo alle categorie vulnerabili, inclusi i bambini, contestando ai Paesi Bassi di aver favorito l’esclusione sociale.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/carta-sociale-europea-al-via-un-meccanismo-di-monitoraggio-semplificato.html

Scritto in: Carta sociale europea | in data: 18 novembre 2014 |
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Dopo l’approvazione da parte del Comitato dei ministri del Consiglio d’europa avvenuta il 2 aprile (1196d04_7) scattano le nuove regole sul sistema di monitoraggio nell’ambito dell’applicazione della Carta sociale europea (ReformReportingSystemApril2014_fr).

Con l’obiettivo di razionalizzare il sistema di monitoraggio sull’applicazione della Carta sociale europea da parte degli Stati e assicurare una semplificazione del meccanismo, è stato predisposto un sistema di doppio binario. Accanto ai cosiddetti rapporti normali fino ad oggi trasmessi dagli Stati, è previsto, per gli Stati che hanno accettato la competenza del Comitato europeo dei diritti sociali in relazione ai reclami collettivi, che i suddetti Stati, un anno su due, forniscano rapporti semplificati. In tali rapporti gli Stati, per agevolare il controllo e assicurare tempi rapidi, dovranno indicare unicamente il seguito dato alle decisioni con le quali è stata accertata una violazione della Carta sociale europea.

Scritto in: Carta sociale europea | in data: 8 luglio 2014 |

In Italia, troppi gli obiettori di coscienza tra medici e personale sanitario che impediscono alle donne di ricorrere all’interruzione di gravidanza malgrado una legge dello Stato lo consenta. Le regioni non hanno adottato misure adeguate per contemperare il diritto delle donne a ricorrere all’aborto previsto nella legge n. 194 del 22 maggio 1978 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” e quello dei medici di astenersi da questa pratica per motivi di coscienza. Di conseguenza, l’Italia ha violato l’articolo 11 della Carta sociale europea che assicura il diritto alla salute perché ha mancato di mettere in atto le misure necessarie per consentire l’interruzione di gravidanza laddove siano presenti obiettori di coscienza. Lo ha stabilito, con decisione depositata il 10 marzo 2014, il Comitato europeo dei diritti sociali  nel ricorso n. 87/2012 presentato dalla Federazione internazionale per la pianificazione familiare (International Planned Parenthood Federation European Network, CC87Merits_en) che ha avuto ragione su tutta la linea. Per il Comitato, lo Stato non ha adottato le misure adeguate volte a sopperire alle astensioni nell’attuazione di un servizio medico ammesso dalla legge impedendo, in alcuni casi,  alle donne di abortire o comunque arrecando notevoli disagi anche psichici, di fatto costringendo le donne a trasferimenti in altri ospedali. Lo Stato, poi, è responsabile anche se toccava alle autorità regionali assicurare che l’attuazione dell’articolo 9 della legge n. 194, che ammette l’astensione del personale medico e ausiliario per ragioni di coscienza, non costituisse un impedimento del diritto delle donne di ricorrere all’aborto eventualmente prevedendo anche la mobilità del personale (in alcune regioni del Sud come la Basilicata la percentuale di obiettori arriva all’85,2%). Di qui la condanna all’Italia che non consente l’accesso a una misura come l’aborto classificata nella stessa legge italiana come trattamento medico. Lo Stato, quindi, che per di più ha violato il principio di non discriminazione, ha l’obbligo di individuare una soluzione prima del verificarsi dei fatti, così impedendo che una donna sia costretta a spostarsi in un’altra struttura sanitaria o addirittura in un altro Stato.

Scritto in: Carta sociale europea | in data: 24 marzo 2014 |
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