Il Parlamento europeo non molla la presa sui piani della Cia e il coinvolgimento degli Stati membri nelle extraordinary renditions. Il 7 giugno la plenaria è chiamata ad adottare una risoluzione sul “seguito dato alla risoluzione del Parlamento europeo dell’11 febbraio 2015 sulla relazione del Senato USA sul ricorso alla tortura da parte della CIA” e dare una risposta all’interrogazione di Claude Moraes, a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=OQ&reference=O-2016-000039&language=IT). Come risulta dalla nota del settore ricerca dell’europarlamento, diffusa il 3 giugno (EPRS_ATA(2016)583803_EN), la Commissione e il Consiglio Ue poco hanno fatto rispetto alle richieste del Parlamento che vuole la verità a tutto campo sul coinvolgimento degli Stati membri, ben 11 (Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Lituania, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Regno Unito. A questi va aggiunta l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia), alcuni dei quali, come l’Italia, condannati dalla Corte europea dei diriti dell’uomo (si veda la sentenza resa nel caso Abu Omar, depositata il 23 febbraio). A tal proposito va ricordato che la sentenza di condanna all’Italia dovuta anche all’immunità per alcuni imputati assicurata dall’abuso del ricorso al segreto di Stato opposto dal Governo e ai tre provvedimenti di grazia concessi a tre condannati, è divenuta definitiva tenendo conto che l’Italia non ha impugnato la pronuncia dinanzi alla Grande camera (http://www.marinacastellaneta.it/blog/italia-condanna-da-strasburgo-per-lextraordinary-rendition-di-abu-omar.html). Resta da vedere se non sarà aggiunta un’altra grazia visto che nei giorni scorsi la Corte costituzionale portoghese ha dato il via libera all’estradizione di un’agente Usa, Sabrida De Sousa, condannata in Italia per il rapimento (si vedano alcuni commenti http://www.theguardian.com/us-news/2016/apr/25/former-cia-agent-sabrina-de-sousa-extradition-italy-abu-omar-kidnapping e http://www.nytimes.com/2016/04/12/world/europe/portugal-supreme-court-extradition-cia-agent-sabrina-de-sousa.html?_r=0).

A proposito del comportamento dell’Italia, nella nota dell’europarlamento si ricorda che, rispetto all’operato degli altri Stati membri, solo le autorità giudiziarie italiane, malgrado gli ostacoli posti dal segreto di Stato, sono arrivate a individuare i colpevoli della rendition di Abu Omar, con la condanna di 22 ex agenti della Cia, alcuni dei quali, però, come detto, graziati da due Presidenti della Repubblica (http://www.marinacastellaneta.it/blog/extraordinary-renditions-grazia-per-altri-due-agenti-della-cia-condannati-nel-caso-abu-omar.html).

Qui lo studio del Parlamento europeo http://www.marinacastellaneta.it/blog/extraordinary-renditions-e-abusi-del-segreto-di-stato-per-occultare-la-verita-uno-studio-dal-parlamento-europeo.html). Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/prigioni-segrete-e-renditions-chiusa-linchiesta-del-consiglio-deuropa.html.

Scritto in: extraordinary renditions | in data: 3 giugno 2016 |
Parole Chiave: //

Le autorità italiane sapevano della extraordinary rendition di Abu Omar organizzata dalla Cia e ben quattro Governi hanno abusato del segreto di Stato impedendo di far luce sulle gravi violazioni dei diritti dell’uomo di cui Abu Omar è stato vittima. Una sentenza, quella resa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, depositata il 23 febbraio (AFFAIRE NASR ET GHALI c. ITALIE), che non solo accerta con chiarezza le violazioni della Convenzione perpetrate dall’Italia, condannata per violazione dell’articolo 3 (divieto di tortura e trattamenti disumani e degradanti), del 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), dell’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), dell’articolo 13 (diritto alla tutela giurisdizionale effettiva), ma colpisce a tutto campo le istituzioni. Dal Governo che ha abusato del segreto di Stato favorendo l’impunità dei responsabili, alla Corte costituzionale, passando per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in primis, che ha concesso la grazia a due agenti della Cia condannati dai giudici italiani. Tutti sul banco degli “imputati” della Corte proprio a causa degli atti volti unicamente a sbarrare la strada alla realizzazione della giustizia.

Respinta la debole eccezione del Governo italiano sul previo esaurimento dei ricorsi interni, la Corte ha smontato pezzo per pezzo le tesi del Governo che mai come questa volta si è arrampicato sugli specchi. A rivolgersi alla Corte Abu Omar e sua moglie. Arrivato in Italia nel 1998 e divenuto imam nel 2000, Abu Omar aveva ottenuto l’asilo per motivi politici. Accusato di far parte di un’organizzazione terroristica e condannato poi dal Tribunale di Milano nel 2013, l’imam fu rapito nel centro di Milano nel 2003. Portato nella base Usa di Aviano e poi in quella di Ramstein in Germania, Abu Omar fu consegnato dagli autori del rapimento, ossia gli agenti della Cia, nelle mani dei servizi segreti egiziani. Torturato a più riprese, fu rilasciato nel 2004. La Procura di Milano aveva aperto un’indagine per sequestro di persona. L’inchiesta, che vedeva al centro agenti della Cia e dei servizi segreti italiani (SISMI), è stata lunga e piena di ostacoli anche a causa del Governo che non aveva voluto chiedere l’estradizione degli agenti Usa coinvolti. Malgrado gli ostacoli, con sentenza del 4 novembre 2009, il Tribunale di Milano ha condannato 23 cittadini Usa (22 agenti della Cia e il colonnello Romano) e 2 agenti italiani del SISMI, tenuti a versare un indennizzo alla vittima. In appello la condanna dei due italiani era stata annullata. Questo perché era intervenuta, a seguito del conflitto di attribuzione sollevato dal Governo, la sentenza n. 106/2009 della Corte costituzionale resa il 18 marzo 2009. Per la Consulta i due agenti del SISMI non potevano essere interrogati perché non potevano divulgare fatti coperti dal segreto di Stato, principio che secondo la Corte costituzionale andava esteso anche alla successiva azione civile funzionale a corrispondere il risarcimento dovuto ad Abu Omar. Il procedimento era continuato con la Corte di appello di Milano che nel 2013 aveva condannato alcuni funzionari del Sismi alla reclusione ma, dopo un nuovo intervento della Consulta, la Corte di cassazione aveva dovuto annullare le condanne.

Prima di tutto, la Corte europea riconosce che a livello nazionale sono state condotte indagini idonee a ricostruire gli eventi ma tutto è stato vanificato dal segreto di Stato concesso dalla stessa Corte costituzionale. Strasburgo tiene infatti a precisare che, a differenza di altri casi arrivati nelle proprie aule di giustizia (El Masri, Husayn e Al Nashiri), le autorità inquirenti italiane hanno svolto un’indagine approfondita che, per la prima volta, ha permesso la ricostruzione dei fatti anche a livello nazionale. La Corte, quindi, “rende omaggio al lavoro dei magistrati nazionali che hanno fatto tutto il possibile per stabilire la verità”. Ma nulla hanno potuto di fronte all’abuso del segreto di Stato opposto da ben 4 Governi (Prodi, Berlusconi, Monti e Letta) certo non funzionale a tenere coperti i fatti, ben noti anche grazie alla stampa, ma piuttosto a garantire l’impunità degli agenti del Sismi. Non solo. Il Governo non ha mai chiesto l’estradizione degli agenti della Cia (salvo per uno degli imputati) e due Presidenti della Repubblica hanno concesso la grazia a tre agenti americani condannati, malgrado la gravità del fatto. Di conseguenza, la punizione dei colpevoli non è stata effettiva nonostante gli sforzi degli inquirenti e dei giudici italiani. E’ evidente, quindi, che un principio legittimo come quello del segreto di Stato è stato utilizzato con il solo obiettivo di impedire che i responsabili fossero chiamati a rispondere delle proprie azioni. Di qui la violazione dell’articolo 3 che vieta la tortura e i trattamenti disumani e degradanti, tenendo conto che gli Stati non solo devono impedire atti di questo genere, ma sono anche tenuti ad individuare e punire i colpevoli. Altri elementi poi portano la Corte a stigmatizzare il comportamento dell’Italia tenendo conto che il Governo si è rifiutato di chiedere l’estradizione, malgrado l’esistenza di uno specifico trattato con gli Usa. Senza dimenticare la grazia che ha, di fatto, sottratto tre condannati per l’extraordinary rendition alla giustizia. Pertanto, conclude Strasburgo, nel caso in esame la responsabilità dello Stato non è dovuta all’assenza di disposizioni sulla tortura nel codice penale, perché l’impunità è diretta conseguenza del comportamento del Governo e del Presidente della Repubblica.

La Corte europea, poi, in modo analogo ad altri casi, ha considerato i piani di consegna straordinaria organizzati dalla CIA come tortura e ha ritenuto che le autorità italiane  erano a conoscenza della extraordinary rendition targata Cia e, quindi, del trasferimento all’estero e del rischio di tortura. E’ così evidente che lo Stato non ha adottato le misure necessarie per impedire che gli individui sotto la propria giurisdizione fossero soggetti a tortura o trattamenti disumani e degradanti. La Corte, in linea con altre sentenze sulle renditions, ha anche constatato la violazione dell’articolo 5 in considerazione del fatto che l’uomo è stato privato della libertà in modo arbitrario e dell’articolo 8 che assicura il diritto al rispetto della vita privata. In ultimo, proprio tenendo conto degli effetti negativi provocati dal segreto di Stato ai fini dell’accertamento della verità, considerando che molte prove non sono state utilizzate e che il ricorrente non ha avuto rimedi giurisdizionali effettivi, la Corte ha condannato l’Italia a versare ai due ricorrenti 85mila euro per i danni non patrimoniali e 30mila euro per le spese processuali sostenute.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/extraordinary-renditions-grazia-per-altri-due-agenti-della-cia-condannati-nel-caso-abu-omar.html

Scritto in: extraordinary renditions | in data: 25 febbraio 2016 |
Parole Chiave: //

Le gravissime violazioni dei diritti umani ci sono state e sono state dimostrate con sentenze interne, così come sono emerse dai rapporti di diverse organizzazioni internazionali, inclusa l’Unione europea (http://www.marinacastellaneta.it/blog/extraordinary-renditions-e-abusi-del-segreto-di-stato-per-occultare-la-verita-uno-studio-dal-parlamento-europeo.html). Gli autori della extraordinary rendition di Abu Omar hanno rifiutato di partecipare al processo e sono rimasti in contumacia, non hanno fatto un solo giorno di carcere malgrado la condanna per sequestro di persona, ma l’Italia adesso, per mano del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in continuità con le scelte dell’ex Presidente Giorgio Napolitano, grazia, con provvedimento del 23 dicembre, altri due condannati per il rapimento di Abu Omar (Comunicato-1). Tra le motivazioni, la circostanza che gli Stati Uniti, sin dalla prima elezione del Presidente Obama, hanno interrotto la pratica delle extraordinary renditions, non compatibile con i principi fondamentali di uno Stato di diritto. Per quanto riguarda la Medero, “è stata in particolare valutata l’entità della pena a lei inflitta, minore rispetto a quella degli altri condannati per il medesimo reato che hanno presentato domanda di grazia”. Relativamente a Seldon Lady, ex numero due della Cia, il Capo dello Stato ha ritenuto “di riequilibrare il trattamento sanzionatorio a lui inflitto rispetto a quello degli altri condannati per il medesimo reato”. In passato, per mano del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, era arrivata la grazia per uno dei responsabili, Joseph Romano. Una misura criticata, in una risoluzione del 10 ottobre 2013, dal Parlamento europeo che aveva chiesto alle autorità italiane di proseguire negli “sforzi tesi a ottenere giustizia per le violazioni dei diritti umani commesse dalla CIA sul territorio italiano, insistendo sull’estradizione di Robert Seldon Lady e richiedendo quella degli altri 22 cittadini statunitensi condannati in Italia”. Di segno opposto la scelta italiana. Così, adesso, non resta adesso che attendere la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel ricorso n. 44883/09 relativa al caso Abu Omar (Nasr e Ghali contro Italia: qui il video dell’udienza del 23 giugno 2015 http://www.echr.coe.int/Pages/home.aspx?p=hearings&w=4488309_23062015&language=en&c=&py=2015). Qui una sintesi dei casi di cui si è occupata Strasburgo (FS_Secret_detention_ENG)

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/grazia-per-uno-dei-responsabili-della-extraordinary-rendition-di-abu-omar.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/leuroparlamento-denuncia-il-silenzio-di-stati-consiglio-e-commissione-ue-sulle-operazioni-di-extraordinary-rendition.html

Scritto in: extraordinary renditions | in data: 4 gennaio 2016 |
Parole Chiave: //

E’ ancora una volta il Parlamento europeo a tornare sulla responsabilità degli Stati nei casi di extraordinary renditions. Vicende che molti Stati vorrebbero seppellire senza far luce su fatti che gettano pesanti ombre sul livello di democrazia reale di molti Paesi europei. Con l’obiettivo di non dimenticare, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni dell’europarlamento ha diffuso uno studio dal titolo “A quest for accountability? EU and Member States inquiries into the CIA Rendition and Secret Detention Programme” (IPOL_STU(2015)536449_EN). Lo studio fortemente voluto, seppure tra non poche opposizioni, dai parlamentari europei, partendo dal rapporto Feinstein del Senato americano e dalle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo, analizza il livello di coinvolgimento di alcuni Paesi europei, Italia, Lituania, Romania e Regno Unito, che non hanno esitato ad accantonare regole fondamentali in materia di diritti umani, alla base della democrazia per supportare e realizzare le renditions. Con un ulteriore dato negativo perché le autorità nazionali di questi Paesi hanno cercato di nascondere la realtà e ostacolare il lavoro delle autorità inquirenti nell’accertamento dei fatti attraverso un abuso del segreto di Stato (si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/per-la-consulta-segreto-di-stato-senza-limiti-anche-se-sono-in-ballo-violazioni-dei-diritti-umani.html). In questa direzione lo studio ricorda proprio l’Italia e il caso Abu Omar: grazie all’allora Procuratore di Milano Armando Spataro e all’operato di alcuni giornalisti le indagini sono andate avanti malgrado gli ostacoli frapposti dalle autorità governative italiane e statunitensi. Adesso sulla vicenda si attende la pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo che dovrebbe essere depositata nei prossimi mesi.

20120320PHT41270_originalLo studio, intanto, ricostruisce gli approdi della Corte europea dei diritti dell’uomo nelle sentenze al-Nashiri contro Polonia, Husayn (Abu Zubaydah) contro Polonia e El-Masri contro ex Repubblica jugoslava di Macedonia, mentre si è in attesa delle sentenze Abu Zubaydah contro Lituania, al-Nashiri contro Romania e Nasr e Ghali contro Italia.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/europarlamento-nuove-indagini-sul-ruolo-dei-paesi-ue-nelle-azioni-della-cia.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/necessario-fare-luce-sui-casi-di-tortura-e-sulle-extraordinary-renditions-lo-chiede-lonu-agli-stati-uniti.html.

Scritto in: extraordinary renditions | in data: 24 settembre 2015 |
Parole Chiave: //

L’Unione europea riprende le indagini sui casi di extraordinary renditions. Lo scenario riaperto dalla Commissione ad hoc del Senato degli Stati Uniti ha spinto il Parlamento europeo, nel corso della seduta di ieri, ad adottare una risoluzione (2015)31 CIA), con la quale gli eurodeputati affidano alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, alla commissione per gli affari esteri e alla sottocommissione per i diritti dell’uomo, il compito di “riprendere l’indagine sui presunti casi di trasporto e detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA e di riferire in merito all’Aula entro un anno”. Chiaro il messaggio del Parlamento che ha approvato il testo con 363 sì, 290 no e 48 astensioni: le politiche di sicurezza nazionale e la lotta al terrorismo non sono esenti dal principio di responsabilità e le violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani non possono restare impunite. Prima di tutto, infatti, va affermato lo stato di diritto che – appare chiaro – è stato messo in secondo piano dalle azioni di molti Stati membri che hanno abusato del segreto di Stato, hanno fatto ricorso a “un’indebita classificazione di documenti, con la conseguente cessazione dei procedimenti penali e l’impunità di fatto dei responsabili delle violazioni dei diritti umani”.

Il rapporto della Commissione del Senato Usa – scrive l’europarlamento –  rafforza “le accuse secondo cui alcuni Stati membri dell’UE, le loro autorità, nonché funzionari e agenti dei loro servizi di sicurezza e intelligence sarebbero stati complici nel programma di detenzioni segrete e consegne straordinarie della CIA, talvolta mediante pratiche di corruzione basate sull’offerta di ingenti somme di denaro da parte della CIA in cambio della loro collaborazione”. Senza dimenticare la scarsa assistenza degli Stati membri per favorire la chiusura di Guantanamo Bay, annunciata a gran voce dall’amministrazione Obama ma ancora lì.

Tra i dati dai quali partire, il Parlamento Ue indica le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo nelle cause al-Nashiri contro Polonia, Abu Zubaydah contro Lituania, Husayn (Abu Zubaydah) contro Polonia, El-Masri contro ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Nasr e Ghali contro Italia, e al-Nashiri contro Romania, nonché “la sentenza del tribunale italiano che ha condannato in contumacia 22 agenti della CIA, un pilota dell’aeronautica e due agenti italiani per il loro coinvolgimento, nel 2003, nel sequestro dell’imam di Milano, Abu Omar”.

Il Parlamento ha poi invocato non solo lo svolgimento di indagini sul piano nazionale ma anche una maggiore trasparenza, partendo dalla pubblicazione delle indagini sul coinvolgimento degli Stati membri nel programma della CIA (in particolare l’inchiesta Chilcot).

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/necessario-fare-luce-sui-casi-di-tortura-e-sulle-extraordinary-renditions-lo-chiede-lonu-agli-stati-uniti.html

Scritto in: extraordinary renditions | in data: 12 febbraio 2015 |

Abusi nell’utilizzo del segreto di Stato e ampio impiego dell’immunità per sottrarsi all’accertamento delle responsabilità. Profonda preoccupazione per l’utilizzo delle extraordinary renditions che di per sé costituiscono una violazione della Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti adottata a New York il 10 dicembre 1984. E’ quanto denuncia il Comitato Onu contro la tortura nel rapporto conclusivo sul monitoraggio dell’attuazione della Convenzione negli Stati Uniti, diffuso al termine della 53esima sessione terminata il 28 novembre (INT_CAT_COC_USA_18893_E). Molti i motivi di preoccupazione per il Comitato che, tuttavia, segnala alcuni passi avanti grazie a talune iniziative del Presidente Obama e alcune pronunce della Corte suprema che ha condotto all’applicazione dell’habeas corpus ai detenuti stranieri a Guantanamo. Tra gli atti di Obama, la dichiarazione sull’applicazione della Convenzione anche in tempo di guerra e la qualificazione, da parte dello stesso Presidente Obama, di alcune tecniche di interrogatorio come tortura. Il Comitato contesta agli Stati Uniti l’assenza di un reato specifico di tortura nella legislazione federale e il mantenimento di alcune riserve e dichiarazioni interpretative alla Convenzione contrarie all’oggetto e allo scopo del Trattato. Gli Stati Uniti – scrive il Comitato – sono tenuti ad applicare la Convenzione in ogni luogo sottoposto alla propria giurisdizione, inclusi i territori in cui è in corso un’occupazione militare e in cui operano le forze di peacekeeping. Resta il buco nero di Guantanamo: solo 33 dei 148 detenuti sono stati condotti dinanzi a un giudice o dinanzi a una commissione militare. Così come sono poche le indagini sui casi di tortura commessi da funzionari pubblici e sulle extraordinary renditions, con una scarsa collaborazione per fare luce sulle vicende che hanno coinvolto l’amministrazione Bush e agenti della Cia anche in altri Stati. Il Comitato chiede poi di vietare tecniche come il waterboarding e l’eccessivo utilizzo dei tasers. Non mancano critiche sul fronte dell’immigrazione soprattutto perché le forme di espulsione immediata impediscono un reale accertamento sui requisiti per la concessione dell’asilo. Il Comitato ha anche chiesto una moratoria per la pena di morte.

Scritto in: extraordinary renditions, tortura | in data: 1 dicembre 2014 |
Parole Chiave: //

Il silenzio che i Governi dei Paesi occidentali cercano di imporre sul caso delle extraordinary renditions è stato squarciato, ancora una volta, da due sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo depositate il 24 luglio. Si tratta delle pronunce Al Nashiri contro Polonia (CASE OF AL NASHIRI v. POLAND) e Husayn contro lo stesso Stato (CASE OF HUSAYN ABU ZUBAYDAH v. POLAND) che segnano una sconfitta per uno Stato membro non solo del Consiglio d’Europa, ma anche dell’Unione europea che, al pari di altri, ha del tutto ignorato l’obbligo di rispettare i diritti umani, aprendo la strada a forme di detenzione segrete, atti di tortura, consegna di individui presenti sul proprio territorio a Paesi in cui si pratica la pena di morte.

Nella prima vicenda, un cittadino nato in Arabia saudita, di origine yemenita, era stato accusato di aver partecipato all’attentato dell’ammiraglia Usa USS Cole e di aver avuto un ruolo nell’attacco alle torri gemelle del 2011. Era stato catturato dalle forze americane e detenuto nelle strutture detentive della Cia prima in Afghanistan e Thailandia e poi in Polonia. Qui, dopo essere stato inghiottito in un buco nero, era stato torturato, con la simulazione di due esecuzioni e poi, con un volo segreto, era stato trasferito a Guantanamo, senza che la Polonia bloccasse la consegna malgrado il rischio di trattamenti disumani e degradanti. Analogo scenario per la vicenda Husayn. Due casi di extraordinary renditions, sui quali la Polonia ha aperto un procedimento nel 2008 senza però arrivare ad alcuna conclusione processuale. L’unica speranza Strasburgo, che ha dato ragione ai ricorrenti e disegnato, nelle due sentenze fiume di oltre 200 pagine, un quadro agghiacciante sul fronte delle violazioni dei diritti umani.20120320PHT41270_original

Prima di tutto la Corte europea, respinte le obiezioni del Governo polacco sul mancato rispetto del previo esaurimento dei ricorsi interni, ha accertato che Varsavia non ha collaborato con i giudici internazionali, rifiutandosi di consegnare documenti utili all’accertamento delle violazioni. Questo non ha impedito alla Corte di verificare che le autorità polacche erano a conoscenza delle attività della Cia sul territorio e malgrado ciò non hanno impedito il transito nel proprio spazio aereo e lo svolgimento di atti di tortura. E’ vero, infatti, che, in termini generali, tocca al ricorrente provare la violazione della Convenzione, ma in casi come quello in esame, considerato che i fatti accaduti rientrano nella quasi esclusiva competenza del Governo, l’onere della prova ricade sullo Stato. Nel merito, la Polonia ha lasciato spazio libero agli agenti della Cia chiudendo gli occhi sulle torture perpetrate durante la permanenza nelle prigioni segrete sul proprio territorio. Di conseguenza, come ogni Stato parte alla Convenzione, è responsabile delle azioni commesse sul suo territorio che hanno conseguenze su un individuo esposto alla violazione della Convenzione. Varsavia, inoltre, ha creato le condizioni per favorire l’attività degli agenti della Cia e non ha fatto nulla per impedirle, permettendo che il ricorrente fosse trasferito fuori dalla Polonia, malgrado il rischio della pena di morte. Nessuna indagine effettiva, poi, che consentisse di accertare la verità dei fatti. E’ vero che in taluni casi possono sorgere esigenze di sicurezza nazionale, ma lo Stato deve trovare i mezzi per fornire informazioni senza compromettere la sicurezza. Inoltre, laddove vi sono casi in cui sono contestati gravi violazioni dei diritti umani, “il diritto alla verità relativo alle circostanze rilevanti del caso non appartiene solo alla vittima del reato e alla sua famiglia, ma anche alle altre vittime di situazioni simili e alla collettività che ha il diritto di sapere che cosa è accaduto”. Un’affermazione che contrasta in modo netto con l’operato degli Stati che invece mettono al primo posto il segreto di Stato, il cui carattere assoluto è evidentemente contrario alla Convenzione.

Di qui la condanna per violazione dell’articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti disumani e degradanti), dell’articolo 5 sulla libertà personale, dell’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), dell’articolo 6 (equo processo), dell’articolo 13 (divieto di discriminazioni), degli articoli 2 e 3 in rapporto all’articolo 1 del Protocollo n. 6 che vieta la pena di morte, considerando, a quest’ultimo riguardo, che la Polonia non ha impedito che il ricorrente fosse trasportato a Guantanamo.

La Corte ha condannato la Polonia a indennizzare le vittime per i danni non patrimoniali subiti (100mila euro a ciascun ricorrente) e ha ordinato alla Polonia, con riguardo al ricorso Al Nashir, di adottare misure individuali ai sensi dell’articolo 46 della Convenzione e fare in modo che il ricorrente non subisca la pena di morte, chiedendo assicurazioni in questo senso agli Stati Uniti.

Si veda il ricorso contro l’Italia nel caso Abu Omar (NASR AND GHALI v. ITALY e i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/stati-uniti-poche-le-indagini-penali-sulle-renditions-perpetrate-dalla-cia.html, nonché http://www.marinacastellaneta.it/blog/no-al-segreto-di-stato-nei-casi-di-extraordinary-renditions-lo-chiede-con-forza-il-parlamento-europeo.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/per-la-consulta-segreto-di-stato-senza-limiti-anche-se-sono-in-ballo-violazioni-dei-diritti-umani.html

Scritto in: extraordinary renditions | in data: 27 luglio 2014 |
Parole Chiave: //

Allarme tutela dei diritti umani nei Paesi Ue, anche a causa delle extraordinary renditions e dei casi di impunità.

Il Parlamento europeo ha approvato, nella plenaria del 27 febbraio, una risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea (2014, 173 diritti umani) con la quale chiede alla Commissione di introdurre un nuovo sistema per assicurare un controllo effettivo della tutela dei diritti umani e dei valori europei negli Stati membri. In caso di violazione, precisano gli eurodeputati, dovrebbero essere previste nuove misure tra le quali il blocco di finanziamenti europei. E’ stata una risoluzione dibattutta e controversa approvata con 312 voti favorevoli, 244 contrari e 27 astensioni. Tra l’altro, nella risoluzione si auspica anche una modifica del Trattato per una maggiore precisazione della nozione di rischio e violazione dei diritti umani. Le segnalazioni più allarmanti riguardano proprio il funzionamento della giustizia nei casi di lotta al terrorismo. In particolare, il Parlamento europeo chiede che gli Stati facciano luce sulle extraordinary renditons e sui ” voli e le prigioni segrete nel territorio dell’Unione”. Nessuno spazio per l’impunità in questo settore tanto più che ” il divieto della tortura è assoluto e che pertanto il segreto di Stato non può essere invocato per limitare l’obbligo degli Stati di indagare su violazioni gravi dei diritti dell’uomo”. Inoltre, “qualsiasi impunità in ragione di una posizione di potere, di forza o di influenza sulle persone, le autorità giudiziarie o politiche non può essere tollerata nell’Unione europea”.

Gli eurodeputati mostrano preoccupazione anche per i controlli e le censure sui media ed esprimono “preoccupazione per la politicizzazione delle corti costituzionali in alcuni Stati membri”.

Scritto in: extraordinary renditions | in data: 28 febbraio 2014 |
Parole Chiave: //

Per la Corte costituzionale italiana il segreto di Stato non incontra alcun limite. Neanche quando vengono commessi crimini che, da dottrina, organizzazioni internazionali e trattati, sono qualificati come crimini contro l’umanità. E’ il risultato effettivo, che certo va anche oltre il caso di specie e apre una voragine nello stato di diritto in Italia, ponendo problemi in ordine al rispetto di norme fondamentali a tutela dei diritti umani sanciti dal diritto internazionale così come dalla Costituzione, ottenuto con la sentenza n. 24 depositata il 10 febbraio 2014 (segreto di stato). Che spiana la strada a un segreto di stato senza limiti, invocato, per l’ennesima volta, nel caso della extraordinary rendition di Abu Omar.

Questa volta il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato è scaturito dalla sentenza della Cassazione (V sezione penale) n. 46340 del 19 settembre 2012 con la quale era stata annullata la pronuncia della Corte di appello di Milano del 15 dicembre 2010: questa aveva sancito l’improcedibilità nei confronti di Nicolò Pollari (ex direttore del SISMI, Servizio per le informazioni e la sicurezza militare), Marco Mancini, ex vicedirettore e altri funzionari. A seguito della pronuncia della Cassazione, con le ordinanze della Corte di appello di Milano del 28 gennaio e del 4 febbraio  2013, nonché con la sentenza del 12 febbraio n. 985, i giudici di merito avevano disposto la condanna degli uomini del SISMI (divenuto, con la legge n. 124 del 2007, Agenzia informazioni e sicurezza esterna, AISE) senza interpello del Presidente del Consiglio dei ministri per la conferma del segreto di Stato opposto dagli imputati. Anche il Governo dell’allora premier Enrico Letta, al pari di quello Prodi, Berlusconi e Monti (si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/il-governo-tecnico-impugna-ancora-larma-del-segreto-di-stato-per-bloccare-il-processo-agli-ex-vertici-del-sismi-nel-caso-abu-omar.html), ha così sollevato un conflitto tra poteri dello Stato.

Per la Cassazione, il segreto di Stato non può coprire atti extrafunzionali perché in questi casi gli atti non sono riconducibili né al Sismi né al Governo. Proprio in ragione del fatto che l’attività era extrafunzionale, è evidente che chi commette tali atti lo fa a titolo personale, con la conseguenza che il segreto di Stato non può operare. Un discorso analogo, d’altra parte, vale anche per l’immunità funzionale degli organi dello Stato sul piano internazionale.

Di diverso avviso la Corte costituzionale secondo la quale l’affermazione della Suprema Corte “equivale a una sostanziale modifica (di contenuto e di portata) di quello che, al contrario, era stato il perspicuo ‘oggetto’ del segreto”. Non solo. Per la Corte costituzionale, il segreto di Stato, che è determinato dall’autorità che lo ha apposto, si proietta “su tutti i fatti, notizie e documenti concernenti le eventuali direttive operative, gli interna corporis di carattere organizzativo e operativo, nonché i rapporti con i  Servizi stranieri, anche se riguardanti le renditions ed il sequestro di Abu Omar. Ciò, ovviamente, a condizione che gli atti e i comportamenti degli agenti siano oggettivamente orientati alla tutela della sicurezza dello Stato”. In questo modo, la Corte costituzionale, che non si è posta il problema del rispetto di norme costituzionali, di diritto internazionale generale (come il divieto di tortura che ha rango consuetudinario e che è così immesso nell’ordinamento italiano attraverso l’articolo 10 della Costituzione, nonché di altri trattati che pure hanno rango subcostituzionale grazie all’articolo 117 della Costituzione), spiana la strada a un segreto di Stato a strascico, trascinando nel vortice dell’oscurità ogni atto compiuto dall’intelligence.

Eppure sul piano internazionale così come dell’Unione europea sono arrivati a tutti gli Stati, inclusa l’Italia, moniti a non usare il segreto di Stato laddove travolge il diritto alla verità in relazione alla commissione di crimini, con ciò compromettendo anche le regole sull’equo processo sia di imputati sia delle vittime.

Ad esempio, l’Alto Commissario ONU sulla protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo Ben Emmerson, nel rapporto annuale presentato il 1° marzo 2013 (A/HRC/22/52), ha sottolineato la necessità che gli Stati assicurino il diritto alla verità e che questo non sia compromesso “perpetuando l’impunità di pubblici ufficiali implicati in crimini” tra i quali le extraordinary renditions. Il diritto alla verità – ha precisato Emmerson – è annientato dai comportamenti dei Governi che hanno ingiustificatamente invocato il segreto per ragioni di sicurezza nazionale.

Nella stessa direzione l’Unione europea. La Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo, nel rapporto del 3 maggio 2012 sul presunto trasporto e detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della Cia (relatore Hélène Flutre, 900932en), ha sottolineato che nei confronti di questa pratica, che costituisce una violazione anche della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, le autorità nazionali si sono trincerate dietro il segreto di Stato, così non rispettando l’obbligo positivo imposto dal diritto internazionale di investigare sulle violazioni dei diritti umani (si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/extraordinary-rendition-un-buco-nero-sul-quale-lue-deve-fare-chiarezza.html).

Senza dimenticare il Consiglio d’Europa. Il 7 settembre 2011, il Relatore speciale Dick Marty, nel Rapporto sull’abuso del segreto di Stato e della sicurezza nazionale, ha evidenziato l’utilizzo di questo strumento, nei casi di extraordinary renditions, che non permette di ottenere informazioni su pratiche contrarie ai diritti umani (State secrecy_MartyE. Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/la-lotta-al-terrorismo-sacrifica-il-rispetto-dei-diritti-umani-allarme-dal-consiglio-deuropa.html).

In precedenza anche l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, nella risoluzione n. 1551, adottata il 27 aprile 2007, ha fissato alcuni principi che gli Stati sono tenuti a rispettare al fine di assicurare processi equi nei casi in cui sia in gioco il segreto di Stato, stilando proprio un decalogo da seguire per evitare abusi e effetti distorsivi.

C’è poi la Corte europea dei diritti dell’uomo che, tra gli altri, nel caso El-Masri contro Repubblica federale di Macedonia (ricorso n. 39630/09, AFFAIRE ELMASRI c. LEXREPUBLIQUE YOUGOSLAVE DE MACEDOINE) ha affermato, in sostanza, che gli Stati che hanno contribuito ai casi di extraordinary renditions sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Per la Grande Camera, lo Stato in causa, infatti, ha violato la Convenzione e, in particolare, gli articoli 3 (divieto di trattamenti disumani e degradanti), 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), 13 (diritto alla tutela giurisdizionale effettiva).

L’unico spiraglio per far luce sul caso Abu Omar, incluse le responsabilità statali, è così la Corte europea alla quale Abu Omar si è rivolto. Nel ricorso comunicato il 21 novembre 2011 al Governo italiano si contesta anche la violazione del diritto di accesso alla giustizia e il diniego di giustizia anche a seguito della prima pronuncia della Corte costituzionale n. 206 che ha spianato la strada al segreto di Stato (NASR AND GHALI v. ITALY.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/extraordinary-renditions-solo-la-procura-di-milano-ha-fatto-luce-in-tutta-europa-lo-dice-lonu.html).

Scritto in: extraordinary renditions | in data: 16 febbraio 2014 |
Parole Chiave: // //

Sole le autorità giurisdizionali italiane, grazie al lavoro svolto dalla Procura di Milano, sono riuscite a far luce e ad accertare le responsabilità degli agenti della Cia in uno dei numerosi casi (Abu Omar) di extraordinary renditions che hanno coinvolto l’intera Europa. Lo ha detto il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla lotta al terrorismo e i diritti umani Ben Emmerson, che è intervenuto nel corso dell’udienza che si è tenuta il 3 dicembre dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Al-Nashiri e Hunayn contro Polonia (http://www.echr.coe.int/Pages/home.aspx?p=hearings&w=2876111_03122013&language=en). La vicenda riguarda un caso di consegne straordinarie che vede coinvolta la Polonia. I due ricorrenti erano stati arrestati in quanto accusati di atti terroristici in particolare nel caso della nave statunitense Cole nello Yemen. Di lì era iniziato un viaggio nell’orrore tra prigioni segrete in Afghanistan, Thailandia fino al cuore dell’Europa, in Polonia che, nella migliore delle ipotesi, aveva chiuso gli occhi nell’attuazione di atti di tortura, incluso il waterboarding, detenendo i due indagati in prigioni segrete. Fino a consegnarli alla Cia con destinazione Guantanamo. Impossibile ottenere giustizia sul piano nazionale. Di qui il ricorso alla Corte di Strasburgo. Di grande interesse, nel corso dell’udienza, l’intervento del relatore speciale Onu il quale ha non solo sottolineato le gravi violazioni dei diritti umani della pratica diffusa delle extraordinary renditions ma anche la necessità di far valere il diritto alla verità, indispensabile per assicurare una tutela dei diritti umani effettiva. Non solo per le vittime dirette, ma per l’intera collettività. Necessario porre fine all’impunità che è stata assicurata dai Governi pure vincolati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Solo la Procura di Milano – ha osservato Ben Emmerson – nel caso Abu Omar, è riuscita a far emergere la verità ed è arrivata a condurre nelle aule di giustizia gli autori delle consegne straordinarie e di tortura. La verità è stata così accertata in sede giudiziaria con la condanna di 22 agenti della Cia (processati in contumacia visto che alcune richieste di estradizione non sono neanche state presentate dai Governi italiani succedutesi nel tempo) e poi anche dei vertici dei servizi segreti italiani.

Anche se poi, aggiungiamo, malgrado le gravissime violazioni dei diritti umani attestata non solo nelle aule di giustizia, ma da tutte le organizzazioni internazionali, è arrivata, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,  la grazia per uno dei responsabili (Joseph Romano, http://www.marinacastellaneta.it/blog/grazia-per-uno-dei-responsabili-della-extraordinary-rendition-di-abu-omar.html).

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/extraordinary-renditions-la-cedu-rompe-il-silenzio-degli-stati.html.

Scritto in: CEDU, extraordinary renditions | in data: 5 dicembre 2013 |
Parole Chiave: //