Il Tribunale di Grosseto ammette la trascrizione nei registri di stato civile dell’atto di matrimonio celebrato a New York da una coppia omosessuale di cittadini italiani (tribunale di grosseto). Nessun ostacolo e nessun motivo di ordine pubblico che impedisca la trascrizione. Il giudice nazionale ha accolto il ricorso presentato da una coppia dello stesso sesso che si era sposata con rito civile a New York. I due uomini avevano poi chiesto la trascrizione dell’atto di matrimonio nei registri di stato civile del Comune di Grosseto. A fronte del no avevano fatto ricorso al Tribunale che lo ha accolto sostenendo, tra l’altro, che la trascrizione non ha natura costitutiva ma solo certificativa (anche se in realtà incide sulla libertà di stato) e che non vi è contrarietà all’ordine pubblico (legge n. 218/95). Questo malgrado la normativa italiana non preveda una simile forma di matrimonio. Il Tribunale di Grosseto non lo considera un ostacolo richiamando gli articoli da 84 a 88 del codice civile che non fanno riferimento al sesso tra le condizioni per contrarre matrimonio. In realtà, come chiarito dalla Corte costituzionale in passato e dalla stessa Corte di Cassazione più di recente, nella sentenza n. 4184/12, allo stato attuale la diversità di sesso è un requisito minimo indispensabile per la stessa esistenza del matrimonio.

Il Tribunale di Grosseto ha poi individuato un supporto per la propria decisione nella sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Schalk e Kopf contro Austria del 24 giugno 2010. In quell’occasione, però, la Corte ha stabilito che la Convenzione europea non fissa un obbligo per gli Stati di prevedere nel proprio ordinamento il matrimonio anche per coppie omosessuali, tanto più che l’articolo 12 della Convenzione si riferisce in modo espresso al matrimonio tra uomini e donne e non agli individui in generale. Solo nella sentenza Vallianatos contro Grecia la Corte, tenendo conto dei mutamenti della realtà sociale, ha evidenziato la necessità del riconoscimento di effetti civili alle unioni tra coppie dello stesso sesso. Va ricordato che a Strasburgo pendono alcuni casi italiani. Il 3 dicembre la Corte europea dei diritti dell’uomo ha comunicato al Governo i ricorsi contro l’Italia per violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 della Convenzione) proprio a causa del diniego alla trascrizione in Italia di atti di matrimonio tra partner dello stesso sesso celebrati all’estero (Orlandi e altri contro Italia, http://www.marinacastellaneta.it/blog/coppie-dello-stesso-sesso-comunicati-al-governo-i-ricorsi-partiti-da-cittadini-italiani.html).

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/limitare-le-unioni-civili-registrate-a-coppie-eterosessuali-e-in-contrasto-con-la-cedu.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/nessuna-discriminazione-se-gli-stati-vietano-alle-coppie-dello-stesso-sesso-ladozione-lo-dice-la-cedu-per-la-cassazione-il-legislatore-nazionale-deve-intervenire-a-garantire-il-diritto-a-una-vita.html.

Scritto in: fecondanzione omologa | in data: 12 aprile 2014 |
Parole Chiave: //

Il sistema legislativo italiano in materia di fecondazione assistita è incoerente. Se ne erano accorti tutti, ma non il parlamento che, malgrado le richieste di rivisitazione di una legge farraginosa e per molti aspetti ingiusta, non ha messo mano alla legge n. 40 del 2004. Adesso dovrà farlo grazie alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Costa e Pavan contro Italia depositata oggi (ricorso n. 54270/10, AFFAIRE COSTA ET PAVAN c ITALI) .

Alla Corte si era rivolta una coppia che, portatrice sana di fibrosi cistica, aveva chiesto di utilizzare la fecondazione omologa in vitro al fine di effettuare una diagnosi preimpianto e impedire malattie al proprio figlio. L’accesso era stato negato perché la legge italiana vieta la fecondazione omologa salvo in caso di coppie sterili e di rischi di malattie trasmissibili per via sessuale e di epatite B e C. Solo in questi casi, quindi, è possibile la diagnosi preimpianto. Di qui il ricorso a Strasburgo che ha dato ragione alla coppia. Prima di tutto – ha precisato la Corte – nell’articolo 8, che riconosce il diritto al rispetto della vita privata e familiare, rientra anche il diritto ad avere un figlio che non sia affetto da malattie genetiche . In secondo luogo, la legge italiana è incoerente perché da un lato impedisce il ricorso alla diagnosi preimpianto, dall’altro lato consente di ricorrere all’aborto tereaupetico. Una scelta certo inconciliabile con le esigenze etiche e morali avanzate dallo Stato a giustificazione della legge, che non tiene conto dell’angoscia della donna e delle scelte dolorose connesse a un aborto terapeutico. Tra l’altro, tra 32 Stati del Consiglio d’Europa, solo Svizzera, Italia e Austria hanno legislazioni così restrittive.  Inevitabile la condanna di Strasburgo (verdetto raggiunto all’unanimità) che ha anche ordinato allo Stato di pagare 15mila euro per i danni patrimoniali e 2.500 per le spese processuali.

La sentenza diventerà definitiva dopo 3 mesi, periodo entro il quale è possibile il ricorso alla Grande Camera.

In precedenza, con la  sentenza del 1° aprile 2010 (S.H. e altri contro Austria, AFFAIRE SH ET AUTRES c AUTRICH), la Camera della Corte europea aveva ritenuto contrario alla Convenzione il divieto assoluto di ricorrere alla fecondazione eterologa stabilito nella legge austriaca, ma la Grande camera con sentenza del 3 novembre 2011 aveva ribaltato il giudizioCASE OF SH AND OTHERS v AUSTRI.

Si vedano i post del 9 giugno 2012 http://www.marinacastellaneta.it/procreazione-assistita-eterologa-la-corte-costituzionale-restituisce-gli-atti-ai-giudici-di-merito.html e del 3 novembre 2011 http://www.marinacastellaneta.it/marcia-indietro-della-cedu-sulla-fecondazione-eterologa.html.

 

Scritto in: CEDU, fecondanzione omologa, Senza categoria | in data: 28 agosto 2012 |