La sospensione automatica di un procedimento avviato dal singolo consumatore, che fa valere il carattere abusivo di una clausola contenuta in un contratto di mutuo, solo perché pende un’azione collettiva, è contraria al diritto Ue. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea nella sentenza depositata il 14 aprile nelle cause riunite C-381/14 e C-385/14 (C-381:14). Al centro della pronuncia di Lussemburgo, l’interpretazione della direttiva 93/13 sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori recepita in Italia con Dlgs n. 52/96, abrogato dal codice del consumo. Sono stati due clienti di un istituto di credito, che avevano stipulato un contratto di mutuo ipotecario, ad avviare l’azione dinanzi ai giudici spagnoli. I ricorrenti sostenevano che la clausola di tasso minimo inserita nel contratto, dovuto indipendentemente dalla fluttuazione dei tassi del mercato, era da considerare abusiva perché procurava uno squilibrio a loro danno. Poco prima, anche un’associazione di consumatori aveva avviato un’azione contro 72 istituti bancari chiedendo la cessazione dell’uso delle clausole di tasso minimo. Il giudice nazionale aveva sospeso il procedimento individuale in attesa del giudizio collettivo. Una decisione che non convince la Corte Ue. Prima di tutto, gli eurogiudici hanno chiarito che le azioni individuali e collettive hanno “obiettivi ed effetti giuridici diversi”, tanto più che le associazioni dei consumatori, che svolgono un ruolo di primo piano nel legittimo interesse a tutelare i consumatori, non si trovano in una situazione di inferiorità rispetto al professionista (in questo caso gli istituti di credito) che invece contraddistingue il singolo consumatore. Va bene – osserva la Corte – fissare regole interne per la corretta amministrazione della giustizia ed evitare decisioni giudiziarie contraddittorie, ma a patto che non si verifichi un indebolimento nella tutela dei consumatori. Se la legislazione nazionale vincola il consumatore all’esito dell’azione collettiva, malgrado abbia deciso di non prendervi parte e di procedere a un ricorso individuale, la sua tutela è attenuata e priva di effettività a causa della sospensione automatica dell’azione individuale solo perché pende il ricorso collettivo. Di qui la contrarietà al diritto Ue, evidente anche perché l’esercizio effettivo dei diritti soggettivi riconosciuti dalla direttiva “non può essere messo in discussione sulla base di considerazioni legate all’organizzazione giudiziaria di uno Stato”.

Scritto in: consumatori | in data: 26 maggio 2016 |
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Tutela ad ampio raggio per i consumatori anche nel corso di procedure di insolvenza. Lo assicura la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza depositata il 21 aprile nella causa (C-377/14, C-377:14) con la quale la Corte ha precisato che il carattere abusivo di clausole incluse nei contratti conclusi dai consumatori deve essere accertato d’ufficio dal giudice nazionale anche nel caso di procedure d’insolvenza e di contratti di credito al consumo. La controversia sul piano nazionale aveva preso il via dal ricorso di una coppia che aveva sottoscritto un contratto di credito al consumo, con un tasso annuo effettivo globale pari al 28,9%. I coniugi non avevano più versato alcune rate e la società creditrice aveva richiesto il rimborso del debito anche perché la coppia non aveva comunicato un’esecuzione su alcuni beni. Era stata aperta una procedura d’insolvenza. Il giudice nazionale, prima di decidere, ha chiesto alla Corte Ue di chiarire se, in base alla direttiva 93/13 sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (recepita in Italia con Dlgs n. 52/96, abrogato dal codice del consumo), i tribunali interni siano tenuti a valutare d’ufficio la natura abusiva di una clausola anche se la legislazione interna lo vieta con riferimento alle procedure d’insolvenza. Per la Corte, l’indicata limitazione prevista sul piano nazionale è contraria al diritto Ue perché il giudice nazionale deve valutare d’ufficio la natura delle clausole, senza attendere eventuali contestazione dei consumatori tenendo conto che è necessario riequilibrare la posizione del consumatore che ha bisogno di un intervento positivo del giudice nazionale investito della controversia. D’altra parte, proprio l’esame d’ufficio da parte dei giudici può avere un effetto dissuasivo e spingere le parti al rispetto degli obblighi di tutela dei consumatori. Accertata la violazione del diritto Ue, il giudice deve dare seguito a tutte le conseguenze previste dal diritto nazionale, assicurandosi che il consumatore non sia vincolato da clausole abusive, anche alla luce della direttiva 2008/48 sui contratti di credito ai consumatori (recepita in Italia con Dlgs n. 141/2010) in base alla quale le sanzioni devono essere dissuasive, efficaci e proporzionate. Nessun limite, poi, all’accertamento da parte degli organi giurisdizionali nazionali che non possono essere tenuti ad esaminare solo alcuni crediti come quelli non garantiti e a valutare solo alcuni aspetti, come quelli legati alla prescrizione o all’estinzione del debito.

Scritto in: consumatori | in data: 27 aprile 2016 |
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Operativa, dal 15 febbraio, la piattaforma per consumatori e commercianti che vogliono risolvere una controversia relativa ad acquisti online. Uno sportello unico, voluto fortemente dall’Unione europea, per provare a risolvere una controversia senza troppi costi e senza ricorrere in sede giurisdizionale, senza per questo non far valere i propri diritti. Attraverso la piattaforma, disponibile nel sito https://webgate.ec.europa.eu/odr/main/?event=main.home.show, nel quale sono presenti gli sportelli nazionali, sarà possibile compilare un modulo, reperibile nella versione multilingue, inviarlo e cercare un accordo sull’organismo di risoluzione. Poi il via libera al trattamento del reclamo da parte dell’organismo individuato, con una soluzione e, in ogni caso, la chiusura del reclamo. Tutta la procedura si svolge online. La durata media prevista è di 90 giorni. Sono già 117 gli organismi per la risoluzione alternativa delle controversie collegati alla piattaforma, anche se ciascuno mantiene le proprie regole e procedure. Non hanno ancora aderito Croazia, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta Polonia, Romania, Slovenia e Spagna.

La base giuridica è costituita dalla direttiva 2013/11/UE  del 21 maggio 2013 sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE (Direttiva sull’ADR per i consumatori, adr) e dal regolamento n. 524/2013 del 21 maggio 2013 relativo alla risoluzione delle controversie online dei consumatori (ODR per i consumatori), mentre il funzionamento della piattaforma è disciplinato dal regolamento n. 2015/1051 del 1° luglio 2015 sulle modalità per l’esercizio delle funzioni della piattaforma di risoluzione delle controversie online, sulle caratteristiche del modulo di reclamo elettronico e sulle modalità della cooperazione tra i punti di contatto (reg.).

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/risoluzione-alternativa-delle-controversie-pubblicato-il-dlgs-di-attuazione-della-direttiva-ue.html

 

Scritto in: consumatori | in data: 16 febbraio 2016 |
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Tutela dei turisti rafforzata grazie alla direttiva 2015/2302 relativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 90/314/CEE del Consiglio, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 326 dell’11 dicembre (2015:2302). Il nuovo testo, che sarà applicabile dal 1° gennaio 2018, mette in primo piano l’obbligo di fornire informazioni chiare sui servizi offerti in un pacchetto attraverso l’utilizzo di moduli informativi standard comuni in tutta Europa (contenuti nell’allegato I), regole più stringenti sulle informazioni precontrattuali, i diritti di annullamento e le azioni di regresso con la possibilità di richiedere il risarcimento per i danni morali da vacanza rovinata. Il sistema è basato su un constante scambio di informazioni anche grazie alla costituzione di una Rete dei punti di contatto.

Per quanto riguarda l’ambito di applicazione la direttiva si applica ai pacchetti offerti in vendita o venduti da professionisti a viaggiatori e ai servizi turistici collegati agevolati da professionisti a viaggiatori, con alcune esclusioni ad esempio se il pacchetto ha una durata inferiore a 24 ore e non include il pernottamento. Nel segno dell’armonizzazione, gli Stati membri devono abrogare disposizioni divergenti da quelle stabilite nella direttiva, “incluse le disposizioni più o meno severe per garantire al viaggiatore un livello di tutela diverso”. Questo in particolare nel caso di revisione del prezzo le cui regole sono fissate dall’articolo 10 e sulla possibilità di cedere il contratto turistico. Tra le novità, il via libera al riconoscimento reciproco dei regimi di protezione in caso d’insolvenza: questo vuol dire che un’impresa la quale rispetta la normativa in materia di insolvenza nel paese in cui ha sede può operare nell’UE senza doversi assoggettare a disposizioni equivalenti in altri paesi dell’Unione.

Sul fronte della risoluzione del contratto, la direttiva impone agli Stati la previsione di una simile possibilità in ogni momento prima dell’inizio del pacchetto. Tuttavia, “in caso di risoluzione del contratto di pacchetto turistico da parte del viaggiatore ai sensi del presente paragrafo, il viaggiatore può essere tenuto a pagare all’organizzatore spese di risoluzione adeguate e giustificabili”. I diritti fissati nella direttiva devono essere considerati irrinunciabili e il legislatore nazionale dovrà prevedere sanzioni effettive, proporzionali e dissuasive.

Scritto in: consumatori | in data: 15 dicembre 2015 |

Il notaio può apporre la formula esecutiva su un atto autentico senza un esame del carattere abusivo delle clausole contrattuali. Lo ha chiarito la Corte di giustizia dell’Unione europea con la  sentenza depositata il 1° ottobre (C-32/14, C-32:14), precisando che una simile formula la quale dà il via libera all’esecuzione forzata senza l’avvio di un procedimento contenzioso in sede giurisdizionale è in linea con la direttiva 93/13 sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, recepita in Italia con Dlgs 206/2005 contenente il codice del consumo. Sono stati i giudici ungheresi a chiamare in aiuto la Corte Ue. Al centro della vicenda nazionale una controversia tra un consumatore e un istituto di credito che, avvalendosi di atto autentico redatto da un notaio, aveva concesso un prestito per l’acquisto di un bene mobile garantito dall’ipoteca sullo stesso bene. Il contraente non aveva pagato la rata e il contratto era stato risolto. Di qui la decisione della banca di rivolgersi al notaio per ottenere l’apposizione di una formula esecutiva. Così era stato. Poi il consumatore aveva chiesto al notaio la soppressione della formula ma l’istanza era stata respinta proprio perché non c’era stata alcuna irregolarità. Il consumatore si era rivolto così al tribunale nazionale che, prima di decidere, ha chiamato in aiuto gli eurogiudici. Nodo da sciogliere è se sia possibile apporre una formula esecutiva senza che il notaio controlli il carattere abusivo di alcune clausole del contratto. Nel caso in esame, il notaio, adempiendo ai suoi doveri, aveva verificato il rispetto di una serie tassativa di requisiti formali e poi negato la soppressione della clausola: questo perché era tenuto a effettuare un controllo sulla legittimità dell’apposizione della formula, ma non sulla validità delle clausole.

In base al sistema costruito dalla direttiva 93/13, che punta a far prevalere l’uguaglianza sostanziale tra i contraenti rispetto a quella formale, riequilibrando la posizione di inferiorità della parte debole, ossia il consumatore, il giudice nazionale deve esaminare d’ufficio la natura abusiva di una clausola contrattuale, con la possibilità di adottare provvedimenti provvisori come la sospensione del procedimento esecutivo. Tuttavia, per la Corte, un procedimento semplificato di esecuzione forzata come quello che attribuisce al notaio l’apposizione della formula esecutiva senza un esame d’ufficio delle clausole abusive non rientra nell’ambito di applicazione della direttiva. Tra l’altro, l’esercizio della funzione giurisdizionale ha differenze fondamentali con quella notarile, con la conseguenza che la prassi sviluppatasi per la prima “non si attaglia” alla seconda. Di conseguenza, per Lussemburgo, spetta agli ordinamenti interni stabilire norme sullo svolgimento della funzione notarile nel rispetto del principio di equivalenza e di effettività. I notai – osserva Lussemburgo – nel redigere l’atto autentico svolgono “un ruolo di prevenzione del carattere abusivo delle clausole del contratto” e assicurano una parità di trattamento in tutte le procedure, inclusa la fase dell’esecuzione forzata. Senza dimenticare che il consumatore può presentare un ricorso per contestare la validità del contratto o per far cessare l’esecuzione forzata. Di qui la conclusione che lo Stato membro fornisce mezzi adeguati ed efficaci – come imposto dall’articolo 7 della direttiva 93/13 – per privare di effetti le clausole abusive.

Scritto in: consumatori | in data: 11 ottobre 2015 |
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Il servizio ricerche del Parlamento europeo ha diffuso uno studio sulla protezione dei consumatori nell’Unione europea (PE 565.904, EPRS_IDA(2015)565904_EN). Il testo analizza la normativa di diritto comunitario derivato (circa 90 direttive), inclusi i diversi regolamenti nel settore (compresi quelli relativi alla cooperazione giudiziaria civile), partendo naturalmente dalle norme del Trattato (con particolare riguardo all’articolo 169 TFUE) e dall’articolo 38 della Carta dei diritti fondamentali. Spazio anche alle questioni legate alla tutela dei consumatori nel contesto del Transatlantic Trade and Investment Partnership.

L’analisi mette in risalto il cambiamento di prospettiva degli interventi delle istituzioni Ue che ha visto il passaggio da un’armonizzazione tecnica alla protezione dei consumatori come elemento essenziale dell’Europa per i cittadini, con un ruolo centrale dell’Unione europea nella sensibilizzazione e nell’informazione dei consumatori grazie anche alla cooperazione  con il network degli European Consumer Centres e lo European Judicial Network.

Tra i punti deboli della protezione dei consumatori nello spazio Ue, l’assenza di una nozione unitaria che pone taluni problemi applicativi e rischia di creare una tutela differenziata. Analizzate le questioni legate alla qualificazione e alle competenze dell’Unione europea nei diversi settori, dalla sicurezza alimentare ai servizi finanziari, nello studio sono messi in risalto gli elementi di forza, con diverse storie di successo come quella relativa ai costi del roaming, con uno sguardo alle sfide future e alla nuova figura del cosiddetto “prosumer”.

Cfr. il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/in-uno-studio-delleuroparlamento-stato-dellarte-e-strade-da-percorrere-per-rafforzare-il-mercato-interno.html

Scritto in: consumatori | in data: 3 ottobre 2015 |
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Con la sentenza del 3 settembre nella causa C-110/14 (avvocato:consumatore), la Corte di giustizia dell’Unione europea ha precisato in quali casi un libero professionista può essere considerato un consumatore ai fini dell’applicazione della direttiva 93/13 sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, recepita in Italia con Dlgs 206/2005 contenente il codice del consumo. In particolare, gli eurogiudici, nell’ampliare il perimetro di applicazione della direttiva, hanno chiarito che un avvocato il quale conclude un contratto con un istituto di credito, non legato alla sua attività professionale, ha diritto alla tutela accordata ai consumatori. E questo anche nei casi in cui, congiuntamente a quello principale, stipula un contratto accessorio di mutuo in cui fornisce come garanzia un immobile legato allo studio legale. Il rinvio pregiudiziale era stato sottoposto dai giudici rumeni investisti di una richiesta di annullamento di una clausola abusiva presentata da un avvocato che aveva stipulato un contratto di credito con una banca, garantito da un’ipoteca su un immobile del suo studio legale. Il contratto era stato firmato dal legale sia in quanto mutuatario sia come rappresentante dello studio, per la garanzia fornita dall’immobile. Punto controverso è se la direttiva possa essere applicata a un contratto in cui il consumatore è una persona fisica che esercita, però, una libera professione. La direttiva, infatti, ha un limite dal punto di vista soggettivo perché si applica unicamente ai contratti in cui uno dei contraenti sia una persona fisica che agisce al di fuori della sua attività professionale e l’altro sia un professionista che, invece, svolge l’attività professionale nel momento di conclusione del contratto.

Per la Corte, la qualificazione dei contraenti non va fatta in astratto, ma deve essere legata al caso di specie. Pertanto, “una stessa e identica persona può agire in quanto consumatore nell’ambito di determinate operazioni e in quanto professionista in altre”. Non è rilevante l’attività professionale in generale, mentre ha importanza se nella stipulazione del contratto il consumatore agisca o no come professionista, considerando le condizioni del contratto, la natura del bene o del servizio oggetto dell’obbligazione e i fini per i quali il bene è acquisito. Se un avvocato agisce per fini che non rientrano nella sua attività professionale, la direttiva va applicata e l’avvocato tutelato come consumatore, con l’annullamento della clausola abusiva. E questo anche se il legale dispone “di un elevato livello di competenze tecniche”, perché quest’unica circostanza non è sufficiente ad escludere che possa essere considerato parte debole. La situazione di inferiorità di un contraente, d’altra parte, non è limitata al livello di informazione, ma va valutato anche il potere di trattativa durante la fase negoziale che può essere ristretto anche per un avvocato, spingendolo ad aderire alle condizioni predisposte dall’altro contraente senza poter incidere sul contenuto delle stesse.

Né cambia la qualificazione per il fatto che il credito sorto dal contratto sia stato garantito con un’ipoteca utilizzando un immobile appartenente allo studio legale e, quindi, un bene destinato all’attività professionale, anche perché la qualità di consumatore va accertata con riferimento al contratto principale (e, quindi, quello di credito) e non a quello accessorio.

Scritto in: consumatori | in data: 21 settembre 2015 |
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Con il decreto legislativo n. 130 del 6 agosto 2015 l’Italia ha recepito la direttiva 2013/11/UE  del 21 maggio 2013 sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE (Direttiva sull’ADR per i consumatori, adr). La nuova normativa comporta una modifica al codice del consumo con l’inserimento del capitolo relativo alla risoluzione extragiudiziale delle controversie, che contiene anche chiarimenti in relazione all’operatività delle regole di prescrizione e decadenza. Per quanto riguarda le controversie transfrontaliere, il consumatore potrà rivolgersi al Centro nazionale della rete europea per i consumatori (ECC-NET, qui il sito http://www.ecc-net.it/) che sarà anche punto di contatto ODR (On line Dispute Resolution). A tale proposito, va ricordato che il 22 luglio è entrato in vigore il regolamento UE 2015/1051  sulle modalità per l’esercizio delle funzioni della piattaforma di risoluzione delle controversie online, sulle caratteristiche del modulo di reclamo elettronico e sulle modalità della cooperazione tra i punti di contatto che sarà pienamente operativa dal 6 gennaio 2016.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/pubblicate-le-modalita-applicative-per-la-soluzione-delle-controversie-online.html

Scritto in: consumatori | in data: 21 agosto 2015 |
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Nel segno della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14287 depositata dalla sesta sezione civile l’8 luglio, ha stabilito l’applicabilità delle regole a tutela dei consumatori nel caso di scommesse o giochi d’azzardo (14287). A rivolgersi alla Cassazione per un regolamento di competenza due ricorrenti che chiedevano la condanna della SNAI al pagamento di talune somme a seguito della vincita in alcuni punti di scommesse nel circondario del Tribunale di Arezzo. La società aveva sollevato una questione di incompetenza territoriale che era stata accolta. Il tribunale, infatti, riteneva che la competenza dovesse essere attribuita al giudice del luogo in cui era sorta l’obbligazione non applicando, così, le regole a tutela del consumatore perché “il gioco delle video lotterie è fuori della tutela del consumatore” perché, per sua natura, si tratta di una pratica contraria “alla categoria di educato consumo”. Una tesi respinta dalla Suprema Corte che ha richiamato, correttamente, le sentenze della Corte Ue secondo la quale la raccolta di scommesse rientra nel normale ambito della libera prestazione dei servizi. Inoltre, Lussemburgo ha anche chiarito che se le autorità statali incoraggiano o inducono la diffusione delle lotterie e di giochi d’azzardo per questioni legate all’erario, non possono poi invocare l’ordine pubblico sociale con riguardo alla necessità di ridurre le occasioni di gioco. Proprio alla luce della giurisprudenza della Corte Ue, la Cassazione ha ritenuto applicabile il Codice del consumo e ha dichiarato la competenza per territorio del Tribunale di Arezzo in quanto foro del consumatore.

Scritto in: consumatori | in data: 29 luglio 2015 |
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Per completare quanto previsto nel regolamento n. 524/2013 del 21 maggio 2013 relativo alla risoluzione delle controversie online dei consumatori (ODR per i consumatori), la Commissione Ue ha adottato il regolamento n. 2015/1051 del 1° luglio 2015 sulle modalità per l’esercizio delle funzioni della piattaforma di risoluzione delle controversie online, sulle caratteristiche del modulo di reclamo elettronico e sulle modalità della cooperazione tra i punti di contatto (reg.). La piattaforma, prevista dall’articolo 5 del regolamento 524, pienamente operativo dal 9 gennaio 2016, avrà la forma di un sito web interattivo e multilingue e dovrebbe costituire un unico punto di accesso per i professionisti e i consumatori. Il regolamento fissa le caratteristiche del modulo di reclamo elettronico che sarà disponibile in tutte le lingue. Spetta poi alla piattaforma, ricevuto il modulo di reclamo per via elettronica, la trasmissione al convenuto. Se nel modulo non è indicato l’organismo ADR, la piattaforma dovrà proporre alla parte convenuta un elenco, non tassativo, degli organismi competenti.

Il regolamento entra in vigore il 22 luglio 2015.

Scritto in: consumatori | in data: 6 luglio 2015 |
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