Gli Stati non cooperano per affrontare il fenomeno migratorio, in costante crescita. Che non deve essere visto come un problema ma come un modo per modernizzare la società e, in Europa, anche come strumento per affrontare “l’inverno demografico”. Lo scrive il Relatore Duarte Marques dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nel rapporto n. 14342 del 12 giugno 2017 (14342) dal titolo “A comprehensive humanitarian and political response to the migration and refugee crisis in Europe”,  che ha portato l’Assemblea parlamentare ad adottare la raccomandazione n. 2108 del 26 giugno (2108) e la risoluzione n. 2173 del 28 giugno 2017 (2173). Tra le richieste, un maggiore impegno per arrivare all’adozione di una convenzione internazionale che sia incentrata sugli aspetti dei cambiamenti climatici. Gli Stati, poi, nella predisposizione di interventi interni devono tenere conto degli standard internazionali e della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, con risposte basate sul principio del rispetto della dignità umana e del principio di solidarietà.

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 24 luglio 2017 |
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Indipendenza del sistema giudiziario, libertà di espressione, funzionamento delle istituzioni democratiche, società inclusive e immigrazione. Sono questi i settori analizzati dal Segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjørn Jagland, nel quarto rapporto annuale, pubblicato il 20 aprile, sulla situazione della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto in Europa (Rapport SG 2017). Un rapporto che si sofferma in dettaglio sul populismo che divampa in tutta Europa, minacciando le strutture democratiche e la cultura e che dedica un ampio spazio alle risposte che la collettività deve fornire al populismo, con un necessario miglioramento del sistema di pesi e contrappesi. Una parte del rapporto è dedicata alla libertà di espressione e, in particolare, al diffuso declino nella protezione dei giornalisti, con ben 28 Stati che nulla fanno per proteggere i giornalisti dalla violenza. Non solo. Ben 29 Stati continuano a punire la diffamazione con il carcere. Troppo spesso, poi, manca il pluralismo con i media soggetti a pressioni economiche. Sul fronte dell’integrazione, la Carta sociale europea è spesso disattesa ed è allarmante altresì il fenomeno dei minori non accompagnati.

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 22 maggio 2017 |
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Record di casi chiusi nel 2016. Il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che si occupa, tra l’altro, della sorveglianza sull’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha pubblicato, il 5 aprile, il decimo rapporto annuale sul livello di attuazione delle sentenze CEDU da parte degli Stati “condannati” a Strasburgo (execution). Nel 2016 – scrive il Comitato – i casi archiviati sono stati 2.066 con un miglioramento rispetto ai 1.537 del 2015. Cala anche l’arretrato che arriva a 9.941 con una diminuzione rispetto ai 10.652 casi del 2015. E’ la prima volta, tra l’altro, che l’arretrato scende sotto la soglia di 10mila. Va detto, però, che l’Italia è lo Stato che pesa di più con 2.350 casi pendenti che vuol dire sentenze non ancora eseguite. Tra l’altro, non solo l’Italia fa peggio di tutti, ma è riuscita quasi a doppiare Paesi come la Turchia che è a quota 1.430 casi. Sulla situazione dei singoli Stati, quest’anno, il Dipartimento per l’esecuzione delle sentenze ha predisposto schede ad hoc. Qui la scheda relativa all’Italia (Italy).

Tornando alla relazione annuale, un trend positivo è l’incremento dei leading cases archiviati, che vuol dire piena esecuzione delle sentenze con riferimento a casi molto complessi, che riguardano problemi strutturali e sistemici. In quest’ambito, i casi chiusi sottoposti a vigilanza rafforzata sono stati 45 con un netto aumento rispetto ai 18 del 2015 e 237 i leading cases sottoposti a supervisione standard a fronte dei 135 del 2015. Diminuiscono anche i leading cases pendenti da 1.555 del 2015 ai 1.493 del 2016.

Passiamo alle zone d’ombra. Non solo l’incremento di nuovi casi che nel 2016 sono stati 1.352 contro i 1.285 del 2015. Ciò che allarma di più il Comitato dei Ministri è la diminuzione del pagamento degli indennizzi nei termini fissati, che nel 2016 è stato pari al 65% mentre nel 2015 era al 71%.

 

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 17 maggio 2017 |
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Custodia cautelare in carcere da utilizzare come extrema ratio e nel rispetto degli standard internazionali a tutela dei diritti umani. Lo chiede il Comitato europeo per la prevenzione della tortura nell’ultimo rapporto annuale pubblicato il 20 aprile (CPT) nel quale è chiaro che una delle cause del sovraffollamento carcerario, che procura poi condizioni disumane per i detenuti, è dovuto all’uso eccessivo della custodia cautelare provata dall’alta percentuale dei detenuti in questa condizione rispetto al numero complessivo dei detenuti. Di qui la richiesta, nel rapporto annuale che copre dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016, di un ricorso a misure alternative tra le quali arresti domiciliari, controllo con braccialetto elettronico, sequestro del passaporto e sorveglianza giudiziaria. Anche perché – ha precisato il Presidente del Comitato Mykola Gnatovskyy – gli effetti della custodia cautelare sono molto spesso devastanti sia per il mantenimento del posto di lavoro, sia per i legami familiari. Troppo lunghi, poi, di frequente, i periodi di custodia cautelare con la richiesta alle autorità nazionali di valutare con attenzione, caso per caso, l’effettiva sussistenza di un rischio di reiterazione del reato, di fuga, di inquinamento probatorio, di intralcio alla giustizia. Malgrado l’alto tasso di variabilità tra Stati e Stati, in media, il 25% dei detenuti non ha ancora subito una condanna definitiva, con un balzo in avanti della percentuale degli stranieri pari a circa il 20% del totale. In via generale, poi, i detenuti in attesa di giudizio sono posti in celle che portano a ritenere che le condizioni detentive sono disumani e degradanti. Senza trascurare la circostanza che spesso chi è sottoposto a custodia cautelare è soggetto a condizioni di isolamento. Dato positivo del 2016 la scelta di alcuni Paesi, come Austria, Finlandia, Principato di Monaco e Svezia, di consentire alla pubblicazione automatica dei rapporti del Comitato. Tra gli altri Stati che hanno fatto tale scelta Bulgaria, Lussemburgo, Moldava e Ucraina. Mancano tutti gli altri.

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 15 maggio 2017 |
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Il Gruppo di esperti del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani (GRETA) ha pubblicato, il 30 marzo, il rapporto annuale sulle attività nel 2016 (Greta). Un’occasione per fare il punto sullo stato di attuazione effettiva della Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani e sulle misure messe in campo dagli Stati. Un dato è certo: sul piano pratico sussistono ancora molte difficoltà nell’individuazione delle vittime, con situazioni paradossali considerando che, in taluni casi, le vittime della tratta sono punite per crimini che hanno commesso sotto costrizione. Resta il problema dei minori non accompagnati e la necessità di rafforzare le misure punitive e preventive, anche procedendo a un più largo utilizzo di strumenti come la confisca.

Nel 2016, il Greta ha proceduto a una verifica speciale sull’Italia http://www.marinacastellaneta.it/blog/tratta-degli-esseri-umani-pubblicato-il-rapporto-del-greta-sullitalia.html

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 3 aprile 2017 |
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Analisi delle richieste di asilo troppo lente. Interventi inefficaci in materia di integrazione. Misure preventive non adeguate per fronteggiare la tratta di esseri umani. E’ quanto risulta dal quadro tracciato dal Rappresentante speciale del Segretario generale del Consiglio d’Europa per le migrazioni e i rifugiati, Tomas Bocek, nel rapporto del 2 marzo 2017 diffuso l’8 marzo (SG/Inf(2017)8, report). In primo piano, l’esigenza di accelerare l’esame delle richieste di asilo e delle domande di ricollocazione e di ricongiungimento familiare. Nel rapporto, si sottolineano le debolezze dell’Italia nel sistema dei rimpatri volontari che “rischia di incoraggiare l’afflusso di un sempre maggior numero di migranti economici irregolari”. Certo – osserva il Rappresentante speciale – l’Italia si trova in prima linea, tenendo conto che i migranti arrivati in Italia nel 2016 hanno superato quota 180mila e di questi ben 25mila sono minori non accompagnati. Pertanto, gli altri Paesi del Consiglio d’Europa dovrebbero mostrare una maggiore solidarietà per alleviare l’onere che grava sull’Italia. Dal canto suo, Roma deve mettere in campo misure di assistenza in piena conformità con il rispetto dei diritti umani.

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 15 marzo 2017 |
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L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, con la risoluzione n. 2151 (2151) approvata con 48 sì, 3 no e 5 astensioni, ha approvato il rapporto sulla compatibilità con i diritti dell’uomo dei sistemi arbitrali tra Stati e investitori negli accordi internazionali in materia di investimenti. Questi accordi, che diventano sempre più frequenti, includono clausole arbitrali che suscitano qualche problema in ragione delle implicazioni sul rispetto dei diritti umani, sulla rule of law, sulla democrazia e sulla sovranità nazionale. La risoluzione segue il rapporto n. 14225 del Relatore Omtzigt approvato il 5 gennaio 2017 (14225) nel quale è ricostruita la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia, di particolare rilievo anche in ragione della circostanza che l’articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione europea, che assicura il diritto di proprietà, si applica anche alle persone giuridiche straniere che agiscono sul territorio di uno Stato parte alla Convenzione. Nel rapporto sono esaminati, altresì, gli sviluppi più recenti nell’ambito dell’Unione europea, con particolare riguardo all’accordo commerciale con il Canada (cd. CETA).

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 15 febbraio 2017 |
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Il Gruppo di esperti del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani (GRETA) ha divulgato, il 30 gennaio, il rapporto sull’attuazione della Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani da parte dell’Italia (rapporto). Molti gli sforzi fatti dall’Italia per garantire un adeguato supporto ai migranti, ma sussistono ancora lacune nell’individuazione delle vittime della tratta e dei minori non accompagnati. Le particolari preoccupazioni del GRETA riguardano i ritardi nell’identificazione delle donne provenienti dalla Nigeria, vittime della tratta così come la scomparsa di minori non accompagnati. Il GRETA ha chiesto all’Italia di migliorare la formazione dei funzionari che si occupano di immigrazione e di coloro che operano negli hotspots, nei centri di accoglienza, nei centri di identificazione e di espulsione e nei centri di accoglienza per i richiedenti asilo. Tra le altre lacune, la mancanza di specialisti dell’infanzia nelle procedure di identificazione dei minori e pochi risultati nella costituzione di partenariati internazionali, funzionali a contrastare le reti criminali coinvolte nella tratta. L’Italia ha ratificato la Convenzione con legge n. 108 del 2 ottobre 2010.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/tratta-degli-esseri-umani-il-consiglio-deuropa-diffonde-una-guida-sulle-buone-prassi.html

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 14 febbraio 2017 |
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Rischio privacy a causa della raccolta dei dati genetici da parte delle compagnie di assicurazione. Per arginare questo pericolo, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato, il 26 ottobre, la raccomandazione CM/Rec(2016)8 sul trattamento dei dati personali legati alla salute per fini assicurativi inclusi dati risultanti da test genetici (privacy-e-assicurazioni). Il Comitato chiede ai Governi di garantire che i dati, anche genetici, raccolti nella stipulazione di contratti di assicurazione per coprire rischi legati alla salute non siano utilizzati con fini discriminatori. E’ vero che le compagnie assicurative hanno un legittimo interesse a valutare il rischio della persona da assicurare ma è necessario prevedere un quadro rigoroso al fine di evitare che dati genetici siano utilizzati in modo distorto. In primo piano, gli obblighi legati al consenso degli interessati e il divieto di richiedere test genetici ai fini assicurativi, divieto sancito anche dall’articolo 12 della Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina: Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina adottata a Oviedo il 4 aprile 1997, in vigore dal 1° dicembre 1999 (ratificata da 29 Stati ma non dall’Italia). In base a tale norma “Non si potrà procedere a dei test predittivi di malattie genetiche o che permettano sia di identificare il soggetto come portatore di un gene responsabile di una malattia sia di rivelare una predisposizione o una suscettibilità genetica a una malattia se non a fini medici o di ricerca medica, e sotto riserva di una consulenza genetica appropriata”. Nella raccomandazione si chiede anche di vietare il trattamento dei dati dei familiari dell’assicurato a meno che non sia la legge a prevederlo.

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 4 novembre 2016 |
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 E’ stata pubblicata una Guida sulle buone prassi relative all’attuazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani, in vigore dal 2008, che si avvale di un gruppo di esperti (GRETA) impegnato nella verifica sull’attuazione della Convenzione (compendium). Nel volume, diffuso ieri, sono passate in rassegna le prassi seguite dagli Stati in materia di prevenzione, di indagine, di protezione delle vittime e di partnership per combattere il fenomeno. Alcuni Stati, come i Paesi Bassi, hanno reso operativo un database con i casi verificatisi nel Paese, altri come la Finlandia hanno previsto l’istituzione di un organo ad hoc. Per l’Italia, è stato messo in evidenza il sistema di assistenza e le regole favorevoli alle vittime della tratta in materia di permesso di soggiorno.

546b6b24-5f26-4f50-9fac-d8dad598a209Nella Guida sono raccolte anche le prassi positive seguite nei Paesi di origine e di transito oltre che di destinazione, con l’obiettivo di aiutare le autorità nazionali a combattere il drammatico fenomeno in costante crescita.

Qui alcuni dati divulgati dall’Unione europea human-trafficking

 

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 19 ottobre 2016 |
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