L’Unione europea deve fare di più per attuare in modo effettivo la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006. Ancora troppe lacune emergono, anche sul piano legislativo, dalle Osservazioni conclusive sul rapporto Ue presentate dal Comitato Onu sui diritti delle persone con disabilità il 4 settembre 2015 (CRPD_C_EU_CO_1_21617_E) in relazione all’applicazione della Convenzione ONU da parte dell’Unione europea. Si tratta del primo trattato universale in tema di diritti umani ratificato dall’Unione europea (la Convenzione è stata ratificata anche da 25 Paesi membri, inclusa l’Italia che lo ha fatto con la legge 3 marzo 2009 n. 18) anche se l’UE non ha ancora ratificato il Protocollo opzionale. La richiesta principale del Comitato, però, riguarda l’intervento dell’Unione nella revisione della normativa Ue che presenta ancora troppi vuoti, che non permettono di garantire l’effettiva attuazione dei diritti delle persone disabili. In particolare – scrive il Comitato – la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica e la 2006/54 sul principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego non prevedono espressamente il divieto di discriminazione basato sulla disabilità. Mancano, poi, norme che prescrivano un obbligo di prevedere adeguate misure per l’alloggio. Da rafforzare anche le campagne di sensibilizzazione della collettività e assicurare che gli Stati membri adottino normative in base alle quali gli edifici pubblici siano accessibili alle persone disabili (solo 15 Stati hanno norme in questa direzione).  Di qui la necessità di una revisione generale. L’appuntamento è per il 23 gennaio 2019, data entro la quale l’Unione dovrà presentare un nuovo rapporto sull’esecuzione delle misure richieste.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/divulgato-uno-studio-sullapplicazione-della-convenzione-sui-diritti-dei-disabili-da-parte-dellunione-europea.html

Scritto in: diritti dei disabili | in data: 14 settembre 2015 |
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L’Agenzia europea per i diritti fondamentali ha diffuso un documento relativo all’applicazione negli Stati Ue della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006 (fra-2015). La Convenzione, ratificata da 25 Paesi membri (l’Italia lo ha fatto con la legge 3 marzo 2009 n. 18) e dalla stessa Ue (si tratta del primo trattato universale in tema di diritti umani ratificato dall’Unione), ha spinto gli Stati a importanti modifiche legislative e ha svolto un ruolo di fondamentale importanza sia nella giurisprudenza interna sia in quella della Corte Ue. Mancano all’appello ancora Finlandia, Paesi Bassi e Irlanda. Proprio grazie alla Convenzione e per attuare le osservazioni presentate dal Comitato istituito per verificarne lo stato di attuazione, numerosi Paesi, tra cui l’Italia, hanno adottato un Piano d’azione per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità. Diversi Stati hanno dato il via, per rispettare il diritto all’accessibilità, a modifiche in relazione ai piani urbanistici, a programmi d’istruzione per consentire una vita indipendente ai disabili e in materia di accesso alla giustizia.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/rapporto-ue-sulle-persone-disabili-allesame-dellonu.html. Va ricordato che l’analisi del rapporto Ue sull’applicazione della Convenzione è stata rinviata alla sessione del 17 agosto – 4 settembre 2015. Qui sono disponibili le osservazioni sul rapporto iniziale formulate da parte di alcune ONG (http://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/SessionDetails1.aspx?SessionID=995&Lang=en).

 

Scritto in: diritti dei disabili | in data: 22 maggio 2015 |
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L’Unione europea si prepara al monitoraggio sull’applicazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata dall’Italia con legge 3 marzo 2009 n. 18. Il 3 dicembre, l’Ue ha presentato il rapporto sullo stato di applicazione della Convenzione (G1423264) che sarà al centro della riunione del Comitato che si terrà dal 25 marzo al 17 aprile 2015. Il rapporto analizza lo stato di attuazione da gennaio 2011 a dicembre 2013 e tiene conto dei progressi raggiunti in ambito Ue con riguardo alla politica sulla disabilità inserita nella Strategia europea sula disabilità 2010-2020. Le istituzioni Ue danno conto sia degli atti legislativi riguardanti la disabilità anche sul luogo di lavoro sia degli sviluppi giurisprudenziali, fornendo informazioni sugli specifici diritti e sulla situazione di minori e donne.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/diritti-delle-persone-disabili-rapporto-sullo-stato-di-attuazione-nellunione-europea.html

Scritto in: diritti dei disabili | in data: 14 gennaio 2015 |
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La Corte di cassazione, sezioni unite civili, con sentenza n. 25011 del 25 novembre (disabilità), è intervenuta sul diritto delle persone disabili a ottenere un’istruzione effettiva, con insegnanti di sostegno. La Cassazione, nel segno della civiltà e del rispetto delle norme in modo effettivo, incluse le regole internazionali come quelle predisposte nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata dall’Italia con legge 3 marzo 2009 n. 18, ha precisato che il diritto all’istruzione delle persone disabili attiene ai diritti fondamentali. A tal proposito, oltre a ricordare la Costituzione, la Suprema Corte ha tenuto conto dell’articolo 24 della Convenzione Onu secondo la quale il sistema scolastico degli Stati deve assicurare l’integrazione dei disabili e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, con particolare riguardo agli articoli 14, sul diritto all’istruzione e 21 sul divieto di ogni discriminazione fondata sulla disabilità. La vicenda approdata alla Cassazione parte dal ricorso presentato dai genitori di una bambina a seguito della decisione dell’amministrazione scolastica di non concedere alla minore con handicap grave l’insegnamento scolastico di supporto a causa della scarsità delle risorse. Il Tribunale di Udine aveva dato ragione alla coppia ma il Ministero dell’istruzione ha insistito nel diniego fino ad arrivare in Cassazione che ha dato torto all’amministrazione, riconoscendo la giurisdizione del giudice ordinario e confermando il dispositivo del giudice di merito che aveva ordinato la cessazione dal comportamento discriminatorio e la concessione dell’insegnante di sostegno incluso il risarcimento per il danno non patrimoniale di 5mila euro al quale era stato condannato il Ministero.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/diritti-dei-disabili-linee-guida-sul-diritto-alleguaglianza-dinanzi-alla-legge-e-sullaccessibilita.html

Scritto in: diritti dei disabili | in data: 12 dicembre 2014 |
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La Commissione europea ha presentato, il 5 giugno, il rapporto sull’effettiva attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata dall’Unione europea (swd_2014_182_en). Il documento, che copre il periodo da gennaio 2011 a dicembre 2013, passa in rassegna gli atti adottati all’interno dell’Unione europea che si uniformano alle regole convenzionali. Ad esempio, la direttiva 2012/29 del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato prevede, al pari di numerosi altri atti in materia di cooperazione giudiziaria penale, una particolare tutela per le persone disabili. Il documento include allegati sui dati relativi al numero di persone disabili nei diversi Stati membri.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/lunione-europea-ratifica-la-convenzione-onu-sui-diritti-delle-persone-disabili.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/sulla-nozione-di-disabilita-la-corte-ue-rinvia-alla-convenzione-onu.html

Scritto in: diritti dei disabili | in data: 9 giugno 2014 |

Dopo aver raccolto le opinioni degli stakeholders, il Comitato sui diritti delle persone con disabilità ha adottato, l’11 aprile, le Osservazioni generali n. 1 relativa all’articolo 12 e n. 2 sull’articolo 9 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata dall’Italia con legge 3 marzo 2009 n. 18. Le Osservazioni generali, che costituiscono un importante ausilio per la corretta applicazione della Convenzione anche a vantaggio degli operatori giuridici nazionali, riguardano, come detto, l’articolo 9 che assicura il diritto all’accessibilità (CRPD_C_GC_2_7384_E-3) e l’articolo 12 relativo all’uguaglianza dinanzi alla legge (CRPD_C_GC_1_7383_E-1).

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/diritti-delle-persone-disabili-lonu-apre-una-consultazione-pubblica.html

Scritto in: diritti dei disabili | in data: 28 aprile 2014 |
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C’è tempo fino al 21 febbraio 2014 per presentare le proprie osservazioni sul progetto di General comment relativo all’articolo 9 e all’articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006. In particolare, con riguardo all’articolo 9 che assicura il diritto all’accessibilità, il progetto chiarisce che l’accessibilità garantisce uno sviluppo integrale della persona disabile e consente la piena realizzazione di ogni altro diritto, constatando che la predisposizione, in origine, di edifici accessibili ha un costo molto inferiore rispetto alla messa a norma successiva (Committee on the Rights of Persons with Disabilities
). Per quanto riguarda l’articolo 12, relativo all’uguale riconoscimento dinanzi alla legge, il progetto si sofferma sulla necessità di assicurare la capacità legale in posizioni di eguaglianza anche con riguardo ad aspetti come l’accesso ai prestiti bancari (DGCArticle12).

Gli stakeholders che intendono esprimere le proprie osservazioni devono farlo inviandole entro il termine indicato al seguente indirizzo mail crpd@ohchr.org, in lingua inglese, francese o spagnolo, non superando la lunghezza di 6 pagine, in formato word. I testi dei due progetti sarano poi discussi e approvati nella riunione di aprile 2014.

La Convenzione è stata ratificata da 139 Stati, inclusa l’Unione europea e la Russia. Mancano, però, ancora gli Stati Uniti, i Paesi Bassi, l’Irlanda e la Finlandia (ratifiche). L’Italia ha proceduto alla ratifica, anche del Protocollo, con legge 3 marzo 2009 n. 18  e ha istituito l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità (http://www.osservatoriodisabilita.it/index.php?lang=ithttp://www.parlamento.it/parlam/leggi/09018l.htm).

La versione italiana della Convenzione è disponibile nel sito onu http://www.unric.org/html/italian/pdf/Convenzione-disabili-ONU.pdf.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/lunione-europea-ratifica-la-convenzione-onu-sui-diritti-delle-persone-disabili.html.

Scritto in: diritti dei disabili | in data: 6 gennaio 2014 |

Una nuova sconfitta sul piano della tutela dei diritti che fa il paio con quelle accumulate a Strasburgo per le condizioni di vita dei detenuti e con provvedimenti interni che sacrificano la tutela di diritti fondamentali nel nome della sicurezza nazionale (da ultimo il caso della grazia al colonnello Joseph Romano, http://www.marinacastellaneta.it/blog/grazia-per-uno-dei-responsabili-della-extraordinary-rendition-di-abu-omar.htm). Senza dimenticare le espulsioni in Paesi nei quali vi è il rischio di tortura con la pratica dei respingimenti di massa (caso Hirsi, http://www.marinacastellaneta.it/blog/respingimenti-di-massa-verso-la-libia-condanna-allitalia-da-strasburgo.html) e l’adozione di una legislazione, quella sull’immigrazione che ha introdotto il reato di clandestinità salvo poi essere bocciata dalla Corte di giustizia Ue (El Dridi, http://www.marinacastellaneta.it/blog/no-alla-detenzione-di-immigrati-irregolari-nei-casi-di-mancato-rispetto-del-provvedimento-di-allontanamento.html). Un Paese, quindi, l’Italia che non bada più, almeno in molti casi, alla salvaguardia dei diritti e li calpesta con buona pace degli impegni internazionali e dei valori costituzionali.

Nei giorni scorsi una nuova condanna, questa volta da Lussemburgo, che mostra non solo l’incapacità di garantire diritti fondamentali ma anche l’inerzia di fronte ad avvertimenti precisi provenienti da organizzazioni internazionali. L’Italia, in pratica, non fa nulla, facendo passare ulteriore tempo e commettendo ulteriori violazioni. Da ultimo il caso che è costato una condanna per inadempimento dalla Corte di giustizia dell’Unione europea per la legislazione a tutela dei diritti dei disabili. Eppure già dal 2006 la Commissione europea aveva chiesto all’Italia di intervenire per mettersi in regola. Così non è stato e di qui la bocciatura italiana. Con sentenza depositata ieri (causa C-312/11, C-312:11), infatti, la Corte ha accolto il ricorso della Commissione europea e ha accertato l’inadempimento italiano nel recepimento della direttiva 2000/78 del 27 novembre 2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, attuata in Italia con il decreto legislativo n. 216 del 9 luglio 2003. Questo perché sia nella legislazione di recepimento sia in altri atti normativi non è stato previsto uno specifico obbligo generale di ogni datore di lavoro di adottare misure in grado di consentire a persone disabili di accedere ad un lavoro e di svolgerlo (tra l’altro “sistemando i locali, adattando le attrezzature, i ritmi di lavoro o la ripartizione dei compiti”).

La direttiva ammette un’attenuazione dell’obbligo del datore di lavoro nel caso in cui vi sia un onere  finanziario sproporzionato che, però, non può essere considerato tale se sono previste misure statali di supporto. Non basta, –  precisa la Corte – che lo Stato si limiti a prevedere agevolazioni e supporti ma deve intervenire al fine di consentire il pieno accesso al lavoro delle persone con disabilità. Ora, poiché nella normativa italiana, considerata nel suo complesso, mancano disposizioni in grado di imporre a tutti i datori di lavoro l’adozione “di provvedimenti efficaci e pratici, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, a favore di tutti i disabili, che riguardino i diversi aspetti delle condizioni di lavoro e consentano loro di accedere ad un lavoro, di svolgerlo, di avere una promozione o di ricevere una formazione” secondo quanto disposto dall’articolo 5 della direttiva, l’Italia ha violato il diritto dell’Unione.

La Corte ha anche colto l’occasione per specificare la nozione di disabilità. E’ vero, infatti, che la direttiva 2000/78 non fornisce una nozione, ma questa va desunta dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 26 novembre 2009, ratificata dall’Unione europea, in alla quale la nozione di handicap “si riferisce ad una limitazione risultante in particolare da menomazioni fisiche, mentali o psichiche durature, le quali, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori”. L’Italia, invece, ha approfittato della mancata definizione a livello Ue per inserire una nozione restrittiva.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/sulla-nozione-di-disabilita-la-corte-ue-rinvia-alla-convenzione-onu.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/lunione-europea-ratifica-la-convenzione-onu-sui-diritti-delle-persone-disabili.html.

Scritto in: diritti dei disabili | in data: 7 luglio 2013 |
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