La Commissione europea ha registrato una nuova iniziativa dei cittadini europei (ICE) intitolata “Mum, Dad & Kids – European Citizens’ Initiative to protect Marriage and Family” (ECI(2015)000006, Submission ECI Mum Dad and Kids) con la quale i promotori puntano a fare in modo che la Commissione proponga un atto giuridico che definisca la nozione di matrimonio intesa come unione tra uomo e donna (qui la bozza di proposta draftlegislativeproposal). Allo stato attuale l’iniziativa ha solo superato la fase preliminare indispensabile per ottenere la registrazione con l’accertamento da parte della Commissione che non si tratta di un’iniziativa abusiva o contraria ai valori dell’Unione. La raccolta delle firme terminerà l’11 dicembre 2016. E’ necessario che l’iniziativa sia sostenuta da almeno un milione di cittadini europei, di almeno 7 dei 28 Stati membri (per ciascuno dei 7 paesi è inoltre richiesto un numero minimo di firme). L’iniziativa è disciplinata dal regolamento Ue n. 211/2011 e dal n. 268/2012 del 25 gennaio 2012.

A questo link l’elenco delle iniziative ancora aperte alla firma http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/ongoing e qui le registrazioni rifiutate http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/non-registered

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/pubblicata-la-relazione-sulliniziativa-dei-cittadini-europei.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/iniziativa-dei-cittadini-pubblicato-il-regolamento-delegato.html

Scritto in: cittadinanza Ue, matrimonio | in data: 14 dicembre 2015 |
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E’ stato pubblicato il regolamento delegato n. 2015/1070 del 31 marzo 2015 adottato dalla Commissione europea, che modifica gli allegati III, V e VII del regolamento (UE) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l’iniziativa dei cittadini (regolamento cittadini). Il regolamento è stato voluto da alcuni Stati membri che hanno chiesto una modifica dei moduli per la presentazione delle dichiarazioni di sostegno alle autorità competenti degli Stati membri nonché del modulo di presentazione dell’iniziativa.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/pubblicata-la-relazione-sulliniziativa-dei-cittadini-europei.html

Scritto in: cittadinanza Ue | in data: 9 luglio 2015 |
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Entro il 1° maggio 2018 gli Stati membri dovranno recepire la direttiva 2015/637 del 20 aprile 2015 sulle misure di coordinamento e cooperazione per facilitare la tutela consolare dei cittadini dell’Unione non rappresentati nei Paesi terzi e che abroga la decisione 95/553/CE, pubblicata sulla GUUE del 24 aprile 2015 (2015:637).

In linea con quanto previsto dall’articolo 23 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea il quale prevede  “l’adozione di direttive che stabiliscano le misure di coordinamento e cooperazione necessarie per facilitare la tutela consolare dei cittadini dell’Unione non rappresentati”, il Consiglio ha predisposto la nuova direttiva che indica le misure di coordinamento e di cooperazione necessarie per la realizzazione effettiva del diritto riconosciuto ai cittadini Ue, senza occuparsi, come è ovvio, delle relazioni consolari tra Stati membri e Stati terzi.

La tutela consolare è estesa anche ai familiari extracomunitari che accompagnano i cittadini Ue in uno Stato terzo. A titolo esemplificativo sono indicati i tipi di assistenza che possono essere richiesti che vanno dall’arresto ai casi in cui un cittadino sia vittima di un reato, di un incidente o di una grave malattia. Possono essere richiesti anche i documenti di viaggio e un supporto nel caso di rimpatrio. La direttiva si occupa anche del coordinamento tra Stato della cittadinanza e Stato membro al quale è richiesta la tutela consolare prevedendo che il caso deve essere ceduto allo Stato di cittadinanza su richiesta delle autorità nazionali di detto Stato.

Scritto in: cittadinanza Ue | in data: 27 aprile 2015 |
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Un quadro con luci e ombre. Con un dato certo: l’iniziativa dei cittadini europei (ICE) funziona a rilento e va perfezionata anche incrementando la diffusione di questo strumento tra i cittadini degli Stati membri. E’ quanto risulta dalla relazione presentata dalla Commissione europea, il 31 marzo, sui primi tre anni di funzionamento dell’iniziativa dei cittadini europei (eci_report_2015_en). D’altra parte, lo strumento ha festeggiato, proprio il 1° aprile, 3 anni ed è così evidente che alcune difficoltà sono apparse nella fase di attuazione effettiva. L’iniziativa, prevista nel Trattato di Lisbona e avviata con il regolamento Ue n. 211/2011 che punta a coinvolgere i cittadini (almeno un milione) nell’azione legislativa dell’Unione e perfezionata con il regolamento attuativo n. 268/2012 del 25 gennaio 2012 il quale richiede che, in almeno un quarto degli Stati sia raggiunto un numero minimo di firmatari di un’iniziativa dei cittadini che deve essere pari al numero di membri del Parlamento europeo eletti in ciascuno Stato membro moltiplicato per 750, conta, nei tre anni di operatività, 3 iniziative che hanno raggiunto la soglia di un milione di firme. Dieci sono state ritirate dagli organizzatori, 12 non hanno raggiunto la soglia, per 3 gli organizzatori stanno ancora raccogliendo le firme. Su 51 richieste sono 31 quelle registrate dalla Commissione. Sorprende, però, la diminuzione nell’utilizzo dello strumento: nel 2012 le iniziative registrate sono state 16, scese a 9 nel 2013, a 5 nel 2014. Nel 2015 se ne conta solo una. Sono i cittadini francesi quelli che partecipano di più, seguiti da tedeschi, italiani, inglesi e spagnoli. Sotto esame della Commissione, l’iniziativa “Stop vivisection” con il responso di Bruxelles atteso il 3 giugno. In alcune occasioni, gli organizzatori hanno già presentato ricorsi al Tribunale Ue e denunce al Mediatore europeo. Tra le difficoltà segnalate nel rapporto della Commissione i diversi requisiti applicati negli Stati membri e le difficoltà dei sistemi di raccolta firme per via elettronica che la Commissione sta tentando di superare con un nuovo software.

A questo link l’elenco delle iniziative ancora aperte alla firma http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/ongoing e qui la pagina dedicata http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/welcome.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/perfezionato-liter-per-i-controlli-sulle-firme-necessarie-ad-attuare-liniziativa-dei-cittadini-ue.html.

Scritto in: cittadinanza Ue | in data: 3 aprile 2015 |
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Il 2013 è l’anno europeo dei cittadini e la Commissione europea vuole eliminare gli ostacoli ancora esistenti per la piena ed effettiva realizzazione dei diritti dei cittadini Ue. Sono 13,6 milioni i cittadini dell’Unione che vivono in uno Stato membro diverso dal proprio e circa 210 milioni quelli che si spostano nello spazio Ue per turismo o per lavoro. A tutti va assicurata effettività ai diritti esistenti. cittadinanza

Nella relazione presentata l’8 maggio 2013 sulla cittadinanza europea (com_2013_269_en) Bruxelles ha elencato le 12 azioni da mettere in campo al più presto. Si parte dalla rimozione degli ostacoli per lavoratori, studenti e tirocinanti per arrivare al potenziamento della partecipazione dei cittadini al processo democratico passando per la tutela dei diritti procedurali e delle persone più vulnerabili. In particolare, secondo la Commissione, che tiene conto dei diritti esistenti e della loro realizzazione effettiva, è necessario consentire l’estensione del sussidio di disoccupazione percepito nel Paese d’origine oltre i 3 mesi e introdurre anche meccanismi agevolati di prestito per permettere di studiare all’estero per l’intero corso di studi. Punto centrale è il rafforzamento dei diritti procedurali dei cittadini indagati o sottoposti a processo, anche con riguardo all’assistenza giudiziaria gratuita. Nel settore della cooperazione giudiziaria civile è opportuno procedere a una revisione delle norme sulla risoluzione delle controversie transfrontaliere.  Nel rapporto sui diritti e il futuro della cittadinanza europea presentato lo stesso 8 maggio (com_2013_270_en), la Commissione ha ricostruito anche gli interventi della Corte di giustizia dell’Unione europea che, nel corso degli anni, ha chiarito la portata dei diritti e ha individuato i limiti per gli Stati che, ad esempio, nei casi di perdita della cittadinanza, devono tener conto degli effetti sui diritti garantiti dall’Unione europea.

La Commissione ha anche divulgato una pubblicazione sulle modalità di esercizio dei diritti dei cittadini Ue (http://ec.europa.eu/justice/citizen/files/2013eucitizenshipreport_en.pdf)

Scritto in: cittadinanza Ue | in data: 11 maggio 2013 |

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza pronunciata nella causa C-46/12 depositata oggi (L.N), ha chiarito entro quali limiti uno Stato membro può invocare l’eccezione stabilita dall’articolo 24 della direttiva 2004/38 sul diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente, in base al quale un Paese Ue non è tenuto a concedere aiuti di mantenimento agli studi a persone di altri Stati membri che non siano lavoratori subordinati o autonomi. La vicenda approdata a Lussemburgo su rinvio pregiudiziale dei giudici danesi ha preso il via dalla richiesta di un cittadino dell’Unione (di cui non è stata specificata la nazionalità) che era entrato in Danimarca per un lavoro e si era poi dimesso per seguire un corso di formazione, lavorando al tempo stesso a tempo parziale. Aveva inoltrato un’istanza per un aiuto economico per seguire il corso che non gli era stato concesso. Questo perché le autorità amministrative danesi ritenevano che l’uomo aveva fatto ingresso in Danimarca proprio con l’intento di seguire il corso e aveva in sostanza cercato di aggirare la normativa prima lavorando e poi dimettendosi. In pratica, poiché l’articolo 7 della direttiva 2004/38 dispone che un lavoratore cittadino di uno Stato membro debba ricevere un trattamento identico a quello dei lavoratori nazionali ma prevede che lo Stato ospitante possa scegliere di non attribuire borse di studio o prestiti a coloro che non siano lavoratori subordinati o autonomi (articolo 24), le autorità nazionali erano autorizzate a non concedere l’aiuto perché l’intenzione del cittadino non era quella di lavorare ma di studiare. Una conclusione non condivisa dai giudici Ue. Poco importa l’intenzione di un cittadino ai fini della qualifica di lavoratore. Ciò che conta è che siano presenti le condizioni individuate in diverse occasioni dalla stessa Corte per consentire di qualificare una prestazione come attività lavorativa. Nel caso di specie, gli elementi oggettivi idonei alla qualificazione erano presenti: rispetto di un orario di lavoro, svolgimento di attività reali ed effettive, subordinazione, retribuzione. La nozione di lavoratore in base alla citata direttiva è, d’altra parte, una nozione comunitaria e non è demandata agli ordinamenti nazionali. Di qui l’obbligo per il giudice nazionale di effettuare una valutazione del caso secondo le indicazioni della Corte senza considerare l’intenzione del cittadino Ue che, quindi, poteva anche essere entrato sul territorio con l’obiettivo di seguire un corso e non per trovare un lavoro senza che l’elemento psicologico possa incidere sul suo status.

Scritto in: cittadinanza Ue | in data: 21 febbraio 2013 |
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Con il decreto del Presidente della Repubblica del 18 ottobre 2012 n. 193 (Regolamento concernente le modalita) l’Italia ha adottato l’ultimo tassello necessario a rendere operativa l’iniziativa dei cittadini comunitari con l’attribuzione al Ministero dell’interno del potere di verifica sulle firme. L’iniziativa è stata avviata con il regolamento Ue n. 211/2011 che punta a coinvolgere i cittadini (almeno un milione) nell’azione legislativa dell’Unione. Con il regolamento attuativo n. 268/2012 del 25 gennaio 2012 è stato poi stabilito che, in almeno un quarto degli Stati sia raggiunto un numero minimo di firmatari di un’iniziativa dei cittadini che deve essere pari al numero di membri del Parlamento europeo eletti in ciascuno Stato membro moltiplicato per 750.

A questo link l’elenco delle iniziative ancora aperte alla firma http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/ongoing

Ecco il quadro delle soglie minime di firme richieste per Stato membro

Austria

14250

Belgio

16500

Bulgaria

13500

Cipro

4500

Repubblica Ceca

16500

Danimarca

9750

Estonia

4500

Finlandia

9750

Francia

55500

Germania

74250

Grecia

16500

Ungheria

16500

Irlanda

9000

Italia

54750

Lettonia

6750

Lituania

9000

Lussemburgo

4500

Malta

4500

Paesi Bassi

19500

Polonia

38250

Portogallo

16500

Romania

24750

Slovacchia

9750

Slovenia

6000

Spagna

40500

Svezia

15000

Regno Unito

54750

Scritto in: cittadinanza Ue | in data: 4 dicembre 2012 |
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Per i giudici amministrativi il presidente di un’autorità portuale deve essere cittadino italiano in ragione dei compiti pubblicistici attribuiti a quest’ente. E’ la conclusione raggiunta dal Tribunale amministrativo regionale per la Puglia di Lecce, prima sezione, con la sentenza depositata il 26 giugno (tar lecce). Per il Tar, che ha annullato la nomina disposta con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di un cittadino greco a Presidente dell’autorità portuale di Brindisi, l’articolo 48 (si tratta, in realtà, dell’articolo 45, n. 4 del Trattato di Lisbona, ma il Tar si riferisce ancora alla vecchia numerazione) stabilisce che la disciplina sulla libera circolazione dei lavoratori non si applica agli impieghi della pubblica amministrazione e, quindi, le norme del Trattato non impediscono al legislatore di imporre la cittadinanza italiana per coloro che sono designati a queste attività. Una questione che è stata liquidata con molta velocità malgrado la Corte di giustizia Ue abbia a più riprese chiarito la portata eccezionale di questa deroga e precisato che rientrano nell’eccezione solo gli impieghi che implicano una partecipazione diretta o indiretta all’esercizio di pubblici poteri o nei casi in cui vi siano da salvaguardare interessi generali dello Stato. Preclusa, quindi, un’esclusione generale, con la conseguenza che è sempre necessaria un’analisi caso per caso al fine di accertare l’esistenza di un effettivo esercizio dei pubblici poteri. Il Tar, invece, non ha avuto dubbi sull’applicazione della deroga, non predisponendo neanche un rinvio pregiudiziale a Lussemburgo.

Scritto in: cittadinanza Ue | in data: 2 luglio 2012 |
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Con l’adozione del regolamento n. 268/2012 del 25 gennaio 2012 che modifica l’allegato I del regolamento n. 211/2011 riguardante l’iniziativa dei cittadini Ue (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2012:089:0001:0002:IT:PDF) tutto è pronto per l’avvio del sistema voluto dall’Unione europea per coinvolgere i cittadini (almeno un milione) nell’azione legislativa dell’Unione. Bruxelles ha fissato i nuovi numeri richiesti per Stato membro, dopo le modifiche nella composizione del Parlamento Ue. Il regolamento attuativo dell’iniziativa prevede che, in almeno un quarto degli Stati sia raggiunto un numero minimo di firmatari di un’iniziativa dei cittadini che deve essere pari al numero di membri del Parlamento europeo eletti in ciascuno Stato membro moltiplicato per 750. Con il regolamento delegato di oggi Bruxelles individua la soglia minima di firme richieste in ogni Stato: per l’Italia è prevista la firma di almeno 54.750 cittadini, al pari del Regno Unito. In Germania invece sono richieste 74.250 firme, in Francia 55.500 fino alle 4.500, tra gli altri, di Malta e Lussemburgo.

Scritto in: cittadinanza Ue | in data: 27 marzo 2012 |

Il Consiglio di Stato chiarisce le modalità di voto per i cittadini Ue iscritti nelle liste elettorali aggiunte riguardanti le elezioni comunali. Con la sentenza del 30 agosto 2011 n. 4863 (V sezione, elezioni) l’organo giurisdizionale amministrativo ha respinto il ricorso di alcuni elettori del comune di Galeata i quali sostenevano che alcuni cittadini Ue erano stati ammessi al voto senza avere un documento d’identità rilasciato dall’autorità italiana, situazione che avrebbe dovuto impedire l’esercizio del diritto di voto. Una tesi respinta dal Consiglio di Stato che, con la sua conclusione, dà ampio spazio all’esercizio del diritto di voto alle elezioni comunali dei cittadini Ue residenti in uno Stato membro diverso dal Paese di origine, diritto garantito dall’art. 22 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Per il Consiglio di Stato non è necessario che i cittadini comunitari residenti in Italia, che non hanno la nazionalità italiana, presentino un documento identificativo emesso dall’autorità italiana. E’ invece sufficiente che essi abbiano il proprio documento d’identità rilasciato dall’autorità straniera anche considerando che i documenti emessi dal Paese di origine sono validi per l’esercizio del diritto alla libera circolazione. Di conseguenza, detti documenti hanno piena efficacia ai fini dell’identificazione per le votazioni.

Scritto in: cittadinanza Ue | in data: 4 settembre 2011 |
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