“Moving Away from the Death Penalty: Arguments, Trends and Perspectives”: è il titolo del volume curato dall’Alto Commissario Onu per i diritti umani e in particolare da Ivan Simonovic, che contiene i contributi di diversi autori (Moving-Away). Dal 1975 – si legge nel volume – la pena di morte è sensibilmente diminuita: in passato era utilizzata nel 92% degli Stati, mentre nel 2015 sono solo il 25% dei Paesi ad utilizzarla. A questo dato positivo, però, se ne affianca uno negativo ossia l’aumento, nel 2014, del 28% del numero di persone condannate. Eppure oltre ad essere una prassi barbarica, che non può essere giustificata da alcun interesse nazionale, la pena di morte risulta anche inefficace perché non ha un effetto deterrente sulla commissione dei reati e finisce per essere applicata soprattutto nei confronti delle fasce più povere, di minoranze e verso persone affette da disabilità mentale.

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Il volume è costituito da cinque capitoli: il primo è dedicato agli errori giudiziari, il secondo al cosiddetto mito della deterrenza, il terzo alla discriminazione con un’analisi comparata che mostra l’applicazione della pena di morte per le categorie più svantaggiate, il quarto ai valori che devono condurre a una moratoria definitiva della pena di morte, il quinto al trend e alle prospettive.

Scritto in: pena di morte | in data: 6 novembre 2015 |
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Non è servito nulla. Né la richiesta del Presidente Obama al Governatore texano Rich Perry di sospendere per 30 giorni l’esecuzione della condanna a morte nei confronti del cittadino messicano Humberto Leal Garcia, né il richiamo al rispetto del diritto internazionale e la necessità di garantire, con la sospensione, l’applicazione delle sentenze della Corte internazionale di giustizia e le esigenze di tutela dei propri cittadini all’estero. Con un ritardo di soli 21 minuti, alle 6.21 p.m. del 7 luglio (ora del Texas), a Huntisville, è stata eseguita la pena capitale (con iniezione letale) nei confronti del cittadino messicano condannato a morte per aver stuprato e ucciso una 16enne. Una condanna eseguita dopo l’ultimo appello alla Corte suprema che, però, ha respinto il ricorso (http://www.supremecourt.gov/opinions/10pdf/11-5001.pdf). Una sentenza che seppellisce anche le speranze di chi credeva in un cambiamento effettivo della nuova amministrazione Usa nei confronti del diritto internazionale e in particolare, in questo caso, della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 1963. E’ vero che l’amministrazione è intervenuta chiedendo la sospensione, ma l’ha fatto con colpevole ritardo, dimenticando per troppo tempo le sentenze della Corte internazionale di giustizia nei casi Lagrand e Avena e, soprattutto, che le condanne a morte comminate dopo un processo non equo perché in contrasto con il diritto internazionale gettano un’ombra sugli annunci sbandierati, ma non sempre portati avanti con convinzione, di voler rispettare il diritto internazionale diffusi, a più riprese, dall’amministrazione Obama.

Un approfondimento su tale questione, con l’indicazione di tutti i documenti, sarà disponibile nella newsletter n. 2 in distribuzione agli iscritti entro lunedì.

Scritto in: pena di morte | in data: 8 luglio 2011 |
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L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato il 21 dicembre la terza risoluzione, in quattro anni, che dispone la moratoria sulla pena di morte (http://www.un.org/News/Press/docs//2010/ga11041.doc.htm).

Sul fronte italiano, il Ministro degli esteri Frattini ha chiesto al ministro della salute e a quello dello sviluppo economico di verificare la situazione della filiale italiana della multinazionale Hospira che esporta l’anestico Pentothal negli Usa utilizzato poi per le esecuzioni capitali. A seguito di tale iniziativa l’azienda ha acconsentito a vendere il prodotto solo per scopi medici, inserendo nei contratti una clausola in base alla quale la distribuzione del prodotto non è consentita per l’iniezione letale.

Scritto in: pena di morte | in data: 27 dicembre 2010 |
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Si celebra oggi la giornata mondiale per la lotta alla pena di morte. Sono però ancora 58 i Paesi che prevedono la pena capitale nel proprio ordinamento, anche se in alcuni Stati non è più applicata.

Nel 2009 sono stati 714 i casi di esecuzione capitale. Si tratta però di un dato al ribasso perché – come sostenuto nel  rapporto  annuale dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu arrivato sul tavolo del Consiglio dei diritti umani durante la 15esima sessione conclusasi il 1° ottobre pena di morte – alcuni Stati come Cina, Repubblica democratica di Corea, Egitto non forniscono dati completi. Il rapporto presenta luci e ombre. Alcuni Stati come l’Angola, con l’adozione nel 2010 della nuova costituzione hanno messo al bando la pena di morte, altri come la Mongolia hanno annunciato una moratoria con la commutazione della pena capitale in una detenzione in carcere di 30 anni, decisa anche da Mosca che grazie a una sentenza della Corte costituzionale del novembre 2009 ha disposto analoga moratoria. Altri Paesi però, come il Gambia, hanno reintrodotto la pena di morte.

Secondo Amnesty international è l’Iran  il Paese con il numero più alto di esecuzioni capitali (circa 388). C’è poi l’Arabia Saudita con 69 casi nel 2009, gli Stati Uniti con 52, il Giappone con 7 (per i dati completi si veda http://www.amnesty.org/en/death-penalty ). Buio sulla Cina che non fornisce dati, opponendo il segreto di Stato, e che per Amnesty International conta migliaia di esecuzioni.

Per quanto riguarda l’Europa, come dichiarato dal Consiglio d’Europa, dal 1997 la pena di morte non è più eseguita tra gli Stati membri, anche se non è stata espressamente eliminata in tutti gli ordinamenti https://wcd.coe.int/ViewDoc.jsp?Ref=PR736(2010)&Language=lanItalian&Ver=original&Site=COE&BackColorInternet=F5CA75&BackColorIntranet=F5CA75&BackColorLog.

Necessario  un maggiore impegno tanto più che spesso i riflettori si accendono solo per specifiche vicende come quella di Sakine, per poi spegnersi subito dopo. Eppure la pressione internazionale porta a qualche risultato come ha dimostrato la stessa vicenda di Sakine, la donna condannata a morte per adulterio, adesso inghiottita dal silenzio: le autorità iraniane, dopo una forte pressione internazionale, hanno almeno deciso di non procedere alla lapidazione della donna, anche se non hanno eliminato la condanna alla pena di morte.

Scritto in: diritti umani, pena di morte | in data: 10 ottobre 2010 |
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