Scritto in: Senza categoria | in data: 28 luglio 2017 |

Il progetto di accordo Ue-Canada è incompatibile con l’articolo 7 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che assicura il diritto al rispetto della vita privata e con l’articolo 8 sul diritto alla protezione dei dati personali. Lo ha affermato la Corte di giustizia dell’Unione europea nel parere n. 1/15 depositato il 26 luglio con il quale Lussemburgo ha stabilito che le regole sul trasferimento e sul trattamento dei dati del codice di prenotazione (PNR) incluse nel progetto sono contrarie al diritto Ue (1:15). E’ la prima volta che la Corte di giustizia si pronuncia sulla compatibilità di un progetto di accordo con la Carta dei diritti fondamentali. E’ stato l’europarlamento, prima di dare il via libera al testo sottoposto dal Consiglio, a chiedere il parere di Lussemburgo nutrendo dubbi sul trasferimento sistematico e continuo dei codici di prenotazione di tutti i passeggeri aerei. Che vuol dire, tra l’altro, nominativi, date, tragitto, mezzi di pagamento. La Corte Ue riconosce che il sistema di trasferimento dei codici è funzionale alla lotta al terrorismo, ma il trasferimento continuo e su larga scala fa sì che la misura non possa essere considerata proporzionale, anche perché è possibile un passaggio di dati sensibili come quelli relativi salute, sull’orientamento sessuale, con una violazione del divieto di ogni forma di discriminazione. Se poi la detenzione dei dati da parte del Canada nella fase antecedente alla partenza può essere considerata come una misura “che non eccede i limiti dello stretto necessario”, l’utilizzo dei dati durante il soggiorno è ammissibile solo in presenza di determinate circostanze e garantendo un controllo giurisdizionale funzionale a evitare abusi. Dopo la partenza, poi, l’archiviazione continua dei codici non è limitata allo stretto necessario ed è, quindi, incompatibile con la Carta dei diritti fondamentali. Bocciato l’accordo, la Corte ha fornito la ricetta per scrivere un nuovo testo che contemperi esigenze di lotta al terrorismo e rispetto della privacy. In particolare, tra i diversi requisiti, la Corte ha chiesto che siano specificati i dati da trasferire, siano utilizzati modelli e criteri non discriminatori e il perimetro di utilizzo delle banche dati sia circoscritto ai soli casi di lotta al terrorismo e a reati gravi transnazionali.  Tutto con la supervisione di un’autorità di controllo indipendente. La Corte, inoltre, ha sancito che l’accordo va concluso sulla base degli articoli 16 TFUE (protezione dei dati di carattere personale) e 87 (cooperazione giudiziaria in materia penale e cooperazione di polizia).

Scritto in: Unione europea | in data: 28 luglio 2017 |
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Il Dipartimento di Stato americano ha diffuso l’edizione 2016 del “Digest of United States Practice in International Law”, curato da CarrieLyn Guyman (Digest). Si tratta di uno strumento particolarmente utile che tiene conto di tutti gli sviluppi rilevanti nel diritto internazionale pubblico e privato. Dalla cooperazione giudiziaria in materia penale tra gli Stati Uniti e altri Paesi, con un focus sull’estradizione, alla tutela dei diritti umani, passando per i crimini internazionali, i rapporti con le organizzazioni internazionali, l’immunità e i beni culturali. Spazio anche al commercio internazionale e al diritto internazionale privato a cui è dedicato il capitolo 15.

Scritto in: Rapporti tra diritto interno e diritto internazionale | in data: 28 luglio 2017 |
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Dal 28 luglio 2017 attuazione anche in Italia, grazie all’entrata in vigore del Dlgs 108/2017, della direttiva Ue 2014/41/UE relativa all’ordine europeo di indagine penale (OEI) che permette una rapida acquisizione delle prove oltre frontiera e, in gran parte, accantona le forme tradizionali di assistenza giudiziaria transfrontaliera (Dlgs 108:2017).

Il Dlgs n. 108 è articolato in diverse sezioni per disciplinare la procedura passiva in cui l’Italia opera come Stato di esecuzione e quella attiva, con le richieste che partono dall’Italia. Per quanto riguarda le istanze provenienti dall’estero (titolo II), la competenza è attribuita al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto nel quale devono essere compiuti gli atti richiesti. Il procuratore procederà con decreto motivato al riconoscimento dell’ordine di indagine, tutto entro 30 giorni, salvo il diverso termine indicato dall’autorità di emissione, e comunque non oltre sessanta giorni. In base a quanto previsto dall’articolo 4, il procuratore della Repubblica “informa il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, ai fini del coordinamento investigativo se si tratta di indagini relative ai delitti di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale. In ogni caso, copia dell’ordine di indagine ricevuto è trasmessa al Ministero della giustizia. 2. All’esecuzione si provvede entro i successivi novanta giorni”. Il Titolo III è invece dedicato alla procedura attiva con l’emissione dell’ordine di indagine affidato, nell’ambito di un procedimento penale o di un procedimento per l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale, “il pubblico ministero e il giudice che procede possono emettere, nell’ambito delle rispettive attribuzioni, un ordine di indagine e trasmetterlo direttamente all’autorità di esecuzione. Il giudice emette l’ordine di indagine sentite le parti”. Uno spazio ad hoc è dedicato alle intercettazioni e all’acquisizione dei tabulati telefonici.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/in-vigore-dal-22-maggio-la-direttiva-sullordine-europeo-dindagine-penale-molti-stati-in-ritardo-nel-recepimento.html

Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 28 luglio 2017 |
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La Corte di Cassazione, prima sezione civile, con la sentenza n. 14987/17 depositata il 16 giugno (14987), ha chiarito che la richiesta di riconoscimento dello status filiale di adozione basato su un provvedimento emesso all’estero non può essere qualificata come azione volta a ottenere un titolo di filiazione adottiva da parte di un’unica persona. Questo perché l’azione è fondata su un atto che attribuisce al minore lo status bi-genitoriale. Di conseguenza, prima di procedere in questo senso è necessaria l’integrazione del contraddittorio nei confronti dell’altro partner. A rivolgersi alla Cassazione un cittadino italiano, residente negli Stati Uniti, che aveva chiesto il riconoscimento in Italia del provvedimento della Family Court of the County of Suffolk dello Stato di New York nel quale erano indicati come genitori sia il ricorrente sia il partner dello stesso sesso. Il tribunale per i minorenni aveva respinto l’istanza in quanto contraria all’ordine pubblico e la Corte di appello di Campobasso aveva confermato il no al riconoscimento. La Suprema Corte, in via preliminare, ha accertato che il contraddittorio non era stato instaurato correttamente perché l’atto di nascita del bambino includeva non solo il ricorrente ma anche l’altro partner. Questo vuol dire che la domanda non può essere qualificata come idonea a far ottenere un titolo di filiazione adottiva di una sola persona. Pertanto, prima di decidere, deve essere integrato in via preliminare il contraddittorio nei confronti dell’altro partner perché va escluso il riconoscimento parziale degli effetti “trattandosi di un atto che ha un contenuto inscindibile e che produce l’effetto di costituire uno status bigenitoriale e non monogenitoriale”. Solo successivamente sarà possibile pronunciarsi sul riconoscimento tenendo conto degli orientamenti della giurisprudenza di legittimità che ha ancorato la valutazione del parametro dell’ordine pubblico internazionale all’interesse superiore del minore “posto come fattore di primaria rilevanza anche dalla Convenzione dell’Aja fatta il 29 maggio 1993” sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale, ratificata dall’Italia con legge n. 476 del 1998.

Scritto in: diritto processuale civile internazio | in data: 27 luglio 2017 |
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Le prescrizioni come “vivere onestamente” e “rispettare le leggi dello Stato” valutate per l’applicazione di misure di sorveglianza speciale sono troppe generiche. Di conseguenza, va annullata la sentenza della Corte di appello che ha inflitto una condanna per violazione delle misure di sorveglianza speciale in relazione alle indicate prescrizioni. E’ la Corte di cassazione, sesta sezione penale, a stabilirlo con la sentenza n. 33907/17 depositata il 12 luglio (33907).

Prima di tutto la Suprema Corte ha ricordato che le prescrizioni generiche al centro della vicenda sono state già bocciate dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 282/2019. A ciò si aggiunga – prosegue la Cassazione – la circostanza che la Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza De Tommaso (ricorso n. 43395/09) resa dalla Grande Camera il 23 febbraio 2017, ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 2 del Protocollo n. 4 sulla libertà di circolazione, ritenendo che le misure di sorveglianza speciale avevano sì un fondamento nella legge, ma la loro applicazione era legata a un apprezzamento in prospettiva dei tribunali nazionali tanto più che la stessa Corte costituzionale non ha identificato con certezza la nozione di “elementi di fatto” o i comportamenti specifici da classificare come indice di pericolosità sociale. A seguito dell’intervento di Strasburgo, la Cassazione, già in altra occasione, ha affermato che la condotta di colui che viola gli obblighi collegati alla misura di sorveglianza speciale non può avere ad oggetto la prescrizione di “vivere onestamente” e di “rispettare le legge”. Questo proprio a causa del fatto che si tratta di prescrizioni generiche e indeterminate. Di qui l’annullamento parziale della sentenza impugnata.

Cfr. il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/misure-di-prevenzione-personale-bocciate-da-strasburgo.html

Scritto in: Rapporti tra diritto interno e diritto internazionale | in data: 26 luglio 2017 |
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Small claims concept

In vigore dal 14 luglio 2017 il regolamento n. 2015/2421 del 16 dicembre 2015 (2015:2421) recante modifica del regolamento (CE) n. 861/2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità, e del regolamento (CE) n. 1896/2006, che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento. Aspetto peculiare del regolamento è l’innalzamento del massimale (prima 2mila euro) previsto dal regolamento n. 861/2007 relativamente al valore della causa che – come sottolineato nel Preambolo –  “priva molti potenziali attori di controversie transfrontaliere dell’uso di un procedimento semplificato”. Di qui la decisione di spostare il massimale ai fini dell’applicazione del regolamento comprendendo le controversie transfrontaliere con importi fino a 5mila euro. In questo modo, i consumatori godranno di un mezzo di ricorso efficace e rapido, con la possibilità di ottenere il rispetto dei propri diritti. Non solo i consumatori, però, perché il sistema va a vantaggio dei piccoli imprenditori che potranno utilizzare al meglio le offerte del mercato interno. Centrale, poi, la riduzione delle spese e la durata del contenzioso. In questa direzione anche l’ampio utilizzo della tecnologia utile a superare la distanza geografica e a tagliare i costi. Nella stessa direzione, per ridurre al minimo i costi delle traduzioni, l’organo giurisdizionale che rilascia il certificato per dare esecuzione a una sentenza dovrà utilizzare “la pertinente versione linguistica del modulo standard del certificato disponibile in formato dinamico online sul portale europeo della giustizia elettronica”.

Si veda il post con i nuovi modelli di formulario http://www.marinacastellaneta.it/blog/restyling-della-modulistica-per-i-procedimenti-sulle-controversie-di-modesta-entita-e-per-lingiunzione-di-pagamento.html e il portale https://e-justice.europa.eu/content_small_claims-42-it.do?clang=en

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 25 luglio 2017 |
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Gli Stati non cooperano per affrontare il fenomeno migratorio, in costante crescita. Che non deve essere visto come un problema ma come un modo per modernizzare la società e, in Europa, anche come strumento per affrontare “l’inverno demografico”. Lo scrive il Relatore Duarte Marques dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nel rapporto n. 14342 del 12 giugno 2017 (14342) dal titolo “A comprehensive humanitarian and political response to the migration and refugee crisis in Europe”,  che ha portato l’Assemblea parlamentare ad adottare la raccomandazione n. 2108 del 26 giugno (2108) e la risoluzione n. 2173 del 28 giugno 2017 (2173). Tra le richieste, un maggiore impegno per arrivare all’adozione di una convenzione internazionale che sia incentrata sugli aspetti dei cambiamenti climatici. Gli Stati, poi, nella predisposizione di interventi interni devono tenere conto degli standard internazionali e della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, con risposte basate sul principio del rispetto della dignità umana e del principio di solidarietà.

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 24 luglio 2017 |
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La Corte di cassazione francese, prima sezione civile, con la sentenza n. 824 del 5 luglio 2017 (Arrêt n° 824 du 05 juillet 2017 (15-28.597) – Cour de cassation – Première chambre civile – ECLI:FR:CCASS:2017:C100824 | Cour de cassation) ha dato il via libera, seppure in modo parziale, alla trascrizione di un atto di nascita ottenuto all’estero a seguito di maternità surrogata. In particolare, la Suprema Corte ha ammesso la trascrizione con solo riguardo alla designazione del padre escludendo, invece, la madre non biologica. La coppia, di cittadinanza francese, aveva avuto due figlie in California facendo ricorso alla maternità surrogata e aveva chiesto la trascrizione dell’atto di nascita nel registro di stato civile consolare, ma il procuratore della repubblica si era opposto e il Tribunale di Nantes aveva condiviso la sua posizione. La vicenda è poi arrivata in Cassazione.

La legge francese – osserva la Suprema Corte – vieta la maternità surrogata, divieto che non è in sé incompatibile con l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che assicura il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Detto questo, però, va tenuto conto che l’interesse superiore del minore richiede che sia trascritto sui registri di stato civile francese l’atto di nascita regolamente formatosi all’esterno. Pertanto, proprio alla luce di tale principio, la Cassazione non ha condiviso la scelta del Tribunale di grande istanza di Nantes che aveva negato la trascrizione e ha disposto la trascrizione parziale con riguardo unicamente al padre e non alla madre. Questa scelta, per la Suprema Corte non comporta una compromissione sproporzionata al’indicato diritto garantito dalla Convenzione perché il minore continua a vivere in famiglia e l’unico limite è che non ha un certificato di nascita francese. Senza dimenticare la possibilità di ricorrere all’adozione.

Si vedano il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/maternita-surrogata-la-grande-camera-da-ragione-allitalia.html

Scritto in: diritto internazionale privato | in data: 21 luglio 2017 |
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La nomina del tutore per i minori stranieri non accompagnati spetta al giudice tutelare del luogo in cui è situata la struttura di prima accoglienza in linea con l’articolo 19 del Dlgs n. 142/2015 con il quale sono state recepite le direttive 2013/33/Ue recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e 2013/32/Ue sulle procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale. Lo ha precisato la Corte di Cassazione, sesta sezione civile con ordinanza n. 10212 depositata il 26 aprile (10212). Nelle situazioni come quella al centro della vicenda arrivata alla Suprema Corte, infatti, la competenza non può essere affidata al tribunale per i minorenni in ragione della necessità di garantire il pieno rispetto del principio di prossimità e della rapidità dell’intervento. Escluso, poi, che si possa assimilare la situazione del minore straniero non accompagnato sbarcato illegalmente al minore in stato di abbandono ai fini dell’adozione e delle regole di cui agli articoli 9 e 10 della legge n. 184/1983. Il Tribunale per i minorenni, invece, potrà essere competente per le fasi successive ed eventualmente nel caso di adozione.

Scritto in: immigrazione | in data: 20 luglio 2017 |
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