imagesL’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCDE) ha diffuso, il 9 dicembre, una pubblicazione dal titolo “The Liability of Legal Persons for Foreign Bribery: A Stocktaking Report” a cura di Kathryn Gordon e Brooks Hickman della divisione anticorruzione dell’OECD (liability-legal-persons-foreign-bribery-stocktaking). Il volume fa il punto sull’attuazione del principio della responsabilità delle persone giuridiche nei 41 Stati che hanno ratificato la Convenzione sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali del 17 dicembre 1997, che è stata fondamentale per l’affermazione della responsabilità tenendo conto che, in precedenza, solo gli Stati Uniti avevano una legislazione interna che prevedeva tale responsabilità. La prima parte del volume è dedicata all’analisi degli sviluppi legislativi interni agli Stati parti all’indomani dell’adozione della Convenzione, la seconda parte è incentrata sull’esame dell’effettiva situazione negli Stati con una ricostruzione fondata sui documenti del Working Group sulla lotta alla corruzione. Dall’analisi emerge una certa variabilità nell’approccio legislativo seguito. Ben 27 Stati parti (circa il 66%) hanno previsto un sistema di responsabilità penale delle persone giuridiche, 11 Paesi (il 27%) hanno scelto forme di responsabilità amministrativa, mentre Messico e Stati Uniti hanno optato per entrambe le tipologie di responsabilità. Il testo è accompagnato da infografiche e da una mappa delle legislazioni adottate in materia.

Scritto in: corruzione internazionale | in data: 5 gennaio 2017 |
Parole Chiave: //

La Corte suprema del Canada nel caso World Bank Group contro Wallace e altri, con la sentenza n. 36315 depositata il 29 aprile 2016 (world bank group), rafforza la tutela dell’immunità e dell’inviolabilità degli archivi delle organizzazioni internazionali. La vicenda approdata al massimo organo giurisdizionale canadese riguarda una controversia tra la Banca Mondiale, che invocava l’immunità e escludeva così l’obbligo di consegnare materiale relativo a un caso di corruzione, e quattro dipendenti di una società canadese (che aveva ottenuto fondi dalla Banca Mondiale per una costruzione in Bangladesh) che erano sotto processo dinanzi ai tribunali interni. La Banca Mondiale aveva avviato un’indagine interna sospettando l’esistenza di un caso di corruzione internazionale e aveva poi deciso una sospensione dell’azienda dalla partecipazione all’utilizzo dei fondi dell’Organizzazione per dieci anni. Era stata avviata anche un’indagine della Procura dell’Ontario alla quale la Banca mondiale aveva consegnato alcune email. Tuttavia, la Banca Mondiale si era rifiutata di produrre intercettazioni e altro materiale richiesto dalla difesa degli imputati nel corso del procedimento penale. I giudici di merito avevano ritenuto che la Banca mondiale avesse rinunciato all’immunità perché inizialmente aveva presentato alcuni documenti alla Procura e, quindi, era tenuta alla consegna. Una decisione ribaltata dalla Corte suprema che ha così bloccato l’ordinanza che imponeva la produzione di documenti. Prima di tutto, la Corte Suprema ha messo in primo piano l’importanza dell’immunità delle organizzazioni internazionali, necessaria a evitare ingerenze dello Stato, immunità che vale anche per gli archivi. La Corte sottolinea che le parti non hanno sollevato la questione dell’immunità delle organizzazioni internazionali con riguardo al diritto consuetudinario e che, con riferimento alla Banca Mondiale, la questione dell’immunità si pone con riguardo agli istituti che ne fanno parte, però, pur evidenziando che non è del tutto chiaro il regime dell’unità interna “The Integrity Vice President” propende per una portata allargata dell’immunità, bocciando la posizione restrittiva anche con riguardo alla nozione di archivio. Così, per la Corte suprema, non può essere qualificata come rinuncia all’immunità su ogni documento la collaborazione della Banca Mondiale con il Procuratore al quale erano state consegnate alcune mail. Sostenere che la sola consegna di alcuni atti comporta una rinuncia generale all’immunità su ogni documento significa dare ampio spazio a un chilling effect sulla collaborazione tra Banca Mondiale e organi inquirenti interni. Alla luce di tutto ciò, la Corte Suprema riconosce l’immunità riguardo ai documenti dell’unità investigativa interna e degli archivi, annullando la pronuncia dei giudici di merito.

Scritto in: corruzione internazionale, immunità organizzazioni internazionali | in data: 27 maggio 2016 |
Parole Chiave: //

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCDE) ha pubblicato un documento sul rapporto tra corruzione e terrorismo dal quale risulta che gruppi terroristici come Isis e Boko Haram utilizzano la corruzione per indebolire le difese degli Stati più poveri nella lotta al terrorismo e usano la corruzione per acquisire armi e denaro. Un modo per raccogliere risorse che passa anche attraverso altri fenomeni criminali come lo sfruttamento del petrolio prodotto nei territori occupati da Isis, la tratta di esseri umani e il commercio e lo sfruttamento illecito di risorse naturali. Nello studio si evidenzia la imagesnecessità di individuare i legami tra corruzione e terrorismo fase cruciale per combattere gli atti criminali tanto più che la corruzione mina i Governi più deboli e fa aumentare l’instabilità. A rischio corruzione soprattutto il settore della difesa: da uno studio di Trasparency International risulta che i 2/3 di imprese che operano nel settore di difesa non hanno codici di condotta interna e programmi per combattere la corruzione. Un rischio altissimo, con conseguenze dirette sull’effettiva realizzazione di atti terroristici, si concretizza laddove la corruzione penetra nei controlli di sicurezza come dimostra l’attentato del 2004 a Domededovo (Mosca)

Scritto in: corruzione internazionale | in data: 3 marzo 2016 |
Parole Chiave: //

L’internazionalità di una condotta che costituisce reato, affinché possa rientrare tra le aggravanti della transnazionalità stabilita dall’articolo 4 della legge n. 146/2006, richiede che il reato sia commesso con la partecipazione di un gruppo criminale organizzato. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, sesta sezione penale, con sentenza del 19 novembre 2015 (45935) con la quale è stata annullata parzialmente l’ordinanza del tribunale del riesame di Bologna che aveva stabilito la custodia cautelare in carcere di un un uomo accusato di reati contro la pubblica amministrazione. Per la Suprema Corte, l’aggravante disposta dall’articolo 4 della legge n. 146/2006 relativa appunto all’internazionalità della condotta prevede un aumento di pena solo nel caso in cui al reato abbia contribuito in tutto o in parte un gruppo criminale organizzato impegnato in attività illecite in più di uno Stato, in presenza delle circostanze indicate anche nella Convenzione di Palermo contro il crimine organizzato del 15 novembre 2000. Un’ipotesi diversa dal semplice concorso. Di conseguenza, precisa la Cassazione, per procedere alla condanna è necessario un accertamento non limitato al mero contributo del gruppo criminale. Tra l’altro, ad avviso della Suprema Corte, il Tribunale di Bologna non aveva proceduto ad accertare il contenuto della legge straniera, come richiesto – secondo la Suprema Corte – dall’articolo 14 della legge n. 218/1995 che costituisce un principio generale dell’ordinamento italiano per verificare la natura delle attività oggetto della presunta corruzione. Di qui l’annullamento parziale dell’ordinanza.

Scritto in: corruzione internazionale | in data: 15 febbraio 2016 |
Parole Chiave: //

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha diffuso un documento, preparato dal Working Group sulla lotta alla corruzione, in cui sono raccolti i dati sull’attuazione effettiva della Convenzione sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali del 17 dicembre 1997 (Working-Group-on-Bribery). I dati sono aggiornati a dicembre 2014. Dal 1999 al 2014 le condanne sono state, nel complesso, tra gli Stati parti, 361 con riguardo alle persone fisiche – con 95 condanne a una pena detentiva – e 126 per quelle giuridiche. Sono 393 le indagini in corso in 25 Stati; 142 gli individui sotto processo e 14 le persone giuridiche (il dato è calcolato su 12 Stati). Con riferimento al solo 2014, gli individui condannati sono stati 29 e 15 le persone giuridiche. Ben 24 Stati (tra i quali la Grecia) non hanno mai comminato sanzioni né nei confronti di persone fisiche né nei confronti di persone giuridiche.

Il documento comprende anche una tabella comparata dalla quale risulta che gli Stati Uniti hanno disposto, sempre con riguardo all’arco temporale 1999-2014, 57 condanne a persone fisiche e 34 a quelle giuridiche, segue la Germania (rispettivamente 45 e 11), l’Ungheria (26 per le persone fisiche, ma nessuna per quelle giuridiche), la Corea (16 e 4), l’Italia (9 condanne a persone fisiche, 4, con sanzioni amministrative, a quelle giuridiche).

Va ricordato che la Convenzione è in vigore per l’Italia dal 15 dicembre 2000 (legge di ratifica ed esecuzione n. 300/2000). Con il Dlgs n. 231/2001 è stata introdotta la responsabilità amministrativa delle società per reati di corruzione interna e internazionale.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/la-prescrizione-troppo-breve-blocca-le-indagini-sulla-corruzione-internazionale-in-italia-lo-dice-locse.html

 

Scritto in: corruzione internazionale | in data: 4 dicembre 2015 |
Parole Chiave: //

222 le persone condannate per corruzione internazionale (83 a pene detentive) e 90 le società destinatarie di sanzioni in 14 Stati parti alla Convenzione del 21 novembre 1997 sulla lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali. Segno che, malgrado alcune difficoltà nell’attuazione, la Convenzione funziona. Lo scrive il Segretario generale dell’OCDE (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), Gurria, nel rapporto annuale relativo all’attività nel 2012 diffuso il 10 giugno (AntiBriberyAnnRep2012). Da migliorare l’affermazione del principio della reponsabilità delle persone giuridiche e lo scambio di informazioni. Non sempre, poi, le sanzioni sono applicate, con ciò vanificando l’effettività della stessa Convenzione. In pratica, scrive Gurria, la Convenzione risulta essere ancora poco applicata in quasi la metà degli Stati Parti. Tra le note positive del 2012 l’adesione di Russia e Colombia. Passando ai numeri sono la Germania e gli Stati Uniti i Paesi ad aver comminato il maggior numero di condanne. Il primo Stato ha sanzionato 88 persone, ma non ha applicato sanzioni nei confronti di persone giuridiche, mentre gli Stati Uniti hanno disposto 62 condanne a persone fisiche e 29 nei confronti di enti. Segue l’Ungheria con 26 condanne, la Corea con 16 nei confronti di persone fisiche e 4 ad enti, l’Italia a quota 8 (2 le sanzioni verso le persone giuridiche). In totale, come detto, al 31 dicembre 2012, sono state 222 le persone sanzionate e 90 gli enti. Nelle cifre sono inclusi i patteggiamenti. Solo 14 le persone assolte (4 gli enti). Sono in corso di svolgimento 320 inchieste in 24 Stati parti alla Convenzione ( WorkingGrouponBribery_2012EnforcementData).

L’Italia ha ratificato la Convenzione con legge 29 settembre 2000 n. 300 e con il Dlgs 8 giugno 2001 n. 231, con il quale è stato introdotto, nel nostro ordinamento, il principio della responsabilità delle persone giuridiche, poi esteso anche ad altri settori.

Qui il testo della convenzione http://www.oecd.org/fr/daf/anti-corruption/conventioncontrelacorruption/ConvCombatBribery_FR.pdf.

Scritto in: corruzione internazionale | in data: 26 giugno 2013 |
Parole Chiave: //

Per combattere la corruzione nelle transazioni economiche internazionali l’Italia deve modificare le norme sulla prescrizione. Troppo brevi i termini per concludere i processi, che si concretizzano in una sostanziale impossibilità di punire i corrotti. Non solo. L’Italia deve anche modificare le regole sulla concussione che non può essere considerata come un’attenuante nei fenomeni corruttivi e permettere al corruttore di sfuggire alle proprie responsabilità. Lo scrive l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel rapporto sull’Italia divulgato a gennaio 2012 (49377261) e adottato per verificare lo stato di attuazione della Convenzione  sulla  lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali del 17 dicembre 1997 (in vigore sul piano internazionale dal 15 febbraio 1999 e, per l’Italia, dal 15 febbraio 2001, con la legge di ratifica del 29 settembre 2000, n. 300). Per garantire l’attuazione di alcune norme della Convenzione è stato anche adottato il Decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 che disciplina la responsabilità amministrativa delle società per i reati di corruzione sia interna che internazionale.

L’Italia – precisa il working group costituito da 3 esperti che ha effettuato la verifica nel luglio 2011 – ha concluso indagini nei confronti di 60 indagati per casi di corruzione di pubblici ufficiali stranieri (9 ancora sotto inchiesta), ma solo 3 società e 9 persone fisiche sono state sanzionate e tutte, però, solo attraverso il patteggiamento. Molti casi, invece, sono stati chiusi a causa della prescrizione. Questo perché i limiti di prescrizione troppo breve impediscono la conclusione di molti processi. A settembre 2011 nell’inchiesta Oil Company, un imputato è stato condannato, ma mentre pendeva l’appello è scattata la prescrizione a gennaio 2012.

L’Italia deve quindi modificare le norme su questo punto, oltre a prevedere sanzioni effettivamente dissuasive e strumenti più efficaci in maniera di revisione contabile. Indispensabile, poi, introdurre una normativa che assicuri protezione ai cosiddetti “whistleblower”, assicurando tutele su chi, dall’interno, segnala casi di corruzione. Il Working group ha evidenziato anche alcuni aspetti positivi come l’impiego del patteggiamento, il ricorso alla confisca utilizzata nei confronti di alcuni indagati nel caso del traffico d’armi con la Libia, nella vicenda Pirelli/Telecom, nel caso Cogim e Oil Company, la cooperazione con gli altri Stati parti alla Convenzione e la diffusione di buone prassi all’interno delle aziende. Durante la visita, le autorità italiane hanno segnalato che sono in corso indagini per altri 9 casi, uno dei quali riguardante la costruzione di un impianto di gas in Nigeria con continui contatti con le autorità di altri Stati (in testa gli Stati Uniti).

Scritto in: corruzione internazionale | in data: 2 marzo 2012 |
Parole Chiave: //

Un quadro con poche luci e molte ombre. E’ quello disegnato dalla Commissione europea che il 6 giugno ha adottato un pacchetto di misure per fronteggiare la corruzione e ha fatto il punto sulla situazione all’interno dei Paesi membri. La piaga della corruzione costa all’economia Ue 120 miliardi di euro l’anno, che vuol dire l’1% del PIL dell’Unione europea. Necessaria, quindi, una svolta. Gli strumenti internazionali ci sono, ma gli Stati non sono rapidi nell’attuare in modo effettivo le regole internazionali. L’Italia certo non brilla: non ha ancora ratificato né la Convenzione di diritto penale, né quella di diritto civile  sulla corruzione, adottate dal Consiglio d’Europa.

Per rafforzare la lotta alla corruzione, la Commissione ha predisposto un nuovo sistema di monitoraggio (COM(2011)308, http://ec.europa.eu/home-affairs/news/intro/docs/110606/308/1_EN_ACT_part1_v12[1].pdf): a partire dal 2013 Bruxelles pubblicherà la relazione anticorruzione, coordinandosi con gli altri organismi di controllo internazionale. In vista anche la partecipazione al Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione (GRECO).

Sul fronte dell’attuazione della decisione quadro 2003/568/Gai relativa alla lotta alla corruzione nel settore privato gli Stati segnano il passo: solo Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Irlanda, Cipro, Portogallo, Finlandia e Regno Unito hanno trasposto l’atto correttamente (COM(2011) 309 (http://ec.europa.eu/home-affairs/news/intro/docs/110606/309/1_EN_ACT_part1_v11.pdf). Altri Paesi, inclusa l’Italia, hanno una situazione a macchia di leopardo, con alcune norme recepite e altre recepite male o del tutto ignorate, che rendono difficile un effettivo contrasto alla corruzione nel settore privato.

Scritto in: corruzione internazionale | in data: 7 giugno 2011 |
Parole Chiave: //

La lotta alla corruzione internazionale arranca e gli Stati non sono mobilitati in modo adeguato per combattere una piaga che è anche causa della mancata crescita economica in molti Paesi. Lo dice il Segretario generale dell’OCDE (l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) Gurria nel rapporto annuale del 20 aprile 2011 (http://www.oecd.org/dataoecd/7/15/47628703.pdf) sullo stato di attuazione della Convenzione del 21 novembre 1997 sulla lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali, che l’Italia ha ratificato con legge 29 settembre 2000 n. 300 e con il Dlgs 8 giugno 2001 n. 231, con il quale è stato introdotto, nel nostro ordinamento, il principio della responsabilità delle persone giuridiche, poi esteso anche ad altri settori.

Nel rapporto si sottolinea che, nel 2010, solo in 5 Stati sui 38 Paesi che hanno ratificato la Convenzione, sono state imposte sanzioni a persone fisiche e giuridiche, malgrado ben 260 inchieste siano ancora aperte negli Stati membri. Dal 1999, 199 persone fisiche e 91 persone giuridiche sono state destinatarie di sanzioni conseguenza di condanne per corruzione transnazionale. Ma nella maggior parte degli Stati parti non sono mai state adottate sanzioni. Per quanto riguarda l’Italia sono state condannate 21 persone fisiche e 18 persone giuridiche. La visita annuale per l’Italia è fissata per dicembre 2011.

Scritto in: cooperazione giudiziaria penale, corruzione internazionale | in data: 27 aprile 2011 |
Parole Chiave: //

Nei casi di corruzione internazionale sono applicabili le misure cautelari interdittive previste dall’articolo 322 bis del codice penale (modificato anche al fine di tenere conto della ratifica, con legge 3 agosto 2009 n. 116, della Convenzione Onu contro la corruzione), a patto però che non vi sia un coinvolgimento, nella fase di esecuzione delle misure, di organismi di uno Stato estero sui quali il giudice italiano non ha giurisdizione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione sesta penale, nella sentenza n. 42701 depositata il 1° dicembre 2010 (http://www.cortedicassazione.it/Documenti/42701_12_10.pdf) che ha ritenuto determinante, nell’interpretazione fornita, la necessità perseguita con il Dlgs 231/2001  sulla «Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica», di applicare sanzioni efficaci nella lotta alla corruzione internazionale. Alla Suprema corte aveva fatto ricorso la procura di Milano contro l’ordinanza del Tribunale che aveva rigettato la richiesta di applicare misure interdittive nei confronti di Eni e Saipem per i contratti stipulati con la compagnia petrolifera nigeriana. Spetta ora al tribunale di Milano disporre l’applicazione delle misure seguendo le indicazioni della Cassazione. Da verificare, invece, con quali modalità potranno essere applicate in concreto le misure in esame in uno Stato estero.

Scritto in: corruzione internazionale | in data: 9 dicembre 2010 |
Parole Chiave: //