L’Assemblea generale, al termine del Dialogo di alto livello sull’immigrazione che si è tenuto il 14 e il 15 settembre, ha approvato il testo della Dichiarazione sui rifugiati e i migranti (A/71/L.1, n1628546), con la quale, preso atto dell’incremento dei flussi migratori, ha provato a tracciare un quadro complessivo circa gli obblighi degli Stati, tenendo conto che, pur in presenza di un quadro normativo ad hoc per i migranti, tutti, inclusi rifugiati e migranti, hanno gli stessi diritti umani e libertà fondamentali riconosciuti sul piano internazionale a ogni individuo. Primo tra tutti il diritto alla vita. Tra l’altro, si fa notare nel documento, nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è stato evidenziato che lo sviluppo deve andare a beneficio di ogni individuo, senza dimenticare che il fenomeno delle migrazioni può essere funzionale anche allo sviluppo. Nella Dichiarazione sono indicati una serie di impegni a beneficio sia di migranti sia di riugiati, con un allegato dedicato a un quadro generale per la tutela dei rifugiati, dalla fase di ingresso a quella di accoglienza, con un supporto ai Paesi ospitanti che hanno bisogno, come è ovvio, di risorse aggiuntive. Tra l’altro, nel 2018 è prevista l’adozione di un global compact per i rifugiati. L’allegato II del documento è dedicato agli interventi a tutela dei migranti con l’obiettivo di predisporre un quadro giuridico con misure anche nell’ambito della governance. I negoziati per un global compact in questo settore inizieranno nel 2017 e termineranno nel 2018 con una conferenza intergovernativa e l’adozione del Piano strategico.

Si veda anche il rapporto del Segretario generale presentato ad aprile 2016 sulla sicurezza e la dignità dei migranti in_safety_and_dignity_-_addressing_large_movements_of_refugees_and_migrants

Scritto in: diritti dei migranti, ONU | in data: 13 ottobre 2016 |
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674861E’ anche la fase post-conflitto a preoccupare il Consiglio di sicurezza. Troppi i casi in cui, per ragioni legate all’assenza di un sistema di giustizia di transizione, dell’estrema povertà e di odi non sopiti, divampano nuovamente i conflitti. Con la risoluzione n. 2282 approvata all’unanimità il 27 aprile (peacebuilding), il Consiglio di sicurezza si preoccupa di costituire una nuova architettura del sistema di peacebuilding in linea con il rapporto “The Challenge of Sustaining Peace: Report of the Advisory Group of Experts on the Review of the United Nations Peacebuilding Architecture”. A 10 anni dall’istituzione della Commissione sul peacebuilding (qui il sito http://www.un.org/en/peacebuilding/), il Consiglio focalizza l’attenzione sui punti di forza e sulle criticità. Centrale il ruolo della giustizia di transizione per evitare che in alcuni Stati si ripiombi in situazioni conflittuali. Per rafforzare il ruolo delle peacebuilding operations, il Consiglio punta a un dialogo più serrato tra la Commissione di peacebuilding dell’Onu e le organizzazioni regionali, puntando a un ruolo più significativo  della World Bank.

Nella stessa data anche l’Assemblea generale ha approvato una risoluzione sul peacebuilding http://www.un.org/press/en/2016/ga11780.doc.htm

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/peacebuilding-indispensabile-per-una-pace-duratura.html

Scritto in: ONU | in data: 11 maggio 2016 |
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Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha presentato all’Assemblea generale, il 15 gennaio 2016, la Strategia delle Nazioni Unite per la lotta al terrorismo globale (N1545622), comunicata al Presidente dell’Assemblea il 22 dicembre. palazzo di vetroGli attacchi terroristici compiuti da Daesh, Boko Haram, Al-Shabaab e da altri gruppi che si muovono con violenza inaudita rafforzata da ideologie pericolose, costituiscono una grave minaccia alla pace internazionale e un attacco alla Carta Onu. I crimini contro l’umanità contro donne, uomini, beni culturali devono essere puniti ma è necessaria anche un’azione preventiva per bloccare la radicalizzazione e il fenomeno dei foreign fighters. Il Segretario generale, nel suo documento, ha elencato 70 raccomandazioni, mettendo al primo posto l’azione preventiva e la necessità di un’azione di risposta coordinata dall’Onu alla quale aderiscano tutti gli Stati e le organizzazioni regionali. In questa direzione, il Piano prevede che “l’ONU adotti un approccio “All-of-UN” per sostenere gli sforzi nazionali, regionali e globali per prevenire l’estremismo violento”. Essenziale, nella lotta al terrorismo globale, coinvolgere la società. E’ vero – scrive il Segretario generale – che la violenza terroristica non ha alcuna giustificazione, ma vanno individuate e sradicate le radici profonde del terrorismo, combattendo il fenomeno della radicalizzazione soprattutto nelle carceri. Per arginare i messaggi di intolleranza religiosa, culturale e sociale, diffusi da questi gruppi con una strategia di comunicazione che utilizza, in modo sofisticato, nuovi e vecchi media, centrale l’educazione e la lotta alla marginalizzazione, soprattutto nei luoghi in cui sono in atto conflitti di lunga durata con crisi irrisolte.

Una lotta che, però, precisa il Segretario generale, deve avvenire nel rispetto della Carta e della rule of law, tenendo conto che i diritti dell’uomo sono inderogabili anche in tempo di emergenza pubblica.

Scritto in: ONU | in data: 18 gennaio 2016 |
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Sulla responsabilità penale dei funzionari delle Nazioni Unite e degli esperti in missioni Onu va fatto di più. In questa direzione, il Sixth Committee dell’Assemblea generale aveva presentato la bozza di risoluzione su questo tema il 23 novembre, approvata poi dall’Assemblea generale il 14 dicembre (A/70/506, N1538590). Alla luce anche dei recenti fatti di cronaca, con particolare riguardo agli abusi nella Repubblica centroafricana e al rischio che alcuni episodi possano offuscare il lavoro delle missioni Onu, il Sixth Committee, tramite il relatore Mohammed Saeed, ha chiesto che si segua il principio della tolleranza zero soprattutto nei casi di abusi sessuali. Richiamato il rispetto del principio dell’immunità secondo il diritto internazionale, la Commissione ha chiesto che si preveda un images rafforzamento delle azioni contro chi commette reati. Un’azione richiesta agli Stati i cui componenti delle missioni commettono crimini e questo soprattutto quando si tratta di comportamenti considerati reati sia nel Paese di invio sia in quello di destinazione. Senza dimenticare – si legge nella risoluzione – gli effetti negativi della commissione di reati prima di tutto sulle vittime e poi sulla stessa immagine dell’Onu la cui credibilità rischia di essere compromessa se i reati restano impuniti. In primo piano anche la necessità di rafforzare lo scambio di informazioni, di non porre ostacoli all’estradizione e di assicurare la protezione delle vittime e dei testimoni.

Scritto in: ONU | in data: 17 dicembre 2015 |
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Il Consiglio di sicurezza con 14 voti a favore e l’astensione del Venezuela, in base al capitolo VII, ha adottato il 9 ottobre la risoluzione n. 2240 con la quale chiede agli Stati membri a livello individuale o che operano nel quadro di organizzazioni regionali come l’Unione europea di assistere la Libia per garantire le frontiere e prevenire, indagare e perseguire atti di traffico di migranti e tratta di esseri umani nel suo territorio e nelle sue acque territoriali (N1530707). Troppe le tragedie che spezzano le vite di donne, bambini e uomini alla ricerca di una speranza sulle coste di fronte alla Libia. E dietro le tragedie le speculazioni delle organizzazioni criminali transnazionali che vanno combattute. In base alla risoluzione del Consiglio, inoltre, accanto agli interventi con il consenso della Libia nel mare territoriale, le autorità intervenienti, se hanno ragionevoli sospetti di ritenere che una nave è usata per il traffico di esseri umani, possono intervenire in alto mare, al largo delle coste libiche, compiendo ispezioni su imbarcazioni sospette, senza bandiera, o dopo aver fatto tutti gli sforzi per ottenere il consenso dello Stato del quale la nave batte bandiera. L’intervento è limitato alle navi che si trovano al largo della Libia e ha una durata temporale di un anno. Il Consiglio autorizza gli Stati e le organizzazioni regionali ad utilizzare tutte le misure commisurate alle specifiche circostanze dando priorità assoluta alla vita delle persone imbarcate. Ogni intervento, infatti, deve tener conto della tutela dei diritti umani di coloro che cercano la protezione internazionale. Resta da vedere come sarà possibile applicare le indicate misure e mettere in primo piano la vita dei migranti e delle vittime del traffico degli esseri umani. Il Venezuela si è astenuto ritenendo sia la misura inadeguata sia errato il fondamento nel capitolo VII, affermando, tra l’altro, che la “policy of walls” non risolve il dramma delle vittime della tratta e dei migranti.

Scritto in: Libia, ONU | in data: 18 ottobre 2015 |
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Il Comitato Onu di alto livello sul futuro delle peacekeeping ha presentato, il 16 giugno, il rapporto sulle operazioni di pace (HIPPO_Report_1_June_2015). Il documento, ha sottolineato il Segretario generale dell’Onu, è indispensabile per mettere in atto i cambiamenti necessari a garantire un sempre più efficace ruolo delle peacekeeping in contesti di grandi cambiamenti, dovuti anche alla natura dei conflitti.

Il Comitato, costituito da 14 membri e presieduto da Jose Ramos-Horta (Timor), ha prospettato, a 15 anni dal rapporto elaborato da un comitato analogo presieduto da Brahimi, e partendo dal presupposto che “peace operations are not simply something the United Nations does but what the United Nations is”, i cambiamenti che si rendono necessari anche per il nuovo ruolo assunto da diverse organizzazioni regionali. Inoltre, sempre più di frequente, le peacekeeping sono chiamate a intervenire in situazioni in cui la violenza estremista è largamente diffusa, con la conseguenza che sussiste un gap tra ciò che è chiesto alle operazioni di pace e ciò che esse possono effettivamente realizzare. E’ certamente necessario – si legge nel rapporto – l’impiego di maggiori risorse anche per permettere di poter rispondere subito alle crisi. Tra i cambiamenti necessari, quattro risultano irrinunciabili: piani e soluzioni politiche chiare per i contesti in cui intervengono le peacekeeping; maggiore flessibilità per rispondere ai cambiamenti sul campo; maggiore cooperazione, con tutte le forze in campo, incluse le organizzazioni regionali; rafforzamento del ruolo del Segretario generale per consentire un approccio legato alle specifiche situazioni. Centrale, ovviamente, la protezione dei civili e una chiara visione del contesto e degli obiettivi da raggiungere.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/peacekeeping-al-via-il-nuovo-comitato-per-la-revisione-delle-operazioni.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/peacebuilding-indispensabile-per-una-pace-duratura.html.

 

Scritto in: ONU | in data: 16 luglio 2015 |
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L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, António Guterres, prova a dare la sveglia all’Unione europea chiedendo misure urgenti per evitare la serie di tragedie nel Mediterraneo. Centinaia di persone – ha detto l’Alto Commissario in una dichiarazione resa il 15 aprile (mediterraneo) – continuano a morire in quella che è diventata una delle rotte più pericolose per i migranti, molti dei quali fuggono da zone di guerra e da persecuzioni. L’operazione Mare Nostrum non è stata sostituita da meccanismi analoghi con la conseguenza che continuano i morti. L’Italia e la Grecia sono i primi due Paesi per numero di arrivi. L’Onu chiede così all’Unione europea una risposta urgente con un sistema di visti più flessibile e un rafforzamento dei programmi di ricongiungimento. Inoltre, potrebbe essere istituito un sistema di compensazione per le navi che procedono al salvataggio di vite umane e un sistema pilota di ricollocamento per i rifugiati siriani che arrivano in Grecia e in Italia, che erano 50mila nel 2013 e sono arrivati a 123mila nel 2014.

Si vedano i dati recenti diffusi dal Parlamento europeo (EPRS_BRI(2015)551332_EN).

Scritto in: ONU | in data: 18 aprile 2015 |
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Un Relatore speciale per affrontare le questioni legate alla privacy nell’era digitale. Il Consiglio per i diritti umani, con la risoluzione adottata il 24 marzo 2015 (A/HRC/28/L.27, privacy), ha previsto l’istituzione di questa nuova figura che dovrà adottare ogni anno una relazione tenendo conto del quadro giuridico esistente sul piano internazionale e a livello nazionale nonché le prassi seguite dagli Stati. La protezione dei dati e la tutela della privacy sono messi a rischio dagli stessi Stati che, dimenticando gli obblighi internazionali, danno il via a intercettazioni in grado di minare la privacy. Il Consiglio, anche sulla base di un rapporto redatto da esperti a seguito del panel del 19 dicembre 2014 (A_HRC_28_39_ENG-1), chiede il rispetto degli obblighi internazionali anche quando si combatte il terrorismo, imponendo così l’adozione di strumenti che non calpestino i diritti umani. D’altra parte, che si corrano questi rischi è evidente laddove si consideri che, solo in extremis, proprio nei giorni scorsi, è stata evitata, in Italia, l’introduzione, nella legge di conversione del decreto legge sulla lotta al terrorismo, di una norma che, di fatto, avrebbe permesso acquisizioni di dati da remoto, su larga scala, con l’impiego di un software, sui computer di privati prevedendo altresì anche un allungamento dei termini di conservazione del traffico telematico e delle chiamate senza risposta.

Scritto in: ONU | in data: 3 aprile 2015 |
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Le Nazioni Unite hanno pubblicato una guida per i pratici sulle risorse naturali e i conflitti (NRCMediation_UNDPAUNEP2015_1). La guida è stata curata dall’United Nations Department of Political Affairs e dall’Unep. unep

Al centro dell’analisi l’importanza della salvaguardia delle risorse naturali nel processo di pace e il rilievo della mediazione, con l’individuazione delle migliori tecniche da utilizzare nella fase prenegoziale, dei negoziati e di attuazione effettiva degli accordi. L’analisi è incentrata anche su alcuni casi di studio e sull’esame della prassi interna ad alcuni Stati come il Sudan, l’Iran e il Pakistan.

Dal 2005, si legge nel rapporto, quasi tutti gli accordi includono disposizioni sulle risorse naturali e terrestri, ma la mediazione, che pure potrebbe risolvere molte situazioni, resta sottoutilizzata.

Scritto in: ONU | in data: 25 febbraio 2015 |
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Il peacebuilding è essenziale nella fase di consolidamento della pace e, quindi, va rafforzato e ripensato. Lo scrive l’attuale Presidente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, Herald Munoz, nella Dichiarazione adottata il 14 gennaio (S/PRST/2015/2, N1501244). Per costruire la pace è necessario assicurare un approccio integrato nella fase post-conflitto, sul piano politico, della sicurezza e dello sviluppo. Tuttavia, per garantire la pace in modo durevole è indispensabile che gli attori nazionali, cui compete la responsabilità primaria, prendano le misure necessarie nella fase successiva al conflitto, per assicurare la ricostruzione dello 619224Stato e ristabilire le attività statali. Entro dicembre 2016 il Segretario generale dovrà presentare un rapporto per fare il punto sull’attività di peacebuilding, con particolare attenzione ai progressi compiuti in relazione al ruolo delle donne

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/peacekeeping-al-via-il-nuovo-comitato-per-la-revisione-delle-operazioni.html

 

Scritto in: ONU | in data: 23 gennaio 2015 |
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