Un uso eccessivo del segreto di Stato che in molte occasioni è servito a coprire abusi, gravi violazioni dei diritti umani ed episodi di tortura. Con due buchi neri che pesano sulla comunità internazionale come macigni: le detenzioni di presunti terroristi in prigioni segrete della Cia, accompagnate dalla pratica delle extraordinary renditions e le blacklist del Consiglio di sicurezza e dell’Unione europea. Che non hanno esitato a sacrificare le regole del diritto per la lotta al terrorismo. Con risultati tutti da verificare. Ancora una volta, prova a sensibilizzare Governi e opinione pubblica, il relatore speciale Dick Marty che ha consegnato all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il Rapporto sull’abuso del segreto di Stato e della sicurezza nazionale, mettendo in risalto le difficoltà dei parlamenti di vari Stati a ottenere informazioni su pratiche non corrette (State secrecy_MartyE). L’Assemblea parlamentare, il 7 settembre, ha adottato un progetto di risoluzione, che difficilmente sposterà le posizioni dei Governi coinvolti che non vogliono portare alla luce e fare chiarezza su molti episodi oscuri. Solo la magistratura ci ha provato: in Italia con il caso Abu Omar e in Germania, le cui autorità giudiziarie si sono però dovute fermare di fronte alla scarsa collaborazione delle autorità Usa. Un’eredità dell’11 settembre 2001 che dopo dieci anni dovrebbe essere rimossa.

Scritto in: blacklist, diritti umani, terrorismo internazionale | in data: 10 settembre 2011 |

La Commissione europea non ci sta ad essere bacchettata dal Tribunale Ue che, nella sentenza Kadi del 30 settembre 2010 (T-85/89), ha constatato la contrarietà del sistema delle blacklist con alcuni diritti fondamentali come quello di difesa e quello alla tutela giurisdizionale effettiva. Il 13 dicembre la Commissione ha così deciso di impugnare la sentenza (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2011:072:0009:0009:IT:PDF) e ne ha chiesto l’annullamento alla Corte Ue. Per Bruxelles, infatti, il Tribunale non ha valutato in modo corretto le procedure messe in atto dalla Commissione per garantire i diritti fondamentali soprattutto con riguardo al sistema di revisione amministrativa e di riesame attuati anche grazie alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e all’istituzione dell’ufficio del mediatore.

Ora la parola passa alla Corte di giustizia.

Scritto in: blacklist, Corte di giustizia Ue | in data: 15 marzo 2011 |

Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale Ue i provvedimenti relativi alla situazione in Libia. Il Consiglio Ue ha adottato il regolamento n. 204/2011 del 2 marzo 2011 concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Libia (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:058:0001:0013:IT:PDF) per garantire l’applicazione uniforme delle misure di congelamento di beni disposte dal Consiglio di sicurezza con la risoluzione n. 1970 da parte di tutti gli operatori economici degli Stati membri, nonché la decisione 2011/137/PESC del 28 febbraio 2011 sulle misure restrittive in considerazione della situazione in Libia (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:058:0053:0062:IT:PDF). Inoltre, nel contesto delle necessarie garanzie da offrire ai destinatari delle msiure sono stati pubblicati due avvisi (http://eur-lex.europa.eu/JOHtml.do?uri=OJ:C:2011:068:SOM:IT:HTML) per consentire ai destinatari dei provvedimenti il riesame della decisione che le include nell’elenco, presentando una richiesta alle autorità competenti dello Stato o degli Stati membri pertinenti, indicate nei siti web di cui all’allegato IV del regolamento (UE) n. 204/2011, al fine di ottenere un’autorizzazione a utilizzare i fondi congelati per soddisfare bisogni fondamentali o per effettuare pagamenti specifici. Aperta la strada poi al Tribunale Ue al quale i destinatari delle misure potranno presentare un ricorso.

Scritto in: blacklist | in data: 3 marzo 2011 |
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