Lo Stato deve prevedere diritti e il riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso, ma non è obbligato a estendere il matrimonio anche a queste coppie. Lo ha ribadito la Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza Chapin e Charpentier contro Francia depositata il 9 giugno (AFFAIRE CHAPIN). Una coppia dello stesso sesso, prima dell’approvazione della legge francese che ha garantito il matrimonio per tutti, d’intesa con il sindaco di una cittadina, si era sposata e aveva ottenuto la trascrizione nei registri dello stato civile. Il provvedimento era stato annullato e così la coppia aveva fatto ricorso alla Corte europea invocando la violazione dell’articolo 8 (diritto al rispetto della vita familiare), dell’articolo 12 (diritto al matrimonio) e dell’articolo 14 (diritto a non essere discriminati). Strasburgo ha dato torto ai due ricorrenti confermando, come già sostenuto nel caso Oliari contro Italia, che uno Stato, anche in forza delle proprie radici culturali e sociali, può non prevedere il regime matrimoniale per coppie dello stesso sesso a patto, però, che riconosca in altro modo diritti e obblighi spettanti, in via generale, alle coppie eterosessuali. L’articolo 12 – osservano i giudici internazionali – non contiene alcun obbligo di prevedere il matrimonio per coppie dello stesso sesso e la Francia, d’altra parte, anche prima dell’adozione della legge che l’ha stabilito, aveva sistemi come i pacs che permettevano ai partner same sex di accedere a diritti e benefici, in modo analogo alle coppie eterosessuali. La situazione era, quindi, del tutto diversa da quella italiana (prima dell’adozione della legge Cirinnà) che aveva portato Strasburgo a condannare l’Italia proprio a causa del mancato riconoscimento legale di qualsiasi diritto alle coppie dello stesso sesso. Così come manca un’analogia con la sentenza di condanna alla Grecia nel caso Vallianatos con la quale la Corte ha ritenuto che la legge che introduce nel proprio ordinamento le unioni civili non può essere limitata unicamente alle sole coppie eterosessuali, con esclusione di quelle dello stesso sesso. Nel caso francese, prosegue la Corte europea, a differenza degli indicati casi, esisteva già una legge che riconosceva diritti mentre mancava unicamente la possibilità di accedere al matrimonio. Così, anche in ragione dell’assenza di consenso degli Stati sull’obbligo di prevedere il matrimonio per le coppie dello stesso sesso, la Corte ha confermato che la mancata previsione di questo matrimonio, in presenza di altri strumenti, non è una violazione della Convenzione.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/riconoscimento-legale-per-le-coppie-dello-stesso-sesso-linerzia-italiana-punita-a-strasburgo.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/limitare-le-unioni-civili-registrate-a-coppie-eterosessuali-e-in-contrasto-con-la-cedu.html

Scritto in: CEDU, matrimonio | in data: 5 luglio 2016 |
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Nessuna violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare se lo Stato non riconosce la pensione di reversibilità al partner di una coppia dello stesso sesso, morto quando la legge che consentiva il matrimonio ai conviventi same sex non era in vigore. Lo ha chiarito, con riferimento alla Spagna, la Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza Aldeguer Tomás depositata il 14 giugno (CASE OF ALDEGUER TOM?S v. SPAIN) con la quale è stato respinto il ricorso di un uomo che aveva avuto una convivenza di fatto, per 12 anni, con un partner dello stesso sesso e che non aveva potuto regolarizzare la propria situazione perché la legge che prevedeva il matrimonio era entrata in vigore dopo la morte del partner. I tribunali nazionali avevano respinto le sue richieste relative alla pensione di reversibilità e così ha fatto la Corte europea. Riconosciuto il principio consolidato secondo il quale i rapporti tra coppie dello stesso sesso rientrano nell’ambito della vita privata e familiare, diritto tutelato dall’articolo 8, Strasburgo ha chiarito, però, che la norma in esame non assicura un diritto di beneficiare di uno specifico regime di previdenza sociale come quello ad ottenere la pensione di reversibilità. E questo malgrado nella nozione di vita familiare non rientrino solo aspetti di natura sociale, morale o culturale ma anche interessi materiali. Nel periodo considerato, tra l’altro, gli Stati godevano di un certo margine di apprezzamento, tanto più che mancava un consenso degli Stati circa i diritti da attribuire alle coppie same sex. La Corte esclude, quindi, una violazione del principio di non discriminazione in base all’orientamento sessuale perché il partner che rivendicava la pensione non si trovava nella stessa situazione del coniuge e, quindi, il rifiuto era basato unicamente sul fatto che la coppia non era sposata, circostanza che costituiva una condizione per ottenere la pensione di reversibilità. Così, la Corte esclude un’assimilazione alle coppie che una volta sposate non potevano divorziare per le quali il legislatore era intervenuto con una legislazione ad hoc perché, pur trattandosi di ostacoli giuridici, le due situazioni hanno natura differente e riguardano due contesti diversi. Respinta anche la tesi di un’applicazione retroattiva della legge che ha poi riconosciuto riconosciuto il diritto al matrimonio a persone delle stesso sesso.

Scritto in: matrimonio | in data: 21 giugno 2016 |
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Nessun dubbio per il Consiglio di Stato francese: gli ufficiali di stato civile non possono opporre un rifiuto alla celebrazione di matrimoni tra coppie dello stesso sesso invocando un sorta di obiezione di coscienza. Con la sentenza n. 369834 depositata il 18 dicembre (Conseil d’État), i giudici francesi hanno respinto il ricorso presentato da individui e associazioni che chiedevano l’annullamento di alcune circolari del ministro dell’interno con le quali si illustravano anche le conseguenze nel caso di rifiuto illegittimo alla celebrazione, in attuazione della legge 17 marzo 2013 che ha introdotto in Francia il matrimonio tra coppie dello stesso sesso. In particolare, nella circolare del 13 giugno 2013 il Ministro dell’interno chiedeva ai prefetti di vigilare su eventuali comportamenti degli ufficiali dello stato civile volti a ostacolare detti matrimoni. Il Consiglio di Stato, oltre a respingere il ricorso, si è anche rifiutato di sollevare una questione di costituzionalità tenendo conto della circostanza che i giudici costituzionali si erano già pronunciati sull’indicata legge che ha modificato l’articolo 165 del codice civile. Senza dimenticare il principio fondamentale della neutralità dei servizi pubblici dello stato civile. Di conseguenza, gli ufficiali possono rifiutarsi solo nei limitati casi previsti dalla legge e non invocando motivi di coscienza, senza che ciò comporti una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Sia l’articolo 9 di tale Convenzione, sia l’articolo 18 del Patto sui diritti civili e politici, nel riconoscere la libertà di coscienza, ammettono delle restrizioni previste dalla legge per il perseguimento di determinati obiettivi. Di qui la legittimità della circolare e l’obbligo degli ufficiali di stato civile di non sottrarsi all’applicazione della legge.

Scritto in: matrimonio | in data: 5 gennaio 2016 |
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La Commissione europea ha registrato una nuova iniziativa dei cittadini europei (ICE) intitolata “Mum, Dad & Kids – European Citizens’ Initiative to protect Marriage and Family” (ECI(2015)000006, Submission ECI Mum Dad and Kids) con la quale i promotori puntano a fare in modo che la Commissione proponga un atto giuridico che definisca la nozione di matrimonio intesa come unione tra uomo e donna (qui la bozza di proposta draftlegislativeproposal). Allo stato attuale l’iniziativa ha solo superato la fase preliminare indispensabile per ottenere la registrazione con l’accertamento da parte della Commissione che non si tratta di un’iniziativa abusiva o contraria ai valori dell’Unione. La raccolta delle firme terminerà l’11 dicembre 2016. E’ necessario che l’iniziativa sia sostenuta da almeno un milione di cittadini europei, di almeno 7 dei 28 Stati membri (per ciascuno dei 7 paesi è inoltre richiesto un numero minimo di firme). L’iniziativa è disciplinata dal regolamento Ue n. 211/2011 e dal n. 268/2012 del 25 gennaio 2012.

A questo link l’elenco delle iniziative ancora aperte alla firma http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/ongoing e qui le registrazioni rifiutate http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/non-registered

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/pubblicata-la-relazione-sulliniziativa-dei-cittadini-europei.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/iniziativa-dei-cittadini-pubblicato-il-regolamento-delegato.html

Scritto in: cittadinanza Ue, matrimonio | in data: 14 dicembre 2015 |
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Il provvedimento del Prefetto di Milano che ha imposto l’annullamento della trascrizione di un matrimonio di una coppia dello stesso sesso celebrato all’estero è illegittimo tanto più che il Sindaco non può essere obbligato a modificare il contenuto degli atti già trascritti. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo regionale di Milano con sentenza n. 02037/2015 depositata il 29 settembre 2015 (02037:2015). Ai giudici amministrativi si era rivolta, accanto al Comune, anche una coppia dello stesso sesso che aveva ottenuto la trascrizione dell’atto di matrimonio celebrato in Francia nel 2013. Il prefetto, con decreto del 4 novembre 2014, aveva vietato la trascrizione di questi matrimoni e aveva disposto, successivamente, con provvedimento dell’11 febbraio 2015 n. 0011886, l’annullamento della trascrizione del matrimonio dei ricorrenti nei registri dello stato civile del Comune di Milano. Il Tar ha ritenuto, da un lato, inammissibile il ricorso della coppia per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, dall’altro lato, però, ha stabilito la fondatezza del ricorso del Sindaco ritenendo illegittimo il decreto prefettizio perché il primo cittadino non può essere obbligato a modificare il contenuto di atti già trascritti poiché questo lederebbe lo status giuridico dei soggetti interessati. Di qui l’annullamento del decreto del Prefetto del 2014 e del provvedimento del 2015.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/trascrizione-nei-registri-di-stato-civile-di-matrimoni-dello-stesso-sesso-celebrati-allestero-lannullamento-non-compete-al-prefetto.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/riconoscimento-legale-per-le-coppie-dello-stesso-sesso-linerzia-italiana-punita-a-strasburgo.html

Scritto in: matrimonio | in data: 1 ottobre 2015 |
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Diritti fondamentali di una coppia sposata da proteggere anche nel caso di cambio di sesso, se il legislatore è inerte di fronte ai cambiamenti della società. In una simile situazione, spetta al giudice assicurare che il cambiamento di sesso di un coniuge non determini la cessazione di ogni effetto del matrimonio solo perché il legislatore non è stato in grado di colmare un vuoto normativo. E’ quanto si ricava dalla pronuncia della Corte di cassazione, prima sezione civile, con la sentenza n. 8097/15 depositata il 21 aprile (8097). Per la Suprema Corte, che ha basato le proprie conclusioni sulla pronuncia della Consulta n. 170 del 2014, avente carattere addittivo, il sistema di caducazione automatica del vincolo matrimoniale a seguito della rettificazione negli uffici dello stato civile dovuto al cambiamento di sesso di uno dei coniugi, è contrario alla Costituzione fino a quando il legislatore non intervenga con un modello di relazione tra persone delle stesso sesso che faccia confluire “le unioni matrimoniali contratte originariamente da persone di sesso diverso e divenute, mediante la rettificazione del sesso di uno dei componenti, del medesimo sesso” in un’altra forma di unione regolata.

La vicenda ha preso il via dal ricorso presentato da una coppia il cui marito aveva cambiato sesso e ottenuto la rettifica del nome che era stata annotata a margine dell’atto di matrimonio, con la specificazione della cessazione degli effetti civili del rapporto. I coniugi si erano opposti impugnando il provvedimento e chiedendo la cancellazione dell’annotazione. Il Tribunale di Modena aveva accolto il ricorso ma, su reclamo del Ministero dell’interno, la Corte di appello aveva respinto la domanda. La Corte di Cassazione, dal canto suo, aveva rimesso la questione alla Corte costituzionale che,  con sentenza n. 170 del 2014, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 2 e 4 della legge n. 164 del 1982 perché non prevedono che, a seguito della sentenza di rettificazione successiva al cambiamento di sesso, le parti possano, su loro richiesta, mantenere in vita “un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata che tuteli adeguatamente i diritti e gli obblighi della coppia medesima”. Una situazione che comporta un contrasto con l’articolo 2 considerando il sacrificio radicale dell’interesse della coppia che pure ha una relazione qualificabile come formazione sociale protetta dall’indicata norma costituzionale. A seguito di tale pronuncia, la Cassazione, alla luce della sentenza additiva della Consulta, ha accolto il ricorso della coppia perché, in questo modo, da un lato è tutelato l’interesse dello Stato “di non modificare il modello eterosessuale del matrimonio e dall’altro lato quello della coppia…a che l’esercizio della libertà di scelta compiuta dall’un coniuge con il consenso dell’altro, relativamente ad un così significativo dell’identità personale, non sia eccessivamente penalizzato con il sacrificio integrale della dimensione giuridica del preesistente rapporto”. Chiarito che va eliminato il divorzio automatico perché altrimenti sarebbe lesa la protezione costituzionale e convenzionale assicurata dall’articolo 8 della Convenzione europea che garantisce il nucleo di diritti fondamentali e doveri solidali propri delle relazioni affettive, la Cassazione ha consentito, così operando, la conservazione dei diritti e i doveri conseguenti al vincolo matrimoniale fino a quando non è introdotta altra forma di convivenza registrata che tuteli la coppia.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/alla-corte-costituzionale-lultima-parola-sul-divorzio-imposto-nel-caso-di-cambio-di-sesso-di-un-coniuge.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/cambiamento-di-sesso-nessuna-violazione-della-convenzione-europea-se-lo-stato-chiede-la-trasformazione-del-matrimonio-in-ununione-registrata.html

 

Scritto in: matrimonio | in data: 24 aprile 2015 |
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La Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea non prevedono che gli Stati debbano prevedere o trascrivere matrimoni tra coppie dello stesso sesso. Tuttavia, non spetta al prefetto disporre l’annullamento della trascrizione di un matrimonio celebrato all’estero ma unicamente all’autorità giudiziaria ordinaria. Lo ha stabilito il Tar del Lazio, con sentenza n. 3912/2015 depositata il 9 marzo (tar). A rivolgersi al Tar è stata una coppia che aveva contratto matrimonio in Spagna, a Barcellona. L’ufficiale dello stato civile del Comune di Roma aveva acconsentito alla trascrizione ma, a seguito di una circolare del Ministero dell’interno, il prefetto aveva ordinato l’annullamento delle trascrizioni. Il Tribunale amministrativo, ricostruito il quadro normativo costituito dalla legge n. 218/1995 sul diritto internazionale privato, dall’art. 115 del codice civile e dalle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ha riconosciuto che la legge italiana, che non  prevede il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, non è in contrasto con l’articolo 12 della CEDU e con l’articolo 9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ma, richiamando la Cassazione, il Tar ha precisato che “le unioni dello stesso sesso non possono essere considerate contrarie all’ordine pubblico”. Inoltre, con riguardo al provvedimento di annullamento, il Tar ha riconosciuto l’incompetenza del prefetto chiarendo che spetta solo al giudice ordinario ordinare l’annullamento della trascrizione.

Intanto, il Parlamento europeo, nella risoluzione approvata il 12 marzo 2015 relativa alla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2013 e sulla politica dell’Unione ha preso “atto della legalizzazione del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in un numero crescente di paesi nel mondo, attualmente diciassette; incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell’UE a contribuire ulteriormente alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili” (par. 162).

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/dal-governo-no-alla-trascrizione-dei-matrimoni-tra-coppie-dello-stesso-sesso-celebrati-allestero.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/la-cancellazione-della-trascrizione-del-matrimonio-tra-coppie-dello-stesso-sesso-non-e-in-contrasto-con-la-cedu.html

 

Scritto in: matrimonio | in data: 15 marzo 2015 |
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No alle pubblicazioni matrimoniali tra persone dello stesso sesso. Almeno fino a quando il legislatore non si attiva per un intervento modificativo della legge italiana. E’ la conclusione raggiunta dalla Corte di Cassazione, prima sezione civile, n. 2400/15 depositata il 9 febbraio (2400:15), che ha chiarito, in linea con la precedente prassi giurisprudenziale, che la mancata previsione di matrimoni tra persone dello stesso sesso nell’ordinamento nazionale non è contraria, però, alla Costituzione e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo in ragione del margine di apprezzamento lasciato agli Stati. E questo anche se l’articolo 8 della Convenzione, che assicura il diritto al rispetto della vita privata e familiare, include il diritto a relazioni affettive tra persone dello stesso sesso. Nella sentenza del 9 febbraio, la Cassazione ha ripreso il contenuto della pronuncia  n. 4184/12 nella quale è stato chiarito che non è contraria all’ordine pubblico la trascrizione del titolo matrimoniale estero anche se non può produrre effetti propri del vincolo matrimoniale in Italia. In quell’occasione, la Corte aveva chiesto un intervento del legislatore per aggiornare l’ordinamento interno agli sviluppi sul piano internazionale e dell’Unione europea.

Va ricordato che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha comunicato al Governo i ricorsi di cittadini italiani presentati perché è stato impedito il riconoscimento di matrimoni tra partner dello stesso sesso avvenuti all’estero che le coppie non hanno potuto trascrivere in Italia (ORLANDI AND OTHERS v. ITALY) e perché non è stato eliminato il divieto di matrimonio per coppie dello stesso sesso (OLIARI AND LONGHI v. ITALY).

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/nessuna-discriminazione-se-gli-stati-vietano-alle-coppie-dello-stesso-sesso-ladozione-lo-dice-la-cedu-per-la-cassazione-il-legislatore-nazionale-deve-intervenire-a-garantire-il-diritto-a-una-vita.html.

Scritto in: matrimonio | in data: 13 febbraio 2015 |
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