Dal 28 luglio 2017 attuazione anche in Italia, grazie all’entrata in vigore del Dlgs 108/2017, della direttiva Ue 2014/41/UE relativa all’ordine europeo di indagine penale (OEI) che permette una rapida acquisizione delle prove oltre frontiera e, in gran parte, accantona le forme tradizionali di assistenza giudiziaria transfrontaliera (Dlgs 108:2017).

Il Dlgs n. 108 è articolato in diverse sezioni per disciplinare la procedura passiva in cui l’Italia opera come Stato di esecuzione e quella attiva, con le richieste che partono dall’Italia. Per quanto riguarda le istanze provenienti dall’estero (titolo II), la competenza è attribuita al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto nel quale devono essere compiuti gli atti richiesti. Il procuratore procederà con decreto motivato al riconoscimento dell’ordine di indagine, tutto entro 30 giorni, salvo il diverso termine indicato dall’autorità di emissione, e comunque non oltre sessanta giorni. In base a quanto previsto dall’articolo 4, il procuratore della Repubblica “informa il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, ai fini del coordinamento investigativo se si tratta di indagini relative ai delitti di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale. In ogni caso, copia dell’ordine di indagine ricevuto è trasmessa al Ministero della giustizia. 2. All’esecuzione si provvede entro i successivi novanta giorni”. Il Titolo III è invece dedicato alla procedura attiva con l’emissione dell’ordine di indagine affidato, nell’ambito di un procedimento penale o di un procedimento per l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale, “il pubblico ministero e il giudice che procede possono emettere, nell’ambito delle rispettive attribuzioni, un ordine di indagine e trasmetterlo direttamente all’autorità di esecuzione. Il giudice emette l’ordine di indagine sentite le parti”. Uno spazio ad hoc è dedicato alle intercettazioni e all’acquisizione dei tabulati telefonici.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/in-vigore-dal-22-maggio-la-direttiva-sullordine-europeo-dindagine-penale-molti-stati-in-ritardo-nel-recepimento.html

Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 28 luglio 2017 |
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Uno strumento per accelerare le indagini che, soprattutto in materia di lotta al terrorismo, è di fondamentale importanza per combattere i fenomeni criminali nello spazio Ue. Si tratta della direttiva 2014/41/UE relativa all’ordine europeo di indagine penale (OEI) che permetterà una rapida acquisizione delle prove oltre frontiera, in vigore dal 22 maggio 2017. Malgrado l’importanza dell’atto Ue, però, non tutti gli Stati hanno rispettato i termini di recepimento. Dall’analisi della Commissione risulta che solo Belgio e Francia hanno recepito in tempo la direttiva, mentre molti Paesi stanno concludendo l’iter di attuazione. Il Governo italiano, delegato in base alla legge 9 luglio 2015 n. 114 (legge di delegazione europea 2014) ad adottare la normativa interna di recepimento, ha approvato il testo del decreto legislativo che è in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

L’ordine europeo di indagine ha al centro il principio del riconoscimento automatico, con l’obbligo per le autorità nazionali di dare seguito alla richiesta proveniente da un altro Stato Ue con le stesse modalità applicabili previste per le istanze interne. L’atto copre l’intero iter di raccolta delle prove: dal sequestro probatorio al trasferimento delle prove, con una riduzione e un taglio agli oneri burocratici grazie all’utilizzo di un unico modulo standard tradotto nella lingua dello Stato di esecuzione. Garantito il rispetto dei diritti fondamentali della difesa con l’obbligo, per ogni ordine europeo d’indagine, di emissione o convalida da parte dell’autorità giudiziaria e con la possibilità per la parte di impugnare i provvedimenti. Tra gli elementi positivi della direttiva – osserva la Commissione europea – la sostituzione dell’attuale “quadro frammentato per l’acquisizione delle prove” con “uno strumento globale di ampia portata”. Termini ridotti all’osso: entro 30 giorni dalla richiesta, gli Stati membri dovranno decidere se dare seguito alla richiesta e, in caso positivo, entro 90 giorni dovranno procedere all’attuazione effettiva della richiesta. Il rifiuto è circoscritto alle condizioni indicate nella direttiva. 

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/ordine-europeo-di-indagine-penale-e-nuove-regole-sulla-confisca-pubblicate-due-direttive.html

Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 7 giugno 2017 |
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