Bambini e conflitti armati: gravi violazioni ancora poco denunciate

Un continuo peggioramento. Le Nazioni Unite provano a intervenire, ma resta il fatto che, nel 2022, i bambini che sono stati al centro di attacchi nei conflitti armati e vittime di gravi violazioni sono addirittura aumentati rispetto al 2021 (27.180 le gravi violazioni accertate nel 2022, con 13.469 bambini e 4.638 bambine vittime di violazioni; 783 sono stati classificati come sesso non conosciuto).

Lo scrive il Segretario generale delle Nazioni Unite nel rapporto su “Children and Armed Conflict” presentato all’Assemblea generale il 5 giugno 2023 (A/77/895-S/2023/363, Children and armed conflict). Nota positiva, la circostanza del recupero di 12.460 bambini prima reclutati da gruppi armati e che hanno ricevuto protezione durante il 2022 grazie all’intervento dell’Onu. Resta l’allarme perché aumentano le zone in cui agiscono gruppi armati o gruppi terroristici e ciò ha portato a un deterioramento in luoghi come Burkina Faso che ha avuto l’85% di incremento delle gravi violazioni. Preoccupante la situazione in Colombia, Israele, Palestina, Libano, Libia, Mali, Nigeria, Sudan e Siria, mentre una diminuzione delle gravi violazioni si è avuta in Afghanistan, Repubblica Centro-Africana e Filippine. Inoltre, la tregua raggiunta nello Yemen ha contribuito a una diminuzione del 40% delle violazioni (situazione che, però, resta grave), dato che – scrive il Segretario Generale – mostra con chiarezza che la pace serve per la sicurezza dei bambini. Il numero più alto di violazioni si è avuto in Congo, in Israele, in Palestina, in Somalia, in Siria, in Ucraina, in Afghanistan e nello Yemen. Certo, i dati sono sottostimati tenendo conto che sono indicati unicamente quelli accertati e che sussistono difficoltà nelle verifiche. Da non trascurare, poi, i casi che non vengono denunciati come avviene, ad esempio, per le violenze sessuali nel corso di conflitti. Ne sono state accertate 1.165, con una diminuzione del 12%, ma è lo stesso Segretario a evidenziare che le violenze continuano ad essere ampiamente sotto denunciate a causa della stigmatizzazione, dell’impunità, della paura di rappresaglie, di regole della società dannose, dell’assenza di accesso a servizi. I bambini, inoltre, sono stati vittime perché le parti in conflitto, in alcuni casi, non hanno esitato a colpire scuole e ospedali.

Il rapporto procede a illustrare la situazione in alcuni Paesi, tra i quali Afghanistan, Israele e Palestina, il Myanmar, la Siria e il Sudan. Per l’Ucraina, le Nazioni Unite hanno accertato 2.334 violazioni contro 1.482 bambini, con alcuni minori vittime di violazioni multiple.

Tra i dati positivi, va segnalato che, per la prima volta, l’India è stata esclusa dai Paesi con gravi violazioni (era presente fino al 2022) e questo grazie alle politiche messe in atto nel Paese nel corso degli anni.

Tra le raccomandazioni, il Segretario generale ha chiesto al Consiglio di sicurezza di includere in tutti i mandati relativi alle operazioni di mantenimento della pace disposizioni ad hoc sulla protezione dei minori in linea con la politica del 2017 sulla protezione dell’infanzia nelle operazioni di pace delle Nazioni Unite e di prevedere un sistema di allerta per le violazioni sui bambini, che possono essere indice di un rapido deterioramento della sicurezza e della pace. Agli Stati, il Segretario generale ha chiesto la ratifica del Protocollo alla Convenzione sui diritti del fanciullo relativo al coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/lassemblea-generale-interviene-per-rafforzare-i-diritti-dei-bambini-in-tempo-di-pace-e-di-guerra.html

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