Small claims concept

In vigore dal 14 luglio 2017 il regolamento n. 2015/2421 del 16 dicembre 2015 (2015:2421) recante modifica del regolamento (CE) n. 861/2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità, e del regolamento (CE) n. 1896/2006, che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento. Aspetto peculiare del regolamento è l’innalzamento del massimale (prima 2mila euro) previsto dal regolamento n. 861/2007 relativamente al valore della causa che – come sottolineato nel Preambolo –  “priva molti potenziali attori di controversie transfrontaliere dell’uso di un procedimento semplificato”. Di qui la decisione di spostare il massimale ai fini dell’applicazione del regolamento comprendendo le controversie transfrontaliere con importi fino a 5mila euro. In questo modo, i consumatori godranno di un mezzo di ricorso efficace e rapido, con la possibilità di ottenere il rispetto dei propri diritti. Non solo i consumatori, però, perché il sistema va a vantaggio dei piccoli imprenditori che potranno utilizzare al meglio le offerte del mercato interno. Centrale, poi, la riduzione delle spese e la durata del contenzioso. In questa direzione anche l’ampio utilizzo della tecnologia utile a superare la distanza geografica e a tagliare i costi. Nella stessa direzione, per ridurre al minimo i costi delle traduzioni, l’organo giurisdizionale che rilascia il certificato per dare esecuzione a una sentenza dovrà utilizzare “la pertinente versione linguistica del modulo standard del certificato disponibile in formato dinamico online sul portale europeo della giustizia elettronica”.

Si veda il post con i nuovi modelli di formulario http://www.marinacastellaneta.it/blog/restyling-della-modulistica-per-i-procedimenti-sulle-controversie-di-modesta-entita-e-per-lingiunzione-di-pagamento.html e il portale https://e-justice.europa.eu/content_small_claims-42-it.do?clang=en

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 25 luglio 2017 |
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E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 24 dicembre il regolamento n. 2015/2421 del 16 dicembre 2015 recante modifica del regolamento (CE) n. 861/2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità, e del regolamento (CE) n. 1896/2006, che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento (2015:2421). Il regolamento sarà pienamente applicabile dal 14 luglio 2017. Malgrado l’ampliamento di soglia nelle controversie transfrontaliere la cui entità potrà arrivare a 5mila euro “alla data in cui l’organo giurisdizionale competente riceve il modulo di domanda”, restano fuori alcuni settori come diffamazione e controversie di lavoro. Per rafforzare la diffusione di uno strumento che consente un taglio dei costi processuali, è previsto che gli Stati membri diffondano la procedura  rendendo disponibile il modulo di domanda standard A presso tutti gli organi giurisdizionali dinanzi ai quali il procedimento europeo per le controversie di modesta entità può essere avviato. Confermata la prevalenza del procedimento in forma scritta con la previsione che l’organo giurisdizionale possa procedere “a un’udienza esclusivamente se ritiene che non sia possibile emettere la sentenza sulla base delle prove scritte o su richiesta di una delle parti”.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/si-delleuroparlamento-alle-modifiche-al-procedimento-ue-per-controversie-di-modesta-entita.html

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 25 dicembre 2015 |
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La Commissione giuridica del Parlamento europeo ha approvato, il 16 aprile, la proposta volta a modificare il regolamento n. 861/2007 dell’11 luglio 2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità (1041868it). Il nuovo testo (Relatore Lidia Joanna Geringer de Oedenberg) si propone di mettere in campo una procedura più snella e diffondere l’utilizzo delle comunicazioni elettroniche. Con un vantaggio anche per gli scambi transfrontalieri all’interno dell’Unione europea. Permangono le divergenze tra i membri della Commissione del Parlamento europeo e la Commissione Ue sulla fissazione della soglia volta a determinare l’ambito di applicazione della procedura. La Commissione ha chiesto di alzare la soglia a 10.000 euro (oggi duemila), mentre il Parlamento europeo ritiene che il tetto di 10mila euro possa essere previsto solo per le azioni contro le persone giuridiche limitando, invece, il recupero dei crediti fino a 5mila euro nel caso di azioni contro le persone fisiche con l’obiettivo di assicurare un maggiore rispetto dei diritti procedurali. Tra le novità, l’applicazione della procedura anche al diritto del lavoro, una riduzione dei costi fino al 40% e una durata della procedura di 5 mesi.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/procedura-europea-per-le-controversie-di-modesta-entita-la-commissione-punta-a-un-sistema-2-0.html

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 21 aprile 2015 |
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Uno strumento che consente di ottenere giustizia in tempi rapidi e con costi bassi, ma ancora con troppi limiti di applicazione. Lo dice la Commissione europea che ieri ha presentato il rapporto sullo stato di attuazione del regolamento n. 861/2007 dell’11 luglio 2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità (com_2013_795_en) e ha anche illustrato una proposta di modifica del regolamento  (com_2013_794_en). Il sistema attuato con l’atto Ue ha raggiunto buoni risultati, ma ci sono ancora margini di miglioramento per rafforzarne la diffusione. La disciplina introdotta negli Stati membri (con esclusione della Danimarca) dal 2009 ha certo consentito un taglio dei tempi portando le procedure relative alle controversie transnazionali di modesta entità in materia civile e commerciale da una durata di 2 anni e mezzo a 5 mesi. Decisivo poi il taglio dei costi di circa il 40%. Bruxelles ha sottolineato, però, che l’applicazione effettiva varia molto tra Stati membri passando da soli 3 casi di utilizzo in Bulgaria a 1047 in Spagna nel 2012. E’ così evidente che gli Stati devono fare di più per diffondere questo strumento che tra l’altro permette di attivare l’azione giurisdizionale senza la presenza dell’avvocato, con un’evidente riduzione delle spese. In questa direzione, la proposta punta a un ampliamento dell’ambito di applicazione del regolamento prevedendo di eliminare i limiti oggi presenti. In particolare, secondo la Commissione, l’ambito di applicazione del regolamento deve essere esteso passando dal limite oggettivo oggi fissato alle controversie in materia civile e commerciale di valore non superiore a 2.000 euro a un valore di 10.000 euro. Se poi oggi il meccanismo può essere attivato unicamente per le controversie transfrontaliere che, secondo il regolamento, sono solo quelle in cui una delle parti ha il domicilio o la residenza abituale in uno Stato membro diverso da quello dell’organo giurisdizionale adito, con esclusione delle controversie che hanno altri elementi di transnazionalità diversi da domicilio e residenza, con il nuovo regolamento saranno inseriti nuovi elementi di internazionalità in grado di far scattare la possibilità di usare il sistema Ue. Tra le novità, anche l’impiego su larga scala della comunicazione via internet, inclusa la possibilità di attivare il ricorso online.

Per informazioni sul sistema del regolamento n. 861/2007 si veda il sito contenente l’Atlante giudiziario europeo (http://ec.europa.eu/justice_home/judicialatlascivil/htm/index_it.htm).

 

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 20 novembre 2013 |
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Dal 2009 è in vigore il regolamento n. 861/2007 dell’11 luglio 2007 che istituisce il procedimento europeo per la soluzione delle controversie di modesta entità che, nell’intenzione del legislatore Ue, doveva favorire gli acquisti nel mercato Ue con un sistema di soluzione delle controversie transfrontaliere di valore non superiore ai 2mila euro in modo rapido e poco costoso. Ma la procedura è in larga parte inutilizzata. E’ quanto risulta da una relazione pubblicata il 21 settembre 2012 dalla rete dei Centri europei dei consumatori (CEC) che individua in una scarsa conoscenza degli operatori giuridici – giudici e avvocati – la causa del fallimento di questo meccanismo (http://ec.europa.eu/consumers/ecc/docs/small_claims_210992012_en.pdf).  Eppure – si osserva nel rapporto – nei mercati nazionali il 20% dei consumatori dichiara di aver incontrato un problema dopo aver acquistato beni e servizi  di valore medio pari a 375 euro per causa: pochi utenti hanno però fatto ricorso al regolamento Ue. Malgrado non manchino i risultati positivi. E’ stato il caso di un consumatore austriaco – si precisa nel rapporto – che aveva acquistato abiti su un sito web con sede in Germania, aveva corrisposto l’importo ma non aveva mai ricevuto la merce. Grazie al procedimento europeo per le controversie di modeste entità il tribunale di Linz ha adottato una sentenza a favore del consumatore che è stata eseguita rapidamente in Germania. Ma sono ancora troppo pochi i casi. E questo nonostante una procedura con formalità ridotte all’osso e un taglio dei tempi processuali grazie a un procedimento che, di norma, si svolge in forma scritta, a meno che il giudice non ritenga necessaria un’udienza. L’attore può avviare il procedimento utilizzando i formulari standard allegati all’atto Ue (modulo A) nella lingua dell’organo giurisdizionale al quale presenta la domanda (in Italia, giudice di pace, tribunale ordinario o Corte d’appello in funzione di giudice di unico grado), anche senza la rappresentanza di un avvocato che, per il regolamento, non è obbligatoria. La domanda deve essere inviata direttamente all’organo giurisdizionale per posta o con altri mezzi.  In pratica, il convenuto ha 30 giorni per rispondere all’istanza dell’attore, utilizzando i moduli del regolamento. Se non ci sono repliche, il giudice si pronuncia in 30 giorni. Semplice e accelerata anche l’attuazione perché la sentenza è immediatamente esecutiva indipendentemente dalla possibilità di impugnazione. Per garantire poi la circolazione dei provvedimenti, il regolamento n. 861/2007 assicura che la sentenza, munita del certificato predisposto (modulo standard D), sia eseguita negli altri Paesi Ue “senza che sia necessaria una dichiarazione di esecutività e senza che sia possibile opporsi al suo riconoscimento”, con l’eliminazione, quindi, dell’ exequatur. Ridotti i motivi che giustificano un rifiuto nell’esecuzione: è previsto che possa essere negata se nello Stato richiesto è stata già emessa una pronuncia tra le stesse parti e con lo stesso oggetto.

Evidentemente, però, la procedura non convince. Di qui la decisione della Commissione Ue di predisporre una serie di interventi per incentivarne l’utilizzo: da un piano di diffusione del procedimento all’interno dei tribunali nazionali alla divulgazione  di una guida pratica entro il 2012. Fino a modifiche per allargare l’ambito di applicazione del regolamento e semplificare i moduli predisposti per i risarcimenti già a disposizione dei consumatori nel sito dell’atlante giudiziario europeo (http://ec.europa.eu/justice_home/judicialatlascivil/html/sc_filling_it_it.htm).

Qui il testo del regolamento l_19920070731it00010022

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 22 settembre 2012 |
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