La nomina del tutore per i minori stranieri non accompagnati spetta al giudice tutelare del luogo in cui è situata la struttura di prima accoglienza in linea con l’articolo 19 del Dlgs n. 142/2015 con il quale sono state recepite le direttive 2013/33/Ue recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e 2013/32/Ue sulle procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale. Lo ha precisato la Corte di Cassazione, sesta sezione civile con ordinanza n. 10212 depositata il 26 aprile (10212). Nelle situazioni come quella al centro della vicenda arrivata alla Suprema Corte, infatti, la competenza non può essere affidata al tribunale per i minorenni in ragione della necessità di garantire il pieno rispetto del principio di prossimità e della rapidità dell’intervento. Escluso, poi, che si possa assimilare la situazione del minore straniero non accompagnato sbarcato illegalmente al minore in stato di abbandono ai fini dell’adozione e delle regole di cui agli articoli 9 e 10 della legge n. 184/1983. Il Tribunale per i minorenni, invece, potrà essere competente per le fasi successive ed eventualmente nel caso di adozione.

Scritto in: immigrazione | in data: 20 luglio 2017 |
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Lacune e carenze nella protezione dei minori migranti. Sarà pure vero che i sistemi nazionali sono sotto pressione per gli arrivi massicci di minori non accompagnati che, nel 2016, sono stati il 30% del totale dei richiedenti asilo, ma certo le autorità nazionali sono tenute a proteggere i minori e ad assicurare una rapida identificazione. La Commissione europea prova a fornire nuovi strumenti partendo dall’individuazione di azioni prioritarie e lo fa con l’adozione di una comunicazione (COM(2017)211) diffusa il 12 aprile (412). In primo luogo, Bruxelles chiede un rafforzamento della presenza di personale qualificato per assistere i minori anche prima della determinazione del loro status, migliorando l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria.

Nella comunicazione sono stati individuati alcuni settori prioritari: rapida identificazione e protezione sin dall’arrivo; individuazione negli hotspot di persone incaricate della protezione dei minori; messa a disposizione di condizioni di accoglienza adeguate; accesso all’assistenza legale, a quella sanitaria, al sostegno psicosociale e all’istruzione, prescindendo dallo status. Senza dimenticare l’affidamento o l’assistenza su base familiare e alternative al trattenimento amministrativo. Va poi potenziato il ruolo dei tutori per i minori non accompagnati e vanno diffuse misure di integrazione precoce. Gli Stati membri, inoltre, sono tenuti ad accelerare le procedure di reinsediamento e potenziare i sistemi nazionali per arginare il dramma della tratta di minori. Avendo sempre chiaro l’obiettivo ossia assicurare la piena realizzazione dell’interesse superiore dei minori.

Qui il documento di lavoro della Commissione (SWD)

Scritto in: diritti dei migranti, minori | in data: 19 aprile 2017 |
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Ai minori stranieri non accompagnati che arrivano illegalmente in Italia va assicurata, nel più breve tempo possibile, la nomina di un tutore e, solo in una fase successiva, si può procedere a verificare le condizioni per l’adozione. Di conseguenza, spetta al Tribunale (in questo caso di Marsala) e non al Tribunale per i minorenni procedere alla nomina del tutore. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, sesta sezione civile -I, con l’ordinanza n. 686/2017 sul regolamento di competenza proposto dal Tribunale per i minorenni di Palermo (686:2017). Al centro della questione la nomina di un tutore per un minore sbarcato in Italia irregolarmente. Il Tribunale di Marsala si era dichiarato incompetente, ma questa decisione era considerata dal Tribunale per i minorenni in contrasto con il Dlgs n. 142/2015 con il quale sono state recepite le direttive 2013/33/Ue recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e 2013/32/Ue sulle procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale. L’articolo 19 – chiarisce la Cassazione – fissa le modalità di assistenza dei minori, privi di familiari adulti e impone all’autorità di pubblica sicurezza di dare immediata comunicazione della presenza del minore al giudice tutelare. In questo modo, si assicura una prossimità territoriale nell’intervento che “sarebbe da escludere in caso di scelta di un organo distrettuale come il tribunale per i minorenni”. Tale organo ha competenza solo nei casi in cui sia pendente un procedimento funzionale alla dichiarazione di adottabilità. In questo modo, sono pienamente rispettate le procedure per l’ingresso dei minori “al fine di non procedere ad adozioni internazionali illegali”.

Scritto in: diritti dei migranti | in data: 16 marzo 2017 |
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