Violenza contro le donne: comunicato all’Italia un ricorso alla CEDU

La cancelleria della Corte europea dei diritti dell’uomo, il 26 agosto, ha comunicato all’Italia il ricorso presentato da una donna, con doppia cittadinanza, moldava e rumena, vittima insieme alla figlia, di continue violenze domestiche culminate nella morte della figlia, uccisa dal padre (TALPIS c. ITALIE). Uno scenario che, purtroppo, si ripete malgrado le denunce delle donne. Questi i fatti. La ricorrente aveva raggiunto il marito in Italia. La vita familiare si era trasformata in un incubo con continue violenze da parte del marito. La moglie si era allontana di casa e aveva varie volte chiamato la polizia. La figlia era tornata in patria ma poi era rientrata in Italia. Nel corso di una lite,  la figlia aveva cercato di proteggere la madre ed era stata uccisa dal padre con tre coltellate. L’uomo era stato condannato all’ergastolo. La donna ha presentato ricorso alla Corte europea sostenendo che le autorità nazionali italiane non hanno rispettato l’obbligo di proteggerla, violando così l’articolo 2 della Convenzione europea che garantisce il diritto alla vita e che impone l’adozione di misure positive. La ricorrente accusa le autorità nazionali, a suo avviso inerti e indifferenti, di non aver adottato alcuna precauzione effettiva volta a impedire le violenze nei suoi confronti. Non solo. Malgrado avesse presentato una denuncia nel 2012, la prima udienza si era tenuta solo nel 2014, dopo la morte della figlia. Tra l’altro, la ricorrente sostiene di essere stata vittima di discriminazione in quanto donna. Adesso il Governo dovrà rispondere alle domande poste dalla Corte che dovrà decidere sulla ricevibilità del ricorso.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/vittime-di-violenza-familiare-obbligo-di-misure-positive-in-base-alla-cedu.html

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