La Corte di cassazione francese, prima sezione civile, con la sentenza n. 824 del 5 luglio 2017 (Arrêt n° 824 du 05 juillet 2017 (15-28.597) – Cour de cassation – Première chambre civile – ECLI:FR:CCASS:2017:C100824 | Cour de cassation) ha dato il via libera, seppure in modo parziale, alla trascrizione di un atto di nascita ottenuto all’estero a seguito di maternità surrogata. In particolare, la Suprema Corte ha ammesso la trascrizione con solo riguardo alla designazione del padre escludendo, invece, la madre non biologica. La coppia, di cittadinanza francese, aveva avuto due figlie in California facendo ricorso alla maternità surrogata e aveva chiesto la trascrizione dell’atto di nascita nel registro di stato civile consolare, ma il procuratore della repubblica si era opposto e il Tribunale di Nantes aveva condiviso la sua posizione. La vicenda è poi arrivata in Cassazione.

La legge francese – osserva la Suprema Corte – vieta la maternità surrogata, divieto che non è in sé incompatibile con l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che assicura il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Detto questo, però, va tenuto conto che l’interesse superiore del minore richiede che sia trascritto sui registri di stato civile francese l’atto di nascita regolamente formatosi all’esterno. Pertanto, proprio alla luce di tale principio, la Cassazione non ha condiviso la scelta del Tribunale di grande istanza di Nantes che aveva negato la trascrizione e ha disposto la trascrizione parziale con riguardo unicamente al padre e non alla madre. Questa scelta, per la Suprema Corte non comporta una compromissione sproporzionata al’indicato diritto garantito dalla Convenzione perché il minore continua a vivere in famiglia e l’unico limite è che non ha un certificato di nascita francese. Senza dimenticare la possibilità di ricorrere all’adozione.

Si vedano il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/maternita-surrogata-la-grande-camera-da-ragione-allitalia.html

Scritto in: diritto internazionale privato | in data: 21 luglio 2017 |
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La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, nella sentenza Paradiso e Campanelli depositata il 24 gennaio, dà ragione all’Italia e sancisce la conformità alla Convenzione della misura con la quale le autorità nazionali hanno deciso l’allontanamento del bambino dai genitori che hanno fatto ricorso alla maternità surrogata all’estero (ricorso n. 25358, CASE OF PARADISO AND CAMPANELLI v. ITALY). Strasburgo ha ribaltato il giudizio della Camera (che, invece, aveva condannato l’Italia) e ha affermato la conformità di provvedimenti che, in via di fatto, negano il riconoscimento del legame genitoriale con il figlio nato dalla tecnica dell’utero in affitto all’estero, vietata in Italia dalla legge n. 40/2004. A rivolgersi alla Corte una coppia di cittadini italiani che, dopo aver provato varie volte ad avere un figlio e dopo una lunga attesa per l’adozione, aveva deciso di ricorrere alla maternità surrogata in Russia, Paese nel quale quella pratica è ammessa. Il neonato era stato registrato a Mosca come figlio della coppia, ma i due ricorrenti, rientrati in patria, non erano riusciti ad ottenere la trascrizione dell’atto di nascita nell’ufficio di stato civile anche perché il consolato italiano aveva segnalato la presenza di alcuni dati falsi nel fascicolo e questo aveva determinato l’apertura di un procedimento penale per alterazione dello stato civile. Era stata avviata, dopo l’allontanamento del bimbo, anche la procedura di adozione. Dopo diverse azioni sul piano interno, la coppia si è rivolta a Strasburgo. La Camera aveva dato ragione ai coniugi, ma la Grande Camera ha ribaltato il giudizio e ha escluso la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea che assicura il diritto al rispetto della vita privata. Prima di tutto, Strasburgo ha tenuto a precisare che al centro del ricorso non è la trascrizione dell’atto di nascita ma la misura di allontanamento del minore. Ed invero, se è indiscutibile che la coppia aveva stretto legami familiari con il bimbo nel momento immediatamente successivo alla nascita è anche vero che il rapporto era stato di breve durata (circa 8 mesi). Non solo. La coppia e il bimbo non avevano legami biologici ed era evidente l’incertezza del vincolo sotto il profilo giuridico. Di qui la conclusione della Grande Camera secondo la quale non sussistono le condizioni per configurare un diritto alla vita familiare. E’ vero che conta la qualità dei rapporti e non la quantità, ma la durata è un elemento rilevante che deve essere preso in considerazione. Così, la vicenda è stata esaminata solo con riguardo al diritto al rispetto della vita privata. Incontestabile l’ingerenza in tale diritto nel momento in cui le autorità nazionali hanno deciso di allontanare il bimbo. Detto questo, però, la Corte ritiene che l’ingerenza era necessaria in una società democratica, proporzionale e frutto di un’attenta valutazione dei diversi interessi in gioco. L’ingerenza, infatti, era prevista dalla legge che vieta la maternità surrogata e le autorità nazionali hanno preso una decisione solo dopo aver accertato che il bimbo non avrebbe sofferto un danno irreparabile. D’altra parte – osserva Strasburgo – gli Stati hanno una competenza esclusiva nel riconoscere i legami tra genitori e figli sotto il profilo giuridico, con la possibilità di scegliere di tutelare il vincolo solo nel caso di legami biologici o di adozione.

E’ vero che l’allontanamento e la dichiarazione di stato di abbandono del minore hanno avuto un impatto sui ricorrenti, ma le autorità italiane hanno giustamente messo in primo piano il bambino, escludendo danni irreparabili a seguito dell’allontanamento. Inoltre, lasciare il bambino con i due ricorrenti avrebbe comportato la legalizzazione di una situazione in contrasto con regole di rilievo nell’ordinamento italiano. Raggiunto così un giusto equilibrio tra i diversi interessi in gioco ed esclusa la violazione della Convenzione.

Si vedano, tra gli altri, i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/nei-casi-di-maternita-surrogata-no-al-limite-dellordine-pubblico-se-contrasta-con-linteresse-superiore-del-minore.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/maternita-surrogata-come-regolare-gli-accordi-transnazionali.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/maternita-surrogata-allestero-senza-reato-si-alla-trascrizione-dellatto-di-nascita.html.

Scritto in: CEDU | in data: 27 gennaio 2017 |
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La richiesta di trascrizione di un atto di nascita del figlio nato da maternità surrogata all’estero non prova la sussistenza del dolo generico necessario per poter contestare il delitto di alterazione di stato civile. Bene hanno fatto i giudici di primo e secondo grado a escludere la colpevolezza di una coppia che aveva fatto ricorso alla pratica dell’utero in affitto in Ucraina e poi chiesto la trascrizione dell’atto di nascita in Italia. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sesta sezione penale, con la sentenza n. 48696/16 depositata il 17 novembre (48696) con la quale la Suprema Corte ha respinto il ricorso del Procuratore generale presso la Corte di appello di Trieste che aveva impugnato la pronuncia dei giudici di secondo grado. La Corte di appello aveva assolto, perché il fatto non costituisce reato, una coppia che si era avvalsa della maternità surrogata in Ucraina ritenendo che non era stata fornita la prova certa dell’elemento soggettivo del reato di alterazione di stato contestato agli imputati. I due coniugi, tra l’altro, avevano agito in buona fede ritenendo di essere legittimati ad avviare le procedure di trascrizione in Italia dei certificati di nascita. La Cassazione ricorda anche le modifiche dovute  alla sentenza della Corte costituzionale n. 162/2014, con la conseguenza che nell’ordinamento italiano è riconosciuta la genitorialità biologica e legale. Senza dimenticare – osserva la Cassazione – il ruolo della Corte europea dei diritti dell’uomo con le sentenze Mennesson contro Francia e Labassee contro Francia (si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/status-familiari-claudicanti-freno-alloperativita-del-limite-dellordine-pubblico.html). Riguardo al problema della trascrizione, la Suprema Corte ha precisato che se è vero che l’articolo 65 della legge n. 218/95 subordina la trascrizione in Italia di atti stranieri alla non contrarietà all’ordine pubblico, è anche vero che si sono avuti importanti cambiamenti sia grazie ad alcune pronunce della stessa di Cassazione sia della Corte europea. Inoltre, per la Suprema Corte, il certificato di nascita dei bambini nati in Ucraina era perfettamente legittimo in base alla lex loci.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/si-alla-trascrizione-dellatto-di-nascita-del-bimbo-nato-da-maternita-surrogata-allestero-lo-dice-la-cassazione-francese.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/escluso-il-reato-per-chi-ricorre-alla-maternita-surrogata-allestero-se-li-non-e-illecita.html

Scritto in: procreazione assistita | in data: 18 novembre 2016 |
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Il Parlamento europeo ha diffuso una nota esplicativa sulle questioni relative alla maternità surrogata con elementi di internazionalità. Lo studio del Comitato affari giuridici dell’Europarlamento e condotto da Amalia Rigon e Célibe Chateau (ipol_bri2016571368_en), ricostruita la divisione all’interno dei Paesi membri, con alcuni Stati come Francia, Germania e Italia che vietano in modo assoluto la maternità surrogata e altri, come Grecia e Regno Unito, che l’ammettono nei casi in cui non vi sia passaggio di denaro e sia attuata senza fini di lucro, mette in primo piano lo status quo e le possibili vie da seguire per disciplinare una realtà con diversi problemi di diritto internazionale privato. Un intervento, d’altra parte, appare necessario per tutelare la situazione di status ormai acquisiti, nell’interesse superiore del minore. Partendo dai lavori della Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato e dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nei casi Mennesson, nonché Paradiso e Campanelli, è evidenziata l’utilità della conclusione di una convenzione che risolva i problemi circa l’identificazione dei genitori e che limiti i casi di rimozione del minore dall’ambiente naturale, mettendo in primo piano l’interesse superiore del minore. In pratica, si suggerisce di non prendere una posizione a favore o contro la maternità surrogata ma di soffermarsi sulla soluzione delle questioni legati allo status già acquisito.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/maternita-surrogata-al-centro-dei-lavori-della-conferenza-dellaja.html

Scritto in: diritto internazionale privato | in data: 23 settembre 2016 |
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Maternità surrogata all’estero senza conseguenze penali se lì tale pratica non costituisce reato. Esclusa anche la falsità dell’atto se la coppia di italiani si limita a chiedere in Italia la trascrizione di un documento di nascita validamente costituito all’estero. Con la sentenza n. 13525/16 depositata il 5 aprile, la Cassazione, V sezione penale (13525:16), ha respinto il ricorso del Procuratore della Repubblica di Napoli che aveva impugnato la pronuncia del Tribunale di Napoli il quale aveva assolto una coppia di genitori che aveva fatto ricorso alla maternità surrogata in Ucraina sulla base della circostanza che i coniugi non volevano commettere illecito tant’è che si erano recati in un Paese in cui la maternità surrogata è lecita. La Cassazione ha condiviso la posizione dei giudici di merito secondo i quali non vi era stata alcuna alterazione dello stato civile del minore nell’atto di nascita “perfettamente legittimo alla stregua della normativa nella quale doverosamente è stato redatto” e nessun reato ai sensi dell’articolo 12 della legge n. 40/2004. La coppia – osserva la Cassazione – ha agito conformemente all’articolo 15 del d.P.R. n. 396/2000 in base al quale le dichiarazioni di nascita relative ai cittadini italiani all’estero devono essere rese all’autorità consolare e “devono farsi secondo le norme stabilite dalla legge del luogo alle autorità competenti locali se ciò è imposto dalla legge stessa”, con l’invio della copia dell’atto a cura dell’autorità diplomatica e consolare italiana. Esclusa, quindi, la falsità dell’atto perché i coniugi si sono limitati a chiedere la trascrizione dell’atto costituito in modo legittimo all’estero. Così, non vi è stato alcun atto falso con la semplice richiesta di trascrizione.

Scritto in: procreazione assistita | in data: 5 maggio 2016 |
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Il Gruppo di esperti sulla maternità surrogata istituito dalla Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato chiede più tempo per arrivare a un rapporto conclusivo sul tema (report). Nella riunione di febbraio il Gruppo ha diffuso uno studio (8767f) sulle questioni legate alla legge applicabile, alla giurisdizione e al riconoscimento di atti emessi all’estero, ma ha preso atto che la complessità delle problematiche connesse alla maternità surrogata e le diversità di approccio nella regolamentazione da parte degli Stati richiedono un ulteriore approfondimento e una continuazione dei lavori. Nel rapporto sono analizzate le regole di diritto internazionale privato nei diversi ordinamenti (anche se in molti Paesi mancano norme ad hoc) con particolare riguardo all’operatività del limite dell’ordine pubblico che determina incertezze sullo status legale dei bambini e rischi di sfruttamento delle donne. L’approccio, come risulta anche dall’analisi della giurisprudenza di diversi Stati e da alcune novità legislative, è molto variabile con inevitabili conseguenze sul riconoscimento dei certificati di nascita e incertezze sullo status dei minori e dei genitori. Con effetti su larga scala non solo nell’ambito dei rapporti familiari ma anche in altri ambiti come quello dell’immigrazione. Adesso tocca al Consiglio sugli affari generali, che si riunirà a metà marzo, decidere se proseguire nei lavori.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/proseguono-i-lavori-della-conferenza-dellaja-sulla-maternita-surrogata.html

Scritto in: diritto internazionale privato | in data: 4 marzo 2016 |
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Le norme di stato civile devono essere interpretate alla luce della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, come delineata dalla Corte di Strasburgo. Di conseguenza, non può essere negata la trascrizione dell’atto di nascita di un bambino nato all’estero da maternità surrogata, se il padre è cittadino francese. E’ il principio stabilito dalla Corte di cassazione francese con la sentenza del 3 luglio 2015, n. 14-21-323 (Cour de cassation. si veda anche la sentenza n. 15-50-002, Cour de cassation). A rivolgersi alla Corte, un cittadino francese da anni residente all’estero che aveva avuto un figlio, nato in Russia. L’uomo aveva chiesto la trascrizione dell’atto di nascita, che indicava lui come padre e la madre surrogata, nel registro consolare dello stato civile francese ma il procuratore si era opposto ritenendo che il bimbo fosse nato da maternità surrogata, vietata in Francia. La Corte di appello Rennes nel 2014 aveva detto no alla trascrizione. Di diverso avviso la Suprema Corte. E’ vero che, in passato, la stessa Cassazione aveva escluso ogni effetto alle convenzioni di maternità surrogata perché contrarie all’ordine pubblico in ragione del principio dell’indisponibilità della persona, ma – scrive la Cassazione – le norme devono essere interpretate alla luce dell’articolo 8 della Convenzione, che assicura il diritto al rispetto della vita privata e familiare, come precisato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Mennesson contro Francia e Labassee contro Francia del 26 giugno 2014. Di qui il via libera alla trascrizione se l’atto di nascita non è falsificato e c’è il legame di paternità, non sussistendo alcuna frode alla legge.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/maternita-surrogata-e-trascrizione-necessario-assicurare-i-diritti-del-minore.html

Scritto in: Rapporti tra diritto interno e diritto internazionale | in data: 7 luglio 2015 |
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La Family Court inglese, con sentenza del 13 marzo 2015 [2015] EWFC 22 (22) ha dato il via libera all’adozione di un parental order a vantaggio della coppia ricorrente che aveva avuto due gemelli a seguito di un accordo di maternità surrogata in Ucraina. Malgrado l’assenza di alcuni requisiti richiesti dalla legge inglese, i giudici hanno deciso per il sì all’emissione del certificato tenendo conto dell’interesse e del benessere dei minori. A rivolgersi al tribunale è stata una coppia sposata da 38 anni,  di circa 60 anni che, non avendo avuto figli e dopo i tentativi infruttuosi con vecchie tecniche, ha deciso di ricorrere alla maternità surrogata in Ucraina. Sono nati così due gemelli. La coppia aveva concluso un contratto con la clinica ma era stato impossibile accertare se gli ovuli erano della ricorrente o della madre surrogata. La richiesta del parental order è stata fatta dopo sei mesi a causa del fatto che la donna era irrintracciabile e, quindi, i ricorrenti non avevano potuto ottenere il consenso alla richiesta del parental order così come la rinuncia della madre surrogata a ogni diritto. Malgrado queste lacune e l’impossibilità di notificare il provvedimento, la Family Court ha disposto l’adozione del parental order tenendo conto che, senza un simile provvedimento, i minori non avrebbero avuto una madre visto che la madre biologica si era allontanata facendo perdere ogni traccia. Pertanto, tenendo conto del duraturo benessere dei gemelli, è stato deciso di adottare il parental order a vantaggio dei genitori de facto.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/proseguono-i-lavori-della-conferenza-dellaja-sulla-maternita-surrogata.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/maternita-surrogata-uno-studio-del-parlamento-europeo.html

Scritto in: procreazione assistita | in data: 1 aprile 2015 |
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Nella sessione di marzo 2015 si terrà un nuovo meeting presso la Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato per analizzare gli sviluppi in materia di maternità surrogata. In quell’occasione si discuterà del documento n. 3A (doc.). Il rapporto analizza gli sviluppi in materia anche tenendo conto della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, considerando che la questione del riconoscimento dei figli nati da maternità surrogata è stata affrontata nell’esame di due rapporti, uno riguardante la Germania, l’altro l’India. Nel documento sono poi passate in rassegne le decisioni e le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e, in particolare, le sentenze Mennesson contro Francia e Labassee contro Francia del 26 giugno 2014 (si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/maternita-surrogata-e-trascrizione-necessario-assicurare-i-diritti-del-minore.html). Di particolare interesse l’esame degli sviluppi giurisprudenziali nazionali dopo l’adozione di queste ultime sentenze che hanno provocato mutamenti giurisprudenziali in materia di riconoscimento tra l’altro in Germania, Svizzera e Italia.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/sugli-accordi-internazionali-di-maternita-surrogata-necessario-individuare-regole-condivise.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/maternita-surrogata-uno-studio-della-commissione-internazionale-di-stato-civile.html

 

 

 

Scritto in: diritto internazionale privato | in data: 26 febbraio 2015 |
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La misura dell’allontanamento del minore da una coppia che ha fatto ricorso alla maternità surrogata all’estero è contraria alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E’ quanto stabilito dalla Corte di Strasburgo nella sentenza depositata oggi, adottata a maggioranza con il voto contrario di due giudici, con la quale l’Italia è stata condannata per violazione dell’articolo 8 che assicura il diritto al rispetto della vita privata e familiare (25358:12). A rivolgersi a Strasburgo è stata una coppia che, dopo aver tentato varie volte di avere un figlio attraverso la fecondazione in vitro, si era recata in Russia e aveva fatto ricorso alla maternità surrogata, consentita in quel Paese. Il bimbo era stato registrato come figlio della coppia ma, rientrati in patria, i due ricorrenti, che non avevano un legame biologico con il bimbo, non erano riusciti ad ottenere la trascrizione dell’atto di nascita nell’ufficio di stato civile. Il consolato italiano aveva trasmesso un atto con il quale segnalava che nel fascicolo sulla nascita del bambino erano presenti dati falsi. In Italia era stato avviato un procedimento penale per alterazione dello stato civile e su richiesta del pubblico ministero presso il Tribunale per i minorenni di Campobasso era stato aperto un  procedimento di adozione del bimbo che doveva essere considerato in stato di abbandono. Ogni tentativo della coppia di bloccare il provvedimento di allontanamento del bambino era stato respinto. Di qui il ricorso a Strasburgo che ha dato ragione alla coppia riguardo alla contrarietà del provvedimento di allontanamento del bimbo, pur non disponendo la restituzione del bambino, che ormai aveva una relazione con un’altra famiglia nella quale era stato inserito. La Corte, chiarito che l’articolo 8 include il diritto alla vita privata, considerando anche i legami propri delle famiglie di fatto, ha rilevato che il tribunale per i minorenni aveva dato molta importanza alla situazione di illegalità derivante dal ricorso alla maternità surrogata. Tuttavia, ad avviso di Strasburgo, il riferimento all’ordine pubblico invocato dalle autorità italiane non può essere considerato come una carta in bianco che consente l’adozione di ogni misura. Questo perché, prima di tutto, va tenuto conto dell’interesse superiore del minore che incombe sullo Stato indipendentemente dalla natura del legame parentale, genetico o di altro genere. La misura dell’allontanamento – osserva la Corte – è un provvedimento estremo da applicare solo nei casi in cui c’è un pericolo immediato. In caso contrario, sarebbe danneggiato il bambino per il solo fatto che i genitori hanno fatto ricorso alla maternità surrogata. Basti pensare che il bimbo per un certo periodo è stato privato dell’identità e della cittadinanza, che hanno un’importanza fondamentale come chiarito anche dall’articolo 7 della Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo, tanto più che, in assenza di documenti, il bimbo non poteva frequentare una scuola. Pertanto, per la Corte, a prescindere da ogni valutazione di carattere etico, le conseguenze sono state molto pesanti. Di qui la condanna allo Stato che, però, non è tenuto a disporre il ritorno del bimbo dai ricorrenti (anche perché il bambino aveva già instaurato rapporti con la nuova famiglia). Lo Stato deve invece versare 20mila euro a titolo di danno non patrimoniale e 10mila per le spese processuali sostenute dai ricorrenti.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/scatta-il-limite-dellordine-pubblico-per-la-maternita-surrogata-allestero.html

Scritto in: CEDU | in data: 27 gennaio 2015 |
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