Una risoluzione storica. Così è stata salutata dai componenti del Consiglio di sicurezza l’approvazione del testo della risoluzione n. 2347 del 24 marzo 2017, fortemente voluta da Italia e Francia, con la quale si rafforza la tutela del patrimonio storico e culturale durante i conflitti armati (N1707904). Obiettivo principale: arginare i gruppi terroristici, dall’Isis ad Al-Qaida, che hanno ormai come tragica routine la distruzione di beni artistici e storici dal valore inestimabile. Il Consiglio chiede agli Stati di adottare le misure necessarie a prevenire e combattere il traffico illecito di beni artistici e di predisporre liste di individui associati ad organizzazioni terroristiche, coinvolti nel traffico illecito. Inoltre, è chiarito che le missioni di peacekeeping possono avere come mandato, su richiesta delle autorità nazionali, anche la protezione dei beni culturali.

Scritto in: beni culturali | in data: 10 aprile 2017 |
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Gli atti di terrorismo divampano in Europa e l’Unione europea prova a fronteggiare il grave fenomeno criminale con una nuova direttiva, la 2017/541 sulla lotta contro il terrorismo, che sostituisce la decisione quadro 2002/475/GAIdel Consiglio e che modifica la decisione 2005/671/GAI del Consiglio (terrorismo). Con questo nuovo atto, l’Unione aggiorna e amplia gli strumenti di lotta al terrorismo, includendo nuovi reati come l’addestramento e i viaggi per scopi terroristici e rafforzando la tutela delle vittime. In particolare, sono considerati reati i viaggi all’interno, all’esterno o verso l’UE per fini terroristici, l’organizzazione e l’agevolazione di tali viaggi, anche tramite sostegno logistico e materiale, come l’acquisto di biglietti o la pianificazione di itinerari, la partecipazione e la realizzazione di addestramento a fini terroristici, ad esempio per la fabbricazione o l’uso di esplosivi, armi da fuoco o sostanze nocive o pericolose, la raccolta e la messa a disposizione di capitali con l’intenzione o la consapevolezza “che tali capitali saranno utilizzati per commettere reati di terrorismo e reati connessi a gruppi terroristici o ad attività terroristiche”. Spazio alle sanzioni per persone fisiche e giuridiche e norme comuni in materia di giurisdizione. Termine ultimo per il recepimento l’8 settembre 2018.

Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 5 aprile 2017 |
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Ad orrore si aggiunge orrore. L’Isis, in Siria e in Iraq, utilizza con sempre maggiore frequenza lo stupro come arma di guerra, con violenze sessuali nei confronti di donne, ragazzi e ragazzi. Non in modo occasionale, quindi, ma con sistematicità e su larga scala. Un orrore senza precedenti. Lo ha denunciato l’allora Segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon (da pochi giorni sostituito da Antonio Guterres), al Consiglio di sicurezza nel rapporto presentato il 21 dicembre 2015 (S/2016/1090, N1645723) secondo quanto previsto dalla risoluzione 1267 del 1999. Un rapporto shock nel quale sono addirittura indicati i luoghi in cui vengono vendute donne e bambini. Il documento segue due rapporti del 2015 e del 2016 e sottolinea che, in alcune pubblicazioni utilizzate per propaganda dall’Isis, la violenza sessuale è indicata come una tattica per raggiungere gli obiettivi del gruppo terroristico ed è giustificata la violenza sulle donne “infedeli” e sul gruppo di Yazidi. Il Segretario generale evidenzia la necessità di individuare i responsabili, sentendo direttamente le donne sopravvissute a questi orrori. Le prove raccolte mostrano che la violenza sessuale è premeditata, sistematica ed è legata al traffico di donne, utilizzato anche come mezzo per raccogliere denaro. Il rapporto è accompagnato da un documento con i nomi (omissati) dei presunti responsabili e documenti che mostrano come la violenza sessuale è “codificata” all’interno dei gruppo terroristico, addirittura per favorire il reclutamento di foreign fighters. Il Segretario generale ha chiesto al Consiglio di sicurezza l’adozione di diverse misure per individuare e punire i responsabili e per proteggere le vittime.

Scritto in: crimini | in data: 2 febbraio 2017 |
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Poche pagine che puntano a colpire gli Stati esteri che supportano, direttamente o indirettamente, organizzazioni o individui che compiono attività terroristiche contro gli Stati Uniti, con effetti su larga scala, in grado di incidere in modo rilevante sul principio dell’immunità degli Stati dalla giurisdizione nel caso di crimini come il terrorismo internazionale. Con la decisione presa dal Senato (con 97 sì, 2 astensioni e un solo voto contrario) e dalla Camera (348 voti a favore e 77 astensioni) con la quale è stato bocciato, il 28 settembre, il veto apposto dal Presidente degli Stati Uniti Obama sul Progetto di legge “Justice Against Sponsors of Terrorism Act” (bills-114s2040enr), gli Stati Uniti, pur con le dovute differenze, vanno nel senso di un ridimensionamento dell’immunità già prospettata dalla Corte di cassazione italiana prima (si veda, tra gli altri, il caso Ferrini) e dalla Corte costituzionale poi, con la sentenza n. 238 del 2014. La scelta del Congresso, oltre ad essere un segno di una democrazia funzionante, in cui i controlli e i passaggi tra poteri in vista dell’adozione di una legge non sono uno stanco rituale ma un modo per rafforzare i principi democratici grazie al bilanciamento di poteri, può essere il preludio a un cambiamento anche sul piano internazionale, incidendo sulla norma consuetudinaria in materia di immunità di Stati esteri e organi dello Stato dalla giurisdizione civile. Con un possibile effetto a cascata ossia che anche altri Paesi seguano la strada tracciata da Washington.

Con l’entrata in vigore del testo, dando spazio a una deroga all’immunità degli Stati, i tribunali civili Usa sono autorizzati a pronunciarsi su azioni in cui sono coinvolti Stati stranieri, per i danni causati da atti terroristici all’interno degli Stati Uniti (in pratica l’Arabia Saudita per la strage dell’11 settembre 2001). Questo porta a modifiche al codice penale e alla legge del 1976 “Foreign Sovereign Immunities Act”. Un limite è che le azioni coperte sono circoscritte, dal punto di vista soggettivo, agli atti contro cittadini Usa. Forte contrarietà sulla nuova legge è stata espressa dal Direttore della CIA (statement).

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/immunita-dalla-giurisdizione-per-crimini-nuova-pronuncia-delle-sezioni-unite.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/limmunita-di-stati-esteri-dalla-giurisdizione-per-atti-terroristici-va-negata-la-sentenza-straniera-non-puo-pero-essere-delibata-se-non-e-rispettato-il-principio-della-competenza-internazionale.html

Scritto in: immunità organi dello Stato, immunità Stati esteri | in data: 29 settembre 2016 |
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moneyLa lotta contro il finanziamento del terrorismo internazionale non è ancora utilizzata come strategia globale di contrasto. E’ questo l’anello debole che, forse, impedisce un effettivo salto di qualità per fronteggiare in modo più incisivo le attività terroristiche. E’ quanto risulta dal V rapporto annuale, divulgato ieri (2015_annualreport_en), adottato da Moneyval, il comitato di esperti del Consiglio d’Europa che si occupa, dal 1997, della lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Certo, si legge nel rapporto, si assiste a un miglioramento nell’adozione di una normativa internazionale e interna ma, sul piano concreto, seguire il denaro che porta al finanziamento del terrorismo incontra ancora diverse difficoltà. Il 2015, poi, – ha sottolineato il Presidente Daniel Thelesklaf – è stato un anno drammatico per gli attentati terroristici in Europa: da Parigi a gennaio e novembre, fino ad Ankara, Bruxelles, Istanbul e Nizza.

Due le priorità per le attività future: intensificare l’azione delle autorità incaricate delle indagini con un miglioramento della cooperazione tra Stati e predisporre misure più efficaci per l’adozione di provvedimenti di confisca dei proventi di reati. Nel 2015, inoltre, Moneyval ha proseguito nell’attività di monitoraggio delle giurisdizioni nazionali (ben 26) in base a un sistema basato sui rapporti di reciproca valutazione o di monitoraggio affidato ad esperti.

Sul fronte degli interventi dell’Unione europea si veda http://www.marinacastellaneta.it/blog/riciclaggio-di-denaro-accesso-ai-registri-online-anche-ai-giornalisti-investigativi.html

Scritto in: riciclaggio | in data: 27 settembre 2016 |
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L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCDE) ha pubblicato un documento sul rapporto tra corruzione e terrorismo dal quale risulta che gruppi terroristici come Isis e Boko Haram utilizzano la corruzione per indebolire le difese degli Stati più poveri nella lotta al terrorismo e usano la corruzione per acquisire armi e denaro. Un modo per raccogliere risorse che passa anche attraverso altri fenomeni criminali come lo sfruttamento del petrolio prodotto nei territori occupati da Isis, la tratta di esseri umani e il commercio e lo sfruttamento illecito di risorse naturali. Nello studio si evidenzia la imagesnecessità di individuare i legami tra corruzione e terrorismo fase cruciale per combattere gli atti criminali tanto più che la corruzione mina i Governi più deboli e fa aumentare l’instabilità. A rischio corruzione soprattutto il settore della difesa: da uno studio di Trasparency International risulta che i 2/3 di imprese che operano nel settore di difesa non hanno codici di condotta interna e programmi per combattere la corruzione. Un rischio altissimo, con conseguenze dirette sull’effettiva realizzazione di atti terroristici, si concretizza laddove la corruzione penetra nei controlli di sicurezza come dimostra l’attentato del 2004 a Domededovo (Mosca)

Scritto in: corruzione internazionale | in data: 3 marzo 2016 |
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Isolare l’ISIS e gli altri gruppi terroristici. Divieto di acquistare petrolio. Blocco nel pagamento dei riscatti per impedire il finanziamento dell’Isis (Islamic State of Iraq and the Levant), dell’ANF (Al-Nusrah Fron) e di Al-Qaida. E’ quanto chiede il Consiglio di sicurezza agli Stati nella risoluzione n. 2199 adottata il 12 febbraio all’unanimità, su proposta della Russia nell’ambito del capitolo VII della Carta Onu (N1504028). Al centro dell’attenzione del Consiglio, le efferate uccisioni degli ostaggi, i pagamenti dei riscatti e la distruzione e il traffico del patrimonio culturale in Iraq e Siria, portato avanti dall’Isis e dall’ANF. Di particolare rilievo la richiesta del Consiglio di sicurezza che riafferma che il pagamento di riscatti a gruppi o individui inclusi nell’elenco delle sanzioni ad A-Qaida costituisce una violazione di obblighi internazionali. Il Consiglio ha anche precisato che l’indicato obbligo, riferito nella risoluzione n. 2161(2014) ad  Al-Qaida, si applica anche all’ISIS e all’ANF. Questo vuol dire che gli Stati sono obbligati a non pagare i riscatti e a impedire che privati procedano al pagamento ai gruppi indicati nelle blacklist, inclusi l’ISIS e l’ANF, proprio al fine di fronteggiare il finanziamento dei terroristi che avviene anche con le somme versate per la liberazione degli ostaggi, poi utilizzate per il reclutamento di terroristi e per l’organizzazione di attentati. Preoccupa il Consiglio anche l’incremento di donazioni a gruppi terroristici che va bloccato con controlli delle istituzioni finanziarie internazionali.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/isis-lonu-alla-ricerca-di-strumenti-per-fronteggiare-gli-stermini.html.

Scritto in: Consiglio di sicurezza | in data: 15 febbraio 2015 |
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Un orrore senza fine. Il più grave attacco alla libertà di espressione. Arriva dai terroristi di matrice islamica che hanno colpito il settimanale satirico Charlie Hebdo, sterminando dodici persone colpevoli di aver pubblicato vignette satiriche sull’Islam. Una strage nel cuore dell’Europa che è un attacco non solo agli uomini annientati, che impugnavano unicamente una matita, ma anche a valori universali come la libertà di espressione. I terroristi hanno colpito, infatti, non solo il direttore del giornale Stéphane Charbonnier, i disegnatori, vignettisti, i redattori del giornale, due poliziotti, le loro famiglie, ma anche la libertà di espressione, valore fondamentale di ogni società civile ed essenziale per assicurare la realizzazione di ogni altro diritto. Dopo le decapitazioni dei giornalisti inviati nelle zone di guerra per raccontare le sofferenze della popolazione provocate in larga parte dall’ISIS, dopo l’utilizzo di ostaggi per fare propaganda alla jihad, arriva la strage in una redazione per bloccare la libertà di espressione e di satira.

Adesso le reazioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu (security council), del Direttore generale dell’Unesco Irina Bokova (Unesco), del Rappresentante della libertà dei media dell’Osce Dunja Mijatović (OSCE), del Presidente della Commissione europea Juncker (STATEMENT-15-3002_FR), del Relatore speciale sulla promozione del diritto alla libertà di opinione e di espressione dell’Onu David Kaye (news) e dell’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini (UE). Qui la dichiarazione del Presidente Usa (obama).

Qui le dichiarazioni del Segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon http://webtv.un.org/watch/ban-ki-moon-on-the-attack-in-paris-france-on-charlie-hebdo-office-staff/3975802155001#full-text

Si veda http://www.marinacastellaneta.it/blog/crimini-contro-i-giornalisti-impunita-intollerabile.html

Scritto in: libertà di espressione | in data: 8 gennaio 2015 |
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La comunità internazionale si mobilita, con ritardo, di fronte agli stermini commessi dall’Isis (Islamic State of Iraq and the Levant). E anche le organizzazioni internazionali si svegliano, senza però una reale strategia e mostrando, ancora una volta, non di aver compreso l’entità degli stermini in un contesto in cui quelle che erano prima entità da supportare si trasformano in nemici da abbattere. Basti pensare alla Siria che la comunità internazionale voleva bombardare solo un anno fa mentre oggi gli Stati Uniti si trovano quasi a combattere contro l’Isis a fianco del Presidente siriano Bashar al-Assad .

In ambito Onu è intervenuto il Comitato sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (CERD) con l’adozione della decisione n. 1(85) (early-warningDecisionIraq). Esaminati i rapporti sull’Iraq e le comunicazioni di diverse organizzazioni non governative, il Comitato chiede al Consiglio per i diritti umani di convocare una sessione speciale per affrontare la situazione e spinge il Segretario generale a chiedere al Consiglio di sicurezza l’istituzione di una forza di pace Onu per creare una zona di sicurezza nella zona di Niniveh.

Anche l’Alto Commissario per i diritti umani Navi Pillay, in una Dichiarazione del 25 agosto (Pillay), ha evidenziato le gravi violazioni dei diritti umani condotte dall’Isis, inclusi abusi sessuali, sterminio della popolazione, riduzione in schiavitù, distruzione di luoghi religiosi. Si tratta – ha precisato Pillay – di “persecuzioni equiparabili a crimini contro l’umanità”. Molti uomini sono stati uccisi solo perché hanno rifiutato di convertirsi, mentre donne e bambini sono stati ridotti in schiavitù.

Dal canto suo, il  Consiglio di sicurezza ha adottato, il 15 agosto,  la risoluzione 2170 (N1450849) e, qualche giorno dopo, una dichiarazione a seguito dell’uccisione del giornalista statunitense James Foley da parte dei terroristi dell’Isis (SPress Statement). Nella risoluzione n. 2170, il Consiglio di sicurezza chiede agli Stati di assicurare alla giustizia gli autori degli atti di terrorismo e sottolinea con allarme la diffusione del terrore da parte dell’Isis, mostrando preoccupazione per le attività di reclutamento attraverso l’uso delle nuove tecnologie e il finanziamento all’Isis. Sulla base del capitolo VII, condannando i crimini commessi, il Consiglio di sicurezza, in linea con la risoluzione n. 2161 del 2014, chiede la cessazione delle violenze e dispone sanzioni nei confronti di diversi individui appartenenti all’Isis, costola di Al-Qaida.

L’8 agosto, intanto, sono iniziati i bombardamenti aerei da parte degli Stati Uniti in supporto dei peshmerga curdi che hanno portato il Governo iracheno a riprendere, almeno per il momento, il controllo della diga di Mosul.

L’Unione europea è scesa in campo – si fa per dire – con una dichiarazione del Consiglio del 15 agosto 2014 (144311).

Scritto in: crimini contro l'umanità | in data: 27 agosto 2014 |
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Il Consiglio, con decisione n. 2014/415/UE del 24 giugno 2014 (clausola di solidarietà), ha individuato le modalità di attuazione, a livello Ue, della clausola di solidarietà nei casi in cui uno Stato membro sia vittima di un attacco terroristico o di una catastrofe naturale o provocata dall’uomo. In linea con l’articolo 222, par. 1 e par. 3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il Consiglio ha precisato gli strumenti per garantirne l’attuazione effettiva, le ipotesi di ritiro dei dispositivi utilizzati e le forme di monitoraggio. Chiarito l’ambito di applicazione della decisione che non riguarda situazioni che hanno implicazioni nel campo della difesa e che non si occupa del par. 2 dell’articolo 222 relativo alle richieste inviate da uno Stato membro a un altro Paese UE, la decisione fissa le procedure per fare ricorso alla clausola. L’Unione punta a utilizzare gli strumenti già attivi ad esempio nell’ambito del meccanismo di protezione civile dell’Unione europea nonché le strutture istituzionali della politica di sicurezza e di difesa comune. I dispositivi di risposta sono fissati nell’articolo 5. In pratica, una volta che venga invocata la clausola di solidarietà, la Commissione europea, tenendo conto che il Consiglio detiene il controllo politico e la direzione strategica dell’intervento, potrà individuare, per un’adeguata risposta: “a) tutti i pertinenti strumenti dell’Unione che possono contribuire nel modo più efficace a rispondere alla crisi, compresi strumenti e strutture settoriali, operativi, strategici o finanziari, e adottano tutte le misure necessarie previste da tali strumenti”; b) “le capacità militari che possono contribuire nel modo più efficace a rispondere alla crisi con il sostegno dello Stato maggiore dell’UE”; c) “l’uso di strumenti e risorse che rientrano nella sfera di competenza delle agenzie dell’Unione e che possono contribuire nel modo più efficace a rispondere alla crisi”. La Commissione e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza possono proporre al Consiglio l’adozione di decisioni sulle misure straordinarie non previste dagli strumenti esistenti; richieste di capacità militari che eccedono la portata delle vigenti disposizioni in materia di protezione civile; misure a sostegno di una risposta rapida da parte degli Stati membri.

Scritto in: Unione europea | in data: 4 luglio 2014 |
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