In vigore dal 14 aprile il decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 38 con il quale si dà attuazione alla decisione quadro 2003/568/Gai del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativa alla corruzione nel settore privato (Dlgs corruzione). Il Decreto è frutto della legge di delegazione europea 2015 e provvede ad adeguare la normativa italiana, innovata con la legge Severino del 2012 in modo non del tutto soddisfacente agli standard europei, al quadro normativo dell’Unione europea. Sono state così ampliate le condotte che costituiscono reato di una specifica fattispecie di corruzione passiva che si realizza con la sollecitazione e sono state apportate modifiche all’articolo 2635 del codice civile con cambiamenti per le pene accessorie e per le sanzioni pecuniarie.

Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 11 aprile 2017 |
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La Corte suprema del Canada nel caso World Bank Group contro Wallace e altri, con la sentenza n. 36315 depositata il 29 aprile 2016 (world bank group), rafforza la tutela dell’immunità e dell’inviolabilità degli archivi delle organizzazioni internazionali. La vicenda approdata al massimo organo giurisdizionale canadese riguarda una controversia tra la Banca Mondiale, che invocava l’immunità e escludeva così l’obbligo di consegnare materiale relativo a un caso di corruzione, e quattro dipendenti di una società canadese (che aveva ottenuto fondi dalla Banca Mondiale per una costruzione in Bangladesh) che erano sotto processo dinanzi ai tribunali interni. La Banca Mondiale aveva avviato un’indagine interna sospettando l’esistenza di un caso di corruzione internazionale e aveva poi deciso una sospensione dell’azienda dalla partecipazione all’utilizzo dei fondi dell’Organizzazione per dieci anni. Era stata avviata anche un’indagine della Procura dell’Ontario alla quale la Banca mondiale aveva consegnato alcune email. Tuttavia, la Banca Mondiale si era rifiutata di produrre intercettazioni e altro materiale richiesto dalla difesa degli imputati nel corso del procedimento penale. I giudici di merito avevano ritenuto che la Banca mondiale avesse rinunciato all’immunità perché inizialmente aveva presentato alcuni documenti alla Procura e, quindi, era tenuta alla consegna. Una decisione ribaltata dalla Corte suprema che ha così bloccato l’ordinanza che imponeva la produzione di documenti. Prima di tutto, la Corte Suprema ha messo in primo piano l’importanza dell’immunità delle organizzazioni internazionali, necessaria a evitare ingerenze dello Stato, immunità che vale anche per gli archivi. La Corte sottolinea che le parti non hanno sollevato la questione dell’immunità delle organizzazioni internazionali con riguardo al diritto consuetudinario e che, con riferimento alla Banca Mondiale, la questione dell’immunità si pone con riguardo agli istituti che ne fanno parte, però, pur evidenziando che non è del tutto chiaro il regime dell’unità interna “The Integrity Vice President” propende per una portata allargata dell’immunità, bocciando la posizione restrittiva anche con riguardo alla nozione di archivio. Così, per la Corte suprema, non può essere qualificata come rinuncia all’immunità su ogni documento la collaborazione della Banca Mondiale con il Procuratore al quale erano state consegnate alcune mail. Sostenere che la sola consegna di alcuni atti comporta una rinuncia generale all’immunità su ogni documento significa dare ampio spazio a un chilling effect sulla collaborazione tra Banca Mondiale e organi inquirenti interni. Alla luce di tutto ciò, la Corte Suprema riconosce l’immunità riguardo ai documenti dell’unità investigativa interna e degli archivi, annullando la pronuncia dei giudici di merito.

Scritto in: corruzione internazionale, immunità organizzazioni internazionali | in data: 27 maggio 2016 |
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Un quadro con poche luci e molte ombre. E’ quello disegnato dalla Commissione europea che il 6 giugno ha adottato un pacchetto di misure per fronteggiare la corruzione e ha fatto il punto sulla situazione all’interno dei Paesi membri. La piaga della corruzione costa all’economia Ue 120 miliardi di euro l’anno, che vuol dire l’1% del PIL dell’Unione europea. Necessaria, quindi, una svolta. Gli strumenti internazionali ci sono, ma gli Stati non sono rapidi nell’attuare in modo effettivo le regole internazionali. L’Italia certo non brilla: non ha ancora ratificato né la Convenzione di diritto penale, né quella di diritto civile  sulla corruzione, adottate dal Consiglio d’Europa.

Per rafforzare la lotta alla corruzione, la Commissione ha predisposto un nuovo sistema di monitoraggio (COM(2011)308, http://ec.europa.eu/home-affairs/news/intro/docs/110606/308/1_EN_ACT_part1_v12[1].pdf): a partire dal 2013 Bruxelles pubblicherà la relazione anticorruzione, coordinandosi con gli altri organismi di controllo internazionale. In vista anche la partecipazione al Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione (GRECO).

Sul fronte dell’attuazione della decisione quadro 2003/568/Gai relativa alla lotta alla corruzione nel settore privato gli Stati segnano il passo: solo Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Irlanda, Cipro, Portogallo, Finlandia e Regno Unito hanno trasposto l’atto correttamente (COM(2011) 309 (http://ec.europa.eu/home-affairs/news/intro/docs/110606/309/1_EN_ACT_part1_v11.pdf). Altri Paesi, inclusa l’Italia, hanno una situazione a macchia di leopardo, con alcune norme recepite e altre recepite male o del tutto ignorate, che rendono difficile un effettivo contrasto alla corruzione nel settore privato.

Scritto in: corruzione internazionale | in data: 7 giugno 2011 |
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