La Corte di cassazione francese, prima sezione civile, torna sul regolamento n. 2201/2003 sulla competenza, il riconoscimento o l’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e di responsabilità genitoriale e, in particolare, sul rapporto tra l’articolo 20 del regolamento Bruxelles II bis che si occupa delle misure provvisorie e giudice competente nel merito. La sentenza dell’8 luglio 2010 n. 698 http://www.courdecassation.fr/jurisprudence_2/premiere_chambre_civile_568/698_8_16927.html
ha preso il via da una coppia che, dopo essersi sposata in Francia, aveva stabilito la propria residenza in Inghilterra. Con il divorzio, i figli erano stati affidati alla madre, mentre il padre, tornato in Francia, godeva di un diritto di visita. Tuttavia, durante le vacanze, non aveva più riconsegnato i bambini alla madre. Un giudice francese aveva disposto, con provvedimento d’urgenza, che i bambini vivessero, solo in via provvisoria, con il padre, ma la pronuncia aveva cessato di avere effetti poiché l’Alta Corte inglese competente in materia aveva emesso una sentenza con la quale ordinava il rientro del minore. La Corte d’appello francese aveva ritenuto che, in base all’articolo 20 del regolamento n. 2201/2003, le misure provvisorie non avessero più effetto  a seguito della sentenza inglese che ordinava il rientro dei minori. Una posizione condivisa dalla Cassazione che ha precisato il rapporto tra misure provvisorie e provvedimenti del giudice competente nel merito e ha respinto il ricorso del padre.

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 29 luglio 2010 |
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Diminuisce il volume delle procedure d’infrazione a carico dell’Italia. E’ quanto risulta dalla Relazione annuale sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea relativa al 2009, adottata il 23 luglio 2010 dal Dipartimento delle politiche comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri in base alla legge n. 11/2005 (http://www.politichecomunitarie.it/attivita/17389/relazione-annuale-2009). Oltre a passare in rassegna le novità più significative e lo stato di recepimento degli atti Ue sul piano interno, la relazione evidenzia una lenta, ma costante diminuzione delle procedure contro l’Italia A febbraio 2009 le procedure erano 164, scese a 155 a giugno e a 153 al 31 dicembre 2009. Preoccupa, però, che molte procedure si trovino in una fase già avanzata con il rischio di nuove condanne all’Italia. Il numero più alto di procedure riguarda l’ambiente (35), seguito dal settore fiscalità e dogane (27), dalle azioni nel campo della salute (14), del lavoro e degli affari sociali (13), dalla libera circolazione delle merci (11) e dalla libera prestazione dei servizi e stabilimento (9). Seguono poi gli altri.

Scritto in: rapporti tra diritto interno e diritto Ue, Unione europea | in data: 29 luglio 2010 |
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La Corte europea aggiunge un altro tassello all’interpretazione della nuova condizione di ricevibilità introdotta con l’entrata in vigore, il 1° giugno 2010, del Protocollo 14. Per Strasburgo, che ha dichiarato irricevibile il ricorso Korolev (III) contro Russia (ricorso n. 25551/05) con decisione depositata il 1° luglio 2010 (http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=18&portal=hbkm&action=html&highlight=&sessionid=57531464&skin=hudoc-en), spetta ai giudici internazionali fissare i criteri obiettivi per l’applicazione della nuova norma che introduce un filtro per l’azione a Strasburgo stabilendo che i ricorsi possono essere considerati ammissibili solo in presenza di un  “pregiudizio importante”. Nel caso di specie, che prende il via da un ricorso di un cittadino russo che non aveva avuto accesso al fascicolo amministrativo relativo al rilascio del suo passaporto, consegnato con molto ritardo, la Corte accertato che, in pratica, la pretesa economica alla base dell’azione del ricorrente era pari a 1 euro, ha dichiarato irricevibile il ricorso. E’ vero – precisa la Corte – che in alcuni casi, malgrado il basso valore economico del ricorso, possono sorgere importanti questioni di principio ma, nel caso in esame, il ricorrente non aveva avanzato pretese collegate a questioni importanti come il diniego di accesso agli atti amministrativi o l’esecuzione di un provvedimento interno a suo vantaggio. Di qui l’assenza di un pregiudizio importante e la pronuncia di irricevibilità.

Scritto in: CEDU | in data: 29 luglio 2010 |
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Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato, il 26 luglio, la decisione che fissa le regole per l’attivazione del Servizio europeo per l’azione esterna st11665-re01.en10. Si tratta di una delle novità più significative dovute all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona che servirà -almeno secondo l’Alto rappresentante Catherine Ashton – a rendere più efficiente l’azione esterna dell’Unione. Tutto da verificare, invece, l’impatto sulla costituzione di un’azione esterna unica e sull’effettiva possibilità di superare le divisioni sul piano internazionale emerse in diverse occasioni tra gli Stati membri. Il servizio lavorerà in collegamento con i diplomatici nazionali e sarà costituito da personale Ue nonché da staff degli Stati distaccati al servizio della diplomazia Ue.

Scritto in: Unione europea | in data: 26 luglio 2010 |
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Hanno aspettato oltre 30 anni. Immersi nell’orrore dei ricordi. Adesso, per le vittime dei khmer rossi, è arrivato il verdetto. Kaing Guek Eav, il famigerato compagno Duch, è stato condannato a 35 anni di carcere dal Tribunale delle Camere straordinarie per la Cambogia. Colpevole di aver ucciso oltre 12.000 uomini durante il regime dei Khmer rossi in Cambogia. La sentenza, che lo condanna per crimini contro l’umanità e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949, arriva dopo 11 anni dalla sua cattura nella giungla cambogiana http://www.eccc.gov.kh/english/court_doc.list.aspx?courtDocCat=case_docs&Default_Case=duch. Duch è stato condannato anche per la deportazione di oltre 1.330 individui nei campi di rieducazione. La collaborazione con il Tribunale ha consentito al condannato di usufruire di circostanze attenuanti e quindi di evitare il carcere a vita.

Le Camere straordinarie per la Cambogia sono state istituite a seguito dell’accordo del 6 giugno 2003 tra Nazioni Unite e Cambogia per processare gli autori dei crimini commessi durante il cosiddetto regime della Kampuchea democratica di Pol Pot, durato dal 17 aprile 1975 al 7 gennaio 1979, regime che ha provocato quasi due milioni di morti nel perseguimento della cosiddetta “purificazione sociale” da parte dei Khmer rossi di Pol Pot.

Scritto in: crimini contro l'umanità, Tribunali penali internazionali | in data: 26 luglio 2010 |
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Il Consiglio dei diritti umani ha nominato  i componenti della commissione di esperti per l’accertamento delle violazioni del diritto internazionale durante l’attacco israeliano alla flottiglia di attivisti che portavano aiuti umanitari nella striscia di Gaza. Si tratta del giudice Hudson-Philips, dell’avvocato esperto dei diritti umani de Silva, e dell’ex componente del Comitato sull’eliminazione delle discriminazioni nei confronti delle donne Shanthi Dairiam. La nomina della commissione è stata decisa con risoluzione 14/1, adottata con il voto contrario di Stati Uniti, Italia e Paesi Bassi RES.14.1_AEV. La commissione riferirà al Consiglio durante la sessione di settembre.

Scritto in: ONU | in data: 25 luglio 2010 |
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Le donne a rischio di maltrattamenti nel Paese di origine, nel quale il ruolo della donna segue parametri non in linea con il rispetto dei diritti dell’uomo, non possono essere espulse da un Paese parte alla Convenzione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Lo ha deciso la Corte europea nella sentenza del 20 luglio 2010 (N. contro Svezia, ricorso n. 23505/09, http://www.echr.coe.int/echr/Homepage_EN) nella quale la Corte ha affermato che se la Svezia procedesse all’espulsione di una donna afgana, vissuta in Svezia, violerebbe l’articolo 3 della Convenzione. La semplice circostanza di aver vissuto in un Paese occidentale e aver cercato di ottenere il divorzio potrebbe determinare gravi conseguenze al ritorno della donna nel Paese islamico. Pertanto, l’espulsione non va eseguita.

Scritto in: CEDU, diritti delle donne | in data: 25 luglio 2010 |
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Il progetto di legge francese sull’adattamento del codice penale francese allo Statuto della Corte penale internazionale, approvato il 13 luglio scorso, sarà sottoposto all’esame del Consiglio costituzionale su iniziativa di numerosi deputati http://www.assemblee-nationale.fr/13/ta/ta0523.asp. Tra le novità, l’inserimento nel codice penale di alcuni nuovi reati come l’incitamento al genocidio, l’ampliamento dei crimini di guerra e di quelli contro l’umanità. Fissate, inoltre, le modalità per l’esercizio della competenza extraterritoriale delle giurisdizioni francesi per i crimini di competenza della Corte penale, che secondo alcune organizzazioni non governative, pone eccessivi limiti all’esercizio della giurisdizione universale.

Scritto in: adattamento, Corte penale internazionale | in data: 25 luglio 2010 |
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La Corte di cassazione, prima sezione civile (sentenza n. 16549 del 14 luglio 2010, http://www.cortedicassazione.it/Documenti/16549_07_10.pdf), per la prima volta, riconosce la propria competenza a esaminare un provvedimento di rigetto della domanda di rientro di un minore nel luogo della propria residenza abituale, ritenendo applicabile, per analogia, l’articolo 7 della legge n. 64/19994 con la quale è stata ratificata la Convenzione dell’Aja sulla sottrazione internazionale del minore. La Suprema Corte, respingendo il ricorso di un padre, cittadino italiano, sposato con una spagnola che aveva sottratto il figlio portandolo dall’Italia in Spagna, si è anche soffermata sull’articolo 11 del regolamento n. 2201/2003  sulla competenza, il riconoscimento o l’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e di responsabilità genitoriale, e sulla nozione di residenza abituale propria del regolamento Ue. La Corte, inoltre, ha chiarito che i provvedimenti provvisori adottati in via d’urgenza dal tribunale di uno Stato membro, in questo caso quello di Palermo, cessano di avere efficacia, in base all’articolo 20 del regolamento n. 2201,  se si pronuncia nel merito il tribunale di un altro Stato membro competente ai sensi del regolamento (quello spagnolo).

Scritto in: sottrazione internazionale di minori | in data: 25 luglio 2010 |
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La proclamazione d’indipendenza del Kosovo  dalla Serbia – avvenuta il 17 febbraio 2008 – non è illegale e le autorità kossovare non hanno violato il diritto internazionale. Lo ha messo nero su bianco la Corte internazionale di giustizia nel parere depositato il 22 luglio http://www.icj-cij.org/docket/files/141/15987.pdf. Il provvedimento, non vincolante, condiviso da 10 giudici con 4 contrari, segna una tappa fondamentale e certo un punto di non ritorno nel futuro del Kosovo. Che porta dritto a un rafforzamento della posizione di Pristina su Belgrado e che costituisce anche una vittoria degli Stati Uniti e di alcuni Paesi Ue. Sconfitta la Russia che si è sempre opposta al riconoscimento del Kosovo ritenendo illegale la proclamazione d’indipendenza. Ad oggi, sono 69 gli Stati che hanno riconosciuto il Kosovo, inclusa l’Italia.

Per la Corte internazionale di giustizia, il cui parere era stato richiesto dall’Assemblea generale l’8 ottobre 2008, la dichiarazione unilaterale d’indipendenza non è vietata da norme di diritto internazionale generale né dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza n. 1244. Respinta anche la posizione di alcuni Stati (29 quelli intervenuti nel procedimento) secondo i quali il divieto relativo alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza sarebbe implicito nel principio del rispetto all’integrità territoriale degli Stati che, invece, per la Corte, non prevede una simile proibizione ed è confinato alle relazioni tra Stati. La Corte, quindi, ha ritenuto non contraria al diritto internazionale la proclamazione d’indipendenza del Kosovo, ma non ha analizzato le questioni relative ai requisiti necessari per la costituzione di uno Stato come soggetto di diritto internazionale, tenendo a precisare la differenza tra la proclamazione unilaterale del Kosovo e quelle realizzatesi in altre occasioni (Rhodesia, Repubblica Turca di Cipro del Nord e Srpska) con modalità contrarie al diritto internazionale per violazione di alcune norme di ius cogens, ma non per il carattere unilaterale delle dichiarazioni.

Tutto da verificare, adesso, l’effetto domino che il parere della Corte potrà avere su altre zone a rischio secessione come l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia in Georgia, o per la Transdniestria in Moldova. Passando per i Paesi Baschi e il Kurdistan che potrebbe rivendicare una volta per tutte l’indipendenza, malgrado il no della Turchia. Senza dimenticare che la Corte dell’Aja dovrà anche pronunciarsi sul ricorso della Georgia contro la Russia.

Scritto in: Corte internazionale di giustizia | in data: 23 luglio 2010 |
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